{"id":17711,"date":"2026-10-01T12:04:57","date_gmt":"2026-10-01T10:04:57","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17711"},"modified":"2026-10-01T12:04:57","modified_gmt":"2026-10-01T10:04:57","slug":"testo-2-2-2-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17711","title":{"rendered":"A proposito di poetica teatrale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Manlio Santanelli<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sia concessa una breve immersione \u2018in apnea\u2019 nel mio passato; un passato che non \u00e8 in distonia con il contesto di questa rivista, e in via del tutto personale ha costituito un momento fondante nella mia formazione culturale, indicandomi un binario lungo il quale articolare la mia personalit\u00e0 di autore e, di conseguenza, la mia scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un pomeriggio ormai lontano ero seduto nel Teatrino di Corte del Palazzo Reale di Napoli, e pendevo dalle labbra di Pier Paolo Pasolini che per l\u2019occasione, davanti ad uno scelto pubblico, rifletteva su uno dei nodi primari della letteratura. La sua riflessione ruotava attorno ad una distinzione di fondo tra letteratura consolatoria e letteratura problematica, Secondo l\u2019illustre relatore, la prima si diletta ad aprire soltanto i problemi che gi\u00e0 sa di potere in qualche modo chiudere; la seconda si fa carico di aprire proprio quei problemi di cui non possiede la soluzione.&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 premesso, e premesso ancora che io non credo nell\u2019esistenza di una poetica unica, che sottenda l\u2019opera di uno scrittore, bens\u00ec in tante poetiche quante sono le opere dello stesso, accetto comunque la sfida di confrontarmi con detto tema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tema che nella sua ampiezza e complessit\u00e0 richiede un non trascurabile sforzo di concisione, giacch\u00e9 la poetica di un drammaturgo, a mio avviso, va ad affondare le sue radici in quella interiorit\u00e0 da cui prendono le mosse i principali stimoli della vita. Parafrasando un postulato filosofico che ha avuto pi\u00f9 versioni nel tempo, sono tentato di dire: \u201cscrivo, ergo sono\u201d. In tal modo accade che quella poetica di cui sopra diventa la guida nell\u2019espressione di una necessit\u00e0 vitale. Quando mi accingo a scrivere (di teatro) non obbedisco ad una pulsione gioiosa, non lo faccio in uno stato di grazia. Al contrario, devo dare sfogo ad una necessit\u00e0 vitale, fisiologica sarei tentato di dire. Non ricordo un solo caso in cui mi sono seduto al tavolo di lavoro con la gioia di vivere. In simili circostanze ho sempre registrato una sorta di ansia, di paura di non essere in grado di riempire dignitosamente la pagina bianca che mi stava avanti. Il postulato \u201cscrivo, dunque sono\u201d (appostato in chiss\u00e0 quale recesso della mia personalit\u00e0) mi teneva e mi tiene tuttora in una condizione di incertezza, l\u2019incertezza che spesso proviamo nell\u2019iniziare un viaggio. Perch\u00e9 la scrittura, e di conseguenza la sua poetica, \u00e8 un vero e proprio viaggio, molte volte senza una precisa destinazione. E qui prende corpo la mia fisionomia di scrittore. A differenza di coloro, che maturano dentro di s\u00e9 la propria idea drammaturgica, e poi passano a svilupparla dandosi una \u201cscaletta\u201d, io credo in una sorta di scrittura che si fa tale nel momento in cui viene alla luce; una scrittura nella quale le parole hanno il misterioso potere di autogenerarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questo non arrivo a sostenere che chi scrive deve rispondere ad una sorta di demone platonico, al quale non ci si pu\u00f2 sottrarre. Lo scrittore rimane comunque alla guida della sua scrittura; ma, laddove un\u2019espressione gli schiude un nuovo orizzonte narrativo non ci pensa due volte e le va dietro, in obbedienza alla gi\u00e0 detta fiducia nella capacit\u00e0 autocreativa della parola. Non diversamente da un provetto viaggiatore che, incontrata nella sua guida la formula \u201cmerita una deviazione\u201d, lascia temporaneamente il percorso che stava seguendo, per andare dietro questa nuova prospettiva che gli offre la scrittura stessa. Tale metodo gli permette di non perdere nessuna delle occasioni che incontra nel suo viaggio grafico, e