
La vita
Formazione ed esordi
a cura di Marco Di Maro
Di antiche origini albanesi, Achille Torelli nacque a Napoli il 5 maggio 1841 da Vincenzo, avvocato, giornalista ed epigrammista e da donn’ Anna de Tomasi dei principi di Lampedusa (zia del famoso autore de Il Gattopardo), fervente cattolica e figura chiave nell’opera dell’autore.
Il padre Vincenzo Torelli fu un assiduo della corte borbonica e dal 1856, come sappiamo dalla Storia del Teatro Napoletano di Viviani, fu segretario e socio del Reale Teatro San Carlo. Da qui i noti rapporti d’amicizia con i grandi artisti del tempo quali Rossini, Donizetti, Tommaseo, Morelli e soprattutto Verdi che ebbe per tutta la vita rapporti di sincero affetto verso Vincenzo Torelli e poi con il figlio.
Dai sei ai sedici anni frequentò con profitto, a Napoli, l’Istituto francese di Isidoro Boubée, gestito da religiosi e laici ligi all’ortodossia reale, in anni di stasi, se non di involuzione, per la cultura napoletana in cui i Borboni riescono a monopolizzare completamente le sorti della cultura. Il giovane autore approfondì in questi anni gli studi di filosofia, soprattutto di etica del mondo antico e di estetica; studiò la lingua francese, le letterature greca e latina e la matematica. Intanto secondava la sua passione per il teatro insieme al giovane conte Edoardo Lucchesi Palli e cominciava a scrivere sul giornale paterno, “l’Omnibus”, occupandosi di varia attualità e poi di Cronache teatrali. Fu proprio su “l’Omnibus” che pubblicò, a puntate, il suo primo romanzo che poi diede alle stampe nel 1857 con il titolo di Ingegno e Fortuna. Il racconto è ambientato nella Francia del XVII secolo. Protagonista è un giovane artista d’ingegno, Filippo Champagne, di Bruxelles, in cerca di fortuna a Parigi. È un romanzo molto interessante e ben costruito in cui emergono con nitore i temi autobiografici che saranno costanti nella scrittura torelliana. Il motivo della donna-madre e la sensibilità acuta per il sentimento materno: “mia madre prima di tutto”.
Il protagonista pittore dipinge un quadro della Vergine, sul quale, alle prime luci dell’alba, vede il volto della madre. Altro sintomatico motivo è “il bisogno della religione”. Il tutto sullo sfondo di un ambiente aristocratico di conti e visconti contrapposto a “quei tali, che giunti da bassa ad elevata condizione, mirano con orgoglio le dovizie che posseggono, ma se si volgono indietro a guardare la loro nascita e il fango da cui son venuti, divengono vili ai loro occhi”.
Il decennio 1860-’70
a cura di Marco Di Maro.
aggiornamento a cura di Anna Fiorile.
Negli anni tra il 1860 e il 1870 le vicende politiche appaiono più smosse e Torelli risponde alle manovre annessionistiche partecipando alla campagna del 1860-61. Subito dopo vince un concorso come ufficiale delle Poste di Napoli che occupò per breve tempo. Infatti Torelli si trasferì a Firenze, spinto dalla sua inclinazione artistica, dove l’intensa vita culturale poteva più facilmente favorire le sue aspirazioni.
Achille Torelli può considerarsi un iniziatore del genere proverbiale*, nel 1859 aveva cominciato a scrivere per il teatro: Chi muore giace e chi vive si dà pace, nel genere del proverbio drammatico. Il testo fu rappresentato a Napoli due anni dopo con il titolo mutato di Dopo morto con cui l’autore vinse un concorso governativo a Torino. Del 1862 sono le commedie Troppa Grazia e La Verità, rappresentata a Napoli e premiata all’Accademia Pontaniana nel 1865. Ancora del ’62 è Punto d’Appoggio su cui si espresse favorevolmente Benedetto Croce (vedi prefazione al Teatro scelto edito e inedito di A. Torelli, Caserta, Marino, 1902 a cura di Ernesto Grassi, Milano, Club del libro). La commedia vinse un concorso drammatico a Firenze l’anno successivo.
