{"id":17742,"date":"2026-10-02T19:19:59","date_gmt":"2026-10-02T17:19:59","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17742"},"modified":"2026-10-05T11:52:29","modified_gmt":"2026-10-05T09:52:29","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-3-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17742","title":{"rendered":"Quaranta ma non li dimostra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Anna Fiorile<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La commedia in due atti, scritta da Peppino e Titina De Filippo, si apre in una casa borghese, dove vivono il vedovo don Pasquale e le sue cinque figlie. A far da madre e angelo del focolare c\u2019\u00e8 Sesella, la pi\u00f9 grande di loro, che spazza, cucina, rammenda\u2026,opponendo la docile serenit\u00e0 di nubile quarantenne alla smania di modernit\u00e0 delle sorelle pi\u00f9 giovani. Della condizione di Sesella si duole suo padre, don Pasquale, che vorrebbe vederla curata, ben vestita e, soprattutto,maritata. Un barlume di speranza glielo apre Carmela, sua altra figlia, la quale gli confessa che Sesella \u00e8 intimamente innamorata di Luciano, giovane giornalista squattrinato che frequenta la loro casa. Don Pasquale destina ogni sua energia per gettare \u2013 letteralmente \u2013 sua figlia tra le braccia del ragazzo, creando l\u2019equivoco da cui si snoda poi tutto il secondo atto. Riuscir\u00e0 don Pasquale a cambiare Sesella, la quale si mostrer\u00e0 alla sua famiglia s\u00ec ben vestita, truccata e con i tacchi ma ridicola e impacciata, una figura goffa che non sta nei suoi panni. Solo il disvelamento dell\u2019equivoco scioglier\u00e0 ogni forzatura, restituendo naturalezza e semplicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La commedia si costruisce sugli opposti, giocando sui ruoli e sulle immagini: la figura di Sesella \u00e8 senile e materna e della madre anche indossa i vestiti, li prende dal suo armadio e li adatta a s\u00e9, ha capelli lunghi e pesanti, che le coprono il collo e le appesantiscono la testa; contrapposte a lei le sorelle, briose e civettuole, frivole e scansafatiche\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La primissima rappresentazione \u00e8 a Napoli, al Teatro Sannazaro, nel 1933. Il critico Renato Simoni assiste alla commedia nel febbraio del 1935 al Teatro Olimpia di Milano; questo il suo commento: \u201cPiccola storia domestica, frequente, intimamente drammatica, spesso esteriormente ridicola. Peppino e Titina De Filippo l\u2019hanno portata alla luce della ribalta illuminandola dei vivi colori d\u2019una fantasia teatrale e comica che trasforma i tratti osservati in invenzioni animate, che fonde spontaneamente e brillantemente quel tanto di poesia che c\u2019\u00e8 nella rassegnazione senza speranza, e nell\u2019improvvisa fede in un avvenimento che par quasi miracoloso, con elementi scenici, vecchi e nuovi, tradizionali e freschissimi, e contrappone le sfumate e quasi pudiche timidezze del sentimento, ai baldanzosi coloriti della commedia popolare, di quella di carattere, di quella di movimento. [\u2026] La commedia per le molte qualit\u00e0, per le sue finezze, per i suoi trovati comici e anche per i suoi stessi difetti, che sono ritorni a schemi di teatro pi\u00f9 facile, ha dato al pubblico un continuo piacere, ora appassionandolo, ora provocando la sua pi\u00f9 larga ilarit\u00e0. Anche per merito della esilarante recitazione di tutta la Compagnia e soprattutto di Eduardo De Filippo, magnifico di ricca semplicit\u00e0, artista ed attore di rara complessit\u00e0, e di sua sorella Titina che provoc\u00f2 mormorii di ammirazione, vivendo con tormentata sensibilit\u00e0 pi\u00f9 che recitando il suo personaggio, e di Peppino De Filippo, che con pochi tratti netti e poche parole, disegn\u00f2 un tipo di una comicit\u00e0 irresistibile\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Renato Simoni, Trent\u2019anni di cronaca drammatica, a cura di Lucio Ridenti, ILTE, Torino, 1958, p. 191 \u2013 vol. quarto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Anna Fiorile La commedia in due atti, scritta da Peppino e Titina De Filippo, si apre in una casa borghese, dove vivono il vedovo don Pasquale e le sue cinque figlie. 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