comunque non gli nega la possibilit\u00e0 di ritornare sul percorso primario. Un siffatto tipo di poetica presenta la vantaggiosa capacit\u00e0 di autosorprendersi, condizione primaria per poter sorprendere prima l\u2019attore che interpreta quel passo, poi il pubblico che ne \u00e8 l\u2019ultimo destinatario. In poche parole, se \u00e8 mia intenzione sorprendere il pubblico, devo prima sorprendere me stesso. Da qui al concetto seguente il passo \u00e8 breve. Senza timore di apparire spudorato, confesso che io scrivo esclusivamente quello che vorrei vedere sulla scena. Durante il processo creativo, dunque, mi faccio automaticamente spettatore di me stesso, scrivo ci\u00f2 che mi piacerebbe andare a vedere messo in scena quella sera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto ritengo di essermi dilungato quanto so fare sull\u2019argomento in analisi. Per amore di sintesi, mi permetto di fare ricorso ad un passo di \u201cRegina Madre\u201d, l\u2019unico testo in cui affronto di petto il mio punto di vista sulla poetica teatrale. Si tratta della \u201ctirata\u201d in cui Alfredo, giornalista deluso, tenta di spiegare il suo malessere (che ormai da professionale \u00e8 diventato esistenziale) alla vecchia matriarca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ALFREDO: \u2026 E allora mi sono gettato nel lavoro. Peggio che mai.!\u2026 Perch\u00e9 quella mancanza di chiarezza che mi portavo nel fondo me la sono trovata pari pari in quello che facevo\u2026 in quello che scrivevo\u2026 Ma che ti sto a raccontare\u2026E\u2019 un problema mio, troppo mio!\u2026 Lo so io il disgusto, il malessere che pu\u00f2 arrivare fino al rigetto, al vomito mentale per quello che un attimo prima mi pareva vero, sincero, degno di essere espresso, e in grado di resistere a quel temporale che si scatena sulle parole nel tragitto dal mondo delle cose dette a quello delle cose scritte. La so io la miseria, la dannazione\u2026 S\u00ec, tutti questi anni io ho vissuto traghettando parole da una riva all\u2019altra, parole che alla partenza prendo sempre per buone, e all\u2019arrivo mi accorgo che sono marce, e che devo buttarle\u2026 Hai presente un fiume?\u2026 Ecco, ecco la mia vita. E allora diciamo che la dannazione \u00e8 questa: da una parte del fiume c\u2019\u00e8 il pensiero, con le sue fantasie, belle o brutte che siano\u2026 con i suoi voli, ali o bassi non importa. E dall\u2019altra una pagina, bianca, schifosamente bianca, che devo riempire per forza, perch\u00e9 tutto quel bianco non lo sopporto, mi manda in bestia, o meglio mi risucchia, mi attira come un abisso insondabile! E allora vado su e gi\u00f9 da una riva all\u2019altra\u2026 badando di tenere alte quelle parole, ben alte sul capo per evitare che durante la traghettata si inzuppino di significati che non ho voluto\u2026 Ma forse \u00e8 questo il mio errore, forse il rischio dovrei accettarlo tutto\u2026 quel bagno dovrei persino procurarlo\u2026 E perch\u00e9 non lo faccio? Perch\u00e9 ho paura. S\u00ec, s\u00ec, ho paura! Perch\u00e9 alcune parole, altro che renderti miope, quelle s\u00ec che possono accecarti! E allora \u2026 Ma io faccio solo chiacchiere\u2026 mi perdo\u2026 Ecco, mi sono perduto. Dove eravamo rimasti?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Manlio Santanelli Mi sia concessa una breve immersione \u2018in apnea\u2019 nel mio passato; un passato che non \u00e8 in distonia con il contesto di questa rivista, e in via del tutto personale ha costituito un momento fondante nella mia formazione culturale, indicandomi un binario lungo il quale articolare la mia personalit\u00e0 di autore e, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[42],"class_list":["post-17711","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-testi","tag-manliosantanelli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17711","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17711"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17711\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17712,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17711\/revisions\/17712"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17711"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17711"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17711"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}