{"id":17713,"date":"2026-10-01T12:05:16","date_gmt":"2026-10-01T10:05:16","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17713"},"modified":"2026-10-01T12:05:16","modified_gmt":"2026-10-01T10:05:16","slug":"testo-2-2-2-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17713","title":{"rendered":"Il rumore invade la citt\u00e0 in conflitto con la sua tradizione di armonia di suoni\u2026 e Pulcinella strilla contro tutti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Manlio Santanelli<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono deciso, alla fine mi sono deciso. Da un po\u2019 di tempo l\u2019idea mi tentava, mi aggrediva a tradimento, vale a dire quando mi sapeva pi\u00f9 sguarnito, pi\u00f9 indifeso. Ma sempre la scacciavo, ogni volta riuscivo a liberarmene con una scusa qualsiasi. Finch\u00e9 mi sono detto: \u201ctentare non nuoce\u201d, e ho comprato un batiscafo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un batiscafo, proprio cos\u00ec. Vi si accede attraverso una regolare porta di ingresso ed \u00e8 composto da un paio di locali, pi\u00f9 servizi, da abitare durante le immersioni. Dispone perfino di un giardinetto, pensate!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma forse \u00e8 venuto il momento di rivelare che per batiscafo intendo una casa, la mia casetta nel centro storico di Napoli. Che, a sua volta, \u00e8 un abisso insondabile, quanto se non pi\u00f9 della famigerata \u201cFossa delle Marianne\u201d, ma non ugualmente ovattato e soporifero. Al contrario, pi\u00f9 si procede nella discesa, maggiore \u00e8 lo strepito che ti aggredisce con effetto stereofonico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo strepito!\u2026 Il chiasso pi\u00f9 incomposto e indisciplinato, la volutt\u00e0 di saturare con il proprio clamore lo spazio circostante, quasi un arcaico bisogno di definire il territorio attraverso lo strumento diretto della vocalit\u00e0, o quello indiretto dei motori che la tecnologia mette oggi a disposizione di tutti\u2026 Ecco, se dovessi scegliere un elemento cui affidare l\u2019onerosa funzione di raccontare questa zona della citt\u00e0, non esiterei un istante: lo strepito!. Lo strepito!\u2026 Questo sfregio continuamente inferto ad uno dei sensi pi\u00f9 delicati, l\u2019udito, questa perenne sfida lanciata a colpi di decibel alla tranquillit\u00e0 collettiva. Questo cavaliere dell\u2019Apocalisse che aleggia sulla quotidiana epopea dei napoletani del Centro, questo tiranno che non ammette censure alle sue efferatezze\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oscar Wilde, campione del paradosso alle olimpiadi della provocazione, sbeffeggiava il discreto brusio dei salotti vittoriani dicendo: \u201cNon capisco perch\u00e9 la gente si ostina a parlare sottovoce, quando ci s\u2019intende benissimo urlando\u201d. E neppure sospettava l\u2019esistenza di un universo compiuto, il centro storico di Napoli per l\u2019appunto, nel quale la sua iperbolica massima trova un\u2019anonima quanto autorevole conferma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mattina, allorch\u00e9 le prime voci cominciano a sondare l\u2019aria dei vicoli ancora intorpiditi dal sonno della notte, hai la sensazione di imbatterti nelle isolate avanguardie di un esercito che, altrove, si stia puntigliosamente attivando per uno scontro campale. Ma forse si pu\u00f2 tentare un\u2019immagine pi\u00f9 omogenea al tema della divagazione. Forse \u00e8 pi\u00f9 giusto dire che quelle prime voci rimandano a un palcoscenico, sul quale stia per cominciare un particolarissimo concerto sinfonico. Esse voci rappresentano i vari orchestrali che, uno per uno, alla spicciolata per intendersi, entrano in scena e cominciano a verificare, ciascuno per suo conto, l\u2019intonazione dei rispettivi strumenti. C\u2019\u00e8 anche l\u2019oboe, chiaramente. Ma il suo \u201cla\u201d vaga come uno smemorato per quella inestricabile selva di quarti di tono, in attesa dell\u2019entrata del maestro che li armonizzi. Vana attesa:&nbsp; anche per quest\u2019oggi, purtroppo, il maestro non si presenter\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stupisce, e non poco, che una citt\u00e0 nota nel mondo intero per la sua musicalit\u00e0, una comunit\u00e0 pervenuta alle vette del luogo comune con la commenda di \u201cpatria dell\u2019estro canoro\u201d, nelle sue attuali manifestazioni di vita \u2013 ma sarebbe pi\u00f9 giusto dire \u201ddi sopravvivenza\u201d \u2013 si comporti poi all\u2019insegna della dissonanza pi\u00f9 esasperata, della cacofonia elevata a sistema di comunicazione. Viene naturale chiedersi: \u201cC\u2019\u00e8 mai stata un\u2019epoca in cui Napoli abbia vissuto nel rispetto dell\u2019armonia, di una generale consonanza che, senza sopprimere l\u2019elemento dionisiaco, primo responsabile di ogni intemperanza comportamentale, si rifiutasse allo stesso tempo di condannare a morte Apollo con tutte le sue muse?