{"id":17815,"date":"2026-10-04T11:34:06","date_gmt":"2026-10-04T09:34:06","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17815"},"modified":"2026-10-05T12:39:00","modified_gmt":"2026-10-05T10:39:00","slug":"autore-1-2-2-3-2-3-3-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17815","title":{"rendered":"Roberto Bracco"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\" style=\"margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--30)\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"135\" height=\"159\" src=\"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/braccohome.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17816\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Biografia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roberto Bracco nasce il 19 settembre del 1860 a San Gregorio Armeno, nel &#8220;cuore&#8221; di Napoli: anche per questo motivo, egli \u00e8 fortemente legato alle sue radici. Secondo quanto scrive Pasquale Iaccio ne L&#8217;intellettuale intransigente egli era alto un metro e settanta, aveva una corporatura esile, capelli grigi, viso ovale, colorito naturale, occhi chiari, naso greco, baffi a spazzola e bocca di forma media.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sappiamo che Bracco frequenta l&#8217;Istituto Tecnico e che all&#8217;et\u00e0 di 16 anni lascia la scuola per impiegarsi presso una ditta di spedizioni. A 18 anni inizia la sua carriera di giornalista scrivendo per &#8220;Il corriere di Napoli&#8221;: era stato, infatti, Martino Cafiero, direttore del quotidiano, ad iniziarlo al mondo della carta stampata, dove lavor\u00f2 con lo pseudonimo Baby per lungo tempo. Dopo l&#8217;esperienza al Corriere, Bracco collabora anche con: &#8220;La stampa&#8221;, il &#8220;New York Times&#8221; e molti altri giornali e riviste sia nazionali che esteri. Debutta come drammaturgo, a venticinque anni, con la farsa Non fare ad altri&#8230;, portata in scena da Ermete Novelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi primi lavori hanno la forma dell&#8217;atto unico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1892, Bracco entra nel vivo del teatro naturalista italiano con il dramma Una Donna, interpretato dall&#8217;attrice Tina Di Lorenzo; l&#8217;anno dopo ha luogo l&#8217;incontro con Ermete Zacconi, decisivo per la sua carriera. Da questo momento, infatti, Roberto Bracco scrive una serie di drammi sociali; il primo \u00e8 Maschere del 1894.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;esordio di Bracco in teatro \u00e8 davvero strepitoso ed esprime il desiderio dell&#8217;autore di superare i regionalismi e il napoletanismo piedigrottesco: egli, infatti, tende all&#8217;affermazione di una cultura Nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi interessi non si limitano solo al giornalismo e al teatro, ma si estendono anche alla critica (teatrale, letteraria, musicale, cinematografica) e al cinema muto, per il quale, dal 1912 al 1923, autorizza e cura in prima persona la trasposizione di alcune sue opere: un titolo per tutti \u00e8 <em>Sperduti nel buio<\/em> (1914), realizzato in collaborazione con Martoglio. Inoltre, Bracco \u00e8 anche autore di canzoni (ricordiamo ad esempio Africanella, 1892), novelle, poesie e scritti sullo &#8220;Spiritismo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua Storia del teatro napoletano Vittorio Viviani scrive di lui : &#8220;Non era un colto, Roberto Bracco, ma era un signore; e s&#8217;era fabbricato un suo modo di scrivere ch&#8217;era sempre un naturale conversare, un dire quanto pi\u00f9 possibile cose precise&#8221;. Molte delle informazioni pervenuteci su Bracco si devono a quella incessante persecuzione che il Regime fascista esercit\u00f2 sulla sua persona e sulla sua vita fino al 1943, l&#8217;anno della sua morte: per circa vent&#8217;anni, infatti, egli fu relegato ad una sorta di &#8220;confino&#8221; dovuto al suo dichiarato antifascismo e alla sua omosessualit\u00e0. Uno stretto controllo fu riservato anche a coloro che lo circondavano e fu per questo motivo che molti lo abbandonarono e, probabilmente, lo tradirono. Gli fu sempre vicina la moglie, Aurelia Del Vecchio, incontrata nel 1924 e, sposata nel 1939. Ella, infatti, lo sostenne in tutte le sue scelte politiche ed intellettuali, esponendosi spesso in prima persona. Non era certo semplice essere la compagna di Bracco. Fino alla fine, fu escluso dalla vita politica e sociale, fu minacciato nella sua incolumit\u00e0 con aggressioni in pubblico e sfide a duello, secondo una usanza del secolo precedente. Grazie al suo carattere impetuoso e &#8220;guascone&#8221;, Bracco affront\u00f2 ognuna di queste sfide con grande coraggio: intorno al 1883 egli sostenne il suo pi\u00f9 grave duello alla sciabola, combattendo contro Francesco Lionelli, che gli spacc\u00f2 con un colpo deciso, il braccio destro. Fortunatamente, l&#8217;assistente di quest&#8217;ultimo, Agostino Casini, lo soccorse, evitandogli una probabile amputazione del braccio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante tutto, Bracco non smise mai di combattere e di difendere le sue idee. Verso gli ultimi anni della sua vita, si dedic\u00f2 alla sua Opera omnia, pubblicata in 25 volumi, alla quale lavor\u00f2 assiduamente dal 1935 al 1942.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 20 aprile dell&#8217;anno successivo, egli si spegne a Villa Manning, in Sorrento, assistito amorevolmente dalla moglie. \u00c8 sepolto a Napoli, la citt\u00e0 che gli aveva dato i natali, alla quale era legato da un grande amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;edizione dell&#8217;opera fu curata dal Dott. Gino Carabba di Lanciano, un editore che ebbe un ruolo di rilievo nella cultura italiana tra la fine dell&#8217;Ottocento e gli inizi del Novecento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Regime, tuttavia, imped\u00ec la circolazione di questa raccolta per molto tempo, confermando, ancora una volta, ci\u00f2 che Bracco diceva quando accusava il Fascismo di aver distrutto la societ\u00e0 letteraria a cui egli era legato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attualmente tutti gli scritti e le carte che ripercorrono la vita di Roberto Bracco sono conservati nel fondo Bracco-Del Vecchio, gestito prima dalla moglie Laura e in seguito alla sua scomparsa dalla nipote Aurelia Del Vecchio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Bracco l&#8217;Ibsen italiano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roberto Bracco, com&#8217;\u00e8 noto, durante la sua vita, viene perseguitato dal Fascismo a causa della sua dichiarata opposizione al Regime, che, attraverso il critico Adriano Tilgher, lo accusa di ibsenismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bracco, per\u00f2, pur essendo un ammiratore di Ibsen (egli, infatti, contribuisce con i suoi articoli a diffonderne la fama in Italia) non ne \u00e8 assolutamente un imitatore, ma \u00e8 piuttosto un suo contemporaneo e ne condivide le tematiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ibsen e Bracco incarnano il Neoidealismo di fine Ottocento che si contrappone al Positivismo e, dunque, il loro teatro non ruota tanto intorno ai fatti, quanto piuttosto intorno alla vita interiore ed allo spessore dei personaggi, rivendicandone, soprattutto, i diritti del sentimento e della personalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non va comunque dimenticato che Bracco, pur adoperando temi che spesso lo accomunano ad Ibsen, li sviluppa in modo del tutto differente: laddove i personaggi di Ibsen sono eroici ed intransigenti nella loro aspirazione all&#8217;ideale, quelli bracchiani sono ricchi di umanit\u00e0 e, pur lottando per i valori dello spirito, non esplodono, come quelli ibseniani, in violente ribellioni o affermazioni del proprio io.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia Ibsen che Bracco, per esempio, attribuiscono una notevole importanza alla figura femminile, ma se Nora Elmer di Ibsen (la protagonista di Casa di bambola) abbandona di notte il marito e i suoi bambini per andare alla ricerca del proprio io, le donne di Bracco, invece, si sacrificano per i loro figli: basti pensare a Clelia (la protagonista del dramma Una Donna) che, per il bene del figlio, accetta di lasciarlo al padre e di sparire per sempre dalla sua vita, finendo poi con il suicidarsi piuttosto che vivere senza la sua adorata creatura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel teatro di Bracco il sentimentalismo spesso domina ed \u00e8 per questo che mentre per Ibsen si parla di &#8220;teatro d&#8217;idee&#8221;, per Bracco si parla di &#8220;teatro di pensiero&#8221; o di &#8220;teatro psicologico&#8221;. Bracco, infatti, \u00e8 concentrato sull&#8217;analisi psicologica delle sue creature sofferenti e il suo teatro \u00e8 popolato, soprattutto, dagli umili e dagli oppressi; esso si fonda sulla solidariet\u00e0 sociale e sul bisogno di giustizia ed \u00e8 ricco di un&#8217;umanit\u00e0 espressa attraverso la creazione di personaggi profondamente veri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Bracco si pu\u00f2 parlare di &#8220;teatro di sentimento&#8221;, a tal proposito, \u00e8 opportuno ricordare il giudizio di due illustri critici quali Pasquale Parisi e Renato Simoni, che affermano come Bracco porti in scena un teatro di &#8220;sensibilit\u00e0&#8221;, differenziandosi da Ibsen proprio per la sua sensibilit\u00e0 tutta meridionale e vulcanica, molto lontana dal &#8220;cerebralismo&#8221; dell&#8217;autore norvegese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stesso Bracco, a proposito del parallelismo fra s\u00e9 e Ibsen, ricordava come costui fosse tutto cervello mentre egli si definiva tutto sensibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Bracco giornalista<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di origini modeste e insofferente alla scuola, Bracco svolge, fin da giovane, le pi\u00f9 disperate mansioni per rendersi economicamente indipendente. All&#8217;et\u00e0 di diciassette anni, l&#8217;autore inizia a lavorare come apprendista spedizioniere; egli considera questo lavoro un&#8217;occasione per entrare a far parte del giornale partenopeo &#8220;Il Corriere del Mattino&#8221;, diretto da Martino Cafiero. Un anno dopo il suo sogno si avvera: Bracco, infatti, ha solo diciotto anni quando entra nella redazione del &#8220;Corriere&#8221; come semplice reporter, mostrando una predisposizione per la novellistica in genere. Successivamente egli viene promosso al grado di cronista; \u00e8 il periodo in cui inizia ad utilizzare lo pseudonimo Baby, con il quale firmer\u00e0 il polemico pamphlet sullo Spiritismo a Napoli e molti articoli pubblicati su &#8220;Capitan Fracassa&#8221;, sul quale scrivono, fra gli altri, Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao: si tratta di due importanti figure letterarie dell&#8217;epoca con le quali Bracco instaura una collaborazione amichevole. Per quanto riguarda la Serao, Bracco la incontra nel 1882 nella redazione de &#8220;Il Corriere&#8221;; poi, in occasione della morte della scrittrice, avvenuta nel 1927, egli scriver\u00e0, per la &#8220;Nacion&#8221; di Buenos Aires, un suo profilo dal titolo Donna Matilde. Scarfoglio, fondatore de &#8220;Il mattino di Napoli&#8221;, nel 1892, in occasione del centenario della fondazione del giornale, chiama Bracco a lavorare nella sua redazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In breve tempo, Bracco diventa il maggiore critico teatrale de &#8220;Il Mattino&#8221;. Memorabile \u00e8 la sua intervista a Gemma Bellincioni, fatta proprio per &#8220;Il Mattino&#8221; nel 1902: si tratta di un&#8217;intervista con tanto di didascalie, nella quale \u00e8 evidente l&#8217;importanza che Bracco d\u00e0 agli elementi secondari, proprio come nelle opere teatrali, nelle quali egli cura molto i personaggi minori. La vita di Bracco \u00e8 particolarmente ricca di incontri con autori e attori dei quali egli stesso si \u00e8 trovato a scrivere dei contributi e delle riflessioni. Oltre alla gi\u00e0 citata intervista a Gemma Bellincioni, abbiamo contenuti dedicati ad esempio ad Ermete Zacconi , o Francesca Bertini e Giovanni Grasso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come giornalista Bracco \u00e8 attento a descrivere ogni particolare e vivacizza ogni intervento, fotografandolo e immortalandolo. Nei suoi scritti di giornalista egli \u00e8 un minuzioso cronista e fine osservatore di tutto ci\u00f2 che \u00e8 legato alla vita dei vasci napoletani e alle tradizioni, le feste e la cultura della citt\u00e0 partenopea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Roberto Bracco e l&#8217;editoria<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un settore gi\u00e0 tanto complesso come quello della pubblicazione dei testi teatrali, va comunque sottolineato il fatto che Bracco viva una vicenda editoriale particolarmente travagliata. Lo scrittore, infatti, viene studiato innanzitutto come intellettuale coerente e sfortunato piuttosto che come un appassionato scrittore di teatro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molte delle sue opere appaiono sulle riviste, come nel caso di: Sperduti nel buio, Maternit\u00e0, I Fantasmi ed altri testi pubblicati sulla &#8220;Nuova Antologia&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pubblicazione sulle riviste per\u00f2 non \u00e8 molto funzionale alla diffusione di un testo teatrale e, inoltre, Bracco vuole assicurarsi, prima della sua morte, una edizione completa della sua opera al fine di evitare i plagi quali i riadattamenti del copione dopo la prima rappresentazione o anche riscritture del testo drammatico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa preoccupazione \u00e8 comune a molti autori di teatro: basti pensare a Carlo Goldoni ma, volendo rimanere nell&#8217;ambito del teatro napoletano tra &#8216;800 e &#8216;900, resta emblematica la vicenda editoriale di Raffaele Viviani, il cui teatro fu pubblicato in edizione parziale solo nel 1957 (R.Viviani, Trentaquattro Commedie scelte da tutto il teatro, a cura di Lucio Ridenti, introduzione di Eligio Possenti e saggio &#8220;La commedia umana di Napoli&#8221; di Vito Pandolfi, Torino, ILTE, 1957, 2 voll).