Dell’anno 1865: La più semplice donna vale due volte un uomo, Gli Onesti, rappresentata a Firenze e l’anno successivo a Napoli con il titolo cambiato in L’Asino di Buridano in cui emergono temi ricorrenti come il matrimonio e la maternità.
Il governo italiano intanto, desideroso di risolvere la questione del Veneto, accettò l’alleanza militare con la Prussia proposta dal Bismark. L’Italia si impegnava a intervenire contro l’Austria in caso di guerra e intervenne. Sicché nel 1866 con altri patrioti napoletani: Carlo Doria, Agostino Piscicelli e Alfonso di Santagapito, anche Torelli si arruolò volontario come ufficiale della cavalleria nel reggimento Guide, comandato da Filippo Spinola. Nella notte del 22 giugno, mentre era di sentinella, il giovane venne colto da un’emorragia e ricoverato dal cappellano militare in casa dell’abate Brighenti. Qui Torelli rimase parecchi giorni a studiare intorno al suo lavoro sul saggio L’Arte e la Morale, pubblicato, poi, nel 1906.
Già dal 1865, anno in cui Torelli fece pubblicare un suo volumetto di estetica dal titolo Sul Bello, l’autore era intento a scrivere saggi di teoria dell’arte quale La Scienza dell’Arte, del 1895, oltre ai citati Sul Bello e L’Arte e la Morale e altri volumi importanti.
Dopo il ’70
a cura di Marco Di Maro.
Dopo due anni di silenzio dal successo de I mariti, Torelli presenta l’opera teatrale La moglie, che debutta a Firenze il 13 novembre 1869. L’autore qui denuncia tutto il travaglio interiore dell’artista, incapace di raggiungere l’equilibrio perfetto del capolavoro. Segue, nel 1871, Triste realtà, con cui parve tornare agli antichi splendori.
Nella mutata situazione politica e spinto dai molti problemi sociali emergenti nel 1876 il commediografo si candida alle elezioni politiche della sua città tra le fila dei liberali moderati ma non fu eletto. In seguito fu membro della commissione permanente per l’arte musicale e drammatica e direttore dell’Accademia Filarmonica di Napoli dove fece sceneggiare La partita a scacchi di Giacosa che rimase da allora suo devoto amico. Diradò, ma non interruppe mai, l’attività teatrale e i suoi drammi si recitarono in giro per l’Italia, tra le altre commedie la bellissima Colore del tempo, mentre dava alle stampe I Rosellana.
A Bologna dove aveva abitato per qualche tempo stringendo amicizia con Enrico Panzacchi pubblicò nel 1878 il volume di poesie: Schegge. Torelli scrisse versi tenui in stile neoclassico, dai toni nitidi e melodiosi. In questa città frequentò una donna, la marchesa Iniga di San Nero, a cui si ispirò per il tipo della marchesa Iniga, una delle protagoniste di Rapisco mia moglie del 1882 in cui recitò anche una sua vecchia amica: la contessa Teresa Ravaschieri.
Tra il 1877 e il 1879 fu preside al Liceo comunale “Domenico Cirillo” di Napoli e nell’Ottanta compose Scrollina che rappresento un anno dopo a Bologna. Nell’opera, interpretata da Eleonora Duse, vengono rappresentate le virtù della ragazza da marito, ma la commedia apparve mal congegnata, non riscuotendo il successo sperato. Scrisse anche un romanzo d’appendice: L’Amore dai toni decadenti e cupi dei personaggi e dell’intera vicenda familiare; da questo romanzo colse gli spunti degli ultimi suoi drammi: L’israelita (1883), Filia suavissima (1892) e L’ultimo convegno (1896); per la Galleria teatrale del Barbini pubblicò Madre e altri drammi. Tuttavia nessuna di queste opere ottenne il successo sperato, anzi, alcune di esse furono addirittura fischiate dal pubblico, rafforzando nell’artista il proposito di abbandonare le scene per dedicarsi totalmente allo studio.