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per sciogliere questo nodo faremo ricorso al suddetto batiscafo. Che \u00e8 un mezzo di trasporto per immergersi nello spazio equoreo, ma pu\u00f2 anche effettuare immersioni nel tempo. Lasciamoci allora scivolare a ritroso per tutto l\u2019Ottocento, secolo che ai nostri fini non offre particolare interesse, e andiamoci a posare sui fondali del Settecento, che al suo scadere diede luogo alla Repubblica Partenopea, barriera corallina del pi\u00f9 vistoso fallimento dell\u2019idea di democrazia. E\u2019 l\u00ec che avviene l\u2019insanabile frattura fra le varie componenti della vita politica e civile di Napoli. E forse proprio quell\u2019evento, che sul versante pubblico fu la causa prima di tanti scompensi a venire, potrebbe essere additato come il maggior colpevole di un\u2019armonia perduta anche sotto il profilo strettamente acustico. Noi sappiamo che la classe dominante di quel tempo stipul\u00f2 un patto infame con la plebaglia perch\u00e9 l\u2019aiutasse a sbarazzarsi di una borghesia illuminata e bene educata soprattutto. Non conosciamo, \u00e8 vero, i termini esatti di quell\u2019accordo, ma abbiamo pi\u00f9 di un motivo per ritenere che suonasse pressappoco cos\u00ec: \u201cSe voi lazzaroni ci date una mano a riprendere il governo della citt\u00e0, noi emaneremo una legge che vi riconoscer\u00e0 piena libert\u00e0 di urlare a qualunque ora del giorno e della notte\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci assale, per\u00f2, il sospetto che anche queste considerazioni non siano sufficienti a chiarire l\u2019origine della chiassosit\u00e0 dei vicoli, di questo molto poco cartesiano \u201cstrepito ergo sum\u201c, a cui ogni popolano verace inconsapevolmente affida la centralit\u00e0 del proprio \u201cio partenopeo\u201d. Per saperne di pi\u00f9 non abbiamo che da proseguire nella nostra immersione temporale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La decisione viene immediatamente remunerata da una gradita sorpresa: tutti i viaggiatori europei che, in omaggio alla moda del Gran Tour, si siano spinti fino a Napoli, da Goethe a Montaigne (la successione va intesa ovviamente secondo il senso della nostra marcia, vale a dire andando indietro nel tempo), pur nell\u2019estrema variet\u00e0 dei loro personali punti di vista, si trovano pressoch\u00e9 d\u2019accordo nel descrivere la citt\u00e0 come una Torre di Babele dei pi\u00f9 disparati frammenti sonori. Napoli si rivelava ai loro orecchi come una fascinosa e terribile sirena, a cui poter resistere soltanto grazie all\u2019uso di provvidenziali tappi di cera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se fosse tutta colpa del Seicento? Secolo monumentale, che ha lasciato profondissime tracce nella vita culturale di questa citt\u00e0, con la sua estetica dell\u2019eccesso, della sproporzione, della dismisura, il Seicento potrebbe non essere estraneo alla formazione di una tendenza come quella in esame, basata sul principio che \u201cdi pi\u00f9 \u00e8 sempre meglio che di meno\u201d, e che se vuoi essere ascoltato devi mandare la tua voce sopra le righe, tanto ci pensa l\u2019orecchio dell\u2019altro a ricondurla tra le righe, quando non te la sbatte addirittura sotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Seicento, inoltre, si porta indietro un\u2019altra idea fissa, l\u2019angoscia della morte e, con essa, di un mondo in cui tenebre e silenzio abbiano il sopravvento sulla vita intesa come luce e suono. Forse questa pratica scatenata della vocalit\u00e0, e del sonoro in generale, pu\u00f2 essere ricondotta a quell\u2019ossessione di base, e configurarsi di conseguenza come una sorta di esasperata esorcizzazione della \u201cfatal quiete\u201d, una variante fonica dell\u2019\u201dhorror vacui\u201d: il silenzio mi fa paura perch\u00e9 \u00e8 il sinonimo di morte, perch\u00e9 \u00e8 il luttuoso paravento del nulla?: e allora io strillo!