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altrettanto travagliata, \u00e8 la vicenda editoriale di Bracco il quale, inizialmente, si rivolge all&#8217;editore Sandron di Palermo; sfortunatamente per lui un&#8217;alluvione distrugge la casa editrice palermitana e cos\u00ec egli si rivolge alla Mondadori che, per\u00f2, a causa di problemi economici e giuridici, non riesce a pubblicare l&#8217;edizione che avrebbe dovuto intitolarsi Tutto Bracco. Dopo quest&#8217;ennesimo fallimento, l&#8217;autore stipula un contratto con l&#8217;editore Gino Carabba di Lanciano il quale, nel 1935, pubblica in 25 volumi la sua Opera Omnia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I 25 volumi sono cos\u00ec suddivisi:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Teatro<\/em>, voll. I-XV<\/li>\n\n\n\n<li><em>Smorfie tristi e smorfie gaie<\/em>, voll. XVI-XXI<\/li>\n\n\n\n<li><em>Versi napoletani<\/em>, vol. XXII<\/li>\n\n\n\n<li><em>Nell&#8217;arte e nella vita<\/em>, voll. XXIII-XXV<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto di forza dell&#8217;opera bracchiana sta soprattutto nella molteplicit\u00e0 e variet\u00e0 dei temi affrontati dall&#8217;autore in particolare negli ultimi tre volumi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Roberto Bracco e il cinema<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La trasposizione cinematografica delle opere teatrali di Roberto Bracco, fatta eccezione per <em>La piccola fonte<\/em> e <em>Sperduti nel buio<\/em> (quest&#8217;ultima diretta da Martoglio nel 1914), rimane, a tutti gli effetti, un progetto teorico mai realizzato. I motivi di questa travagliata vicenda sono da ricercare soprattutto nell&#8217;elezione di Bracco a candidato dell&#8217;opposizione, in un periodo in cui il Fascismo domina ogni settore della vita pubblica e privata, e nell&#8217;ascesa dell&#8217;astro emergente Luigi Pirandello che, dopo il 1910, oscura la fama teatrale di Bracco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal carteggio riguardante la collaborazione tra Bracco e la Scalera Film (di don Michele Scalera), emerge lo scontento dell&#8217;Autore per la bocciatura di ogni sua proposta presentata al Perilli, consulente cinematografico della suddetta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;amarezza di Bracco deriva dalla consapevolezza che, il vero ostacolo alla realizzazione cinematografica delle sue opere teatrali, non risiede tanto nella superficialit\u00e0 di Scalera quanto nell&#8217;opposizione fascista alle sue idee politiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante il Ventennio fascista, nonostante il suo dichiarato antifascismo, Bracco vede rappresentate molte delle sue opere, da <em>Il piccolo Santo<\/em>, ( portato in scena da Ruggero Ruggeri e Renzo Ricci e rappresentato memorabilmente anche nel 1941 all&#8217;EIAR con la regia di E. Ferrieri e interpretazione principale di Guido de Ponticelli) a <em>La Piccola Fonte<\/em> (cavallo di battaglia di Maria Melato, rappresentato con grande successo anche da L. Adani) e da <em>Don Pietro Caruso<\/em> (dato da E. Zacconi, A. Falconi e G. Donadio) fino a <em>Maternit\u00e0<\/em>, <em>Gli occhi<\/em> e <em>L&#8217;infedele<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il regime fascista pone il veto solo per l&#8217;opera <em>I Pazzi<\/em>, ma nel 1929 l&#8217;attrice Emma Gramatica, di fede fascista, ottiene l&#8217;autorizzazione per la messa in scena e la rappresenta con grande successo, al Teatro Fiorentini di Napoli il 18 giugno dello stesso anno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia quando l&#8217;attrice porta I pazzi al teatro Eliseo di Roma, i pirandelliani (anti-Bracco per antonomasia) e i fascisti scatenano una grande confusione in seguito alla quale Mussolini rimette il veto che verr\u00e0 tolto soltanto alla morte dell&#8217;autore dal censore teatrale del Fascismo, il prefetto Zurlo, che assolve ad una promessa fatta a Bracco. Dunque, pi\u00f9 che a teatro, Bracco viene penalizzato in campo giornalistico ed in campo cinematografico: La Scalera infatti non rappresenta nessuna delle sue trasposizioni per il cinema anche se nel 1938 la rivista &#8220;Cinema&#8221; parla di un <em>Don Pietro Caruso<\/em> in via di produzione, che, non sar\u00e0 mai realizzato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stesso destino sar\u00e0 di <em>Sperduti nel Buio<\/em> affidato a Pasinetti e mai realizzato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roberto Bracco muore circondato dal silenzio il 20 aprile 1943; soltanto il &#8220;Corriere della Sera&#8221; pubblica un commento affettuoso in suo onore: si tratta di un pezzo pubblicato senza firma, tra le righe \u00e8 palese lo stile di Renato Simoni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Intervista al Prof. Pasquale Iaccio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Anna Fiorile<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Qual \u00e8 il rapporto di Bracco con il cinema, nuovo mezzo spettacolare che nei primi anni del Novecento viveva, soprattutto a Napoli, una stagione particolarmente felice?<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bracco era uno degli autori che, al referendum di una rivista del tempo sul cinema, dal momento che questo era un mezzo spettacolare nuovo e popolare, come tanti intellettuali e autori di teatro, riteneva che il cinema non era e non sarebbe mai diventato arte. Siamo intorno al 1908. Devo dire che nello stesso anno, cosa che \u00e8 venuta poi alla luce con le ricerche che ho fatto sugli Scarpetta e il cinema, Eduardo e Vincenzo, da cui \u00e8 derivata la recente pubblicazione con Liguori, \u201cPionieri del cinema napoletano. I film perduti di Eduardo e le sceneggiature di Vincenzo Scarpetta\u201d, in un\u2019intervista proprio Eduardo Scarpetta sosteneva che bisognava incoraggiare il cinema per le sue grandi possibilit\u00e0, soprattutto il cinema comico, purch\u00e8 fatto da persone di qualit\u00e0. Dice che il figlio Vincenzo aveva gi\u00e0 fatto dei film. Quindi nel 1908 Eduardo Scarpetta parla molto positivamente del cinema, cosa assolutamente diversa da tutti gli altri; ma questo accade perch\u00e8 lui faceva cinema comico, il figlio lo faceva, mentre autori di teatro come Bracco, Pirandello, Verga, D\u2019Annunzio\u2026 non transigevano; \u201cIo non transigo\u201d disse Bracco. Per\u00f2 fu il primo tra gli autori di teatro serio, che nel 1913-14 vi si dedic\u00f2 con \u201cSperduti nel buio\u201d. \u201cBracco transige\u201d, impegnandosi nel cinema dando le sue opere, perch\u00e9 la priorit\u00e0 degli autori di cinema era avere delle opere, dei testi\u2026, che tuttavia gli autori erano molto restii a dare perch\u00e9 non volevano compromettersi col cinema. Bracco non solo d\u00e0 una sua opera ma partecipa attivamente alla sceneggiatura di \u201cSperduti nel buio\u201d. Il film \u00e8 perduto, fu razziato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale nella sua copia unica che era conservata presso la Biblioteca di Stato a Roma, altre copie non furono trovate. Per\u00f2 Alfredo Barbina trov\u00f2 la sceneggiatura, le lettere scambiate tra Bracco e Martoglio, regista del film, anche lui di estrazione teatrale, che si diede poi al cinema. Bracco fu cos\u00ec considerato co-autore, e non solo perch\u00e9 l\u2019opera \u201cSperduti nel buio\u201d era tra le sue pi\u00f9 famose; poi, forse pochi lo ricordano, c\u2019\u00e8 un film fatto nel secondo dopoguerra, con la sceneggiatura di Zavattini, interpretato da Vittorio De Sica, che and\u00f2 pure a Cannes. Pi\u00f9 o meno in contemporanea ad Assunta Spina di Eduardo ed Anna Magnani: queste due opere hanno una certa contiguit\u00e0. Quello di Eduardo fu anche un bel film, questo di De Sica non viene citato mai\u2026Bracco sostiene che lui e Di Giacomo fossero gemelli, per una specie di affinit\u00e0 per la quale venivano considerati abbastanza vicini, almeno questo Bracco ha piacere di dire in qualche lettera. Questo fin quando Bracco non prese esplicita posizione politica: prima era pacifista, poi antifascista e mentre gli altri saltavano sul carro del vincitore, continu\u00f2 ad essere antifascista e l\u00ec si alien\u00f2 molte simpatie, fu isolato, lo ignoravano, non lo citavano\u2026 e questa fu la cosa peggiore. Alla fine pochi si ricordarono di lui, tra questi i de Filippo, giovanissimi, che lo andarono a trovare; fu Peppino che lo incontr\u00f2 per strada, poi ci fu Viviani che pure lott\u00f2 pi\u00f9 di un anno per poter rappresentare una sua opera, perch\u00e9 era censurato non ufficialmente dal momento che le sue opere erano quasi tutte datate prima del fascismo e non avevano contenuti politici, quindi nessuna legge veniva infranta, tuttavia non si voleva che le sue opere fossero rappresentate, quindi era censurato senza dirlo. Qualcuno si batteva, come fece Viviani, che scrisse una lettera proprio a Mussolini, al Ministero della Cultura Popolare per rappresentare \u201cMaschere\u201d con uno scambio che dur\u00f2 pi\u00f9 di un anno e che solo alla fine porter\u00e0 alla realizzazione dell\u2019opera ma fuori Napoli. Furono insomma pochi che si ricordavano di Bracco, qualche amico come Pietriccione, Lucio D\u2019Ambra, accademico legato al regime, che cercava di farlo recedere da questa posizione. Emma Gramatica, sua attrice con la quale c\u2019era stata una liaison in anni lontani, aveva rappresentato con grande successo a Napoli l\u2019ultima opera di Bracco \u201cI Pazzi\u201d, raccomandandosi a Mussolini; all\u2019epoca la censura non era centralizzata quindi meno attenta, anche perch\u00e9 non si sapeva neanche bene come funzionasse. \u201cI Pazzi\u201d di Bracco fu il momento in cui si vide manifestamente che le opere potevano essere censurate non solo dal punto di vista dei contenuti ma anche dal punto di vista delle idee dell\u2019autore: dopo il sabotaggio di Roma si disse sulla stampa che se l\u2019autore non era schierato non era corretto che le sue opere venissero rappresentate. Prima de \u201cI Pazzi\u201d, nel \u201929, non era stato chiarito questo concetto: \u201cI pazzi\u201d rappresentano un momento discriminante. E da allora tutti capirono che o si assoggettavano o avevano grossi problemi. La censura centralizzata fu istituita nel \u201931 e fu affidata a Leopoldo Zurlo che la tenne fino al \u201943 e io sono convinto che uno dei motivi per cui fu centralizzata e affidata a un censore unico fu anche questo de \u201cI pazzi\u201d, perch\u00e9 Mussolini non era tenuto a sapere tutte le indicazioni, se un\u2019attrice, sua ammiratrice e fedelmente fascista, come la Gramatica gli chiedeva di fare una rappresentazione il duce acconsentiva, per\u00f2 non sapeva lontanamente cosa poteva implicare. Dal \u201931 in poi ci fu un ufficio dedicato, con un responsabile competente, quale Zurlo, che capiva se un\u2019opera poteva essere fatta o meno, poteva essere rappresentata in una citt\u00e0 anzich\u00e9 un\u2019altra\u2026 nulla insomma fu pi\u00f9 lasciato al caso e Zurlo fu, credo, l\u2019unico funzionario del fascismo a restare in carica per un periodo veramente lungo. Io, prima ancora di Bracco, feci un articolo per la rivista di De Felice \u201cL\u2019Italia contemporanea\u201d sulla censura teatrale, studiando tutti i copioni: Zurlo ha visionato 18.000 copioni, ne sono sopravvissuti 13.000, che ho visionato pi\u00f9 o meno tutti, notando i suoi interventi, se vietata, se modificava\u2026 Prima del \u201931 la censura teatrale, a differenza del cinema che dal \u201913 ha una censura centralizzata, seguiva una vecchia legislazione dei vari stati, per cui la responsabilit\u00e0 di rappresentare qualcosa a teatro era demandata ai prefetti, in ogni piazza teatrale, cosa molto complicata da gestire. Venne centralizzata nel \u201931 per le ragioni dette, e il censore agiva in modo quasi paterno: se un autore non sapeva come fare chiedeva come procedere al censore, il quale diventava co-autore anonimo dell\u2019opera. E questa era la vera conquista della censura. Nella pubblicazione \u201cLa scena negata\u201d mi divertii a prendere testi censurati ma tutti, paradossalmente a favore del fascismo, perch\u00e9 \u00e8 difficile fare propaganda! Si pu\u00f2 essere controproducenti. Una delle operazioni di Zurlo era smorzare le opere di propaganda del variet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Come mai Bracco, dalla personalit\u00e0 tanto intransigente, decide di cedere al mezzo cinematografico?<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 un momento di passaggio molto interessante, che riguarda un po\u2019 tutti, perch\u00e9 si inzia a cedere. Bracco fu tra i primi: era una persona molto pratica, anche rispetto al suo lavoro. Inizia come giornalista, scriveva articoli di cultura, scriveva come critico teatrale, poi come autore teatrale, faceva anche critica musicale, scriveva canzoni per Piedigrotta; era insomma una figura aperta alla novit\u00e0, come molti intellettuali napoletani. Dunque se c\u2019era un posto dove i letterati capivano il valore del cinema, quel posto doveva essere proprio Napoli. Quando si ruppe l\u2019argine tutti volevano fare il cinema, per\u00f2 si vergognavano e si trovano lettere di Verga, di Pirandello, che sotto falso nome si propongono per il cinema. Del resto diventava molto conveniente, dal punto di vista dei guadagni, dedicarsi al cinema anzich\u00e9 al teatro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aspetto molto interessante \u00e8 che gli intellettuali capiscono che il linguaggio del cinema e del teatro sono molto differenti e col cinema si possono fare cose che a teatro non si possono fare: quindi una motivazione sta nel carattere espressivo del mezzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra grande novit\u00e0, non so fino a che punto voluta, sta nel fatto che Martoglio e Bracco fanno un tipo di racconto che anticipa innovazioni della cinematografia sovietica e di Griffith in America, ossia il famoso montaggio alternato. I critici del tempo, tra cui Umberto Barbaro, riconobbero il grandel pregio di questo linguaggio, che ha anticipato la corrente realistica. Non esisteva una teoria del montaggio alternato, quando all\u2019epoca loro lavorano, semplicemente fanno un film e lo esprimono in questo modo: di fatto per\u00f2 i critici che lo hanno visto \u2013 e c\u2019\u00e8 da dire che il film \u00e8 piaciuto e la critica \u00e8 stata positiva \u2013 ritengono che Martoglio e Bracco abbiamo realizzato una grande innovazione, che sar\u00e0 poi codificata dai sovietici e da Griffith. Del resto il linguaggio cinematografico inizia a strutturarsi proprio in questo periodo e, una volta che si struttura, poi diventa \u201cstabile\u201d almeno fino agli anni \u201960 \u2013 \u201970. All\u2019epoca per\u00f2, nei primi decenni del Novecento, \u00e8 tutto nuovo e tra gli inventori, abbiamo visto, figura anche Vincenzo Scarpetta: di recente sono stati trovati 2-3 film di Vincenzo, ma fino a pochi anni fa non veniva citato nemmeno nelle storie del cinema o nei repertori, tuttavia gi\u00e0 nell\u201908-\u201909 apporta delle innovazioni, come risulta dai copioni, dalle sceneggiature ritrovate, pensa in maniera cinematografica e non solo in termini teatrali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film di Martoglio e Bracco divenne un po\u2019 mitico negli anni \u201930 perch\u00e9 Barbaro lo cit\u00f2; poi venne distrutto e dopo la guerra, quando uscirono i film di Rossellini, De Sica, Visconti\u2026, arriv\u00f2 il neorealismo, detto neo perch\u00e9 c\u2019era stato il realismo di questo film, di Assunta Spina\u2026, il filone realista napoletano. Da un certo punto di vista nel dopoguerra Bracco \u00e8 stato rivalutato pi\u00f9 dal punto di vista del cinema che del teatro. Pare che abbia fatto parecchi film, dai 20 ai 30, ma ne sono stati trovati 2 o 3; io stesso ho pubblicato le sceneggiature scritte nell\u2019epoca fascista, che per\u00f2 non riusc\u00ec a realizzare perch\u00e9 era \u201cintransigente\u201d. Bracco, come detto, era molto attivo, doveva pubblicare persino l\u2019opera omnia con Mondadori, and\u00f2 anche a Milano, ma fin quando non si fosse piegato al fascismo la cosa si fermava: lavorava, gli davano pure l\u2019anticipo, che puntualmente restituiva, cosa praticamente mai successa prima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo essere tanto integerrimo \u00e8 stata la sua rovina non solo in epoca fascista, ma anche dopo, perch\u00e9 coloro che lo avevano scartato vedevano in Bracco la loro cattiva coscienza; nell\u2019immediato dopoguerra ci fu una grande rivalutazione ma poi si fin\u00ec col dire che era un vecchio pazzo: anche questo \u00e8 stato il motore della mia ricerca, per salvare dall\u2019oblio un autore di cui si diceva male. Bracco era considerato un buco nero, non se ne parlava e se se ne parlava prevaleva un\u2019immagine negativa. C\u2019era una voce, che per\u00f2 non veniva presa sul serio da nessuno, una lettera, che Bracco non avesse avuto il premio Nobel; io ho trovato i documenti dell\u2019Accademia di Svezia della proposta per Bracco avanzata da enti svedesi o danesi, non italiani, nel \u201926, per dargli il premio Nobel, e ho trovato una lettera che scrivevano i proponenti e anche il suo traduttore dicendo che era incredibile che un Paese facesse pressioni affinch\u00e8 un proprio connazionale non fosse premiato. Tanto \u00e8 vero che nel \u201926 il premio fu poi dato a Grazia Deledda. Queste sono notizie ufficiali, che io ho pubblicato, quindi \u00e8 difficile sostenere che Bracco non fosse rappresentato per la qualit\u00e0 artistica delle sue opere. Pensi che tutto il personale impiegato al Ministero della cultura popolare fu riconfermato in blocco dopo la guerra; Zurlo era andato in pensione e l\u2019avvocato Nicola De Pirro aveva assunto la direzione dello spettacolo durante il fascismo: La Repubblica italiana democratica riprese dunque i funzionari e anche i criteri censori fino al \u201962. Una vera storia non \u00e8 mai stata fatta ma tutti i copioni, quelli neorealisti, quelli antifascisti, quelli impegnati\u2026, De Santis, Rossellini, De Sica, venivano vagliati dagli stessi funzionari. Ricordo che Rosi, quando realizz\u00f2 Salvatore Giuliano nel \u201961, film che non fu accolto a Venezia, vide tagliate alcune scene e and\u00f2 a contrattare con De Pirro.