Filastrocca di “Gaetano Pappagone”

a cura di Daniela Piscopo

TRATTO DA: TuttoPeppino ovvero una straordinaria antologia di sketch, poesie, favole, racconti, canzoni e caricature con pagine anche inedite di teatro, a cura di Rodolfo Di Giammarco con la collaborazione di Lelia Mangano De Filippo, Roma, Gremese, 1992.

Mi chiamo Pappagone,

sono un grande ignorantone.

Quando parlo l’italiano

non si sa se son siriano,

turco, russo, oppure che…

e vi dico il piriché:

Quando al mondo son venuto

il cervello s’è perduto.

Una lingua mal creata

la favella m’ha ‘nguaiata.

Sulla testa i miei capelli,

sempre ruvidi e ribelli,

sull’occipite un riccetto

fa più stupido il mio aspetto.

Sì lo so che sono fesso,

ma felice son lo stesso.

Già che al mondo ci si viene

una volta, allor conviene

che la vita te la spassi

senza misurare i passi.

Se vuoi vivere felice,

non sentir quel che si dice.

Fai lo scapolo e vedrai

sempre libero sarai.

Se vuoi star di buon’umore

non recarti dal dottore

puoi curar le malattie

sempre stando in allegria.

Chi di solito si lagna

la scalogna l’accompagna.

Se vuoi farti molti amici,

fatti prima assai nemici.

Ti diran che sei sincero

solo se non dici il vero.

Non uscire con l’ombrello

quando fuori il tempo è bello.

Quando scoppia il temporale,

mangia pepe, pane e sale…

Più la rima non mi viene

e finire mi conviene.

Questa storia, si capisce,

non aiuta, né istruisce.

E’ servita solamente

per sentirci allegramente.

Ora fo’ corna e bicorna

ed a casa me ne torno.

Pappagone se ne va

ripetendo ecque qua!