{"id":17806,"date":"2026-10-04T11:19:01","date_gmt":"2026-10-04T09:19:01","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17806"},"modified":"2026-10-04T11:19:01","modified_gmt":"2026-10-04T09:19:01","slug":"testo-2-2-2-5-3-2-2-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17806","title":{"rendered":"Scritti Vari"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>(Vecchia e nuova Piedigrotta nei ricordi di Raffaele Viviani)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando cantavo al teatro dei pupi &#8211; Tutta Napoli in via Foria &#8211; La battaglia per burla al ponte di Casanova &#8211; \u00c8 passata la guerra: Piedigrotta \u00e8 triste<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima sensazione della festa di Piedigrotta mi \u00e8 rimasta fissa nel ricordo. Ero bambino, potevo avere un cinque anni, e gi\u00e0 da poco cantavo al teatro dei &#8220;pupi&#8221; in Porta San Gennaro. La sera, tardi, poich\u00e9 ero solito addormentarmi dopo il &#8220;mio numero&#8221; ancora con gli abiti da marionetta, che indossavo, il capo chino sulla spalla, seduto su un cassone, mio padre per non svegliarmi mi faceva deporre in un grosso cesto che serviva a portare la cena da casa e mi faceva trasportare sul capo da un suo scritturato, un tal Michele Migliatico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella sera di Piedigrotta, tutto rannicchiato in quello strano vagone letto, ricordo che fui improvvisamente svegliato da un insolito frastuono, una gazzarra imprevista: suoni di &#8220;trummette&#8221;, voci, botte. Non ero abituato e mi misi a piangere, spaventato. Che accadeva intorno a me? Niente: tutto quel clamore indicava che era una notte di festa, la pi\u00f9 incredibile delle feste. Volli scendere dalla cesta e fare il tratto dal teatro a casa a piedi, beato e meravigliato, trotterellando a fianco di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Via Foria era come incendiata dai bagliori delle pi\u00f9 avvampanti luminarie. Una marea di gente affollava la strada: tutti erano vestiti di curiose fogge e portavano sul capo berretti che non avevo visto mai ed ogni tanto davano fiato ad uno strano arnese ad imbuto che stringevano nelle destre e ne veniva fuori un latrato che a me sembrava sinistro. Altri soffiano inaspettatamente e veniva fuori dalla loro bocca una lingua lunghissima di carta: la lingua di Menelick; altri ancora gettavano piogge di coriandoli e nastrini di carta come per avvolgere l&#8217;aria in nodi impossibili. E quanto ben di Dio lungo i marciapiedi: maruzzari con i loro trofei a forma di cetra floreale e le loro pignatte di rame lucente, maccarunari con le loro caldaie fumanti e uomini i quali mangiavano avidamente grossi piatti di maccheroni, che scivolando come bianchi serpentelli nelle bocche semichiuse, sibilavano allegramente, nel risucchio della saliva. E poi fruttivendoli, venditori di fichi d&#8217;India, che gridavano: tre colpi un soldo ed il cliente s&#8217;avvicinava; era fornito d&#8217;un grosso coltello che serviva, a distanza, per &#8220;appizzare&#8221; a terra, il frutto; se l&#8217;operazione riusciva il fico d&#8217;India era mangiato. Spesse volte per\u00f2, qualche ragazzetto furbo faceva distrarre il venditore e in un &#8220;batter d&#8217;occhi&#8221; &#8220;appizzava&#8221; il frutto da vicino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;La petraia&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Piansi, ricordo, amaramente, quando mio padre mi costrinse a rincasare quella notte, e per pi\u00f9 giorni, rimasi &#8216;nguttuso, avrei voluto andare pure io a Piedigrotta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci andai gi\u00e0 ragazzino, in compagnia di alcuni amici. Eravamo decisi quella notte a far baldoria, coscienti del nostro diritto a divertirci. Armatici di &#8220;trummette&#8221; e di tutti gli altri strumenti piedigrotteschi, rubati per via ai passanti, muovemmo verso la Riviera, dove pi\u00f9 impazziva la festa, ebbri di gettarci nel turbine di quella notte incredibile. Tutto \u00e8 permesso a Piedigrotta. Questo era il nostro grido.