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Si legge che presso l\u2019Istituto Campano di Studi per la Resistenza c\u2019\u00e8 uno scambio di lettere tra Bracco e Vittorio De Sica.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 poco: c\u2019\u00e8 una lettera in cui Bracco dice \u201cIl divo De Sica non mi ha neanche risposto\u201d. Ma questo \u00e8 abbastanza normale: rispondere a Bracco, scrivergli o fargli visita era un\u2019esposizione e solo una minoranza lo faceva. La sua posta veniva aperta, sia in entrata sia in uscita, e il suo unico contatto con l\u2019esterno era scrivere: si conoscevano quindi in anticipo le sue intenzioni, i suoi contatti\u2026 C\u2019\u00e8 una cartolina che Nicola Maldacea indirizza a Bracco che stava poco bene, augurandogli pronta guarigione, scrivendo \u201cLa vostra vita \u00e8 sacra all\u2019arte\u201d ; quando qualcuno gli scriveva veniva aperto un fascicolo su di lui: tutti controllavano tutto. Quando Lucio D\u2019Ambra, amico di Bracco, che si aveva una posizione di rilievo, era diventato Accademico d\u2019Italia, gli promette di intercedere per lui con Ciano, in realt\u00e0 i fascisti sanno gi\u00e0 prima di questo proposito, erano informatissimi di tutto. La censura epistolare non vietata certo la scrittura, anzi, si voleva che si scrivesse per fare nomi\u2026 alle volte arrivavano anche rapporti anonimi, non firmati o firmati solo con una sigla, di qualche infiltrato nella stessa cerchia di amici di Bracco, per meglio controllare tutte le sue intenzioni. Il fascicolo di Bracco \u00e8 pi\u00f9 grande di quello di Togliatti, Gramsci\u2026 Del resto lui non si risparmiava, non era un cospiratore, non infrangeva leggi, proteggeva solo le proprie idee, non taceva, denunciava come veniva trattato nonostante fosse un grande nome del teatro italiano, ed era molto imbarazzante per il regime che vantava di proteggere l\u2019arte. C\u2019\u00e8 un\u2019informativa anonima in un ristorante milanese dove si sente Emma Gramatica sostenere che il fascismo ha dato aiuti a tutti e a Bracco niente, e l\u2019informatore riprende questa idea per cui il caso Bracco fosse imbarazzante, anche per la questione dei sostegni.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Qual \u00e8 il rapporto di un autore molto europeo come Bracco con la citt\u00e0 di Napoli?<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era napoletano fino al midollo, aveva una casa a via Santa Teresella agli Spagnoli, ai Quartieri, casa che fu assaltata dai fascisti durante le elezioni del \u201924 e fu bruciato tutto quello che c\u2019era, persino un\u2019opera che lui non riusc\u00ec pi\u00f9 a riscrivere, e dalle carte della polizia si evince che ci furono due assalti e volevano addirittura ucciderlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle cose che amava fare era andare al Gambrinus e guardare la gente, respirare l\u2019aria napoletana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019epoca l\u2019arte italiana soffriva un complesso di inferiorit\u00e0 rispetto alla Francia e all\u2019Europa: l\u2019Italia era una Paese giovane, di recente unificazione; Napoli se la cavava bene, c\u2019era anche una forte stampa culturale, era una metropoli dal punto di vista culturale ed editoriale, dello spettacolo e del cinema. Bracco insieme ad altri propagandava l\u2019arte italiana, c\u2019era una specie di missione e nonostante inimicizie o rivalit\u00e0 gli intellettuali si sentivano tutti coinvolti nel tentativo di risollevare l\u2019arte italiana. Bracco poi aveva un\u2019apertura anche europea: ho trovato le lettere che gli scrivevano dalla Svezia, dove veniva pubblicato come in Sudamerica, Francia&#8230;, tradotto in otto lingue. Ho trovato una lettera in cui Bracco viene informato che al teatro di Bergen in Norvegia c\u2019\u00e8 il tutto esaurito in occasione della rappresentazione di una sua opera. Era conosciuto, del resto era stato proposto per il Nobel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Col fascismo ovviamente era tutto complicato: anche per avere i guadagni delle sue opere che venivano rappresentate all\u2019estero, avrebbe dovuto raccomandarsi ai consolati, cosa che lui non faceva e il povero Lucio D\u2019Ambra lo faceva per lui. Insomma, pure per avere i guadagni che gli spettavano, dovendo interagire con un organo ufficiale, se la passava male.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aveva comunque una visione europea, nonostante non avesse studiato in maniera sistematica: era un giornalista intraprendente in grado di annusare l\u2019aria, fu il primo a portare Freud al teatro italiano con \u201cDon Pietro Caruso\u201d. Insomma, conosceva queste correnti europee perch\u00e9 era un personaggio attivo, che viveva, girava\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rispetto alle influenze di Freud e \u201cI Pazzi\u201d entra poi in gioco una polemica con Pirandello e con i pirandelliani e qui si ritorna purtroppo al fatto che Pirandello fosse schierato con il fascismo mentre Bracco no. Io non entro nel merito della polemica per\u00f2 dico che la sorte di Bracco non \u00e8 dovuta a dubbi sulla qualit\u00e0 artistica perch\u00e9 le sue opere venivano richieste in Italia e all\u2019estero ma lui non le poteva dare. Abbiamo ritrovato la circolare di Starace, segretario del Partito, che vietata la messa in opera di Bracco, con immediata interruzione anche dei lavori che si stavano realizzando. Le opere di Bracco venivano richieste a tutti i livelli, sia alti sia dalle filodrammatiche e dai circoli del dopolavoro, per cui la teoria che non era rappresentato perch\u00e9 inattuale e sorpassato non \u00e8 corretta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La maggior parte dei critici che ha parlato di teatro dopo la Seconda Guerra Mondiale e ha preso delle posizioni, tranne forse uno, hanno tutti usato la vecchia edizione Sandron quella di inizio secolo e non l\u2019edizione Carabba, per la quale nel \u201935 Bracco si impegn\u00f2 moltissimo per realizzare 25 volumi, dopo che Mondadori si era negato, pagando di tasca sua, lavorando in condizioni difficilissime perch\u00e9 fermo a casa, senza potersi confrontare con alcuno, perch\u00e9 ci teneva moltissimo a lasciare una visione storica precisa del suo lavoro. Teneva moltissimo all\u2019opera \u201cI Pazzi\u201d, che considerava la sua vera opera, chiamando invece le altre \u201cesumazioni\u201d, essendo anche molto severo con se stesso, e teneva molto affinch\u00e8 la sua figura fosse riconosciuta nel teatro italiano: per questo motivo si dedic\u00f2 alla sua opera omnia, correggendo tutti i copioni, spesso pubblicati con errori, cercando quindi di essere giudicato sulla base di questo nuovo lavoro. Quasi nessuno l\u2019ha fatto, citando quasi sempre la vecchia edizione Sandron che lui non riconosceva pi\u00f9. Ci\u00f2 accadde perch\u00e9 la Sandron era pi\u00f9 diffusa, Carabba non ebbe alcuna circolazione, Bracco scriveva a Croce: \u201cI miei libri si stampano ma non si pubblicano\u201d. Giudicare quindi un autore sulla base delle opere che lui ritiene imperfette non appare corretto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una conclusione poi rispetto al regime: Zurlo dopo la guerra scrisse un libro, le sue memorie, un libro in cui si giustifica sostenendo di essersi limitato ad applicare la legge in quanto funzionario statale, anzi dal volume emerge un\u2019immagine paterna, che dispensava consigli agli autori e tutti ne parlano benissimo, come di un signore. In quest\u2019opera Zurlo ammette un solo errore, che chiama \u201cla mala azione del censore\u201d: Bracco. Poich\u00e9 quando si verific\u00f2 il sabotaggio a Roma, scrisse una lettera a Mussolini per far vietare l\u2019opera che, non avendo contenuti politici, poteva essere rappresentata. E Bracco senza saperlo, quando scrive l\u2019opera omnia con Carabba nel \u201940-\u201841, manda a Zurlo \u201cI Pazzi\u201d chiedendogli un parere, non come censore ma come esperto di teatro. A questo punto Zurlo, non sapendo come agire, viene a Napoli, si fa anticipare da un amico di Croce che stava nel circolo di Bracco, va a far visita a Bracco, torna a Roma e scrive una nuova lettera a Mussolini e riesce a riparare alla sua \u201cmala azione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia non fu mai rappresentato negli anni del fascismo, solo nel \u201947 abbiamo la prima ripresa. C\u2019\u00e8 stato quindi un risorgimento e la Sala Tarsia a Montesanto, originariamente destinata al dopolavoro, gli viene dedicata ed \u00e8 l\u2019attuale Teatro Bracco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal caso Bracco, di cui mi sono occupato, c\u2019\u00e8 stato poi un convegno 2-3 anni fa al Premio Napoli a Palazzo Reale, dove si proponeva di nuovo il caso Bracco e perfino il Presidente della Repubblica ha mandato un riconoscimento: questa figura \u00e8 uscita fuori ormai dall\u2019ombra e a San Gregorio Armeno si pu\u00f2 vedere una targa che gli stata dedicata, dove \u00e8 scritto proprio \u201cintellettuale intransigente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ermete Novelli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un attore che suscita grande interesse in Roberto Bracco, nella doppia veste di drammaturgo e critico teatrale, \u00e8 Ermete Novelli, magistrale interprete della prima messinscena di <em>Non fare ad altri<\/em>. Pi\u00f9 volte, infatti, Bracco gli dedica interventi critici nei tre volumi Nell&#8217;arte e nella vita, raccolta dei suoi articoli pi\u00f9 importanti. Il drammaturgo napoletano, proprio in un articolo pubblicato sullo &#8220;Zeit&#8221; di Vienna, nel 1896, evidenzia la bravura del Novelli e ricorda come dopo la rappresentazione di <em>Non fare ad altri<\/em> il suo camerino si riemp\u00ec di &#8220;gente d&#8217;ogni sorta&#8221; che egli accoglieva sempre con grande entusiasmo e disponibilit\u00e0. Per Ermete, attore comico amatissimo dal pubblico, fu difficile affermarsi come attore tragico: le sue qualit\u00e0 fisiche ed i suoi spiccati caratteri, uniti alla voce, al trucco, agli abiti di scena, facevano di lui una macchietta capace di trasformare gli schizzi caricaturali in veri e propri tipi teatrali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle sue prime interpretazioni drammatiche il pubblico era diffidente e continuava a chiedergli i pezzi del suo repertorio comico, soprattutto Condensiamo, nel quale egli si faceva interprete delle caricature degli attori pi\u00f9 noti. Gli applausi scroscianti del pubblico, perci\u00f2, lo gratificavano solo in parte. Pian piano, per\u00f2, i suoi spettatori iniziarono ad acclamarlo anche come attore tragico, sebbene quel desiderio di comicit\u00e0 cos\u00ec diffuso fosse determinato dalla volont\u00e0 di dimenticare il presente. Novelli attingeva alla tradizione della Commedia dell&#8217;Arte e portava in scena l&#8217;estro creativo che scaturisce dallo stretto contatto con il pubblico: egli, insomma, era un istrione e sapeva improvvisare un personaggio identificandosi con esso, tanto da creare &#8220;una forma scenica di verit\u00e0 vivente&#8221;. Di lui Bracco ricorda, inoltre, la capacit\u00e0 di salvare in extremis anche le commedie meno convincenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;unico autore che costringeva Ermete a rimanere &#8220;nei confini scenici del personaggio&#8221; era Goldoni, che Novelli amava profondamente. Per lui, infatti, interpretare Goldoni era un modo di riavvicinarsi alla tradizione del teatro italiano ormai superata. Ermete Novelli \u00e8 il vero matadore, l&#8217;uomo che riusc\u00ec a trasformare i cinque atti dell<em>&#8216;Avare<\/em> di Molier\u00e9 in soli tre atti affermando: &#8220;io offro un <em>Avaro<\/em> in tre atti e in questi tre atti mi metto in lungo e largo&#8221;. In queste parole ritroviamo l&#8217;essenza di un attore che era una vera e propria esplosione di vitalit\u00e0 scenica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Aurelia Del Vecchio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aurelia del Vecchio, che Bracco amava chiamare Laura, nasce a Napoli il 15 agosto 1900; giovanissima, interrompe presto i suoi studi, a dispetto del volere dei suoi genitori, e inizia a lavorare in una lavanderia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;incontro con Roberto avviene quando egli \u00e8 gi\u00e0 ultrasessantenne, mentre lei \u00e8 poco pi\u00f9 che ventenne: a farli conoscere \u00e8 Gemma, sorella di Laura, nonch\u00e9 moglie di un membro della famiglia Schneider imparentato con Bracco. Laura e Roberto avranno un&#8217;unione solida e duratura, interrotta soltanto nel 1943, dalla tragica morte del drammaturgo napoletano. All&#8217;inizio, il loro rapporto sembra essere pi\u00f9 di tipo paterno che sentimentale: Bracco inizia a corteggiare la sua amata scrivendole delle lettere, e proprio in una sua datata 21 aprile 1924, si rivolge a lei dicendo: &#8220;Figlia mia cara&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di conoscere Laura, Bracco non aveva mai avuto una corrispondenza con una donna cos\u00ec diversa da quelle che era abituato a frequentare, n\u00e9 tantomeno aveva mai pensato a legarsi seriamente ad una donna. Probabilmente, sar\u00e0 proprio la notevole differenza fra i due a rendere cos\u00ec speciale e saldo il loro rapporto; Bracco, infatti, non solo non volle dare importanza alla scarsa istruzione di Laura, ma volle sempre sottolineare il suo senso critico, ebbe un&#8217;alta considerazione di lei, come si evince da una lettera scrittale durante il soggiorno milanese del 1933, avvenuto nella vana speranza di far pubblicare la sua opera omnia dall&#8217;editore Mondadori. In essa, Bracco, scrive: &#8220;Tu non sei pi\u00f9 ignorante d&#8217;una signorina che sia andata a scuola fino all&#8217;et\u00e0 di 13 o 14 anni, e, quanto a intelligenza, ne hai da vendere. La stessa tua lettera \u00e8 una prova della tua intelligenza tutt&#8217;altro che comune&#8221;. Laura non sposa Roberto per la sua fama e sicuramente prova per lui un amore sincero e leale, dimostratogli sempre, soprattutto, durante le repressioni subite dal Regime e i duri colpi inflittigli dalla sua salute cos\u00ec cagionevole. Ella non si scoraggia mai e sembra applicare alla perfezione le parole che Roberto le scrive in un&#8217;altra delle sue lettere: &#8220;Dunque, forza, coraggio e pazienza &#8211; e avanti contro il Destino infame&#8221;. Per Bracco, Laura \u00e8 la vera forza della sua vita, al punto da confidare al suo amico, Federico Petraccione, che lei \u00e8 &#8220;l&#8217;unica persona alla quale egli debba rendere conto delle sue decisioni&#8221;. L&#8217;amore tra Laura e Roberto \u00e8 quello che il drammaturgo napoletano definisce come &#8220;un amore vero e completo, un amore che nasce dai rapporti