{"id":17705,"date":"2026-10-01T11:54:33","date_gmt":"2026-10-01T09:54:33","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17705"},"modified":"2026-10-05T11:41:55","modified_gmt":"2026-10-05T09:41:55","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17705","title":{"rendered":"Intervista a Manlio Santanelli (3)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Rossella Petrosino<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">Rilasciata il 21\/05\/2025<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petosino: <em>L\u2019ambito entro il quale si svolge questa intervista \u00e8 quello dell\u2019aggiornamento del Sito Teatro Napoletano Unisa, realizzato nel 2011 &#8211; forse ricorder\u00e0 &#8211; e gi\u00e0 aggiornato nel 2021. Dopo aver rivisto le bibliografie e la cronologia delle opere, ci siamo resi conto che la sua biografia manca di alcuni passaggi che ci sembra invero opportuno approfondire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: Mi dica lei! Vogliamo parlare di quando giocavo a basket? Quando avevo vent\u2019anni ho fatto la Lega Juniores, poi ho fatto un paio di partite in panchina in serie C. Poi sono cominciate le \u201ctorri\u201d, si \u00e8 verificata questa nuova generazione di persone mastodontiche e alte, e io pur essendo longilineo in qualche modo non ero pi\u00f9 adatto perch\u00e9 inizi\u00f2 l\u2019epoca dei \u201cgrattaceli\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Allora io inizierei dal racconto di un \u201cfattariello\u201d che ho avuto il privilegio di ascoltare in occasione di un evento organizzato presso il Centro Studi \u2013 non ricordo con precisione quale fosse ma lei c\u2019era e raccont\u00f2 delle sue gite a Capri con sua madre\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Forse lo faceva per evitare eventuali sensi di colpa, che avrebbero potuto tormentarla in seguito; o forse si comportava a quel modo in ossequio alla sua inveterata tendenza ad elaborare funesti pensieri. Parlo di mia madre che, quando mi portava da bambino in gita a Capri o a Ischia, una volta sul traghetto mi sistemava direttamente nella scialuppa di salvataggio\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ricordo di aver pensato in prima battuta di aver trovato la chiave di lettura di tutta la sa drammaturgia in quel racconto, o quantomeno la ragione del comico e dell\u2019ironia. Ma l\u2019episodio in s\u00e9 non ha nulla di comico. Quando e come accade perci\u00f2 che si inizi a interpretare &#8211; e nel suo caso raccontare (per nostra fortuna) &#8211; il mondo in chiave ironica?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: si certo, questo \u00e8 senz\u2019altro un evento significativo attraverso il quale si pu\u00f2 comprendere la mia persona e di conseguenza la mia scrittura, ma ce n\u2019\u00e8 uno che precede secondo me: durante la Guerra, nel \u201843 io avevo 5 anni, nel porto di Napoli scoppi\u00f2 la santabarbara di un incrociatore e lo smottamento d\u2019aria ruppe tutti i vetri della citt\u00e0 bassa, almeno fino a Santa Teresa, io abitavo in un Palazzo al centro storico, in via Port\u2019Alba e avemmo le finestre con i vetri completamente rotti. Mio padre, medico psichiatra, si ricord\u00f2 di un suo collega radiologo che non vedeva da un po\u2019 di tempo ma che per\u00f2 sapeva essere sulla piazza e gli venne l\u2019idea di chiedergli delle lastre per radiografia per tamponare le falle pi\u00f9 vistose e difenderci dal freddo di marzo, non essendoci nemmeno i riscaldamenti in casa. Questo radiologo &#8211; Orlando Catalano \u2013 gli forn\u00ec un gran numero radiografie, usate per\u00f2, perch\u00e9 quelle nuove servivano a lui. Mio padre le applic\u00f2, si rivelarono protettive contro pioggia e gelo ma il mattino seguente, allo spuntar del sole, pareti e pavimenti della casa erano popolati di teschi e casse toraciche, di tibie e casse toraciche di ogni foggia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Direi che l\u2019ironia \u00e8 il rovescio della disperazione, il modus pensandi, lo stato d\u2019animo che reagisce, esorcizza il dramma e lo trasforma in commedia. \u00c8 un modo per esorcizzare i terrori e le paure che alloggiano nell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In fila poi metterei un\u2019altra prodezza di mia madre: quando io entrai in RAI (che facevo l\u2019assistente ai programmi, facevo l\u2019assistente ai registi, io avevo scelto non a caso la prosa, da l\u00ec infatti poi \u00e8 partita la mia