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E Pulcinella ne sa qualcosa! Maschera che, evolvendosi attorno a un ben pi\u00f9 remoto nocciolo, si \u00e8 codificata appunto nel Seicento all\u2019interno di quel meraviglioso rigoglio teatrale unificato nel termine di Commedia dell\u2019Arte, Pulcinella rappresenta il prototipo del popolano \u201cstrillazziere\u201d, che tace soltanto il tempo necessario per riprendere fiato e riesplodere nei suoi gutturali acuti di gallinaccio (Pulcinella = pulcino). Contro chi sguinzaglia, Pulcinella, il suo eversivo rancore di servo che non si rassegna al servaggio? Un po\u2019 contro tutti, per la verit\u00e0. La piramide sociale che lo sovrasta, se potesse prestarsi a misurazioni fisico-spaziali risulterebbe alquanto pi\u00f9 mastodontica di quella di Cheope. Ma uno dei suoi pi\u00f9 frequenti antagonisti \u00e8 certamente la morte, il padrone per eccellenza. Contro la Morte, raffigurata attraverso la sua consueta iconografia, vale a dire la tradizionale \u201ccapa di morto\u201d, la maschera plebea fa ricorso alla sua pi\u00f9 indomabile rumorosit\u00e0. Nel corso di questa nostra discesa ai liquidi inferni napoletani, la incontriamo per i sentieri del Seicento, accanto e in alternativa alla cultura solenne, grottesco Orfeo che non ci sta a perdere la sua Euridice \u2013 Colombina soltanto per aver ceduto alla curiosit\u00e0 di voltarsi indietro. A questo punto potremmo pacificamente concludere che tutto \u00e8 cominciato nel Seicento. Ma allora come la mettiamo con Svetonio, Tacito, Seneca? Che c\u2019entrano Seneca, Svetonio, Tacito, si dir\u00e0. C\u2019entrano purtroppo. In pi\u00f9 occasioni, questi tre numi delle antiche lettere, parlando di Napoli, non omettono di far riferimento alla sua \u201cpittoresca vitalit\u00e0\u201d. Che dava alla testa pi\u00f9 di un Falerno di annata. Se poi, come si crede, \u00e8 Napoli la \u201cgreca urbs\u201d nominata nel Satyricon di Petronio Arbitro, citt\u00e0 magnetica in cui il visitatore incauto smarrisce ogni possibile orientamento, si dovr\u00e0 convenire che \u00e8 ben pi\u00f9 stagionata la fama di cui pu\u00f2 menar vanto questo universo di suoni incrociati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inverosimile per verosimile, ci piace a questo punto immaginare un\u2019et\u00e0 mitica, in cui le lande, dove pi\u00f9 tardi si sarebbe insidiata Partenope, fossero soggette a due divinit\u00e0 in perenne conflitto: il dio del Frastuono e il dio del Silenzio. Accadde una volta (sempre nella nostra immaginazione) che i due s\u2019incontrassero lungo la riva del mare. Entrambi reputando disdicevole bagnarsi i piedi nell\u2019acqua, come pure scottarsi nella sabbia rovente, presto l\u2019incontro degener\u00f2 in una risibile questione di precedenze. \u201cCedetemi il passo!\u201d url\u00f2 il dio del Frastuono. \u201cSiete voi che dovete cederlo a me!\u201d precis\u00f2 a gesti il dio del Silenzio (N.B. l\u2019uso del \u201cvoi\u201d era gi\u00e0 una prerogativa di quelle latitudini). La disputa and\u00f2 avanti su questo tono ancora un po\u2019! Con l\u2019uno che strepitava e l\u2019altro che si contorceva nell\u2019esposizione del suo campionario mimico. Infine, al Dio del Frastuono saltarono i nervi, la qualcosa non gli accadeva raramente, visto che usava portarli a fior di pelle. Afferrato un bastone, quell\u2019energumeno vociante si scagli\u00f2 contro il suo muto rivale, che, fuggendo a gambe levate, ruppe in urla e strepiti, abdicando una volta per sempre al suo proverbiale mutismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il resto, diversamente da quanto accade nell\u2019Amleto, purtroppo non \u00e8 silenzio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Manlio Santanelli Mi sono deciso, alla fine mi sono deciso. Da un po\u2019 di tempo l\u2019idea mi tentava, mi aggrediva a tradimento, vale a dire quando mi sapeva pi\u00f9 sguarnito, pi\u00f9 indifeso. Ma sempre la scacciavo, ogni volta riuscivo a liberarmene con una scusa qualsiasi. 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