sentimentali e con il tempo genera il bisogno di rapporti sensuali, l&#8217;unico amore autentico che pu\u00f2 durare per sempre&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gelosa custode dell&#8217;archivio del marito, Laura muore nel novembre del 1961 a causa di un infarto. Le Lettere a Laura saranno raccolte e pubblicate, nel 1994, da Pasquale Iaccio, biografo e studioso di Roberto Bracco; esse sono un aiuto validissimo per la ricostruzione della figura di una donna tanto importante per il drammaturgo eppure tanto trascurata dalla critica e dai suoi biografi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Ermete Zacconi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si pensa alla monumentale persona di Tommaso Salvini, il maggiore artista drammatico italiano dei tempi nostri, e alla sua gran voce melodicamente sonora con la quale, nonostante l&#8217;approssimarsi della settantina, pu\u00f2 ancora, sempre che voglia, ammaliare un pubblico di qualunque parte del mondo, i grandi successi di Ermete Zacconi sembrano uno dei tanti casi di enigmatica contraddizione nei rapporti dell&#8217;umanit\u00e0. Se Tommaso Salvini \u00e8 il sole della scena nostra, l&#8217;incipiente celebrit\u00e0 di Ermete Zacconi, di quest&#8217;uomo a cui la natura non ha concesso una distinguibile imponenza vocale, una perspicua entit\u00e0 plastica, nessuna qualit\u00e0 appariscente, dimostra che la luce del sole non \u00e8 un monopolio del sole. Osservando i suoi connotati, si dura fatica a rievocare i personaggi ch&#8217;egli incarna con tanta possanza di conquista da prendere lo spettatore delle poltrone e quello del loggione, lo spettatore frivolo e quello pensoso, lo studioso del teatro e il pi\u00f9 rozzo degli incompetenti. Guardatelo per la via &#8211; se non lo confondete con gli altri viandanti -: guardatelo rasentare il muro col passo piuttosto veloce, con le sue giacche ineleganti, coi suoi baffetti biondicci e spioventi, con quella sua aria timida e imbarazzata; e voi penserete che egli sia un modesto impiegatuccio che corra a sgobbare nel suo piccolo ufficio o un paziente maestro di scuola elementare a ottanta lire il mese, e non certo vi balener\u00e0 il dubbio ch&#8217;egli porti in giro, in quella giacca e in quei baffetti e in quella timidit\u00e0, l&#8217;interprete dell&#8217;infamia bestiale di Nikita, della fatale morbosit\u00e0 di Osvaldo, della vigoria audace di Bito gladiatore, della follia vanagloriosa e spietatamente tirannica di Nerone&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ebbene, la sua persona, tale qual \u00e8, ben simboleggia l&#8217;inizio della sua carriera. Egli, che ha nel corpo quasi esile, negli occhi chiari e mansueti, nella voce punto rintronante, nella testa scialba e precocemente calva, tutta la mitezza originaria del suo carattere, non \u00e8, difatti, un prodotto dell&#8217;auto r\u00e9clame e dell&#8217;auto grancassa, non \u00e8 un seduttore di giornalisti e di assidui frequentatori del dietroscena, abituati alle cordiali e gustose confidenze del camerino non \u00e8 un raccontatore prezioso nelle brigate allegre, non \u00e8 neppure un nevrotico interessante, atteggiato a vittima dell&#8217;arte consumatrice. Con l&#8217;amico \u00e8 scarsamente espansivo; col conoscente \u00e8 freddo, \u00e8 angoloso, \u00e8 arido; con l&#8217;ammiratore \u00e8 appena sorridente d&#8217;un sorriso da collegiale lodato dal maestro in cospetto del babbo e della mamma. Tutte queste cose non agevolano il compito d&#8217;un attore, non gli preparano il terreno, non impongono l&#8217;ammirazione e non affrettano il conseguimento della meta. Pare quasi che la stessa insignificanza della sua persona non gli abbia consentito di giocar di gomiti per aprirsi un solco tra la folla; e anche pare che, in compenso, la folla lo abbia lasciato passare oltre soltanto perch\u00e9 egli era cos\u00ec inconsistente e innocuo che nessuno credeva d&#8217;esserne incomodato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, quella sua persona dai connotati comuni e sfuggenti, quella persona che non ha nulla di speciale e di visibilissimo e che non reca alcuna impronta di supremazia n\u00e9 fisica n\u00e9 spirituale, \u00e8 simile ai mezzi con cui egli ha perfezionata la sua arte. Io voglio dire, cio\u00e8, che la sua vita laboriosa non ha mai avuto esuberanze ingombranti e la sua recitazione non ha mai dilatato un personaggio per attirare maggiormente l&#8217;attenzione degli spettatori, n\u00e9 per varcare &#8211; si noti bene -i limiti assegnati a quel personaggio, umanamente e scenicamente. Lo studio del Vero si \u00e8 sempre compiuto da lui come in un laboratorio chiuso, senza l&#8217;ostentazione di far cosa non mai fatta; e la semplicit\u00e0 del risultato, dovuto a una intima e graduale elaborazione, nelle prime fasi della sua carriera, ha talvolta perfino generato il sospetto d&#8217;una infrazione a quelle leggi della prospettiva teatrale per le quali, come in un quadro pittorico, i personaggi del primo piano hanno contorni pi\u00f9 larghi e pi\u00f9 precisi e colori pi\u00f9 spiccati. Quest&#8217;odio giurato alla ridondanza, all&#8217; iperbole, al gonfiamento, a ogni sorta di eccesso, costituisce l&#8217;assonanza tra la sua figura d&#8217;uomo e la sua figura d&#8217;artista. E cos\u00ec egli, accontentandosi dapprima dell&#8217;indifferenza del pubblico, poi degl&#8217;incoraggiamenti di chi cominciava a notarlo tra l&#8217;altrui mediocrit\u00e0 presuntuosa, poi dalla fiducia di pochi novelli critici solitari &#8211; e mi si permetta di vantarmi d&#8217;appartenere alla breve schiera -, \u00e8 andato avanti avanti con l&#8217;atteggiamento di chi resta indietro. Sicch\u00e9, la semplicit\u00e0, l&#8217;economia degli effetti, lo studio del Vero visto da vicino, la completa noncuranza del vecchio e glorioso codice della ribalta hanno formata la base su cui egli ha eretto l&#8217;edificio del suo repertorio. Ed \u00e8 chiaro che, se nelle parti non cariche di drammaticit\u00e0 emozionante e di eccezionalit\u00e0 fisiologiche o psicologiche, se nelle parti, dico, intessuto di dialogo fluente scintillante arguto dilettoso, come quelle dell&#8217;Ami des femmes e d&#8217;Olivier de Jalin nel Demi-monde, egli non fosse riuscito a essere esternamente sobrio e semplice, a lui sarebbe mancata la misura interpretando le parti che sono in s\u00e9 stesse complicate e che richiedono un ricco e impressionante complesso d&#8217;intenzioni e di estrinsecazioni. In altri termini, se egli avesse voluto scuotere violentemente il pubblico sempre, anche quando il personaggio e la situazione non tendevano che a destare una commozione superficiale, non avrebbe potuto egli stesso tentare, per esempio, le interpretazioni di Nikita nella Potenza delle tenebre e di Osvaldo negli Spettri senza rompere i confini della estetica e senza trascendere in esagerazioni mostruose e traditrici della Verit\u00e0. Qualunque attore, che non abbia la scienza della limitazione degli effetti e non abbia il coraggio di non curare l&#8217;avidit\u00e0 collettiva del pubblico, corre il rischio di essere un Osvaldo ridicolo e un Nikita sinistramente goffo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insisto nel ricordare questi due personaggi perch\u00e9 in essi la personalit\u00e0 di Zacconi si \u00e8 pi\u00f9 fortemente e pi\u00f9 distintamente delineata e perch\u00e9 dalla sua personalit\u00e0 sono essi ormai inscindibili. Non s&#8217;immagina pi\u00f9 Osvaldo e Nikita senza Zacconi. Scartando, eliminando tutto il ciarpame delle risorse fornite anche ad attori non ignobili dalle esperienze del palcoscenico, Ermete Zacconi cava esclusivamente dalla verit\u00e0 del personaggio ibseniano le ragioni e le risultanze artistiche della rappresentazione e rivela sulla scena la tragedia dello sfacelo progrediente dell&#8217;anima e del corpo di Osvaldo, quello sfacelo terribile spaventevole e straziante che dovette far fremere Ibsen quando contempl\u00f2 l&#8217;atavismo fatale per cui il figliuolo sconta, nella carne, nel cervello, i vizi e i peccati del padre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I napoletani, che pur sanno cos\u00ec bene, cos\u00ec rumorosamente applaudire o fischiare, non fiatarono, non si mossero nel vedere scendere il sipario sull&#8217;ultimo atto degli Spettri. L&#8217;estremo balbettio con cui Osvaldo aveva chiesto il Sole alla mamma pietosa -per averne invece le polverine ferali che gli avrebbero dato il soccorso del Nulla -, uscendo dalle labbra di Zacconi, s&#8217;era diffuso nella sala come un brivido di morte. Tutti avevano sentito quel brivido, quasi convinti, per un momento, d&#8217;essere uniti, d&#8217;essere stretti a quell&#8217;organismo devastato. Un silenzio lugubre dur\u00f2 parecchi istanti; e solo quando gli spettatori potettero intendere d&#8217;essere distaccati dalla larva che il sipario nascondeva, risorse in loro il discernimento della finzione scenica e proruppe l&#8217;applauso dell&#8217;ammirazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E osserviamolo, ora, un po&#8217; nel vasto quadro di Leone Tolstoj: La potenza delle tenebre. Ermete Zacconi, personificandone il protagonista Nikita, intende e riproduce, mediante il suo metodo obiettivo, tutto l&#8217;assoluto obiettivismo che , &#8211; secondo me \u00e8 in quelle scene tremende. Leone Tolstoj non ha voluto plasmare, com&#8217;\u00e8 stato detto, un&#8217;idea filosofica, un trionfo ideale delle sue teorie. Bens\u00ec, studiando questa &#8220;potenza delle tenebre&#8221;, questa potenza dell&#8217;ignoranza che incombe sulla povera vita inanime delle sconfinate e desolate steppe della Russia, dove la brutalit\u00e0, fecondata dalle abitudini e dalle tradizioni di schiavit\u00f9 resta sommersa nel buio, ha voluto dire:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Questo \u00e8, questo accade. Piangete sulla miseria umana, se sapete piangere, e soccorrete l&#8217;umanit\u00e0, se sapete soccorrerla. &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella interpretazione del tipo di Nikita, il quale, dopo aver commesso ogni specie di delitti, sente finalmente il bisogno di confessarsi a voce alta con in mano un crocifisso, Ermete Zacconi serba in proiezione l&#8217;atteggiamento stesso dell&#8217;autore. Se egli avesse presentata la grandiosit\u00e0 della nefandezza e del rimorso di Macbeth, avrebbe dilatata, per gli spettatori, l&#8217;importanza della sua interpretazione, ma avrebbe tradito l&#8217;austero obiettivismo tolstoiano. In Macbeth c &#8216;\u00e8 il sopravvento imperioso dello spirito su tutto ci\u00f2 che la creazione ha di materiale, ed ecco il rimorso sorgere e predominare in tutta la sua magnifica implacabilit\u00e0. Il concetto di Pascal &#8211; che il rimorso sia una incoerente superfetazione dello spirito &#8211; \u00e8 l\u00ec, psicologicamente, esattissimo. Ma la tarda assunzione della coscienza di Nikita, dell&#8217;uomo, cio\u00e8, che in Ermete Zacconi vive alla ribalta, debole, floscio, senza iniziativa, senza volont\u00e0, senza energia fisica, senza energia mentale, senza alcun nucleo propulsore, non \u00e8 che il riverbero d&#8217;un po&#8217; di luce mistica trasmessa, a un tratto, da una fiammella che \u00e8 profondata in una fitta oscurit\u00e0. Ermete Zacconi \u00e8 avvolto nel bieco mistero di quella miserabile bestialit\u00e0 umana, di quel cretinismo delinquente, di quell&#8217;abbietta fiacchezza dissolvente che non una nuova vigoria spirituale n\u00e9 un alato risveglio dell&#8217;anima, ma un&#8217;evoluzione della stessa fiacchezza e un confuso ignorante misticismo spingono al pentimento e alla confessione. Quando a Nikita sembra di sentir scricchiolare le ossicine del neonato che egli ha seppellito vivo, Ermete Zacconi fa comprendere perfettamente come in quell&#8217;uomo terrorizzato, assalito dal raccapriccio, ci sia la bestia vile e come la sensazione di lui, dilaniatrice, non si elevi alla dignit\u00e0 psicologica del rimorso. E quando, stanco, esausto, annientato, Nikita si confessa, Ermete Zacconi, sacrificando tutti i grandi effetti che potrebbe trarre dall&#8217;atto solenne del confessarsi, resta misero nel pentimento come fu nel delitto. Indimenticabile nel momento in cui Nikita tende gli orecchi per udire lo scricchiolio delle ossicine; indimenticabile nel momento in cui la bestia vile fugge per sottrarsi alla orrenda sensazione; indimenticabile nel momento in cui la bestia abbattuta, senza slancio, senza eroismo, si umilia nella confessione e nel nebuloso misticismo estraneo alla coscienza; indimenticabile in tutta quella verit\u00e0 profondamente rattristante che \u00e8 l&#8217;interpretazione diretta e concisa dell&#8217;obiettivismo di Tolstoj. L&#8217;arte di Ermete Zacconi non aggiunge colori a colori, linee a linee, non si gonfia di commenti, non porta il dramma russo sopra una cattedra, e si limita a ripetere insieme con l&#8217;autore:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Questo accade, questo \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho parlato di due speciali interpretazioni del pi\u00f9 giovane dei nostri grandi artisti della scena perch\u00e9 in esse, ripeto, il suo metodo e le sue qualit\u00e0 si compendiano e armonizzano. E le due interpretazioni egli ha talmente perfezionate, talmente sentito e cos\u00ec gli si sono connesse ai connotati fisici che solo una costante forza di volont\u00e0 pu\u00f2 renderlo capace di emancipare la voce da alcune modulazioni spasmodiche dei due personaggi e pu\u00f2 affrancare le sue braccia e le sue gambe, dai convellimenti e dal tremito dell&#8217;uno e dell&#8217;altro. La forza di volont\u00e0 scaccia via, per fortuna, Osvaldo e Nikita. Sarebbe allarmante che quei due degenerati s&#8217;impadronissero di tutto il repertorio di Zacconi. Liberandosi &#8230; dai mali atavici e dal cretinismo delinquente, egli ci presenta, con un vivo rilievo di realt\u00e0 assoluta, la delinquenza quasi geniale mista di fastosa megalomania del Nerone di Pietro Cossa, la dolorante pietosa umilt\u00e0 di Vassilij Siemi\u00f2nyc nel Pane altrui di Ivan Turgh\u00e8niev, il significato morale e sociale di altri personaggi esotici, la dialettica ardimentosa che Giovanni Bovio presta a Giuda nel gran quadro del Cristo alla festa di Purim per infirmare, assai meno di quanto spera l&#8217;insigne pensatore, la fede ond&#8217;\u00e8 stata conquistata la Maddalena; ci rivela con accenti indimenticabili l&#8217;odio e l&#8217;impeto di vendetta di Luigi Palmieri nel mio breve dramma Maschere , soffocati nella finzione che deve salvare l&#8217;onore della moglie di lui, adultera e suicida, al cospetto della figliuola; compone per il palcoscenico in evidenza di vita i pi\u00f9 vari e interessanti profili psicologici di personaggi appartenenti a tutto il teatro internazionale d\u00ec ieri e d&#8217;oggi, purch\u00e9 non foggiati pi\u00f9 dal mestiere che dall&#8217;arte. Il repertorio d&#8217;Ermete Zacconi va man mano estendendosi. Una certa riluttanza egli mostra ad affrontare la tragedia classica o quella shakespeariana. E non \u00e8 difficile intenderne il perch\u00e9. La tradizione ha gi\u00e0 fissate per entrambe le linee molto teatrali, a cui non \u00e8 estraneo ci\u00f2 che \u00e8 o sembra, e si chiama, accademico. Ed egli, completamente libero da ci\u00f2 che \u00e8 o sembra accademico, non pu\u00f2 non urtare in gravi ostacoli. In Italia, \u00e8 vero, la tendenza realistica nell&#8217;incarnare quei personaggi non \u00e8 novissima. Gustavo Modena &#8211; a quanto ci hanno raccontato i cronisti del suo tempo &#8211; fu un precursore di questa tendenza, legittimata dalla mancanza d&#8217;un Accademia scenica. Ma, intanto, non \u00e8 senza pericoli l&#8217;abolizione di quella nobile larghezza tradizionale che pare ingenita anche negli umanissimi protagonisti di Shakespeare. Essi hanno proporzioni gigantesche. Essi rappresentano l&#8217;umanit\u00e0 vista attraverso una lente d&#8217;ingrandimento. Conciliare, nella rappresentazione, la necessaria ampiezza con tutti i particolari del vero \u00e8 certamente una molto ardua impresa. Ermete Zacconi non \u00e8 il solo attore italiano moderno che tenti una sapiente conciliazione; ma egli, pi\u00f9 radicale nei suoi propositi e pi\u00f9 evidente nei suoi risultati, va suscitando le maggiori discussioni. Senza dubbio, nessuno ha meglio di lui le facolt\u00e0 atte a riuscire. Nella parte di Giuda e in quella di Nerone &#8211; per citarne due &#8211; ha gi\u00e0 dato un saggio vittorioso di recitazione ampia e insieme realistica. Nondimeno, quale che sia l&#8217;altezza che egli sapr\u00e0 raggiungere nelle opere di scultoria imponenza, ci sar\u00e0 sempre qualche spettatore codino e cocciuto che, in alcuni momenti, come un creditore inesorabile, gli chieder\u00e0, invano, la voce grossa e reboante, il passo smisurato, il sobbalzo e lo squasso del torace erculeo e il gesto che riempia la scena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ora voi mi chiedete l&#8217;aneddoto, l&#8217;episodio, l&#8217;indiscrezione, il fatterello piccante. E io non so come accontentarvi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il neo celebre attore italiano, dal punto di vista della curiosit\u00e0, \u00e8 negativo. Nulla di ci\u00f2 che desiderate posso ammannirvi. L&#8217;artista \u00e8 preziosissimo ed \u00e8 degno d&#8217;una studiosa attenzione quotidiana; ma l&#8217; uomo farebbe morire di crepacuore il pi\u00f9 fantasioso dei cronisti, il pi\u00f9 americano o il pi\u00f9 europeo dei reporters! Ermete Zacconi ha una fida compagna e un fido cagnolino, mangia poco, beve poco, passeggia poco, parla poco, spende poco, ride poco, si diverte poco, si mostra poco; e lavora molto. Di lui, uomo, questo so dirvi, e, null&#8217;altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Gemma Bellincioni al teatro di prosa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">NOTA. &#8211; Mi occupavo della celebre cantante che fu la compagna del grande tenore Roberto Stagno. Dal Mattino. 