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 pi\u00f9 adolescente, e per seguire compagni pi\u00f9 scavezzacolli, taluni dei quali veri e propri &#8220;scippatori&#8221;, cio\u00e8 ladruncoli di frutta e di fazzoletti, in occasione di Piedigrotta, mi recavo con essi al Ponte di Casanova per la &#8220;petriata&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Una brutta lezione&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era una sorta di finta battaglia che avveniva fra due squadre: quella del Borgo Loreto e quella di Borgo Sant&#8217;Antonio, alla quale appartenevo: battaglia a sassi, che venivano lanciati, dietro l&#8217;ordine del caposquadra, a mezzo di rudimentali fionde, dette &#8220;giunchee&#8221;, di canapa intrecciata. I &#8220;guerrieri&#8221; erano vestiti di tutto punto: armi di latta, cimieri di stagno, decorazioni di carta. Purtroppo questo gioco che aveva sempre un suo pubblico fedele, tanto che un famoso organizzatore di carri voleva portare il &#8220;numero&#8221; davanti alla Commissione dei festeggiamenti, terminava sempre con qualche ferito vero. Una volta, il ferito fui io. Una pietra mi aveva colpito, al naso, rompendomi il &#8220;setto&#8221; (ecco perch\u00e9 il mio naso \u00e8 ora di forma sui generis). Mio padre, severissimo, accorso sul posto, mi afferr\u00f2 per un orecchio e dal Ponte di Casanova a casa nostra, al Vico Finale: ogni passo uno schiaffo, noncurante del sangue che mi colava copioso e dei miei pianti che assordavano l&#8217;aria pi\u00f9 dei suoni strazianti delle trombette.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da giovanotto, il mio interesse per Piedigrotta fu, dir\u00f2, pi\u00f9 artistico e pi\u00f9 di una volta fui fra i cantori sui carri famosi che erano soliti sfilare fra la calca di popolo. Ma il ricordo di quel &#8220;mazziatone&#8221; paterno non mi abbandon\u00f2 mai. Ed anche adulto, rincasando all&#8217;alba, dopo la festa fui sempre preso dalla nostalgia di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Com&#8217;erano belli e festosi i carri di Piedigrotta. Anche le cavalcate, che imponenza! Quella di Carlo d&#8217;Angi\u00f2 con tutto il seguito: cavalli bianchi, con gualdrappe reali e centinaia di valletti. La cavalcata coloniale era anch&#8217;essa di una fantasia incredibile. Il re negro, piumato, e i mori, dei bruttissimi ceffi nostrani che la gente, al passaggio, riconosceva di sotto le barbe ed il trucco e chiamava per nome: &#8220;Vici\u00e8&#8230;&#8221; &#8220;Ait\u00e0&#8230;&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La giuria era a piazza Sannazzaro, su un palco costellato da lampadine tricolori, pronta a giudicare, mentre dal mare i fuochi pirotecnici illuminavano centinaia di barche, ciascuna con una sua orchestrina a bordo e la sua comitiva. Non si sapeva pi\u00f9 dove volgere lo sguardo, si era attoniti ad ammirare ogni cosa e si respirava la gioia di vivere, quella sera. Il mio popolo era come me, felice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sentiva la sua festa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sta festa &#8216;o ssa<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">nasce e more cc\u00e0!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi &#8216;a vo&#8217; rif\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">nun &#8216;a po&#8217; imit\u00e0!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 stesso &#8216;o popolo che &#8216;a da,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">e chistu popolo sta cc\u00e0,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">e a nisciun&#8217;atu pizzo &#8216;e munno a&#8217; pu\u00f2 truv\u00e0!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono tornato ad una festa di popolo, a quella della Madonna del Carmine, questo anno. C&#8217;erano le bancarelle come una volta, le arcate luminose; la folla gremiva la vasta piazza del Mercato, sempre. Ho visto gli stessi fuochi di prima e l&#8217;incendio del Campanile di fra Nuvolo. Ma la gioia non ho respirato, n\u00e9 l&#8217;ebbrezza pagana della plebe nella sua esaltazione divina. La gente camminava sulle macerie. Ad ogni passo, ciascuno le sentiva sotto le scarpe e doveva stare accorto per non cadere. Le facce gialle, rosse, verdi, illuminate dai fuochi artificiali erano ferme a guardare composte e pensose, come se lo spettacolo non fosse tripudio. Tra la gente e la festa, era passata la guerra con i suoi bombardamenti, con le sue rovine, con i suoi morti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Raffaele VIVIANI, &#8220;l&#8217;Unit\u00e0&#8221;, 30 aprile 1950.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Vecchia e nuova Piedigrotta nei ricordi di Raffaele Viviani) Quando cantavo al teatro dei pupi &#8211; Tutta Napoli in via Foria &#8211; La battaglia per burla al ponte di Casanova &#8211; \u00c8 passata la guerra: Piedigrotta \u00e8 triste La prima sensazione della festa di Piedigrotta mi \u00e8 rimasta fissa nel ricordo. 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