{"id":18073,"date":"2026-10-05T12:27:13","date_gmt":"2026-10-05T10:27:13","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=18073"},"modified":"2026-10-05T12:27:13","modified_gmt":"2026-10-05T10:27:13","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-3-2-2-2-2-2-2-4-8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=18073","title":{"rendered":"Il riconoscimento di Dario Fo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Assai tempestiva &#8211; oltre che, naturalmente, opportuna &#8211; \u00e8 giunta l&#8217;altro ieri la giornata di studio su Viviani, organizzata all&#8217;Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa da Antonia Lezza e Pasquale Scial\u00f2. Perch\u00e9 appena il giorno prima s&#8217;erano concluse, al Mercadante, le repliche de I Dieci Comandamenti diretti da Mario Martone: lo spettacolo che, a parte quelli intrinseci, vanta il merito di aver riacceso l&#8217;attenzione &#8211; troppo spesso e troppo colpevolmente sopita &#8211; sull&#8217;opera del grandissimo don Raffaele. Insomma, una riflessione teorica s&#8217;\u00e8 utilmente sommata all&#8217;esempio pratico. E proprio di questo avrebbe costantemente bisogno Viviani per vedere una buona volta riconosciuto il posto di rilievo assoluto che gli spetta di diritto nel panorama drammaturgico, e non solo napoletano, del Novecento: del resto, l&#8217;ha detto anche Dario Fo, quando &#8211; nel corso del suo video\/intervento &#8211; s&#8217;\u00e8 prima soffermato sulle parentele strettissime riscontrabili fra lo stesso Viviani, Ruzante e le avanguardie storiche europee, a partire dall&#8217;espressionismo, e poi &#8211; per l&#8217;appunto muovendo da tali considerazioni &#8211; ha invitato i giovani a studiare il teatro italiano e a portare in scena, molto pi\u00f9 di quanto si sia fatto sinora, quell&#8217;autore che ha letteralmente rivoluzionato il teatro a cavallo fra le due guerre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ebbene, giusto a un versante pratico, quello dell&#8217;odierna situazione teatrale cittadina, possono essere vantaggiosamente applicate le pi\u00f9 significative riflessioni fatte durante il convegno: circa il realismo tutto particolare seguito da Viviani (un realismo, in breve, che sistematicamente trascorre nella dimensione della metafora e del simbolo) e la lingua da lui adoperata, un dialetto aspro e feroce che non ha pi\u00f9 nulla n\u00e9 dell&#8217;asettica raffinatezza letteraria di Di Giacomo n\u00e9 del bozzettismo documentaristico di Ferdinando Russo, ma \u00e8 la lingua vera, e ad un tempo &#8220;inventata&#8221;, di chi \u00e8 costretto a sua volta a inventarsi la giornata per poter sopravvivere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 chi non veda, infatti, come la massima parte della programmazione dialettale nelle sale cittadine s&#8217;agganci per l&#8217;appunto a un bozzettismo esangue e manieristico, che non ha pi\u00f9 alcun legame con la storia e l&#8217;attualit\u00e0 e, per giunta, si serve di un vernacolo spento e insignificante, assolutamente avulso dai bisogni e dalle vicende reali (collettive o personali che siano) della Napoli d&#8217;oggi. Gi\u00e0, occorrerebbe proprio una salutare e massiccia iniezione della &#8220;medicina&#8221; vivianea descritta ancora da Fo: &#8220;La capacit\u00e0 di adoperare schemi tragici per ottenere effetti comici o grotteschi e, viceversa, chiavi comiche o grottesche per conseguire risultati tragici.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fatte le debite proporzioni e differenze, e per mettere in campo un altro esempio pratico, su questa strada si muove &#8211; come gi\u00e0 ho avuto modo di rilevare in sede di recensione &#8211; la nuova commedia di Vincenzo Salemme, Sogni e bisogni, in scena al Diana. La lezione di Viviani, in definitiva, continua ad essere rintracciabile, se, s&#8217;intende, vogliamo rintracciarla: e a patto di non castrarla, come tent\u00f2 di fare la censura fascista e come tentano di fare anche oggi vari potentati del teatro &#8220;ufficiale&#8221;, per i quali Viviani &#8211; in quanto non &#8220;consolante&#8221; &#8211; rimane pericoloso, tanto pericoloso (e stavolta, per carit\u00e0 di patria, non faccio esempi) da doverlo ridurre, persino falsificandone i testi, a una volgare macchiettista qualunque.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Enrico FIORE, &#8220;Il Mattino&#8221;, 31 gennaio 2001.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Assai tempestiva &#8211; oltre che, naturalmente, opportuna &#8211; \u00e8 giunta l&#8217;altro ieri la giornata di studio su Viviani, organizzata all&#8217;Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa da Antonia Lezza e Pasquale Scial\u00f2. 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