1902.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Salotto dell&#8217;H\u00f3tel de Londres.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Dunque, reciterete, a Firenze, La signora dalle camelie. Eccovi sulle scene del teatro di prosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Intendiamoci: a scopo di beneficenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo &#8211; Voi siete una benefattrice anche in musica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Ma in prosa io benefico pure un po&#8217; me stessa. Ah, l&#8217;arte drammatica sarebbe la mia passione!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Questo si vede.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Si vede soltanto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Si vede e si sente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Ebbene, \u00e8 cos\u00ec! Io, come uditrice, amo la musica per la musica; ma come cantante amo la musica per quel che essa esprime, per quel tanto di sangue, di carne, di nervi e di cuore che \u00e8 in una combinazione di note. Io non ho potuto mai distaccarmi dal contenuto umano d&#8217;una melodia o d&#8217;una frase musicale affidata alla mia gola. E se questo contenuto non c&#8217;\u00e8, devo mettercelo io. Le note devono diventare una estrinsecazione dell&#8217;anima mia assorbita dal personaggio. Sono infelice quando le linee di questo personaggio mi sfuggono. E quando invece le vedo nette o le creo con la mia fantasia, io trovo, senza nessuna fatica meccanica, nella mia gola, tutto ci\u00f2 che mi basta per cantare. E dico tutto ci\u00f2 che mi basta, perch\u00e9 non ho mai preteso di meravigliare e affascinare il pubblico con la mia voce. Se avessi avuta questa pretensione, probabilmente adesso non potrei pi\u00f9 aprir bocca. D&#8217;altronde, capisco che nel teatro lirico il meccanismo, d&#8217;ogni sorta, ha una grande importanza. E soprattutto per questo io preferisco il teatro di prosa, dove per esprimere dei sentimenti e delle sensazioni non si ha da superare mille ostacoli. Ah, che godimento per un artista! Niente pastoie, niente costrizioni, niente convenzionalismi, niente obbligo di vociare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo &#8211; Niente tenori&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Sicuro! Niente tenori, che sono una vera angoscia!&#8230; Recitare \u00e8 una liberazione. Libera arte in libere anime!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; E giacch\u00e9 tutta questa libert\u00e0 di arte vi seduce tanto, perch\u00e9 non abbandonate il teatro lirico per il teatro di prosa?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Mi sembrerebbe di commettere un tradimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; In verit\u00e0, il tradimento \u00e8 gi\u00e0 un po&#8217; commesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Come?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo &#8211; Per voi, consentitemi il paragone, il teatro lirico \u00e8 il marito, il teatro di prosa \u00e8 l&#8217;amante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; lo non gli concedo che un flirt.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Recitando a Firenze, passerete dal flirt all&#8217;amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Per una volta, non conta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">UN CAMERIERE DELL&#8217;HOTEL &#8211; E&#8217; permesso?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Avanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Il cameriere entra, recando un magnifico fascio di garofani e una lettera.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; (odora i garofani, e guarda la lettera &#8211; Sorride -Effetto di denti perlacei fra labbra rosse e sottili.) Mettete tutto lass\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Senza complimenti. Leggete.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Pi\u00f9 tardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IL CAMERIERE &#8211; Si chiede una risposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; La risposta \u00e8: &#8220;grazie!&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Se ne contenta?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Senza dubbio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Il cameriere esce.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; E avete gi\u00e0 fatte molte prove della Dame aux camelias?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Parecchie. Oh! Per me sono ore deliziose!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; E non vi riesce difficile dire in prosa ci\u00f2 che avete sempre detto in musica? In altri termini, non vi riesce difficile di tradurre Violetta in Margherita Gautier?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI -No, no. Per fortuna, Giuseppe Verdi non sacrific\u00f2 al melodramma n\u00e9 una sfumatura, n\u00e9 una vibrazione del personaggio di Margherita. Se Margherita &#8211; quella che io immagino vera e viva &#8211; avesse parlato cantando, e se un disco fonografico avesse potuto custodire la sua voce, in questo disco si sarebbe trovata la musica di Verdi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Ma, appunto, non provate voi l&#8217;ossessione di questa musica? Non vi pare di non potere scindere parole, amore, ebbrezza, spasimo, agonia dalla musica che avete gi\u00e0, non solamente nella gola, ma altres\u00ec nell&#8217;anima, che \u00e8 poi l&#8217;anima di Violetta divenuta vostra?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Io non so dirvi precisamente quel che accade in me. Certo \u00e8 che, recitando la parte di Margherita, io non faccio alcuno sforzo. Luigi Rasi, che dirige le prove, mi assicura che la mia recitazione \u00e8 naturalissima. Qualche difetto di pronunzia &#8211; egli dice &#8211; \u00e8 dovuto alla mancanza di esercizio. E&#8217; una pronunzia un po&#8217; dura, o, per lo meno, non abbastanza dolce, non abbastanza scorrevole. Ma questo non ha nulla di comune con l&#8217;ossessione musicale. Mentre recito, io dimentico la musica. 0, meglio, io non la ritrovo, non saprei ritrovarla pi\u00f9 nella mia gola e nei miei orecchi. Gli \u00e8, forse che essa mi resta nelle fibre come un fluido. E sapete quando mi turba un po&#8217;&#8230;? Mi turba un po&#8217; in qualche episodio in cui il dramma di Dumas mi sembra un tantino meno vero e meno sincero. Alle prime frasi della famosa scena fra Margherita e il padre di Armando, io mi smonto. La cosa pi\u00f9 logica di questo mondo mi parrebbe che Margherita mandasse al diavolo quel seccatore. Ed ecco che il mio criterio di donna produce in me una distrazione. Io non vivo pi\u00f9 sulla scena. Analizzo con freddezza. Il ricordo della musica si risveglia; e mi domando: &#8220;com&#8217;\u00e8 che in musica va bene e in prosa no?&#8221; Ma, per fortuna, ben presto mi riafferro. Quando Margherita si decide a compiere il sacrifizio di rinunziare ad Armando, c&#8217;\u00e8 qualche cosa che mi convince.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ella \u00e8 una malata. Le condizioni misere del suo corpo esercitano una influenza sul suo spirito, sulla sua mente. E&#8217; uno stato morboso. Ella ha bisogno di sacrificarsi. il sacrifizio \u00e8 per lei un ideale: \u00e8 l&#8217;ideale della redenzione. Sino allora, ella amante riamata, \u00e8 stata felicissima. La felicit\u00e0 non redime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; (in segno di profonda ammirazione, guardo fisso il suo volto un po&#8217; stecchito come per una contrazione doloroso e i suoi grandi occhi corruschi, su cui passa, velandoli per un istante, l&#8217;ombra d&#8217;un enigma.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI -Margherita \u00e8 e deve essere una cocotte al primo atto; ed \u00e8 semplicemente un&#8217;innamorata, un&#8217;appassionata ed una donna felice finch\u00e9 non sente morbosamente la necessit\u00e0 d&#8217;idealizzare la sua vita. E queste sono, secondo me, le tre fasi del personaggio. Senza la prima fase &#8211; quella, cio\u00e8, della cocotte &#8211; la seconda, che \u00e8 I&#8217;innamoramento ed \u00e8 la felicit\u00e0, non avrebbe nessun rilievo, e la terza, che \u00e8 il sacrifizio idealizzatore, non avrebbe nessun significato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Benissimo!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Lo dite sul serio?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Tanto sul serio che vorrei stenografare le vostre parole per offrirle ai lettori d&#8217;un giornale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Sicch\u00e9 voi siete un intervistatore? Peccato! Vi credevo semplicemente un amico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Gli amici delle belle donne o delle grandi artiste sono sempre degli amici a doppio fondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Si picchia timidamente all&#8217;uscio.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Chi \u00e8?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Silenzio.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Ma avanti! avanti!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IL CAMERIERE DEL CONTE X &#8211; (entra camminando quasi sulla punta dei piedi, fa un inchino, lascia sopra la consolle uno splendido fascio di rose, fa un altro inchino, ed esce.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Neanche &#8220;grazie&#8221; questa volta?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Non mi \u00e8 stata chiesta una risposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Il colmo della discrezione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Un amico\u2026 senza doppio fondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Senza nessun fondo addirittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Quel che mi preoccupa \u00e8 I&#8217; &#8220;addio&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Quale &#8220;addio&#8221;? LEI &#8211; L&#8217; &#8220;addio&#8221; di Margherita ad Armando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Ah gi\u00e0! E perch\u00e9, perch\u00e9 vi preoccupa?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Perch\u00e9 se Margherita si mostra troppo commossa, Armando non la lascia mica partire. Io penso che la grande commozione, che le attrici spiattellano alla ribalta in quel momento, dovrebbe essere invece tutta interiore, dovrebbe essere dissimulata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Ottima idea!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Ma se io la dissimulo, la scena resta monca, e il pubblico resta freddo. Nella Traviata, in quel punto l\u00ec, c&#8217;\u00e8 nientemeno che I&#8217;Amami Alfredo! Con quelle note divine, mio caro, gli spettatori piangono senza che pianga Violetta. Ma, in prosa, come si risolve il problema?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Vi riconciliate col teatro lirico?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Ve lo dir\u00e0 dopo la rappresentazione della Dame aux camelias. Per ora&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Per ora?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IL CAMERIERE DELL&#8217;HOTEL &#8211; La carrozza \u00e8 gi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Per ora, vado a Posillipo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Con tutte queste rose e con tutti questi garofani?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; No.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IO &#8211; Con Armando?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LEI &#8211; Ci vado sola. Basto a me stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><a><\/a> <strong>Francesca Bertini e Giovanni Grasso nel mondo della cinematografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le sartine e le signorinelle di Napoli, uscendo dalle tenebre di questa o quella sala di Cinema dove avevano riveduta sullo schermo, dopo una non breve assenza, Francesca Bertini, dicevano, ammusendo: &#8220;nun \u00e8 cchi\u00fa essa!&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E, cogitabondi, confermavano la sentenza delle sartine e delle signorinelle tutti coloro a cui l&#8217;assiduit\u00e0 nelle sale tenebrose dei cinquanta cinema cittadini ha conferito la speciale autorit\u00e0 di magistrati e, di jerofanti della cinematografia. Francesca Bertini \u00e8, come sapete napoletana. E quindi c&#8217;era nella sentenza deploratrice una punta di rancore campanil\u00ecstico. Ella, nel periodo pi\u00f9 florido pi\u00f9 fecondo pi\u00f9 mosso della Cinematografia italiana, fu, in Italia, approssimativamente, un Rodolfo Valentino donna. Le sartine le signorinelle i competenti gli specialisti non l&#8217;avevano ritrovata come la ricordavano e come avrebbe avuto l&#8217;obbligo di essere riapparendo nell&#8217;aureola della superdiva. Che diamine era accaduto da renderla impari alla sua fama?