a cura di Alfredo Pellecchia
Leo come autore di teatro e intellettuale si dedica per lungo tempo alla ricerca e alla sperimentazione, nonché alla lotta di un sistema teatro nel quale non si riconosce. Tutta l’esperienza di Leo è costruita ai margine dell’ufficialità e questo gli permette di cogliere i difetti strutturali di un teatro nazionale che ormai decade, allo stesso tempo la sua ricerca artistica fuori dalle logiche di mercato si presenta innovativa e sorprendete e come autore i suoi scritti teorici diventano importanti spunti di riflessione. Leo è un attore e allo stesso tempo un “ricercatore” ciò che sperimenta nasce da lunghe riflessioni per la scena. Dunque anche i suoi scritti teorici subiscono il cambiamento della sua proposta attoriale e delle sue più innovative conclusioni. Esempi di ciò sono le sue teorie pedagogiche con un approccio basato su “un non metodo” dunque alla formazione in rottura con i metodi scolastici accademici. Al centro di molte riflessioni c’è sicuramente la responsabilità e il ruolo dell’attore autore, il teatro come necessità, il teatro come laboratorio e la sperimentazione come evento centrale della pratica attoriale. Alcuni di questi concetti Leo li esprime in un suo intervento dal titolo Teatro e sperimentazione del 1995:
«Il mio teatro di sperimentazione vuole essere in mezzo alla gente, vuole abbattere le barriere economiche, che escludono la maggior parte dei cittadini e vuole anche abbattere, con la potenza insita in questa arte, le barriere culturali derivanti da una pseudo- intellettualità e da una pedagogia non democratica ma di massa e, paradossalmente, di privilegio. […] Il percorso dell’attore sperimentale è difficilissimo ed ha come partenza una vocazione. […] L’attore deve perciò avere grande consapevolezza di se stesso e grande senso di responsabilità, doti che fanno di lui non un semplice esecutore ma un attore-autore.»1
Investire nella cultura e farlo in maniera differente, costruendo un pubblico nuovo ed educando quello vecchio. Vivere la cultura, agirla. Permettere di abbattere le barriere culturali ed economiche per avvicinare il pubblico ad una forma “alta” di teatro e non solo quella spettacolare. Fondamentale è il sostegno dello stato non solo economico ma anche strutturale con la possibilità di operare in spazi territoriali affiancando le progettualità degli artisti. Partendo da queste riflessioni espresse nel 1996 scrive poi nel 1999 il manifesto Per un teatro nazionale di ricerca ampliando alcune delle tematiche già discusse in precedenza e aggiungendo alcune idee programmatiche per un attuazione su scala nazionale di quanto sperimentato con il Teatro di Leo.
1 MELDOLESI C., MALFITANO A., MARIALI L., La terza vita di Leo: gli ultimi vent’anni del teatro di Leo de Berardinis a Bologna, Corazzano, Titivillus, 2010., cit. pp. 250 e 251.