Erudito e conferenziere
a cura di Marco Di Maro.
Achille Torelli che da molti anni si dedicava all’esegesi biblica nel 1891 diede alle stampe una versione storica del Cantico dei cantici seguita da un volume di Congetture e da una versione in dialetto napoletano del Cantico: La canzone di Salomone, ovvero sia la mamma de tutte le canzone votata e spiegata a lengua nostra (Napoli, Giannini, 1892). La Biblioteca Nazionale di Napoli conserva un pregevole copione manoscritto del Cantico dei cantici che attesta la volontà dell’autore di rappresentare l’opera, ma il progetto non si realizzò. Del Cantico dei cantici si conserva una preziosa copia a stampa, edita nel 1892 dalla tipografia napoletana Francesco Giannini e figli, in cui sono ben visibili le correzioni annotate a penna dal Torelli, necessarie all’editore affinché il volume fosse pubblicato secondo le precise volontà dell’autore. Sono questi gli anni in cui Torelli si consacra a diffondere un ideale di arte infaticabilmente costruito così come andavano facendo molti scrittori del tempo, Giacosa e De Sanctis, e come loro divenne un brillante conferenziere.
Discusse le sue tesi nei club letterari di Napoli e di altre città italiane. Nella sua città si pronunciò al circolo filologico in cui tenne una conferenza Giosuè Carducci nel 1892 durante la sua seconda visita a Napoli. Nel 1895 Torelli incontrò Emile Zolà al quale espose la sua poetica antinaturalista, pubblicando poi i suoi principi di estetica nel volume: La Scienza dell’Arte.
Quando, poi, alla Nazionale, grazie a una donazione del conte Edoardo Lucchesi-Palli, venne costituita una sezione comprendente soprattutto opere teatrali fu chiamato a dirigerla proprio Torelli, nel 1897, in virtù delle sue competenze. Per alcuni dissensi tra il conte e l’abate Fornari, Torelli preferì dimettersi successivamente. Dopo una breve esperienza al Ministero della Pubblica Istruzione a fianco del ministro Martini (1918-1919) divenne direttore della sezione “San Giacomo” della medesima Biblioteca nel 1900 e vi rimase per sedici anni distinguendosi come bibliotecario e studioso molto attivo.
Sul finire dell’Ottocento Torelli fu tra i fondatori del fortunato periodico “Monsignor Perrelli” sul quale satireggiava contro personaggi della cultura contemporanea.
Nel 1906 pubblicò il volume: L’Arte e la Morale in cui raccolse tutte le sue conferenze degli ultimi anni, tra cui quella del 24 aprile 1902, dibattuta a Bologna, in cui con Enrico Panzacchi trattò della morale nell’arte. Il volume fu corredato in appendice del carme Alla vita e alla sua parola, una sintesi in versi delle sue teorie estetico morali. Agli inizi del Novecento, in tarda età sposò Adele Prado e adottò come figlio il nipote e collega bibliotecario Tello Torelli. Gli ultimi anni di vita lo videro raccolto nella tranquillità dell’ambiente familiare, seduto allo scrittoio, intento a lavorare tutto il giorno. In occasione del suo ottantesimo compleanno gli amici vollero festeggiarlo con una cerimonia solenne; in quell’occasione l’allora sindaco di Napoli Alberto Geremicca gli propose in forma ufficiale di dare il suo nome a quella via San Bartolomeo che aveva visto i suoi natali: ne ebbe in risposta un cortese ma deciso rifiuto. Otto mesi più tardi, il 31 gennaio 1922, intento a riordinare i suoi scritti, si spense.