&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcuni anni fa ella and\u00f2 a nozze innestando il s\u00ec nuziale al giuramento di abbandonare la sua trionfante carriera, e poi, regolarmente spergiura, se n&#8217;era lasciata riprendere. Ma, la vicenda coniugale non aveva potuto sminuire le sue preziose facolt\u00e0 di cinematografaia. L&#8217;intervento d&#8217;un marito nella vita d&#8217;una cinematografaia non guasta in lei quel che di lei lo schermo esibisce al pubblico. Escludiamo, dunque, dalle nostre indagini il focolare domestico. E guardiamo all&#8217;attrice nell&#8217;ambito dell&#8217;attrice. Questa bella creatura sbocciata, come per una riviviscenza della pi\u00f9 pura leggiadria grecolatina, tra Posillipo e il Vesuvio &#8211; e, forse, pi\u00f9 precisamente, in qualche pittoresco vicolo di Montecalvario -, esordendo a sedici anni sulle tavole del teatro dialettale, si mostr\u00f2 incapace di padroneggiare il palcoscenico e di mettere nella sua voce le parole d&#8217;un personaggio di dramma o di commedia. In verit\u00e0, piuttosto insufficiente, pareva preoccupata del funzionamento troppo gravoso dell&#8217;attrice parlante. E certo \u00e8 che, appena lanciata nell&#8217;Arte Muta da Giuseppe Barattolo, fondatore della Caesar film -un altro napoletano puro sangue-, si rivel\u00f2 eccellente cinematografaia. Pot\u00e9 riempire di s\u00e9 un enorme numero di quei chilometri di celluloide che si chiamano pellicola, pot\u00e9 riempire di quattrini la sua fresca giovinezza attingendoli alla prospera cassa del suo non avaro ma accorto impresario. Era esclusivamente l&#8217;effetto del fascino della sua avvenenza? &#8230; Affermare ci\u00f2 sarebbe una calunnia, come fu in sostanza, una calunnia l&#8217;elogio iperbolico che la frenesia femminile nord-americana tribut\u00f2, nel disperato rimpianto all&#8217;avvenenza maschile del defunto Rodolf\u00f2 Valentino, perch\u00e9 quell&#8217;elogio astraeva da ogni altra ragione di rimpianto quindi deprezzava le prerogative che di lui avevano ausiliata l&#8217;avvenenza sulla via della fortuna. Sottratta alle difficolt\u00e0 e alla responsabilit\u00e0 del funzionamento dell&#8217;attrice parlante sulla scena afona protetta da Arpocrate, dio del Silenzio, Francesca Bertini raggiungeva una possente efficacia di espressione, con quell&#8217;armonica compostezza di plastica che \u00e8 cos\u00ec necessaria nel quadro dello schermo per la particolare sensitivit\u00e0 che hanno gli occhi dello spettatore il cui udito abbia cessato d&#8217;essere tramite di sensazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 s\u00ec determinava questa cospicuit\u00e0 d&#8217;arte rappresentativa?\u2026.. Quali elementi vi contribuivano?&#8230; La cultura? Lo studio? Una particolare elevatezza intellettuale?&#8230; Uhm Conversando con Francesca Bertini, seguendola nell&#8217;ambiente del suo lavoro, ascoltandola discutere d&#8217;un film compiuto o di un film progettato, se ne aveva l&#8217;impressione d&#8217;un geroglifico indecifrabile. E il solo elemento che si notava come fattore del risultato della sua attivit\u00e0 cinematografica era\u2026.. il suo capriccio: un capriccio che signoreggiava, comandava e ineluttabilmente operava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del resto, nulla c&#8217;era intorno a lei che potesse imporle un freno, un metodo, un criterio preciso, una regola, una disciplina. Don Peppino Barattolo accentrava in s\u00e9 tutti i poteri propulsivi della Caesar film. Ne voleva essere il motore unico. Un istinto dittatoriale unito a un&#8217;agilissima intelligenza. E appunto quell&#8217;agilit\u00e0 esuberante si risolveva in una continua estrosa improvvisazione, in una perenne mutevolezza, in una incessante elasticit\u00e0, in un vertiginoso svolazzo d&#8217;idee, di criteri, di ordini, di contrordini. E lo svolazzo l&#8217;elasticit\u00e0 la mutevolezza lo spirito d&#8217;improvvisazione si propagavano dal motore unico in tutto il vasto cantiere. Ma da una cos\u00ec caotica atmosfera usciva sempre un&#8217;ottima Francesca Bertini in un film che sempre commoveva il pubblico e che non di rado era tale da neutralizzare la pi\u00f9 esigente severit\u00e0 artistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io n&#8217;ebbi una personale esperienza. Don Peppino Barattolo acquist\u00f2 la mia Piccola fonte per trarne un film. Supplichevole, gli dissi: &#8220;Fatemi il favore di non affidare il personaggio di Teresa alla Bertini. Teresa \u00e8 una piccola umile creatura dall&#8217;aspetto insignificante. Assume l&#8217;importanza di un&#8217;alta poesia per la sua piccolezza, per la sua umilt\u00e0, per il suo niente. E diviene indispensabile a Stefano Baldi, fatuo megalomane dalle gonfie ambizioni, quando, chiusa nella sua dolce pazzia, \u00e8 per lui addirittura un&#8217;assente. Francesca Bertini \u00e8 troppo bella, troppo invadente, troppo protagonista. Rovinerebbe il mio dramma. Lo falserebbe. Lo capovolgerebbe&#8221;. Don Peppino Barattolo trov\u00f2 giusti i miei timori, promise di secondarmi. Dopo tre o quattro mesi, ricevetti un suo biglietto, col quale m&#8217;invitava a recarmi in una villa di Posillipo, dove si eseguivano &#8211; &#8220;si giravano&#8221; &#8211; alcune scene de La piccola fonte, aggiungeva, con disinvoltura, che la Bertini aveva reclamata la parte di Teresa. Ma mi rassicurava: &#8220;Vedrete! Francesca si \u00e8 trasformata. Sarete contento&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Precipitosamente mi recai a Posillipo, trepidante. Quando, sul meraviglioso sfondo del mare azzurro e del fogliame di smeraldo, scorsi Francesca Bertini truccata da pazza, sentii un colpo secco al mio cuore d&#8217;autore ed esclamai: &#8220;Poveretto me!&#8221; La sua bellezza s&#8217;era arricchita di nuove linee, di nuovi colori, di nuova luce. Si fondevano in lei Aglaia, Flora, Venere, Giunone, modernizzate e impazzite. Non m&#8217;era mai parsa cos\u00ec sorprendentemente bella! Non m&#8217;era mai parsa cos\u00ec idonea a comandare, a spadroneggiare, a dominare pazzescamente! Don Peppino, che aveva dovuto tradirmi, andava sgattaiolando pei viali della villa. Francesca Bertini non bad\u00f2 a me, intenta a fare la pazza come la sua fantasia le suggeriva. L&#8217;operatore &#8211; il fotografo -, con assorta devozione, regolava i giri della macchina fotografica. Il metteur en sc\u00e8ne, in un cantuccio, taceva, estasiato. E, ugualmente tacendo, io restai l\u00ec a guardare annichilito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentirei se dicessi d&#8217;aver poi riconosciuto del tutto il mio dramma nella proiezione del film de La piccola fonte. Ma \u00e8 indubitato che, se pur mi fosse stato consentito, io non avrei saputo n\u00e9 voluto modificarlo; ed \u00e8 indubitato che in quel film Francesca Bertini ottenne un grande successo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ho ancora detto, e mi piace di dirlo adesso, che il film in cui di recente ella ha fiascheggiato non \u00e8 un film prodotto in Italia. Evidentemente, trasportata in un laboratorio di Cinematografia non italiana, la superdiva \u00e8 rimasta come un pesce fuor d&#8217;acqua, come una rondine ingabbiata. Ed ecco perch\u00e9&#8230; non \u00e8 stata &#8220;cchi\u00fa essa&#8221; non \u00e8 stata pi\u00f9 lei. Ella aveva bisogno di fare a modo suo in un ambiente che senza restrizioni glielo consentisse. Era la personificazione completa della migliore Cinematografia pi\u00f9 veramente italiana e pi\u00f9 italianamente vitale, caratterizzata dalla genialit\u00e0 inconsapevole, dall&#8217;assenza d&#8217;idee e di criteri precisi, dalla mutevolezza, dall&#8217;elasticit\u00e0, dall&#8217;impreveduto, dall&#8217; imprevedibile, dall&#8217;avvento del capriccio, dall&#8217; indisciplina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Innumerevoli esempi analoghi al caso de La piccola fonte e della Bertini potrei cavare dai ricordi delle mie escursioni nel mondo della Cinematografia. Ne cavo soltanto un altro. Riguarda la prima escursione. E mi sembra tipico oltre che interessante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il marchese Alfredo di Bugnano, oggi senatore del Regno uno degli iniziatori dell&#8217;industria cinematografica &#8211; napoletano anche lui &#8211; comper\u00f2 il mio dramma Sperduti nel buio, che giustamente giudicava molto cinematografabile. Io, peritoso come sempre, lo pregai di scritturare attori di rinomanza che potessero sorreggere la baracca. E soprattutto gli raccomandai di affidare a un attore valoroso e adatto la parte di Nunzio, il povero cieco buono mite debole assetato di tenerezza, la cui cecit\u00e0 raffigura il buio sociale nel quale tanti esseri umani, ignoti ignari abbandonati a se stessi, son condannati a sperdersi. Quell&#8217;attore doveva riuscire a esprimere sullo schermo il mio pensiero. Il marchese Alfredo di Bugnano, per la parte di Nunzio, scrittur\u00f2&#8230; il rinomato siciliano Giovanni Grasso, l&#8217;attore pi\u00f9 massiccio, pi\u00f9 nocchiuto, pi\u00f9 nerboruto e pi\u00f9 violento che sia mai comparso alla ribalta! Il mio amico carissimo Nino Martoglio, l&#8217;indimenticabile poeta catanese, commediografo e capocomico, era stato chiamato a funzionare da direttore supremo. Perch\u00e9?&#8230; Perch\u00e9 siciliano come Grasso. Null&#8217;altro che la comunanza etnologica aveva determinata la scelta. L&#8217;esperienza del teatro era affatto estranea alle esigenze artistiche e tecniche della cinematografia d&#8217;allora, riproduzione di moto, di mimica, di mutismo. Intanto, Nino Martoglio, un vero artista, comprendeva l&#8217;inconciliabilit\u00e0 dei connotati e del temperamento di Giovanni Grasso con la parte di Nunzio. Si disperava insieme con me:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Come far\u00f2 a renderlo esile? a diminuirlo? a indebolirlo?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io lo esortavo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Potrai almeno raffrenarne gl&#8217;impeti. Tu sei il direttore.&#8221; &#8220;S\u00ec, ma, capirai, sono alle prime armi.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Volle che lo assistessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;In due&#8221; diceva &#8220;potremo esercitare su lui un po&#8217; pi\u00f9 d&#8217;influenza.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cominciammo a eseguire il film. Giovanni Grasso trasformava lo scenario. Tagliava, aggiungeva, improvvisava. Una mattina, lavoravamo a Napoli, sulla Via Caracciolo, in una vivida ala di sola che si rifletteva nel mare accanto. Si girava una scena in cui Nunzio si lasciava guidare da Paolina, sua piccola innocente compagna di buio, e col suo intuito di cieco si accorgeva, penosamente, che alcuni giovinastri tentavano di attirarla. Si prestavano a far da giovinastri quattro o cinque onesti filodrammatici di buona volont\u00e0. A un certo punto, Nunzio, cio\u00e8 Grasso, divenne una belva si scagli\u00f2 contro i giovinastri, ne afferr\u00f2 uno, lo sollev\u00f2 di peso e lo scaravent\u00f2 verso il parapetto della strada. Un urlo corale di spavento tronc\u00f2 l&#8217;ira erculea del cieco. Per miracolo l&#8217;onesto filodrammatico ch&#8217;era nei panni del disgraziato giovinastro non and\u00f2 a finire in mare. In tono severissimo, Nino Martoglio domand\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Ma che t&#8217;\u00e8 saltato in mente, Giovanni?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il possente siculo, impettito e ancora vibrante dal capo ai piedi, rispose col pi\u00f9 stretto accento dialettale:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Giuvanni Grassu un \u00e8 statu mai curnutu!&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Consigliai a Nino di non replicare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di simili episodi, un po&#8217; spassosi e un po&#8217; disastrosi, abbond\u00f2 la costruzione del film degli Sperduti nel buio. Ma nel film compiuto quel grosso uomo selvaggio, in molti momenti dolorosa mansuetudine, esprimeva lo smarrimento la pochezza l&#8217;impotenza con una cos\u00ec lucida plastica che strappava le lagrime. Il mio pensiero, in complesso, risultava, s\u00ec, alquanto spostato dal centro iniziale. Nondimeno &#8211; dovevo convenire &#8211; serbava la sua essenza, e, anzi, vi si poteva scorgere qualcosa di pi\u00f9. La cecit\u00e0 di Nunzio simboleggiava &#8220;il buio sociale&#8221;\u2026\u2026 in cui si perde, inutile, anche la forza fisica degli esseri umani ignoti ignari abbandonati a se stessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;indisciplina della Cinematografia italiana mi aveva attribuito un pensiero pi\u00f9 malinconico e pi\u00f9 profondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Cronologia delle opere teatrali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1886<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><u>Non fare ad altri<\/u><\/em> <em>(atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1887<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Lui, Lei, Lui (atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1887<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Un&#8217;avventura di viaggio (atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1892<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><u>Una donna<\/u><\/em> <em>(dramma in quattro atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1894<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Le disilluse (fiaba in un atto)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1894<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dopo il veglione o viceversa (scherzo comico per caf\u00e8-chantant)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1894<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><u>Maschere<\/u><\/em> <em>(atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1894<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L&#8217;infedele (commedia in tre atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1894<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il trionfo (dramma in quattro atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1895<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Don Pietro Caruso (atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1896<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La fine dell&#8217;amore (grottesco in quattro atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1898<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La favola del vecchione, della vergine e del pazzo (scenario per opera lirica)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1899<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Fiori d&#8217;arancio (idillio in un atto)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1899<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Tragedie dell&#8217;anima (dramma in tre atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1900<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il diritto di vivere (dramma in tre atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1900<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Uno degli onesti (atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1901<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><u>Sperduti nel buio (dramma in tre atti)<\/u><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1903<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Maternit\u00e0 (dramma in quattro atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1904<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Fotografia senza&#8230; (scherzetto comico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1904<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il frutto acerbo (commedia in tre atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1905<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La piccola fonte (dramma in quattro atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1905<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Notte di neve (atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1905<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nuttat&#8217; e neve (rifacimento in dialetto napoletano)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1906<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>I fantasmi (dramma in quattro atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1906<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La