Viviani poeta

a cura di Rossella Petrosino

La produzione artistica di Raffaele Viviani si articola in tre principali ambiti: teatro, poesia e musica. Questi settori non sono separati, ma strettamente interconnessi sia nei contenuti che nella forma. Per questo motivo gli studiosi che se ne sono occupati li hanno considerati in una prospettiva unitaria, riconoscendone le numerose affinità e le radici comuni.
Viviani si dedicò con costanza alla poesia per tutta la vita, come testimonia la stesura continua di componimenti lirici. Tra le raccolte pubblicate mentre era ancora in vita, Tavolozza include ottantuno poesie, mentre …e c’è la vita ne contiene cinquantasei. Entrambe le opere sono corredate da traduzioni in italiano: nel primo caso, la traduzione è posta a piè di pagina; nel secondo, appare accanto al testo originale. La traduzione dimostra chiaramente il desiderio di Viviani di rendere accessibili le sue poesie anche a chi non conosce bene il dialetto napoletano e il contesto culturale da cui esse traggono origine. Dopo la morte, avvenuta nel 1950, venne pubblicata un’edizione critica nel 1956 a cura di Vasco Pratolini e Paolo Ricci, intitolata Poesie e contenente settantotto poesie. Questo volume, frutto anche della stretta amicizia tra Viviani e Ricci, fu arricchito da un apparato critico accurato e da un’analisi approfondita dei testi. (È probabile che Viviani avesse già in mente una nuova pubblicazione, dato che era solito inviare le poesie a Ricci per ricevere un parere). Il successo di questa edizione contribuì significativamente a far conoscere il Viviani poeta. A questa seguirono nel 1972 la raccolta Voci e canti, e due anni dopo, nel 1974, l’edizione Poesie, curata da Vittorio Viviani, che riprese l’impostazione dell’edizione del 1956, rielaborandola con una nuova suddivisione tematica e l’inserimento di una sezione inedita: “Canti di guerra e di pace”. Un’altra svolta importante si ebbe nel 1990, con una nuova edizione sempre intitolata Poesie, curata da Luciana Viviani e Giuliano Longone. L’ultima tappa di questo percorso si è raggiunta nel 2010, con la pubblicazione di Poesie. Opera completa, che per la prima volta raccoglie in maniera integrale l’intera opera poetica di Viviani, dalle prime edizioni fino alla raccolta del 1990.

Tutta la scrittura di Raffaele Viviani è ibrida e sfugge a ogni classificazione, anche la poesia, che – scrive Antonia Lezza – può considerarsi “poesia per musica”1, ovvero è prefigurata ad accogliere l’intervento musicale e ad essere cantata sulla scena. Alcuni testi poetici sono proposti sotto forma di melologo, altri sotto forma di canzone vera e propria, altri senza la musica.

Il primo gruppo poetico di Viviani, intitolato P’ ’a via, rappresenta la parte più vividamente legata all’impegno sociale e alla funzione documentaria della sua poetica. Qui l’autore restituisce con straordinaria autenticità il volto popolare di Napoli, dando voce agli ultimi, ai lavoratori ambulanti, ai malavitosi, agli emarginati e a quelle figure che popolano il sottobosco urbano della città. Qui ricorrono una serie di “tipi popolari”, personaggi caratteristici del tessuto sociale partenopeo: ’O sapunariello, simbolo della miseria quotidiana; L’acquaiuolo, venditore ambulante di acqua fresca;’O maruzzaro, venditore di lumache; ’O cacciavino, venditore di vino sfuso; ’O scupatore, lo spazzino;’O muorto ’e famma, figura tragica di miseria estrema. A questi si aggiungono i marginali e i reclusi, come: Bammenella, prostituta orgogliosa e dignitosa, tra i personaggi più memorabili della poetica vivianea. Non mancano i malavitosi, descritti con un misto di ironia e drammaticità. Nel panorama delle figure simbolo non può mancare ’O pazzariello, banditore carnevalesco, ’O tammurraro, il suonatore di tamburo, che vive una condizione di precarietà simbolica, espressa con tratti musicali e immagini di logorio fisico. Nel registro comico troviamo ’O pizzaiuolo, venditore ambulante di pizze povere (di crusca e segatura), figura tragicomica dei tempi di guerra.

Non di rado è stata accostata la scrittura di Raffaele Viviani a quella di Salvatore Di Giacomo, autore che Viviani considerava senz’altro un modello di riferimento, specialmente sul piano drammaturgico. Tuttavia, pur trattando temi simili come la povertà e la vecchiaia, i due si differenziano: mentre Di Giacomo esprime una malinconia lirica, Viviani trasforma il dolore in denuncia sociale.

L’opera poetica di Raffaele Viviani presenta una grande varietà di modelli espressivi e strutture strofiche, alternando schemi regolari, come nei sonetti, a forme più libere e irregolari. Sono frequenti figure retoriche come allitterazioni, anafore, metafore e, soprattutto nei canti popolari, l’onomatopea. L’elemento più caratteristico però, scrive Antonia Lezza – è il dialogo:

Sul piano testuale compaiono schemi compositivi di tipo scenico con un incontrovertibile realismo linguistico, mediato dai modelli enunciativi del teatro, evidenti nell’uso del discorso diretto, nelle esclamazioni e nelle interrogative. In particolare, Viviani crea delle vere e proprie battute che sono caratterizzate da una spiccata vivacità linguistica e da un tenore espressionistico, determinato dall’uso frequente delle interiezioni e degli epiteti2.

1A. Lezza, Introduzione, Poesie. Opera completa, A. Lezza (a cura di), Napoli, Guida, 2010, p. 21.

2A. Lezza, Ritorno a Viviani Poeta, in A. Lezza, F. Caiazzo, E. Ferrauto (a cura di), Antologia teatrale. Atto secondo, Napoli, Liguori, 2021, p. 108.