vocazione alla scrittura), in quel periodo mia madre si confidava con una sua amica e diceva \u201cio ho paura, Manlio \u00e8 molto distratto, ho paura che la sera lasci le telecamere accese\u201d come se fosse la luce del corridoio di casa\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R.Petrosino: <em>Lei ha scelto la via del teatro dopo una formazione in Giurisprudenza, un passaggio che immagino non sia stato del tutto semplice, soprattutto in un contesto familiare borghese e in un&#8217;epoca in cui l\u2019idea di &#8216;mestiere&#8217; era ancora fortemente legata a percorsi tradizionali. Cosa l\u2019ha spinta a compiere questa scelta cos\u00ec radicale? E come ha vissuto, allora, il rapporto tra vocazione artistica e aspettative sociali?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: io scelsi Giurisprudenza decisamente condizionato dalla passione per il latino. Siccome il corso di studi prevedeva molti esami di Diritto Romano e io avevo gi\u00e0 assaporato l\u2019universo della Giurisprudenza, che in Occidente ha le sue radici nelle civilt\u00e0 romana e nel diritto latino, scelsi questa facolt\u00e0. Per\u00f2 poi mi orientai verso la Filosofia del Diritto, perch\u00e9 era il ramo che corrispondeva di pi\u00f9 i miei interessi classici, dal Liceo Classico in poi. La scelta poi di cambiare rotta \u00e8 stata una condizione dettata dalla necessit\u00e0 di guadagnare perch\u00e9 avevo perso mio padre (all\u2019et\u00e0 di 14 anni), c\u2019era bisogno che mi dessi da fare e quindi mi piegai alla RAI, fui assunto l\u00ec e contemporaneamente continuai a studiare e mi laureai che gi\u00e0 lavoravo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma ho sempre avuto una naturale inclinazione verso il teatro che veniva anche assecondata dalla mia sorella pi\u00f9 grande che mi portava al San Carlo o al Mercadante (quando era aperto perch\u00e9 rest\u00f2 chiuso per molti anni) e ricordo che in quell\u2019epoca ho visto molto: Il commesso viaggiatore, Cechov, Gassman con le sue regie (Otello che recitava assieme a Salvo Randone, una sera faceva lui Otello e l\u2019altro Iago e poi si scambiavano i ruoli la sera successiva).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>C\u2019\u00e8 un evento che ritiene particolarmente significativo per la sua carriera di drammaturgo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: io avuto la fortuna di assistere a una Conferenza di Pier Paolo Pasolini al Teatro di Corte di Palazzo Reale, e quella \u00e8 stata una svolta, un salto di formazione della mia personalit\u00e0 di autore e prima ancora di uomo. Lui impost\u00f2 tutta la sua chiacchierata su questo principio, si parlava di scrittura: esiste una scrittura consolatoria che apre soltanto i problemi che sa di poter chiudere, vedi Eduardo De Filippo; invece esiste una scrittura problematica che apre i problemi proprio perch\u00e9 non sa di poterli chiudere, li apre comunque. E qui si fa vistosa la differenza tra Eduardo e Viviani, Viviani \u00e8 problematico!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>lei appartiene chiaramente alla seconda categoria\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: beh certo! Io per esempio <em>Regina Madre<\/em> lo lascio aperto. Il pubblico che vede che il figlio ha uno svenimento e si convince che sia morto, in realt\u00e0 \u00e8 solo caduto in seguito ad un cedimento. La gente invece vorrebbe vedere&#8230;(una morte \u2013 una punizione \u2013 un atto definito e definitivo?)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Nei suoi testi teatrali si nota spesso una netta inversione dei ruoli tradizionali: le figure femminili appaiono pi\u00f9 determinate, pi\u00f9 assertive, mentre i personaggi maschili sembrano spesso in balia degli eventi, quasi smarriti nel loro stesso tempo. Mi chiedo: quanto c\u2019\u00e8 di autobiografico in questa visione, in questa particolare lente attraverso cui guarda i rapporti umani? E quanto, invece, \u00e8 frutto di una riflessione maturata pi\u00f9 tardi, come costruzione consapevole di un paradigma teatrale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: questo dipende dal fatto che io ho avuto poco tempo per confrontarmi con la figura paterna. Nell\u2019et\u00e0 evolutiva avrei avuto bisogno di un confronto anche per quella teoria dettata dalla psicoanalisi che vuole che bisogna uccidere il padre a un certo punto per diventare adulti. Questa tendenza \u00e8 diventata poi quasi un paradigma se pensiamo a Regina Madre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>A Todi nascer\u00e0 un centro studi dedicato alla sua opera, \u2018La casa di Manlio\u2019. \u00c8 un\u2019iniziativa che non solo omaggia il suo lavoro, ma che suggerisce anche un legame profondo con questa citt\u00e0. Qual \u00e8 la storia di questo rapporto? Quando e come Todi \u00e8 entrata nella sua vita, e cosa ha rappresentato per lei dal punto di vista umano e artistico?