chiacchierina (monologo infantile)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1908<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nellina (dramma in tre atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1909<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il piccolo santo (dramma in cinque atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1909<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ad armi corte (atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1910<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il perfetto amore (dialogo in tre atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1912<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nemmeno un bacio (dramma in tre atti ed epilogo)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1914<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L&#8217;internazionale (atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1915<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Alessandrone (commedia in tre atti &#8211; inedita)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1915<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L&#8217;amante lontano (dramma in tre atti)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1916<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La principessa (commedia in sei quadri)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1916<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Li&#8217; uocchie cunsacrate (dramma in dialetto napoletano)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1916<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Gli occhi consacrati (rifacimento in italiano)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1917<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La culla (atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1917<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><u>I pazzi<\/u><\/em> <em>(dramma in quattro quadri)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1917<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L&#8217;innovatore (atto unico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1922<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L&#8217;innovatore (atto comico)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La luce di Santa Agnese (mistero in un atto &#8211; inedito)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La verit\u00e0 (dramma inedito andato perduto)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Le poesie<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il seguente elenco di poesie, definite dallo stesso Bracco <em>Versi non musicati<\/em>, non musicabili, \u00e8 raccolto nel volume XXII dell&#8217;Opera omnia edita da G. Carabba.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Pro Bozzo e Casaccia<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Na fermata<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>&#8216;A strata mia<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Spusalizzio<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Nonna nonna&#8230;<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>A&#8217;Duchesca<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Fenesta ascura<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Teng&#8217; unu core<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Oi ciardenera addio!<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Napule luntano<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Storia &#8216;e na cavalla<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Palomme<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>A mmare<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Partenza<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Cc\u00e0 ssotto nchiuso&#8230;<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Nott&#8217; &#8216;e Natale<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Na rosa e na mano<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Nce steva &#8216;a luna<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>&#8216;A voce &#8216;e Dio<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Chillu mumento&#8230;<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Luglio<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>&#8216;O mbriaco filosofo<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Funtana, funtanella<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Tiempe passate<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Sempe l&#8217;aspetto<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Mariarosa<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>&#8216;A pezzentella<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>I&#8217; parlo e nun sentite&#8230;<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Cammenanno &#8216;e notte<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>In Corte d&#8217;Assise<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>&#8216;Ncielo chiammata&#8230;<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Malincunia &#8216;e Natale<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Dopo la morte di Giovanni Capurro<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Na lacrima<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il volume contiene, inoltre, la fiaba eroicomica <em>Pulcinella innamorato<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bibliografia dell&#8217;autore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>BRACCO Roberto, Frottole di Baby (novelle), Napoli, Marghieri, 1881.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Spiritismo di Baby<\/em> (articoli), Napoli, Pierro, 1886.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Donne (novelle)<\/em>, Napoli, Chiesa e Gundami, 1893.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Il diritto dell&#8217;amore<\/em> (novelle), Napoli, Pierro, 1898.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Smorfie umane<\/em> (novelle), Milano, Libreria Editrice Lombarda, 1905.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Nel mondo della donna<\/em> (conferenze), Roma, Voghera editore, 1906.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Lo spiritismo a Napoli<\/em> nel 1886, Napoli, Perrella, 1907.<\/li>\n\n\n\n<li> Id., <em>Smorfie gaie, smorfie tristi<\/em> (novelle), Palermo, Sandron, 1909.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Vecchi versetti<\/em> (poesie e canzoni), Palermo, Sandron, 1910.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Il diritto dell\u2019amore ed altre novelle<\/em>, Sesto San Giovanni, Casa Editrice Madella 1916<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Tra le arti e gli artisti<\/em> (conferenze e articoli), Napoli, Giannini, 1919.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Tra gli uomini e le cose<\/em> (conferenze e articoli), Napoli, Giannini, 1921.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Tra i due sessi-fioretti di esperienza<\/em>, Palermo, Sandron, 1921.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Col permesso del babbo<\/em> (antologia di scritti), a cura di Matilde Serao, Palermo, Sandron, 1926.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Teatro<\/em>, Palermo, Sandron, 1927, 11 vol.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Opere<\/em> di Roberto Bracco (Teatro, Smorfie tristi e smorfie gaie, Versi napoletani, Nell\u2019arte e nella vita), Lanciano, Carabba, 1935-1942, 25 voll.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Il piccolo santo<\/em> (dramma), prefazione di Maurizio Giammusso, Napoli, F. Di Mauro, 1994.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>I pazzi<\/em> (dramma), a cura di Giuseppe Errico, Napoli, Bellini, 1995.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Don Pietro Caruso, Gli occhi consacrati<\/em> (drammi), a cura di Bernardina Moriconi, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2000.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Lettere a Laura<\/em>, a cura di Pasquale Iaccio, Sorrento, F. Di Mauro, 2001.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Roberto Bracco a Ruggero Ruggeri<\/em>, a cura di Matilde Tortora, con un&#8217;azione cinematografica inedita di Roberto Bracco, Napoli, Graus Editore, 2006.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Nel mondo della donna. Conversazioni femministe<\/em> (1906), Antonio Tombolini Editore, 2018.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>La lotta<\/em>, a cura di Iacono Salvatore Marino, Youcanprint, 2020.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Smorfie gaie, smorfie tristi<\/em> (novelle), Roma, Robin Edizioni Biblioteca del Vascello, 2022.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Lo spiritismo a Napoli<\/em>, Napoli, Colonnese, 2022.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>La piccola fonte: dramma in quattro atti<\/em>, Edizioni Ligaran, 2025.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Bibliografia critica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">Aggiornamento a cura di Anna Fiorile<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>ADDESSO C.A.- CAPUTO V. &#8211; SABBATINO P., I <em>volti di Partenope. La drammaturgia napoletana del Novecento da Bracco a De Simone<\/em>, Aracne editrice, Roma 2013<\/li>\n\n\n\n<li>ANGELINI F., Teatro e spettacolo nel Novecento, Roma-Bari, Laterza, 2004, pp. 22-23., ultima edizione 2020.<\/li>\n\n\n\n<li>BALDI A., <em>Roberto Bracco e la Scalera film<\/em>, &#8220;Immagine&#8221;, n..s., n. 1, 1986, pp. 24-28<\/li>\n\n\n\n<li>BARBARO U. , <em>Un film italiano di un quarto di secolo fa<\/em>, &#8220;Scenario&#8221;, a. V, n. 11, novembre 1936, pp. 532-536<\/li>\n\n\n\n<li>BARBINA A. (a cura di), <em>Sperduti nel buio<\/em>, Biblioteca di Bianco &amp; Nero, Roma, 1987<\/li>\n\n\n\n<li>BUFFARDI G. (a cura di), Omaggio a Roberto Bracco, in &#8220;Meridione. Sud e Nord nel mondo&#8221;, a. XIII, n. 4, Ottobre-Dicembre 2013.<\/li>\n\n\n\n<li>G. P. BRUNETTA, <em>Cinema perduto. Appunti tra film e storia<\/em>, Feltrinelli, Milano 1981, pp. 59-61<\/li>\n\n\n\n<li>CASADIO A., <em>Nel laboratorio di Roberto Bracco: I Pazzi ed altro: l&#8217;evoluzione della lingua e dello stile da Sandron a Carabba<\/em>, \u201cSinestesie\u201d, Avellino, 2016<\/li>\n\n\n\n<li>CATUCCI M., <em>L&#8217;importanza di essere Roberto<\/em>, saggio introduttivo a \u201cRoberto Bracco, Smorfie gaie e smorfie tristi\u201d, Robin, Torino, 2022<\/li>\n\n\n\n<li>CINQUE P., Interni familiari e dinamiche di coppia come metafora della condizione umana nel teatro di Roberto Bracco, in Un secolo di Teatro Napoletano (1900-2000), &#8220;Nord e Sud&#8221;, a cura di Davide Barba e Delia Morea, Anno XLVII, n. 5, settembre-ottobre 2000, pp. 51-57.<\/li>\n\n\n\n<li> CROCE B., La letteratura della Nuova Italia, Bari, Laterza, 1945, Vol. VI, pp. 207-211.<\/li>\n\n\n\n<li>CROCE E., <em>Ricordi familiari<\/em>, Firenze, 1962, (poi riportato in L&#8217;infanzia dorata e ricordi familiari. Nuova edizione, Milano 1979), p. 124<\/li>\n\n\n\n<li>D&#8217;AMICO S., Storia del teatro drammatico, Milano, Garzanti, 1950, Vol. IV, pp. 167-168.<\/li>\n\n\n\n<li>DEL VECCHIO A., <em>Roberto Bracco: ricordi familiari<\/em>, in &#8220;Giornale di storia contemporanea&#8221;, n.s., In memoria di Ferdinando Cordova, a. XIV, n. 2, dicembre 2011<\/li>\n\n\n\n<li>DE FILIPPO P., Roberto Bracco, in Strette di mano, Napoli, Marotta, 1974, pp. 43-47.<\/li>\n\n\n\n<li>DE VITO PUGLIA L., <em>Per una biografia di Roberto Bracco<\/em>, Intercontinentale Gallo, Napoli, 1989<\/li>\n\n\n\n<li>DI NALLO A., <em>Roberto Bracco e la societ\u00e0 teatrale fra Ottocento e Novecento: lettere inedite a Stanislao Manca, Adolfo Re Riccardi, Luigi Rasi, Francesco Pasta<\/em>, Carabba, Lanciano, 2003<\/li>\n\n\n\n<li>DONADIO L., (a cura di), <em>Roberto Bracco, Nel mondo della donna: conversazioni femministe<\/em>, L&#8217;Orientale, Napoli, 2002<\/li>\n\n\n\n<li>Ead., <em>L&#8217;anima vecchia e l&#8217;anima nuova della Napoli di Roberto Bracco<\/em>, Annali dell&#8217;Istituto Universitario Orientale, Sezione Romanza, a. XLIV, n. 2, Napoli 2002, pp. 541-563<\/li>\n\n\n\n<li>Ead., <em>Fra letteratura e scienza: I Pazzi di Roberto Bracco<\/em>, in &#8220;Giornale di storia contemporanea&#8221;, n.s., In memoria di Ferdinando Cordova, a. XIV, n. 2, dicembre 2011<\/li>\n\n\n\n<li>ELEFANTE S., <em>Roberto Bracco: il novelliere dimenticato<\/em>, MonteCovello, Catanzaro, 2012<\/li>\n\n\n\n<li>FAVA O., <em>Un cinquantennio di vita letteraria a Napoli, Napoli 1930. B. Croce, La vita letteraria a Napoli dal 1860 al 1900<\/em>, in \u201cLetteratura della Nuova Italia\u201d, Bari 1945, pp. 267-335<\/li>\n\n\n\n<li>FRASCANI F., <em>Roberto Bracco, il &#8220;no&#8221; di Benedetto Croce e la negazione della posterit\u00e0<\/em>, in \u201cCinema nuovo: rassegna quindicinale\u201d (periodico), A.43, n.348 (mar.-apr.1994), p.50-53<\/li>\n\n\n\n<li>FRASCANI F., Il teatro di Roberto Bracco, in &#8220;Realt\u00e0 del Mezzogiorno&#8221;, a. II, n. 2, dicembre 1962, pp. 1343-1354.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., Croce e il teatro, Milano-Napoli, Ricciardi, 1966, pp. 98-99; 108.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., L&#8217;antifascismo di Roberto Bracco alla luce di nuovi documenti, in &#8220;Bollettino dell&#8217;Istituto Campano per la Storia della Resistenza&#8221;, a. III, n. 1-2 dicembre 1980, pp. 6-11.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., Riflessioni in un cinquantenario. La parte viva del teatro di Roberto Bracco, in &#8220;Misure Critiche&#8221;, a. XXIV, luglio-dicembre 1993, gennaio-giugno 1994, n. 88-90, pp. 139-149.<\/li>\n\n\n\n<li>GAETA F., L&#8217;Italie litt\u00e9raire d&#8217;aujourd&#8217;hui, Paris, E. Sansot et Cie \u00c9diteurs, 1904, pp. 22; 27-28; 35; 53-54.<\/li>\n\n\n\n<li>GASTALDI M., <em>Una coscienza: Roberto Bracco<\/em>, Fratelli Bocca Editori. Milano 1945<\/li>\n\n\n\n<li>GIGLIO R., Roberto Bracco, in Letteratura delle regioni d&#8217;Italia. Storia e testi: Campania, Brescia, La Scuola, 1988, pp. 57.<\/li>\n\n\n\n<li>GIOVANELLI P. D., &#8220;&#8230; i posteri sapranno che siamo stati amici&#8221;. Lettere di Roberto Bracco a Sabatino Lopez, Presentazione di Pasquale Iaccio, Napoli, Quaderni\/2 &#8220;Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo&#8221;, 2002.<\/li>\n\n\n\n<li>GOBETTI P., Bracco e Ibsen, in Scritti di critica teatrale, Introduzione di G. Guazzotti, Torino, 1974, pp. 598-601.<\/li>\n\n\n\n<li>GRAYSON C., <em>Roberto Bracco e l&#8217;Inghilterra (con lettere inedite)<\/em>, estratto da: \u201cDa Malebolge alla Senna: studi letterari in onore di Giorgio Santangelo\u201d, Palermo, 1993<\/li>\n\n\n\n<li>Guida alla mostra di fotografie, manoscritti e documenti di Roberto Bracco, Manifestazioni per il 40\u00b0 anniversario della morte di Roberto Bracco, Assessorato ai beni culturali della amministrazione provinciale di Napoli, Sorrento 23 aprile-10 maggio 1983.<\/li>\n\n\n\n<li>IACCIO P., L&#8217;intellettuale intransigente. Il fascismo e Roberto Bracco, Napoli, Guida editori, 1992.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., Roberto Bracco e Lucio D&#8217;Ambra. Un&#8217;amicizia, due destini diversi, in &#8220;Cinema Sessanta&#8221;, a. XXXIII, n. 3-4, maggio-agosto 1992, pp. 46-47.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., Il cinema inedito di Roberto Bracco (1), in &#8220;Cinema Sessanta&#8221;, a. XXXIII, n. 3-4, maggio-agosto 1992, pp. 48-61.<\/li>\n\n\n\n<li>Id.,Il cinema inedito di Roberto Bracco (2), in &#8220;Cinema Sessanta&#8221;, a. XXXIII, n. 5-6, settembre-dicembre 1992, pp. 38-55.<\/li>\n\n\n\n<li>Id.,Un caso editoriale degli anni del Fascismo: Mondadori-Bracco, Relazione tenuta al Convengo &#8220;L&#8217;editoria padana tra Otto e Novecento&#8221;, Gargnano sul Garda, 11 ottobre 1992, pubblicata in &#8220;Padania&#8221;, a. VI, n. 11, 1992, pp. 149-164.