Achille Torelli alla Biblioteca Lucchesi Palli
a cura di Anna Fiorile
Achille Torelli diresse la sezione della Biblioteca Nazionale di Napoli a cui il fidato amico, il conte Lucchesi Palli, donò la sua collezione. Inizialmente Torelli non possedeva la qualifica di sottobibliotecario necessaria a ricoprire tale mansione; un lungo carteggio testimonia le energie profuse dal conte e dal Torelli stesso per superare il cavillo burocratico. Così nell’agosto del 1891 prese avvio l’avventura di Torelli alla Lucchesi Palli, durata solo pochi anni, densi di impegno ed amarezze, iniziata per ragioni di economia e di fuga da quel mondo teatrale che, dopo l’enorme successo de I mariti, gli appariva ostile, lamentando “che l’Italia non fosse terra per uomini d’ingegno e di come questa triste realtà lo avesse costretto a riciclarsi come bibliotecario”1; del resto, all’indomani della sua nomina Antonio Bianchini, noto bibliotecario dell’epoca, scriveva il pungente epigramma: “Quivi depose il plettro / e qui fra mille / drammatici scrittori / sua fama estinse / Colui che dei Torelli era Achille”2. Sicuramente il carattere spigoloso e altero del Torelli gli valse ben poche simpatie negli ambienti colti del tempo, ma fu anche fonte di profondo turbamento d’animo, come testimoniato dalle sue poesie, che lo videro pienamente inserito “nell’orbita della Scapigliatura”3, nell’oblio della memoria e del sentimentalismo. Gli anni trascorsi in biblioteca, tuttavia, contribuirono a smussare il suo carattere e la sua tendenza ad isolarsi4 e col tempo si appassionò tanto alla professione di bibliotecario da correre in piena notte per salvare da un principio di incendio i libri della biblioteca San Giacomo, da lui diretta, compromettendo la salute dei suoi polmoni, già malmessi.
Continuo però fu l’ amore di Torelli per il teatro, impegnandosi sempre perché le sue opere fossero rappresentate e riviste in dialetto e viva testimonianza di tanto zelo è conservata proprio alla sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli, nel carteggio che Torelli teneva con impresari teatrali e letterati del suo tempo. Le lettere con l’impresario teatrale Luigi Belotti-Bon consentono una comprensione delle dinamiche del mondo teatrale del tempo (in verità non distanti da quelle di oggi), riflettendo gli interessi economici di autore e produttore, in termini di successo, insuccesso, diritti in esclusiva delle opere per alcune piazze italiane, suggerimenti all’autore da parte dell’impresario… Si può citare una lettera del Belotti-Bon indirizzata a Torelli, datata 26 gennaio 1865, in cui il primo, all’indomani del trionfo de La missione della donna – testo di Achille Torelli – a Firenze, consiglia al secondo di trascorrere un paio d’anni nel capoluogo toscano per migliorare la lingua5. È molto forte infatti l’attenzione del Torelli verso la componente linguistica e l’impegno per la traduzione in dialetto delle sue opere: si può a tal proposito citare il suo rapporto con Salvatore Di Giacomo, che lo succederà nella direzione della Lucchesi Palli. È proprio a lui che Torelli si rivolge quando traduce in napoletano il suo più grande successo, I mariti, che diventano ’O buono marito fa ’a bona mugliera: l’autore chiede al Di Giacomo una revisione delle bozze, precisando che avrà cura di farne comparire il nome in cartellone. Un rapporto di profonda stima legava i due, destinato ad incrinarsi probabilmente proprio per la gestione della Lucchesi Palli, tanto che, dopo che il Di Giacomo aveva definito l’ex amico “uomo svergognatissimo” e “istrione disgustevole”6 in una lettera datata 30 agosto 1899 indirizzata a Benedetto Croce, gli negava perfino un canale preferenziale per la consultazione di alcuni documenti custoditi in biblioteca, quando era oramai a capo della Sezione, indicandogli che gli avrebbe consentito l’accesso “dopo essersi uniformato al regolamento”7. Del