{"id":18058,"date":"2026-10-05T12:20:44","date_gmt":"2026-10-05T10:20:44","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=18058"},"modified":"2026-10-05T12:20:44","modified_gmt":"2026-10-05T10:20:44","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-3-2-2-2-2-2-2-4-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=18058","title":{"rendered":"La morte di Carnevale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poche commedie dialettali hanno la festevolezza movimentata di queste, che il Viviani scrive, senza pretese, per s\u00e9 e per la propria compagnia. Che vivacit\u00e0 continua, che giocondit\u00e0 ardita e scanzonata ne La morte di Carnevale! Per tre atti il pubblico non ha fatto che ridere, perch\u00e9 per tre atti Raffaele Viviani non ha fatto che passar di trovata in trovata, con una spontaneit\u00e0 inesauribile. Il curioso si \u00e8 che, in questa che, in parte \u00e8 una farsa, e, per certi caratteri si ricongiunge talora alla vecchia commedia di Pulcinella e, per altri, alla colorita commedia d&#8217;ambiente, di tanto in tanto si notano certi freddi acidi spietati tocchi che avrebbero figurato benissimo nelle pi\u00f9 aspre commedie veriste. Uomo di ingegno davvero, il Viviani, che si fabbrica il repertorio, e se lo recita, se lo canta, e se occorre se lo balla e se lo salta, versatile e divertente, pieno di vita in ci\u00f2 che scrive e in ci\u00f2 che fa. Carnevale \u00e8 un vecchio strozzino, disegnato con tratti non convenzionali. \u00c8 anzi il solo personaggio artistico della commedia; e l&#8217;attore Clement lo imperson\u00f2 con una verit\u00e0 ammirevole. Vorrei spesso sentir recitare cos\u00ec! Carnevale sta in piedi a fatica; strozza ancora il prossimo, ma col fiato corto. Quando sente la morte alle spalle, vuol far testamento. &#8216;Ntunetta, la serva padrona, amante di Carnevale, e Raffaele, il nipote sfaccendato del vecchio, si contendono la sua eredit\u00e0. Ma Carnevale, ora che sta per partire per l&#8217;altro mondo, sente il peso delle molte iniquit\u00e0 commesse, e vorrebbe riscattarle. Perci\u00f2 lascia tutti i suoi sudici denari alle Opere pie. Appena egli \u00e8 morto, nipote e serva si stemperano in finte lagrime. L&#8217;uno e l&#8217;altra sperano. Poi, per certe vociferazioni che odono, l&#8217;uno e l&#8217;altra si impauriscono. &#8216;Ntunetta si teme diseredata a beneficio di Raffaele; Raffaele sospetta che l&#8217;erede sia &#8216;Ntunetta. Per precauzione, fanno lega e risolvono di sposarsi. La lettura del testamento li desola. Asciugano in fretta le lagrime; e non son benedizioni quelle che mandano al defunto. &#8220;Poveri eravamo e poveri siamo&#8221;! dice Raffaele. &#8220;Uniamo le nostre miserie, come avevamo progettato di godere insieme i quattrini dello zio&#8221;. La serva accetta, e, quando l&#8217;accordo \u00e8 preso, confessa che ha da parte centomila lire. Raffaele esulta. C&#8217;\u00e8, dunque, un po&#8217; fortuna per lui! Tutto, nella vita, gli era andato a rovescio, sempre. Appena trovava un impiego, era sicuro di perderlo. S&#8217;era arruolato nelle guardie regie; s&#8217;era accomodato come fattorino in una banca; ventiquattr&#8217;ore dopo la banca era fallita; aveva trovato un posto di cantoniere ferroviario, addetto ai passaggi a livello; due giorni dopo erano state applicate le chiusure automatiche. Ma adesso, la serva con le centomila lire c&#8217;era! La iettatura era finita! Ma che! A mezza la notte, vengono a dire che Carnevale \u00e8 vivo. Il medico era stato ingannato da un caso di morte apparente. Raffaele \u00e8 sul lastrico ancora una volta. I particolari spassosi di questa commedia sono innumerevoli. Macchiette, caricature, frizzi, beffe, satira, parodia, irriverenza, comicit\u00e0 e buffoneria, vecchi lazzi e malizie nuove, c&#8217;\u00e8 di tutto! E c&#8217;\u00e8 una sicura conoscenza del teatro e dei suoi pronti effetti, e un ottimo taglio delle scene e degli atti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ieri, al Teatro Eden, alla giocondit\u00e0 della commedia s&#8217;\u00e8 aggiunta quella della brillante interpretazione. Tutta la Compagnia emp\u00ec la scena di animazione. Il Viviani fece di Raffaele uno di quei suoi tipi, tra elastici e dinoccolati, tra fanciulloni e grifagni, tra impettiti e ossequienti, di un gusto e d&#8217;una evidenza caratteristici; la signora Cozzolino recit\u00f2 molto, ma molto bene; e cos\u00ec, oltre al Clement, del quale ho gi\u00e0 parlato, il Flocco, il Pisano, il Maggio. Caldi e ripetuti e allegri applausi alla fine d&#8217;ogni atto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Renato SIMONI, &#8220;Corriere della Sera&#8221;, 5 gennaio 1930.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poche commedie dialettali hanno la festevolezza movimentata di queste, che il Viviani scrive, senza pretese, per s\u00e9 e per la propria compagnia. Che vivacit\u00e0 continua, che giocondit\u00e0 ardita e scanzonata ne La morte di Carnevale! 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