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., Un personaggio &#8220;fin de si\u00e9cle&#8221;. Roberto Bracco negli anni del Fascismo, in &#8220;Sociologia della Comunicazione&#8221;, a. IX, n. 17, 1992, pp. 17-39.<\/li>\n\n\n\n<li>Id.,Sorrento 1943: l&#8217;ultimo duello tra Bracco e il Fascismo, in &#8220;La Terra della Sirene&#8221;, n. 7, giugno 1993, pp. 33-45.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., Roberto Bracco e la censura teatrale fascista: Il caso dei &#8220;Pazzi&#8221;, nel numero monografico della rivista &#8220;Ariel&#8221; dal titolo &#8220;Teatro e Fascismo&#8221;, a. VIII, nn. 2-3, maggio-dicembre 1993, pp. 229-258.<\/li>\n\n\n\n<li>Id.,Il censore e il commediografo. Note sull&#8217;applicazione della revisione teatrale nel periodo fascista, in &#8220;Storia Contemporanea&#8221;, a. XXV, n. 4, agosto 1994, pp. 529-545.<\/li>\n\n\n\n<li>Id.,Roberto Bracco. Il cinema, il teatro e la vita, in &#8220;Cinema Sessanta&#8221;, a. XXXV, n. 2, marzo-aprile 1994, pp. 32-46.<\/li>\n\n\n\n<li>Id.,Letteratura, teatro e cinema nella parabola politica di Roberto Bracco, in Napoli, una citt\u00e0 nel cinema, Catalogo, Napoli, Biblioteca Universitaria, 1995, pp. 85-93.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>A proposito di Roberto Bracco<\/em>, in &#8220;Cinema Sessanta&#8221;, a. XXXVI, n. 5-6, 1995, pp. 74-76.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>La musa emergente del cinematografo<\/em>, in &#8220;Sociologia della Comunicazione&#8221;, a. XII, n. 23, 1995, pp. 83-101.<\/li>\n\n\n\n<li>IACCIO P. (a cura di), <em>Roberto Bracco: l&#8217;intellettuale e il politico<\/em>, in &#8220;Giornale di storia contemporanea&#8221;, n.s., In memoria di Ferdinando Cordova, a. XIV, n. 2, dicembre 2011, pp. 5-157.<\/li>\n\n\n\n<li>IACCIO P., <em>Lo spettacolo asservito<\/em>, Esi, Napoli, 2020<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Le carte private di Roberto Bracco. Lo strano caso di un doppio archivio<\/em>, in Giovanni Di Domenico-Fiammetta Sabba, (a cura di), <em>Il privilegio della parola scritta: gestione, conservazione e valorizzazione di carte e libri di persona<\/em>, Associazione Italiana Biblioteche, Roma 2019<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Peppino De Filippo e Roberto Bracco. Due generazioni a confronto (con due atti unici di Bracco tradotti da Peppino)<\/em>, in Pasquale Sabbatino e Giuseppina Scognamiglio (a cura ), <em>Peppino De Filippo e la comicit\u00e0 del Novecento<\/em>, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2005, pp. 194-241<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Letteratura teatro e cinema nella parabola politica di Roberto Bracco<\/em>, in P. Cavallo &#8211; P. Iaccio, <em>L&#8217;immagine riflessa. Fare storia con i media<\/em>, Napoli 1998, pp. 201-225<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Lettere a Laura<\/em>, Sorrento, Franco Di Mauro editore, 1994<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Cinema e Mezzogiorno<\/em>, in \u201cStoria del Mezzogiorno\u201d, vol. XIV, Napoli 1992, pp. 323-356<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Uomini contro al tempo della crisi Matteotti. Il duello Bracco-Interlandi<\/em>, in \u201cAtti del Convegno Telesio Interlandi: il giornalista, l&#8217;intellettuale, lo scrittore\u201d, Ghiaramonte Gulfi-Comiso 1998, pp. 21-42<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Roberto Bracco e Giovanni Amendola. L&#8217;artista e il politico contro il fascismo<\/em>, in Maria Rosaria De Divitiis (a cura di), \u201cAtti del convegno Giovanni Amendola. Una vita per la democrazia\u201d, Napoli 1999, pp. 393-439<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Roberto Bracco e la musa emergente del cinematografo<\/em>, \u201cNord e Sud\u201d, a. XLVII, n. 4, luglio-agosto 2000, pp. 28-46<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Fascisti e antifascisti al tempo della crisi Matteotti. Il duello Bracco-Interlandi<\/em>, \u201cGiornale di Storia Contemporanea\u201d, a. XII, n. 1\u00b0, gennaio 2009, pp. 25-57<\/li>\n\n\n\n<li>INFUSINO G., <em>Lettere da Napoli<\/em>, Liguori, Napoli 1987, pp. 115-116<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Napoli in terza pagina<\/em>, Guida, Napoli 1980, pp. 39-44<\/li>\n\n\n\n<li>KARAKARTAL O.<em>,1922&#8242; lerde t\u00fcrk edebiyatinda sevilen bir italyan yazar: Roberto Bracco : T\u00fcrk-Italyan edeb\u00ee M\u00fcnasebetlerine D\u00e2ir<\/em>, estratto da: T\u00fcrkl\u00fck ara\u015ftirmalari dergisi, Sayi 6, Yil 1990 (Uno scrittore italiano popolare nella letteratura turca nel 1922: Roberto Bracco: Sulle relazioni letterarie italo-turche)<\/li>\n\n\n\n<li>LEZZA A., <em>L&#8217;edizione delle opere di Roberto Bracco<\/em>, in <em>La casa editrice Carabba e la cultura italiana ed europea tra Otto e Novecento<\/em>, a cura di G. Oliva, Roma, Bulzoni, 1999, pp. 211-230.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Da Petito ad Eduardo. Dal testo alla scena<\/em>, in <em>Lingua e lingue nel teatro italiano<\/em>, a cura di Paolo Puppa, Roma, Bulzoni, 2007, pp. 213-242.<\/li>\n\n\n\n<li>LEZZA A., <em>Aspetti filologici e linguistici in alcuni testi teatrali del Novecento<\/em>, in <em>Letteratura dialettale a Napoli<\/em>, a cura di Salvatore Iacolare e Giuseppe Andrea Liberti, Franco Cesati editore, Firenze, 2020, pp.247-263<\/li>\n\n\n\n<li>Ead., <em>Roberto Bracco<\/em>, in \u201cItalian Literary Studies\u201d, vol 1, Gaetana Marrone general editor, Paolo Puppa e Luca Somigli editors, Routledge, New York, London, 2006, pp. 306-307<\/li>\n\n\n\n<li>Ead., <em>Il teatro di Roberto Bracco. Riscritture e varianti<\/em>, in &#8220;Giornale di storia contemporanea&#8221;, n.s., In memoria di Ferdinando Cordova, a. XIV, n. 2, dicembre 2011<\/li>\n\n\n\n<li>LIZZANI C., <em>Il cinema italiano 1895-1979<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1979, pp. 24-25<\/li>\n\n\n\n<li>MARTINELLI V., <em>Il carteggio Bracco-Troncone<\/em>,&#8221;Immagine&#8221;, a. II, n. 5, marzo-giugno 1983, pp. 10-16<\/li>\n\n\n\n<li>MASI S., FRANCO M., <em>Il mare, la luna, i coltelli. Per una storia del cinema muto napoletano<\/em>, Pironti, Napoli 1988, pp. 53 e ss.<\/li>\n\n\n\n<li>MENET-GENTY J., Roberto Bracco: conditions de vie et de travail d&#8217;un auteur napolitain \u00e0 la fin du XIX\u00e8me et au debut du XX\u00e8me si\u00e8cle, in Teatro e drammaturgia a Napoli nel Novecento. Bracco, Viviani, Eduardo, Patroni Griffi, Napoli citt\u00e0 teatrale, &#8220;Misure Critiche&#8221;, Anno XIX, n. 70-71, gennaio-giugno 1989, pp. 7-30.<\/li>\n\n\n\n<li>OLIVA G., Pirandello, Bracco e il pre-pirandellismo, in Pirandello e Napoli (Atti del Convegno di Napoli, 29 novembre-2 dicembre 2000), Roma, Salerno editrice, 2002, pp. 111-124.<\/li>\n\n\n\n<li>PALERMO A., Da Mastriani a Viviani, Napoli, Liguori editore, 1974, pp. 35; 76-81; 92; 95; poi in AA. VV., Storia di Napoli, Napoli, Societ\u00e0 editrice Storia di Napoli, 1971, Vol. X.<\/li>\n\n\n\n<li>PALMIERI E. F. &#8211; D&#8217;AMICO S. (a cura di), Roberto Bracco e &#8220;I pazzi&#8221;, in Cronache del teatro, Bari, Laterza, 1963, Vol. I, pp. 323-328.<\/li>\n\n\n\n<li>PANDOLFI V., Storia universale del teatro drammatico, Torino, UTET, 1964, Vol. II, pp. 570-571.<\/li>\n\n\n\n<li>PENSA M., <em>El proto-grotesco en el teatro italiano del siglo XIX: Don Pietro Caruso de Roberto Bracco<\/em>, in \u201cSinestesieonline\/Il Parlaggio online\u201d &#8211; n. 24 &#8211; a. VII &#8211; Ottobre 2018<\/li>\n\n\n\n<li>PERSONE&#8217; L.M., <em>Il teatro italiano della Belle \u00e9poque<\/em>, Firenze 1972<\/li>\n\n\n\n<li>PRISCO M. (a cura di), Il teatro di Roberto Bracco. Opere 3, Editoria e Spettacolo, Spoleto, 2017<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Il teatro di Roberto Bracco. Opere 2<\/em>, Editoria e Spettacolo, Spoleto, 2014<\/li>\n\n\n\n<li>Id, <em>Il teatro di Roberto Bracco. Opere 1<\/em>, Editoria e Spettacolo, Spoleto, 2012<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>L&#8217;alfiere della scena : il teatro di Roberto Bracco<\/em>, Oedipus, Salerno, 2011<\/li>\n\n\n\n<li>QUARGNOLO M., <em>Ancora su Roberto Bracco e il cinema<\/em>, &#8220;Immagine&#8221;, n.s., n. 2, 1986, pp. 22-27<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Bracco e il cinema: primo e secondo tempo<\/em>, &#8220;Immagine&#8221;, n. 4, 1986, pp. 25-28<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Contributo alle ricerche di storia del cinema: Roberto Bracco<\/em>, &#8220;Bianco e Nero&#8221;, a. XXX, nn. 7-8, luglio-agosto 1969<\/li>\n\n\n\n<li>RONDOLINO G., <em>Storia del cinema, vol. I<\/em>, Utet, Torino 1988, p. 180 e pp. 197-198<\/li>\n\n\n\n<li>ROTONDI A., Roberto Bracco e gli \u00ab-ismi\u00bb del suo tempo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2010.<\/li>\n\n\n\n<li>RUTOLI F., <em>Bracco, l&#8217;antifascista dimenticato<\/em>, in \u201cNord e Sud\u201d, n. s., a. XLI, gennaio 1994, pp. 105-110<\/li>\n\n\n\n<li>SALSANO R., <em>Intrighi e dissonanze: sondaggi critici e percorsi di lettura in Bracco novelliere<\/em>, Edimond, Citt\u00e0 di Castello, 2002<\/li>\n\n\n\n<li>Id., <em>Roberto Bracco novelliere fra Ottocento e Novecento: Racconto e Smorfia<\/em>, in \u201cOtto\/Novecento\u201d, nn. 3-4, 1994, pp. 39-60<\/li>\n\n\n\n<li>SABBATINO P., <em>R. Bracco e S. Di Giacomo dalla camorra in scena alla scena della camorra<\/em>, \u201cForum Italicum\u201d, n. 1, 2014<\/li>\n\n\n\n<li>SCOGNAMIGLIO G., (a cura di), <em>La scrittura che accende la scena. Studi e testi da Bracco a Troisi<\/em>, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2007<\/li>\n\n\n\n<li>Ead., <em>Roberto Bracco e Federico Reparaz a confronto<\/em>, in &#8220;Giornale di storia contemporanea&#8221;, n.s., In memoria di Ferdinando Cordova, a. XIV, n. 2, dicembre 2011<\/li>\n\n\n\n<li>SOVERINA F., <em>Il caso Bracco: una ferita non sanata<\/em>, Polidoro, Napoli, 2017<\/li>\n\n\n\n<li>ST\u00c4UBLE A., Tra Ottocento e Novecento: il teatro di Roberto Bracco, Torino, 1959.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., Il teatro intimista. Contributo alla storia del teatro italiano del Novecento, Roma, Bulzoni editore, 1975, pp. 17-18; 99-100.<\/li>\n\n\n\n<li>STELLA A., <em>Vita di Roberto Bracco<\/em>, a cura di Giuseppe Criscenti, prefazione di Agostino Masdea, Alfa e Omega, Roma, 2020<\/li>\n\n\n\n<li>TAVIANI F., Uomini di scena, uomini di libro, Bologna, Il Mulino, 1995, pp. 83; 90; 168.<\/li>\n\n\n\n<li>TONDO M., <em>Lettere di Roberto Bracco a Michele Saponaro<\/em>, estratto da: &#8220;Studi e Problemi di Critica Testuale&#8221; diretti da R. Raffaele Spongano, vol. n. 41, Ottobre 1990<\/li>\n\n\n\n<li>TORTORA M., <em>Roberto Bracco e Ruggero Ruggeri. Lettere<\/em>, Graus editore, Agnano (Na), 2006<\/li>\n\n\n\n<li>VERDINOIS F., <em>Profili letterari e ricordi giornalistici<\/em> (a cura di E. Croce), Firenze 1949, pp. 227-237<\/li>\n\n\n\n<li>VENDITTI M., Roberto Bracco, Napoli, Marotta editore, 1962.<\/li>\n\n\n\n<li>VIVIANI V., Roberto Bracco, in Storia del teatro napoletano, presentazione di R. De Simone, Napoli, Guida editori, 1992, pp. 649-667.<\/li>\n\n\n\n<li>ZAPPULLA MUSCAR\u00c0 S., <em>Pirandello, Martoglio, Bracco ed il cinema muto<\/em>, in \u201cLa musa inquietante di Pirandello: il cinema\u201d, a cura di N. Genovese &#8211; S. Ges\u00f9,, Palermo 1990, vol. I, pp. 293-310<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Articoli selezionati:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>ANCONA M., Roberto Bracco poeta e commediografo per&#8230; pura combinazione, &#8220;Gazzettino della Sera&#8221;, 23-24 febbraio 1949.<\/li>\n\n\n\n<li>BONARDI B., Bracco e il teatro dell&#8217;inespresso, &#8220;Il lavoro&#8221;, 29 ottobre 1926.<\/li>\n\n\n\n<li>FORESTA G., Arte e umanit\u00e0 nel teatro di Roberto Bracco, &#8220;L&#8217;Ora&#8221;, 5 marzo 1949.<\/li>\n\n\n\n<li>GAUDENZI V., Quanto Roberto Bracco soffr\u00ec per la libert\u00e0 e per la verit\u00e0, &#8220;Domani d&#8217;Italia&#8221;, 1 maggio 1949.<\/li>\n\n\n\n<li>GERACI F., Roberto Bracco novelliere, &#8220;Fanfulla della domenica&#8221;, 7 maggio 1916.<\/li>\n\n\n\n<li>GIACHETTI C., Una necessaria rivalutazione: Roberto Bracco, &#8220;Sicilia del Popolo&#8221;, 7 settembre 1949.<\/li>\n\n\n\n<li>GIUSSO L., Roberto Bracco todo un hombre, &#8220;Gazzetta del Mezzogiorno&#8221;, 24 agosto 1948.<\/li>\n\n\n\n<li>INCAGLIATI M., Perch\u00e9 Roberto Bracco non lancia &#8220;I pazzi&#8221; alla ribalta. L&#8217;arte del teatro e la nuova anima italiana, &#8220;Giornale d&#8217;Italia&#8221;, 21 settembre 1922.<\/li>\n\n\n\n<li>RIPELLINO C., Una visita a Roberto Bracco, &#8220;Giornale d&#8217;Italia&#8221;, 5 marzo 1924.<\/li>\n\n\n\n<li>Id., Bracco e Pirandello, &#8220;L&#8217;Ora&#8221;, 29 luglio 1924.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Enciclopedie e dizionari<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Dizionario Bompiani degli Autori<\/em>, Milano, Bompiani, 1987, Vol. I, sub voce.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Dizionario del teatro. Autori, opere e parole<\/em>, a cura di G. Bevilacqua e M. Udina, Roma, Newton &amp; Compton editori, 2004, sub voce.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Dizionario generale degli autori italiani contemporanei<\/em>, Firenze, Vallecchi, 1974, Vol. I, sub voce.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Enciclopedia dello spettacolo<\/em>, Roma, Le Maschere, 1954, Vol. II, sub voce.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Enciclopedia italiana<\/em>, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1949, Vol. VII, sub voce.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Letteratura italiana. Gli autori. Dizionario bio-bibliografico<\/em>, Torino, Einaudi, 1990, Vol. I, sub voce.<\/li>\n\n\n\n<li>ROVITO T., <em>Letterati e giornalisti italiani contemporanei. Dizionario bio-bibliografico<\/em>, Napoli, Teodoro Rovito Editore, 1922, sub voce.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:clamp(18.959px, 1.185rem + ((1vw - 3.2px) * 1.15), 30px);\"><strong>Link<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Alfredo Pellecchia<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/video\/2020\/01\/italiani-roberto-bracco---emma-e-irma-gramatica-172ac6b3-be6d-4f81-b8cd-e8aa97617f0b.html\">https:\/\/www.raiplay.it\/video\/2020\/01\/italiani-roberto-bracco&#8212;emma-e-irma-gramatica-172ac6b3-be6d-4f81-b8cd-e8aa97617f0b.html<\/a><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Biografia a cura di Marilena Gentile e Samanta Scidone Roberto Bracco nasce il 19 settembre del 1860 a San Gregorio Armeno, nel &#8220;cuore&#8221; di Napoli: anche per questo motivo, egli \u00e8 fortemente legato alle sue radici. Secondo quanto scrive Pasquale Iaccio ne L&#8217;intellettuale intransigente egli era alto un metro e settanta, aveva una corporatura esile, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":17816,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-17815","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-autori"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17815","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17815"}],"version-history":[{"count":26,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17815\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18116,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17815\/revisions\/18116"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17816"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17815"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17815"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17815"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}