Viviani per strada

a cura di Rossella Petrosino

Il radicamento di Viviani nella sua terra natia è uno degli aspetti che più dimostra come il suo “sguardo dal di dentro” svincola la sua penna dal folclore documentaristico e dalla tradizione verista, consentendo al drammaturgo di approdare a un realismo vero, quello cioè che mostra fatti e uomini senza moralismo e senza sentimentalismi accomodanti. Viviani è di questo che parla: dell’amaro destino dei poveri. È nello stretto e sanguigno legame con la plebe che si rintraccia la carica originale e geniale Del drammaturgo e si intercettano la vere radici del progetto Viviani per strada. Curatore e direttore del progetto – che ha inizio nel 2020 in occasione del settantesimo anniversario della scomparsa del commediografo e dura un triennio – è Nello Mascia, il quale si avvale di Mariano Bellopede e Ciccio Merolla per le elaborazioni musicali. Sostenuto dal Programma operativo complementare della Regione Campania (Poc 2014-2020), «Viviani per strada è nato da una riflessione sul doloroso presente che viviamo, con le disposizioni restrittive sulla pratica teatrale e le limitazioni all’affluenza degli spettatori, certamente legittime – spiega Mascia – di qui questo progetto di teatro che mette al centro la strada, la naturale fonte di ispirazione delle opere di don Raffaele, dove l’Autore osserva e coglie gli umori più genuini del popolo per poi trasferirli nelle sue composizioni, dove è più intensa e clamorosa si svolge la vita cittadina e la lotta per la sopravvivenza risulta con più drammatica
o anche con più comica chiarezza».

I due spettacoli che inaugurano il progetto – gli atti unici Porta Capuana e Mmiez’ ‘a Ferrovia – sono concepiti e rappresentati letteralmente in strada, restituendo a Viviani i luoghi della sua ispirazione. La prima tappa del percorso teatrale è a porta Capuana, dove giunge un carrozzone dal quale scendono gli attori che accolgono il pubblico con i loro canti e dispongono i propri attrezzi di scena per la rappresentazione dell’atto unico. Alla fine della rappresentazione, “il Pazzariello”, coadiuvato da un gruppo bandistico, invita gli spettatori a raggiungere insieme, attraverso vicoli e strade, in un improvvisato corteo, piazza Ferrovia, seconda tappa scelta.

Durante il trasferimento – che rappresenta il cuore del progetto Viviani per strada – come per magia si ritrovano i vari personaggi che hanno reso immortale Viviani.
Si materializzeranno, appunto, per strada, proprio lì, dove l’artista li aveva incontrati e descritti. Personaggi vivi e reali ancora oggi, che si troveranno a tu per tu con lo spettatore del duemila in un dialogo sommesso e quasi privato. Sbuca da un vicolo un “Sapunariello” a sussurrare i suoi stenti; da un caffè viene fuori un “Filiberto”; da una bottega un “Cacciavino”; da un androne di un vecchio palazzo un vecchio signore che recita i versi della poesia dello stesso autore Campanilismo. Nei due spettacoli sono in scena, con lo stesso Nello Mascia che firma anche la regia, Davide Afzal, Federica Aiello, Mariano Bellopede, Peppe Celentano, Rosaria De Cicco, Massimo De Matteo, Gennaro Di Colandrea, Chiara Di Girolamo, Valentina Elia, Gianni Ferreri, Roberto Giordano, Roberto Mascia, Massimo Masiello, Giovanni Mauriello, Matteo Mauriello, Marianna Mercurio, Ciccio Merolla e Ivano Schiavi.

