{"id":17747,"date":"2026-10-02T19:22:38","date_gmt":"2026-10-02T17:22:38","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17747"},"modified":"2026-10-05T11:53:19","modified_gmt":"2026-10-05T09:53:19","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-3-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17747","title":{"rendered":"L&#8217;arte di fare teatro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Daniela Piscopo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Da sempre, prima per intuito, poi per studio, poi per convinzione, poi per esperienza personale, ho finito per considerare molto, ma molto pi\u00f9 difficile l&#8217;arte del far ridere che quella del far piangere. Naturalmente alludo all&#8217;arte non semplicemente del far ridere, ma di saper far ridere: ridere seriamente. Per questo, teatralmente parlando, preferisco ed ammiro il genere comico e particolarmente farsesco da qualsiasi parte derivi, purch\u00e9 abbia stile e insegnamento dal lato umano. Sono sicuro, che il dramma della nostra vita, di solito, si nasconde nel convulso di una risata provocata da una qualunque azione che a noi \u00e8 sembrata comica. Sono fermamente convinto che, spesso, nelle lacrime di una gioia si celino quelle del dolore. Allora la tragedia nasce e la farsa, la bella farsa si compie!&#8221; (P. De Filippo, <em>Strette di mano<\/em>, Napoli, Marotta, 1974, pag. 39).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Cominciai a pensare ad una forma di teatro capace di esprimersi mediante un linguaggio moderno come quello di tutti i giorni, con tutti i caratteri e le abitudini della societ\u00e0 italiana particolarmente del dopoguerra su base tradizionalmente comica nella quale, qua e l\u00e0, come lo sfarfall\u00eco di una luce riflessa, fossero affiorati i piccoli e grandi drammi della vita quotidiana del nostro Paese. Un teatro, insomma, da scrivere o adattare: difficile dunque! Ma a me appariva meravigliosamente vero e di grande attualit\u00e0. Un genere di spettacolo che, naturalmente, si sarebbe dovuto perfezionare mano mano con l&#8217;andare del tempo. [\u2026] Cercai di formare un gruppo di attori capace di saper affrontare artisticamente un linguaggio teatrale in lingua italiana ma con una duttilit\u00e0 di espressione e cio\u00e8 che trattassero, all&#8217;occorrenza, gli accenti dei nostri dialetti. Un linguaggio in lingua italiana sia pure pieno di impurit\u00e0 e inflessioni, ma festoso, palpitante per i diversi accenti dei quali \u00e8 ricco il nostro paese, quindi vero e non pi\u00f9 il gelido e accademico linguaggio dalla perfettissima dizione che io giudicavo falso, stereotipato e insopportabile&#8221;. ( P. De Filippo, <em>Una famiglia difficile<\/em>, Napoli, Marotta, 1976, pag. 397).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Daniela Piscopo &#8220;Da sempre, prima per intuito, poi per studio, poi per convinzione, poi per esperienza personale, ho finito per considerare molto, ma molto pi\u00f9 difficile l&#8217;arte del far ridere che quella del far piangere. 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