a cura di Alfredo Pellecchia
Parlare del legame tra De Berardinis e Meldolesi vuol dire parlare di un’amicizia sincera che coinvolge due uomini legati al teatro. Un rapporto tra un uomo di scena e un uomo di libro. Incontro prolifico che vede la pratica e la vita teatrale, la vita artistica confrontarsi con le riflessioni teoriche e scritte. Questo non sempre porta a rapporti fecondi tra artisti e intellettuali che oscillano tra rapporti esclusivi e totalizzanti a rotture irreversibile. Laura Mariani ci racconta con sguardo privilegiato questo rapporto tra Meldolesi e De Berardinis mettendo in evidenza come questi due uomini indipendenti siano riusciti a evitare rotture mantenendo atteggiamenti rispettosi anche in virtù delle loro esperienze e natura: da un lato De Berardinis attore e artista filosofo dall’altro Meldolesi teorico del teatro ma anche attore e militante politico.
Laura Mariani intravede alcuni passaggi comuni nelle biografie dei due ancor prima del loro incontro e sodalizio nato negli anni bolognesi. Entrambi presero parte al convegno di Ivrea del 1967. Le posizioni dei due all’epoca erano diverse: da un lato la linea di Leo, quella sostenuta da altri artisti come Quartucci e Bene, è quella di una creazione di nuovi linguaggi, di un’affermazione del teatro d’avanguardia e di una professionalizzazione degli artisti legati al nuovo. Dall’altro lato la posizione di Meldolesi era quella di natura politica, di chi intravedeva la necessità di creare nuovi circuiti e nuove modalità di fare cultura in contatto diretto con il pubblico. Mariani li definisce «due solitari di grandi fedi, che pervennero a elaborare forme soggettive di apertura laica per esigenze etiche e per rigore intellettuale, finché a prevalere fra loro non fu il sentimento dell’amicizia»1. Seppur negli anni di Ivrea le loro posizioni fossero diversi negli anni il lavoro di entrambi ha dimostrato come di fondo avessero obbiettivi comuni, basti pensare all’esperienza di Marigliano per De Berardinis e ai testi di Meldolesi incentrati sulla figura dell’attore e del suo ruolo fondamentale.
Nel 1983 Meldolesi comincia ad insegnare al Dams di Bologna e nello stesso anno De Berardinis giunge a Bologna per lavorare a The Connection di Gelber. Le posizioni maturate da Meldolesi in questi anni e convogliate nella scrittura di Fondamenti del teatro italiano. La generazione dei registi sembrano essere sono più affini a quelle di De Bernardinis che svolge anche lui delle riflessioni sulla posizione e l’arte dell’attore, svincolato dalla regia a favore dell’attore lirico e non dell’attore interprete.
L’amicizia vera e propria nasce dopo il debutto di Il ritorno, riflessi da Omero-Joyce andato in scena al Testoni il 9 ottobre 1986. Spettacolo che colpisce molto Meldolesi che si complimenta sinceramente con De Berardinis per la capacità di portare in scena Joyce, proprio su questa riuscita Meldolesi era scettico. Inoltre dopo la rottura con la Compagnia Nuova scena Meldolesi sostiene e appoggia De Berardinis nella sua lotta politica e sostiene la nascita del Teatro di Leo. Nel suo manifesto intitolato Teatro e emergenza mette in risalto le difficoltà teatrali in maniera sintetica ponendo come unica soluzione quella di mettere al centro l’attore. Intorno a questo dibattito verranno organizzati quattro incontri con esperti e addetti ai lavori. Sulla centralità dell’attore riflette anche Meldolesi che è sostenitore della linea di pensiero di Leo. I due strutturano insieme la figura dell’attore-artista e autore su dialoghi incentrati su Eduardo per giungere fino ad Artaud.
