a cura di Barbara Barone
Prima commedia di Santanelli, Uscita d’Emergenza racchiude in sé tutti i temi cari all’autore: la solitudine, l’incomunicabilità tra gli individui, la precarietà dell’esistenza umana…
È la storia di Cirillo e Pacebbene che, per motivi differenti, si sono ritrovati soli, senza casa ed hanno deciso di andare a vivere in un quartiere di Napoli completamente disabitato perché colpito dal terremoto. Queste due persone “instabili”, metaforicamente parlando; malate di bradisismo al loro interno, continueranno a punzecchiarsi, a spiarsi, in un gioco morboso e massacrante.
Come ha scritto Giulio Baffi, Uscita d’Emergenza è stata in un certo qual modo profetica perché ha preannunciato il terremoto che di lì a poco scosse la Campania (1980) ed il tema della pedofilia oggi tristemente attuale. Santanelli, però, di fronte a queste affermazioni risponde “un testo si limita ad essere quello che è, sono gli altri che poi ci vedono ciò che vogliono. Il fatto che Pacebbene pensi alle bambine, per me voleva essere solo la confessione di una persona che ha problemi con le donne… non prevedevo che questo tema avrebbe in seguito rappresentato una devianza sociale”.
L’ambientazione di Uscita d’emergenza
a cura di Barbara Barone
Ancora una volta elemento essenziale per l’autore è una stanza, un luogo più o meno desolante in cui rinchiudere due persone, lasciando che il tempo e le loro frustrazioni vengano a galla, assumano forma e consistenza. L’ambiente in cui si svolge questa commedia è una stanzetta piccola, spoglia, con le pareti segnate da profonde crepe causate dal bradisismo. È un ambiente instabile, come instabile è il rapporto che lega Cirillo e Pacebbene. Santanelli non lascia trasparire molte informazioni relative all’ambiente esterno, tutta la sua attenzione è prestata ai dialoghi. Sappiamo, tuttavia, che al centro della stanza vi sono i due letti, un tavolo dove sono ammucchiati i libri che Cirillo dovrebbe rilegare e gli oggetti di Pacebbene. C’è poi un piccolo cucinino che non appare mai ed un bagno altrettanto minuscolo: “[…] La scena rivela un’angosciante precarietà, sottolineata, ove non bastasse, da numerose lesioni alle pareti. Due pali, posti a sostegno del soffitto, scandiscono lo spazio in tre parti. Ai due lati di questa sorta di trittico sono visibili due letti. Uno è disfatto e vuoto, l’altro è ancora rigonfio di un ingombro che non dà segni di vita…”. (M. SANTANELLI, Uscita d’emergenza, presentazione di Nello Mascia, Napoli, Guida editori, 1999, p. 16)
Gli unici contatti con il mondo esterno avvengono tramite una finestra dalla quale Pacebbene spia un ipotetico arrivo del proprietario di casa ed il telefono, dimenticato su un armadio e che improvvisamente suonerà dopo anni di silenzio verso il termine della commedia.
I personaggi di Uscita d’emergenza. Una strana coppia in attesa del terremoto.
a cura di Barbara Barone
I protagonisti di questa commedia sono due personaggi maschili: Cirillo, ex suggeritore, di età indefinibile e con alle spalle un’intensa e logorante vita teatrale e Pacebbene, ex sagrestano, anche lui di età indefinibile, con alle spalle un’intensa vita ecclesiastica.
L’intreccio in Uscita d’emergenza, come in tutte le commedie di Santanelli, è praticamente inesistente. I protagonisti non lasciano mai la scena, costituita da un’angusta stanzetta, e si limitano a punzecchiarsi ed a spiarsi in un gioco folle e massacrante.
Pacebbene, è un uomo fragile, debole, legato in modo quasi morboso ad abitudini e credenze popolari. Nutre una vera e propria fissazione per il letto, che guarda e accarezza quasi fosse vivo, facendo credere che nasconda qualcosa di compromettente, ma soprattutto ha un pessimo rapporto col suo corpo, con le donne e di conseguenza con la sessualità.
Cirillo, invece, è più cinico, si diverte a ridicolizzare l’amico approfittando della sua ignoranza. Sembra essere infastidito dalla presenza di Pacebbene, e mal sopporta le abitudini, le bugie e le tentate incursioni dell’amico nella sua vita privata. Eppure Cirillo, nonostante dia l’impressione di attendere il momento più propizio per andar via ed abbandonare Pacebbene al suo destino, sente di non avere altri che lui con cui condividere pene e frustrazioni.
Questi due uomini pur appartenendo a ceti culturali diversi sono comunque uniti da un destino comune: entrambi sono stati banditi dal resto del mondo e costretti a vivere in un luogo precario, prigionieri di un’orda di gatti famelici che, a più riprese, con il loro inquietante miagolio, faranno sentire la loro presenza in scena.