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: \u00e8 gi\u00e0 tutto predisposto, bisogna che io firmi dal notaio la donazione. Qui a Napoli ho bussato pi\u00f9 volte, come se io andassi a chiedere mentre io andavo a donare. \u00c8 una fuga anche questa. Il mio rapporto con Todi nasce dalla mia frequentazione del Festival di Todi, che era un bel Festival. Poi la mia ex moglie aveva una casa e io ne ho comprata un\u2019altra e ho vissuto l\u00ec dal 1996 in poi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Quando e come nasce l\u2019idea de \u201cIl Teatro cerca Casa\u201d? Quali erano il contesto, le esigenze \u2013 artistiche, personali o anche emotive \u2013 che l\u2019hanno spinta a creare un progetto tanto originale, capace di portare il teatro fuori dai luoghi istituzionali e dentro le case delle persone?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: Questo \u00e8 avvenuto molto successivamente, arriviamo al 2013. Il Teatro cerca casa fu dettato da una necessit\u00e0 anche questo, molte scelte sono dettate dal bisogno e dalle esigenze primarie. Era un periodo in cui molti attori soffrivano della flessione che ci era stata nell\u2019offerta teatrale, molti attori, soprattutto giovani erano a piede libero e quindi pensammo \u201cperch\u00e9 non rispolveriamo questa antica consuetudine del teatro in appartamento che nell\u2019Ottocento si chiamavano Le Periodiche: quando un giorno fisso alla settimana la buona borghesia riceveva gli amici e offriva un concerto un recital e cos\u00ec via. E cos\u00ec abbiamo fatto anche noi. Abbiamo offerto prima la nostra casa e poi piano piano il pubblico che veniva si interessava a questo esperimento e proponeva la sua casa, per cui si \u00e8 creato un circuito e ormai siamo alla undicesima edizione (ci siamo fermati soltanto per la pandemia).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Quale incontro della sua vita ritiene sia stato particolarmente formativo e che l\u2019abbia condotta ad una svolta in termini artistici e personali?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: mi hanno sostenuto nella mia formazione tre figure che agivano su tre fronti diversi. Uno \u00e8 Flaminio Bollini per quanto riguarda la scrittura in generale, teatrale, radiofonica e televisiva. Con lui&nbsp; pi\u00f9 che un incontro \u00e8 stata una lunga collaborazione con un regista che si chiama Flaminio Bollini. Io lo aiutavo nella scrittura o nei tagli da fare ai copioni quando lui non aveva tempo poi piano piano ho cominciato a proporgli delle riduzioni da romanzi che lui faceva per radio o in televisione, all\u2019inizio con una sua supervisione poi piano piano sono diventato autonomo. Lui \u00e8 morto prematuramente, se n\u2019\u00e8 andato a 56 anni, avevamo tanti progetti da fare e dopo io sono andato per conto mio. Mi aveva indirizzato in qualche misura nel ramo della drammaturgia (anni napoletani).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019altro \u00e8 Sergio Piro, psicoanalista allievo di Franco Basaglia e quindi esponente di una psichiatria democratica finalizzata all\u2019apertura dei manicomi. Molto impegnato sul sociale, quindi dava sempre una soluzione avanzata e progressista.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E Antonio Palermo come italianista, con il quale mi confrontavo discutendo dei libri che avevo letto e siccome insegnava Letteratura Italiana ed era storico della lingua, chi meglio di lui poteva confermare o smentire miei eventuali dubbi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>In questi ultimi anni quale idea si \u00e8 fatto sul teatro e sulle difficolt\u00e0 della contemporaneit\u00e0? Quale futuro intravede per i nuovi autori?