Negli anni successivi sono numerosi gli incontri pubblici organizzati da De Berardinis e Meldolesi, questo si evince dalle numerose carte presente negli archivi di entrambi. Laura Mariani pone l’accento su come il pensare la scena non fosse solo un impegno portato avanti in sede privata ma come esso fosse un impegno politico e di lotta continua, incontri e scambi con esperti e colleghi ma anche nuovi e giovani attori e pensatori. Nel 1992 viene inaugurato lo Spazio della Memoria. Luogo dedicato alla ricerca teatrale, un luogo «dove praticare la memoria ma anche l’oblio»
Meldolesi diventa interlocutore fisso nel lavoro di De Berardinis, è presente alla prove degli spettacoli, contribuisci con riflessioni teoriche, è promotore di incontri, collabora al Festival di Santarcangelo diretto da Leo. I due si influenzano a vicenda ne dà esempio le riflessioni e le proposte sceniche fatte su Totò e sulla Duse partorite da Leo in questi anni che traggono spunto dagli scritti e dal saggio di Meldolesi Fra Totò e Gadda. Sei invenzioni sprecate dal teatro italiano. Ma allo stesso tempo sottolinea Mariani:
«L’arte di Leo stimola il pensiero di Meldolesi […] Nel “Quaderno 1” del Festival di Santarcangelo Meldolesi scrive che è arrivato a completare le sue riflessioni sull’attore artista “stimolato da un incontro promosso da Leo”, di aver compreso soprattutto grazie a lui come la linea dell’attore artista sia proseguita oltre i continuatori della Duse fino “ad alcuni talenti del teatro di gruppo o con artisti isolati come Manfredini” diventando “la più significativa specificità italiana”»2
Nel 1995 Claudio Meldolesi è accolto all’Accademia Nazionale dei Lincei, nel 2001 Leo De Bernardinis riceve la laurea honoris causa dall’Università di Bologna. In occasione della laurea Meldolesi la laudatio per De Berardinis. La luadatio sintetizza il percorso artistico di Leo ponendo l’accento sulle varie fasi e i vari incontri con le opere, senza mancare di individuare le difficoltà sostenute anche a causa dello scarso appoggio politico da parte delle istituzioni. Di seguito alcuni estratti della laudatio di Meldolesi:
«Non è frequente nelle università italiane il conferimento della laurea ad honorem ad attori, ma di un’università e di un attore particolari qui si tratta. In forma di «prologo in cielo» basterà a riprova sottolineare che nella nostra città, capostipite della cultura universitaria, si riunirono per secoli le compagnie del teatro nazionale e ·che l’uomo di scena qui onorato è un raro continuatore di una straordinaria via artistica. Ci si riferisce alla via dell’Attore artista, aperta da Eleonora Duse nel primo Novecento per rovesciare la logica, prevalente nel teatro italiano, dell’imprigionamento nella natura effimera della scena. […] Ma per valorizzare l’eredità dell’Attore artista nel tempo della regia italiana, attiva dal secondo Novecento, Leo De Berardinis dovette passare, come Carmelo Bene, per una fase di negazioni […]Emerse poi lentamente in lui l’urgenza di investire tali negazioni in inediti incontri con la grande letteratura; e a Bologna egli la manifestò, una volta ritrovata la freschezza del fisico, prima segnato da tante sfide. Si trovò nelle condizioni di andare oltre, così, riguardo sia al teatro rappresentativo che al teatro degli esperimenti a ripetizione, da attore rivelatosi insieme pedagogo-drammaturgo-regista.[…] Il teatro è per Leo de Berardinis un luogo di necessarie conquiste umane, altro dall’alienazione sociale e dalla sofferenza passiva. […]Ma la meta che persegue è quella di un Teatro nazionale di-ricerca, in vista di una riappropriazione che permetta alle città di fare a meno del rito teatrale, essendo la cultura scenica divenuta un patrimonio interiore e diffuso. Perciò Leo non re-cita, ma agisce da attore in sintonia con creatori elettiva.»3
Negli anni successivi, nel momento in cui Leo entrerà in coma, Meldolesi dedicherà molte delle sue attenzioni e delle sue scritture all’amico. Comincia la riorganizzazione e la creazione del libro dedicato al lavoro di De Berardinis negli anni bolognesi intitolato La Terza Vita di Leo. La scrittura di questo testo vede il coinvolgimento di oltre cento testimonianze raccolte anche attraverso incontri e conferenze promosse da Meldolesi. Il testo è sintesi di quel legame profondo tra i due, un testo che raccoglie riflessioni scientifiche ma allo stesso tempo ricco di elementi e ricordi affettuosi. L’impegno di Meldolesi inoltre ha portato alla creazione dell’Archivio Leo de Berardinis presso il Dipartimento di Musica e Spettacolo di Bologna che raccoglie gran parte del lavoro di Leo dagli esordi fino agli anni bolognesi.
1Laura Mariani, L’amicizia come valore teatrale. Leo e Meldolesi, in Leo De Berardinis oggi a cura di Laura Mariani e Cristina Valenti, Culture teatrali n.28- Annale 2019, Volo publisher, Firenze, 2019, cit. p. 181
2 Ivi, cit. p. 189.
3 Claudio Meldolesi, Motivazioni laurea Leone De Berardinis, in arte Leo, in Teatro e Storia (2001) n.23, cit, p. 402-403
