La Terza Vita di Leo. Novecento e Mille e Ha dda passà a nuttata

a cura di Alfredo Pellecchia

L’esperienza teatrale di Leo si lega fortemente a quella umana rendendo dunque la scena luogo di vita che risente dei cambiamenti dell’autore. I periodi precedenti come l’esperienza romana prima e quella di Marigliano poi entrano e lasciano tracce attive nel lavoro di Leo. Lo stesso Leo riconosce fasi diverse del proprio percorso artistico e con questi instaura un rapporto di continuità e rottura. Assorbe elementi del passato come la presenza nella comunità di Marigliano per riscrivere tale rapporto alla luce di un contesto mutato. A Bologna le fasi precedenti arricchiscono il lavoro portando anche maggiore sicurezza e consapevolezza in De Berardinis. Meldolesi pone in evidenza questa capacità di De Berardinis di essere “uomo di teatro” nel senso inteso da Juovet e come l’esperienza bolognese sia pregna dell’intelligenza artistica maturata negli anni:

« […] questa figura, che il vissuto contestuale del nostro teatro potrebbe persino farci definire “protoantropologica”, induce a supporre il suo fare un luogo di sempre nuovi incontri dell’ attore e del regista. Leo a Bologna restò più attore e divento più regista. E non solo: si dispose a essere capito in continuità ulteriore con i suoi due passati.»1

Leo giunge a Bologna nel 1983 iniziando una collaborazione con la Cooperativa Nuova Scena. A spingere l’artista ad accettare questo lavoro era la possibilità di avere a disposizione un gruppo di lavoro fisso che potesse approcciarsi in maniera approfondita e curiosa alla ricerca teatrale. Il lavoro mette in evidenza i limiti attoriali e tecnici e questo spinge Leo a dedicarsi alla pedagogia degli attori sviluppando un suo metodo di lavoro. In questa fase Leo decide di lavorare a testi shakespeariani come L’Amleto e la Tempesta segnando una nuova fase del suo lavoro sia d’attore che come regista.

1 MELDOLESI C., MALFITANO A., MARIALI L., La terza vita di Leo: gli ultimi vent’anni del teatro di Leo de Berardinis a Bologna, Corazzano, Titivillus, 2010.,, cit. p.49