resto la posizione di Torelli alla Lucchesi Palli gli aveva causato non pochi grattacapi, inizialmente barcamenandosi tra le richieste del conte Eduardo, che voleva fare della sua collezione una biblioteca autonoma e quelle dell’abate Vito Fornari che, in qualità di direttore della Nazionale, si considerava a capo anche di quella sezione; successivamente Torelli si trovò nell’occhio del ciclone della stampa napoletana per aver favorito l’ingresso alla Lucchesi Palli dell’amato nipote Tello (Donatello): motivo di scandalo stava nell’assunzione di un addetto alla distribuzione per una biblioteca le cui sale non avevano ancora aperto al pubblico. Tuttavia grande fu il lavoro di Torelli nella sistemazione e nell’ampliamento della Lucchesi Palli, tanto che ancora oggi il personale bibliotecario lo definisce “il nostro primo direttore”. E la Biblioteca Nazionale di Napoli gli ha tributato in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita, nel 1991, una mostra coordinata da Rosaria Savio, dalla quale è nata l’interessante pubblicazione “Achille Torelli nei documenti della Biblioteca Nazionale”, con l’esigenza in particolare di dare sistemazione a quell’interessante materiale sull’autore, custodito in biblioteca e in questo modo più facilmente fruibile. Grazie infatti alla consultazione del volume e alla ricerca nell’archivio cartaceo della Lucchesi Palli è oggi possibile leggere contratti con teatri, lettere di lavoro o di natura personale, biglietti…, approcciando così alla figura del Torelli come bibliotecario, commediografo e come uomo, che, all’indomani del successo de I mariti, ne condivide l’entusiasmo in una affettuosa lettera inviata alla madre.
Nel 2022, la mostra “Napoli in scena” a cura di Gennaro Alifuoco e Francesco Cotticelli, presso la sezione Lucchesi Palli, vede esposte lettere, manoscritti, testi a stampa, locandine degli spettacoli e fotografie di Achille Torelli, accanto ad altri grandi nomi del teatro napoletano, da Petito a Scarpetta a De Muto8 .
1 Achille Torelli nei documenti della Biblioteca Nazionale, I Quaderni della Biblioteca Nazionale di Napoli, Serie VIII, n. 4, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1995,p. 49.
2 Ibidem, p. 45.
3 Si veda il saggio di Oriana Bellissimo, “Achille Torelli nell’orbita della Scapigliatura”, in Misure Critiche, Anno XX, numero 1-2 2021, edizioni Buonaiuto, pp. 163-179.
4 Achille Torelli. Giornalista, commediografo, bibliotecario. Mostra bibliografica, documentaria, iconografica. Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III. Settimana dei beni culturali, 2-8 dicembre 1991. Testo a cura di Enrico Pari e Rosaria Savio.
5 Achille Torelli nei documenti della Biblioteca Nazionale, op. cit., p. 137. La lettera è conservata presso la Biblioteca Lucchesi Palli (Collocazione LP II. J. V. 14/10).
6 Ibidem,p. 70.
7 Ivi.
8 Napoli in scena. Documenti e immagini dalle raccolte teatrali della Biblioteca nazionale di Napoli, a cura di Francesco Cotticelli e Gennaro Alifuoco, Artem, Napoli, 2022.
Cronologia delle opere
a cura di Marco di Maro
1857
Ingegno e Fortuna
1860
Dopo Morto (in origine Chi muore giace e chi resta si dà pace)
1862
Troppa Grazia
1862
Missione di Donna
1862
Punto d’appoggio
1865
La più semplice donna vale due volte un uomo
1865
La Verità
1865
Gli Onesti
1865
Sul Bello
1867
I Mariti
1871
La moglie
1871
Triste realtà
1878
Schegge (volume di poesie)
1881
Scrollina
1882
Rapisco mia moglie
1883
L’Israelita
1884
L’Amore che dura (romanzo d’appendice)
1886
’O buono marito fa la bona mogliera
1892
Filia suavissima
1892
Sul Cantico dei Cantici. Congetture
1895
Sulla scienza dell’arte (conferenze)
1896
L’ultimo convegno
1900
’E ddoje catene
1906
’A chiesa d’o sanghe
1906
L’Arte e la Morale (conferenze)
Bibliografia dell’autore
a cura di Marco di Maro
- TORELLI Achille, Questione di prezzo, “Vita napoletana”, I, 1886, n.4, pp. 3-6.
