{"id":17734,"date":"2026-10-02T19:16:27","date_gmt":"2026-10-02T17:16:27","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17734"},"modified":"2026-10-05T11:51:05","modified_gmt":"2026-10-05T09:51:05","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-3-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17734","title":{"rendered":"Don Raffaele il trombone"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Daniela Piscopo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E&#8217; una commedia in un atto, rappresentata per la prima volta al Teatro Nuovo di Napoli il 4 aprile 1931. Parla della storia di un povero suonatore di trombone, Raffaele Chianese che crede nella propria genialit\u00e0 di compositore, ma che vive in profonda miseria, arrangiandosi a suonare in un&#8217;orchestrina ai matrimoni. Ha sempre rifiutato altri tipi di lavori, perch\u00e9 lo avrebbero privato della sua dignit\u00e0 di artista, cos\u00ec, quando gli giunge in casa un ricco signore che lo scrittura, offrendogli diecimila lire d&#8217;anticipo, si sente baciato dalla fortuna e manda via il suo compare che gli aveva procurato un lavoro ben retribuito. Ma la sua felicit\u00e0 durer\u00e0 poco: dovr\u00e0 restituire il denaro perch\u00e9 il signore \u00e8 pazzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AMBIENTAZIONE: la scena, unica, rappresenta la sala di una casa editrice musicale piuttosto polverosa e trascurata, trasformata a mo&#8217; di abitazione. In un angolo, vicino all&#8217;entrata, si erge un grosso sediolone. Un tavolo \u00e8 invece posto a sinistra ricoperto di spartiti, un altro a destra dove stanno lavorando madre e figlia; mentre in fondo una grande porta d\u00e0 sul vicolo e su di essa si legge al contrario: musica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">PERSONAGGI: Alfredo Chianese, maestro di trombone, \u00e8 il protagonista della vicenda. Vorrebbe diventare un grande e famoso compositore (tra l&#8217;altro ha scritto anche un&#8217;opera dal titolo lunghissimo, che solo a sentirlo non promette niente di buono!), e immerso com&#8217;\u00e8 nel suo mondo musicale crede che la fortuna giunger\u00e0 da un momento all&#8217;altro. Tuttavia si lamenta della societ\u00e0 che non ha capito la sua bravura, non ha riconosciuto le sue qualit\u00e0, ma pur di non tradire questa grande passione rifiuta qualsiasi altro lavoro (il suo compare, infatti, si fa in quattro per trovargli una buona sistemazione, ottenendone in cambio insulti e maltrattamenti!) quindi vive miseramente con la famiglia, guadagnando pochi soldi suonando ai matrimoni. Amalia e Lisa, rispettivamente moglie e figlia di Chianese, non accettano di buon animo questa condizione, e soprattutto Amalia non crede molto nelle capacit\u00e0 artistiche del marito, che spesso prende in giro e sprona a trovare un&#8217;attivit\u00e0 pi\u00f9 redditizia. Anche Nicola Belfiore, maestro di tromba, vive di stenti, ma da quando ha conosciuto Alfredo, suo collega di lavoro, le cose sono addirittura peggiorate. Lo addita quindi quale &#8220;iettatore&#8221;, ritenendo che a causa sua, ogni piccolo impiego che gli viene affidato, va misteriosamente in fumo. Quando giunge nel piccolo negozio di musica Alfredo Fioretti, uomo distinto, ben vestito, che si presenta nei panni di maestro di pianoforte e concertista, proponendogli un vantaggioso ingaggio con un anticipo di diecimila lire, Alfredo, accecato com&#8217;\u00e8 dalla proposta, non si rende conto che l&#8217;uomo \u00e8 pazzo. Saranno, infatti, gli accompagnatori del signore, rispettivamente Luigi e Attilio, a svelarglielo, facendosi restituire la caparra e lasciando il povero Chianese deluso e beffato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">TECNICHE LINGUISTICO-STILISTICHE: il testo in lingua si basa principalmente sui dialoghi, su cui scivola la trama, s&#8217;intreccia perfettamente, per poi avviarsi verso un finale di grande effetto comico. Le battute sono ora armi pungenti, ora veri e propri scontri verbali, oppure si trasformano in parole illusorie o altrimenti rilevano stati d&#8217;animo risentiti, felici, malinconici. Come sempre Peppino utilizza un linguaggio semplice, eppure minuziosamente costruito per il suo soggetto teatrale, un linguaggio che esprime l&#8217;animo del personaggio ed \u00e8 funzionale al testo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">COSTUMI: l&#8217;autore non parla precisamente del tipo d&#8217;abbigliamento dei suoi personaggi. Si limita semplicemente a sottolineare il modo in cui l&#8217;individuo compare sulla scena, ad esempio: vestito bene, vestito miseramente e cos\u00ec via. Pi\u00f9 dettagliato \u00e8 invece il quadro che fa del protagonista, affermando che \u00e8 un uomo sulla sessantina, che entra in scena con un cappotto nero, logoro e un feltro nero in testa. Ma soprattutto descrive cosa compare sotto il cappotto: una camicia, una cravatta e mutande lunghe, sulle quali fino al ginocchio ha infilato e legato due mezze gambe di un vecchio pantalone nero, in modo che con il soprabito abbottonato dia l&#8217;idea di essere totalmente vestito. RECENSIONI: In una recensione di Renato Simoni si legge: &#8220;In <em>Don Rafele o&#8217; trombone<\/em>, che \u00e8 una farsa aperta con uno snello e rapido tocco finale di silenziosa commozione, vediamo un povero e sbrindellato suonatore di trombone [&#8230;] afferrare, per un attimo, il ciuffo della fortuna. [&#8230;] Le antiche facezie riecheggiate in questo atto, sono tornate, se non fresche, certo divertenti, perch\u00e9 con esse, Edoardo e Peppino De Filippo hanno costruito due personaggi di spiccato rilievo. [&#8230;] Attori vividi e freschi i De Filippo. C&#8217;\u00e8 in essi qualche cosa che li riallaccia, per qualche aspetto, alla tradizione sancarliniana; e cio\u00e8 nell&#8217;accentuazione comica del personaggio, una tendenza al fisso e al generico della tipificazione: una ricca teatralit\u00e0 insomma. Ma poi \u00e8 anche da notare quel modo particolare dell&#8217;arte napoletana che procede pi\u00f9 che per effusioni e per amplificazioni, per tocchi sobri, pensati, quella misura e rarit\u00e0 e lievit\u00e0 del gesto, che pi\u00f9 che una rappresentazione dei sentimenti \u00e8 un abbozzo di essi. E a queste qualit\u00e0, dir\u00f2 cos\u00ec, storiche ed etniche si deve aggiungere, in Eduardo, una nervosit\u00e0 tutta personale, qualche cosa che mette, anche nella comicit\u00e0, una umanit\u00e0 e una realt\u00e0 scarnite ed amare&#8221; (&#8220;Corriere della Sera&#8221;, 16 marzo 1934).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Daniela Piscopo E&#8217; una commedia in un atto, rappresentata per la prima volta al Teatro Nuovo di Napoli il 4 aprile 1931. 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