Dopo il dittico Porta Capuana e Mmiez’â Ferrovia, per il secondo capitolo Mascia sceglie altri due atti unici vivianei, Scugnizzo (Via Partenope) e Tuledo ‘e notte, che si pongono come un paradigma esaustivo dell’ideologia, della struttura drammaturgica e della strategia espressiva dell’universo Viviani. Scritti entrambi nel 1918, all’indomani della disfatta di Caporetto, quando il Governo italiano tassò il teatro di varietà per disincentivare l’allestimento di questo tipo di spettacoli. In questo caso le rappresentazioni lasciano la strada e la piazza per spostarsi all’interno del Teatro Trianon Viviani. Il pubblico assiste a due spettacoli che rendono conto della precisa e assolutamente inedita scelta di campo fatta da Viviani cento anni prima a favore degli esclusi, vale a dire del proletariato marginale e del sottoproletariato. A tal proposito uno dei personaggi di Tuledo ‘ notte più frequentati da attori e cantanti è “’O sapunariello”. Si presenta coi versi: «Eramo ‘a ciente e sidece pezziente; / e ndin ndin mbò… / … facettemo nu tuocco pe’ vede’ / e ndin ndin mbà… / … ‘a miez’a nnuje chi asceva presidente; / e ndin ndin mbò… / e, manco a dirlo, ‘o tuocco ascette a mme! / e ndin ndin mbà!». In questo caso le musiche sono eseguite da Ciro Cascino e Ciccio Merolla e il mosaico animato dei personaggi vivianei è così composto: Daud Afzal, Rossella Amato, Matteo Biccari, Ciro Cascino, Peppe Celentano, Gianluca d’Agostino, Francesco Del Gaudio, Angela De Matteo, Massimo De Matteo, Chiara Di Girolamo, Roberto Giordano, Pierluigi Iorio, Roberto Mascia, Massimo Masiello, Matteo Mauriello, Simone Mazzella, Ciccio Merolla, Ivano Schiavie e Daniela Sponzilli con le coreografie di Imma Tammaro.

Ancora a Forcella, nel teatro a lui nominato, Nello Mascia presenta il terzo e ultimo capitolo del progetto, con ‘O cafè ‘e notte e ghiuorno e ‘Nterr’ ‘a ‘Mmaculatella.  Per il primo dei due atti unici si sostituisce l’en plein air degli spettacoli precedenti con lo spazio, raccolto e chiuso, di un miserabile locale pubblico, quello del “caffè di terz’ordine” di don Alfonso. Con questo testo scritto nel 1919 l’autore ci mostra più da vicino il suo mondo: un mondo ancor più degradato di quello scritto fino a quel momento. Con ‘Nterr’ ‘a ‘Mmaculatella si ritorna all’esterno, al molo dell’Immacolatella, dove sta per salpare alla volta dell’Argentina il Washington, con il suo carico di emigranti. In questo atto unico si affronta il dramma dell’emigrazione, reso più drammatico dalla crisi economica e sociale originata dalla guerra, mettendo a fuoco quattro gruppi di personaggi: gli emigranti, i passeggeri di prima classe (contro cui si accanisce lo sberleffo dell’autore), “coloro che restano” e il sottoproletariato della gente del porto. Anche in questo caso è lo stesso Nello Mascia – curatore del progetto – a firmare la regia e compaiono in scena Federica Aiello, Francesco Bellopede, Peppe Celentano, Francesco Del Gaudio, Angela De Matteo, Bianca De Matteo, Massimo De Matteo, Antonio Fiorillo, Roberto Giordano, Antonio Maria Iorio, Pierluigi Iorio, Matteo Mauriello, Ciccio Merolla, Maurizio Murano, Giuseppe Pirozzi, Serena Pisa, Ivano Schiavi e Federica Totaro. Gli arrangiamenti sono firmati da Mariano Bellopede, che cura anche la direzione musicale, e Ciccio Merolla.

Risulta significativa la scelta dei testi che animano l’iniziativa. Sei testi del commediografo che appartengono ai primi anni della sua produzione drammaturgica, quando intitola molte delle sue opere con i nomi di quelle strade e di quelle piazze in cui intensa si svolge la vita cittadina e in cui la lotta per la sopravvivenza risulta con più drammatica chiarezza. Lo spettatore è riportato inevitabilmente a una Napoli di cento anni fa, invitato – ad ogni modo – a riflettere sul tempo, senza indugiare sul sentimento della nostalgia ma riflettendo sulla misura in cui questo tempo ha mutato e lasciato immutata una città.