- Id., Una Leggenda Albanese, in “Roma della Domenica”, 6 febbraio 1922.
- Id., Sotto il ritratto di una bellissima fanciulla, “Arlecchino”, VII, 25 aprile 1885, n.17.
- Id., Teatro Napoletano, Napoli mia, a cura di Tello Torelli, Napoli, Rispoli, 1947.
- Id., Teatro scelto di Achille Torelli, Caserta, Marino, 1902.
- Id., Teatro scelto edito e inedito di Achille Torelli, a cura di Ernesto Grassi, Milano, Club del Libro, 1961.
- Id., Alla vita e alla sua parola. Canzone, Caserta, Stabilimento San Marino, 1900.
- Id., L’amore che dura, Milano, Sonzogno, 1884.
- Id., L’arte e la morale. Il decoro, il diritto e l’amore, Napoli, Trani, 1903.
- Id., L’arte e la morale, Bologna, Zanichelli, 1902.
- Id., L’arte e la morale, Portici, Della Torre, 1906.
- Id., Il Cantico dei Cantici, versione di A. Torelli, Napoli, De Angelis, 1891.
- Id., La canzone di Salommone ovvero sia la mamma de tutte le canzone votata e spiegata a lengua nostra (di A. Torelli e da lui attribuita a Nicola Corvo), Napoli, Giannini, 1892.
- Id., Sulla Scienza dell’Arte, Napoli, Giannini, 1895.
- Id., Ingegno e fortuna Racconto, a. XXVI. Napoli, Stamp. del Fibreno, 1857.
- Id., Leggenda albanese del XV secolo (versi), in “Rivista d’Italia”, ottobre 1909.
- Id., Madre. Scene di Achille Torelli, Milano, Barbini, 1885.
- Id., I Mariti, commedia in cinque atti, Milano, Barbini, 1876.
- Id., Una missione di donna, commedia in quattro atti, Milano, Barbini, 1885.
- Id., Un monologo di Achille Torelli, per un bimbo di otto anni, in “Roma della Domenica”, 10 aprile 1932.
- Id., Prefazione a B. TOMASI, Fronde sparte, Napoli, F. Bideri, 1894.
- Id., Schegge (versi), Bologna, Zanichelli, 1878.
- Id., Scrollina, commedia in un prologo e tre atti, Milano, Barbini, 1885.
- Id., Sul Cantico dei Cantici, Congetture, Napoli, Giannini, 1892.
- Id., Padre Ludovico da Casoria, in “La Lettura”, a. XIV, n.5, 1914.
- Id., Piccole Conversazioni. Critiche, in “Natura ed Arte”, a. VIII, n. 2, 15 dicembre 1898-99.
- Id., Il Bello, autografo, s.a. (1889). Ms. cart. Autogr., sec.XIX, mm 305×208, cc.28.
- Id., Il Cantico dei Cantici, sceneggiato e commentato dai più reputati traduttori del testo. (Dramma Sacro). 1889. Ms. cart. Autogr., sec.XIX, mm.310×203, cc.17.
- Id., Parole … dette da Achille Torelli al banchetto offerto a Emille Zola, la sera del 26 novembre, 1894. Ms. cart. Autogr., sec. XIX, 1894, mm.160×115, cc.8.
- Id., Saggio di interpretazione e di sceneggiature del Cantico dei Cantici, Ms. cart.autogr., sec.XIX, mm.310×215, cc.133.
- Id., Una santa, dramma in atto. 1895. Ms. cart.autogr., sec.XIX, mm.320×325, cc.30.
- Id., ‘Cianciafruscole’, rubrica in “Omnibus”, a. XXVI, n. 9, 30/1/1858; n. 57, 17/7/1858; n. 61, 31/7/1858; n. 66, 18/8/1959; n. 67, 21/8/1858, n. 97, 4/12/1858; n. 99, 11/12/1858; n. 100, 15/12/1858; n. 101, 18/12/1858.
Bibliografia critica
a cura di Marco di Maro
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- AA.VV., Il teatro San Carlo, Napoli, Guida, 1987.
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- AA.VV., Archivio Storico per le Province Napoletane, a cura della Società di Storia Patria, vol. VIII, Napoli, 1882.
- AA.VV., Archivio Storico per le Province Napoletane, a cura della Società di Storia Patria, vol. XXVIII, Napoli, 1903.
- AA.VV., Napoli lungo un secolo, Studi raccolti in occasione del centenario del Circolo Artistico Politecnico, a cura di Fulvio Tessitore, Napoli, Scientifica, 1992.
- AA.VV., Achille Torelli. Giornalista, commediografo, bibliotecario. Mostra bibliografica, documentaria, iconografica. Settimana dei Beni Culturali, 2-8 dicembre 1991. Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Biblioteca Nazionale di Napoli sez. Lucchesi-Palli, 1991.
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- VERDINOIS F., Profili letterari napoletani, Napoli, Morano, 1881.
Articoli scelti
a cura di Marco di Maro
- CAPUANA L., Rassegna drammatica, “La Nazione”, 30 novembre 1867.
- “Avanti”, 19 agosto 1899. Anno III, n° 960.
- SIMONI R., Achille Torelli, “Corriere della Sera”, 26 febbraio 1912.
- VERDINOIS F., Questa è la vita, “Roma della Domenica”, 31 gennaio 1926.
- CHARLIE, Caffè Napoletano, “Roma della Domenica”, 20 marzo 1932.
- PERSONE’ L. M., Arguzia e saggezza della gente napoletana, “Roma della Domenica, 5 marzo 1933.
- GERACI F., Achille Torelli ospite del Manzoni, “Roma della Domenica”, 25 marzo 1934.
- PERSONE’ L. M., Tre gloriosi commediografi e un grande musicista, “Roma della Domenica”, 17 febbraio 1935.
- VERDINOIS F., Ombre e figure di ottocentisti meridionali, “Roma della Domenica.”, 14 aprile 1935.
- CARLI D., Ricordo di Torelli, “Roma della Domenica”, 25 agosto 1935.
- PERSONE’ L. M., Le amicizie napoletane di G. Verdi, “Roma della Domenica, 17 maggio 1936.
- Id., Achille Torelli e il suo capolavoro “I Mariti”, “Roma della Domenica, 11 ottobre 1936.
- Id., Storia di un monumento e di un teatro, “Roma della Domenica”, 17 gennaio 1937.
- Id., Achille Torelli e una fortunata commedia, “Roma della Domenica, 6 giugno 1937.
- Id., Achille Torelli, “Il Mattino”, 10 dicembre 1955.
- MARCHETTI A., “I Mariti” non tramontano, “Il resto del Carlino”, 2 giugno 1964.
- DE BLASI C., L’amicizia fra Torelli e Capuana: il commediografo napoletano e il narratore siciliano alla luce di alcune lettere inedite, “Il Mattino”, 17 marzo 1966.
Enciclopedie e dizionari
a cura di Marco di Maro
- DE GUBERNATIS A., Dizionario Biografico degli scrittori contemporanei, Firenze, Le Monnier, 1880.
- DE GUBERNATIS A., Dictionaire des ecrivains du monde latin, Rome, Florence, Soc.Tip.Fiorentina, 1891.
- DE MURA E., Enciclopedia della canzone napoletana, Napoli, Il Torchio, 1969.
- REGLI F., Dizionario biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici. Tragici e comici, maestri, concertisti che fiorirono in Italia dal 1800 al 1860, Torino, Dalmazzo, 1860.