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: In questo momento a me sembra che si dia troppo rilievo al teatro cosiddetto sociale, quando poi tutto \u00e8 sociale, anche una storia di famiglia, anzi la famiglia \u00e8 il primo nucleo della societ\u00e0. Invece molti autori contemporanei prediligono una cronaca, prendono spunto da fatti di cronaca laddove secondo me il teatro deve andare sempre alla ricerca dell\u2019archetipo. Deve ricercare sempre quella complessit\u00e0 che \u00e8 sempre attuale, dalle origini della societ\u00e0 fino ai nostri giorni. Allora se tu ritrovi questo archetipo, se riesci a collocare la tua drammaturgia in questo contesto sei tranquillo che non avr\u00e0 mai una scadenza, sar\u00e0 sempre verde. Detesto del teatro contemporaneo due aspetti: quello di rifarsi al cinema e di trasportare i film in teatro laddove il processo \u00e8 stato sempre inverso; e poi la tendenza a fare le bucce al teatro classico, che non ha bisogno. Non credo ci siano persone che possano presumere di scrivere qualcosa di pi\u00f9 di quanto abbia scritto Sofocle, io non avrei il coraggio, anche in qualche misura li invidio, ma \u00e8 sempre una invidia corretta dal senso critico. Quando un classico ha disegnato il percorso e ha chiuso il cerchio, tu non ci puoi pi\u00f9 entrare!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>E poi, ritiene che il teatro meridionale (napoletano e siciliano) quando riescono a superare la tentazione di ridursi a una recita della &#8216;napoletanit\u00e0&#8217; o della &#8216;sicilianit\u00e0&#8217;, conservino uno sguardo pi\u00f9 profondo, quasi privilegiato, sull\u2019essere umano e sul mondo?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: il rapporto con la tradizione \u00e8 importante per\u00f2 io ho sempre considerato la tradizione come uno sgabello su cui tu sali per vedere pi\u00f9 lontano. \u00c8 un retroterra che pu\u00f2 aiutare nell\u2019impostare un tema drammaturgico per\u00f2 poi devi superarla. La devi tenere come acquisita e su quello innestare&#8230;infatti io sin dalla prima commedia <em>Uscita di emergenza<\/em>, io ho cercato di guardare quello che succedeva fuori da Napoli ecco che allora in quel testo si sentono gli echi del teatro di Pinter, Beckett, Ionesco ecc Io avevo prima esplorato a fondo questi autori e poi mi sono sentito abbastanza forte per cominciare a scrivere e mi sono lasciato andare a questo mestiere. Dico questa parola non a caso, perch\u00e9 io non credo ai furori sacri dell\u2019ispirazione. C\u2019\u00e8 l\u2019inventiva che non cala dall\u2019alto ma \u00e8 il distillato di tutte le letture e le esperienze che hai fatto come lettore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi quando qualche giovane mi chiede come costruirsi un suo bagaglio di drammaturgo io rispondo che bisogna leggere, non solo di teatro, di narrativa, di saggistica, quella \u00e8 la base sulla quale puoi innestare il tuo talento se ce l\u2019hai. Per\u00f2 \u00e8 un talento che \u00e8 passato attraverso una visione, una distillazione di saperi altrui, di esperienze creative che ti hanno preceduto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Spesso si \u00e8 lamentato del fatto che il suo teatro sia pi\u00f9 conosciuto all\u2019estero. Perch\u00e9 \u00e8 avvenuto questo? Lo scorso marzo ad esempio c\u2019\u00e8 stata Regina Madre a Bucarest\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: All\u2019estero prevale su tutte le altre ragioni il merito. Mi riferisco non solo all\u2019Europa, sono stato a Broadway con Pulcinella, o delle Filippine, o Israele\u2026? Approfondisci repliche<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molto spesso attraverso allestimenti esteri gi\u00e0 che poi venivano a loro volta portati in altri paesi del continente. Per esempio Regina Madre \u00e8 passata dalla Romania a Israele e ha fatto una tourn\u00e9e per tutto lo stato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Che rapporto ha lei con i traduttori dei suoi testi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: Quando sono andato all\u2019estero io ho sempre cercato traduttori che fossero scrittori, non semplici conoscitori della lingua e basta, mi sono affidato sempre a persone che conoscessero la pratica della scrittura e il teatro. Perch\u00e9 una traduzione non pu\u00f2 essere una trasposizione <em>mot \u00e0 mot<\/em>, deve essere anche una interpretazione in qualche modo. Nel trasferimento da una lingua all\u2019altra bisogna trovare le analogie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Quali dei suoi testi preferisce?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: a me stanno a cuore tutti, pi\u00f9 o meno. Riconosco che <em>Regina Madre<\/em> ha fatto un passo in pi\u00f9 rispetto agli altri testi perch\u00e9 ha affrontato questo nodo familiare che poi diventa anche politico in qualche modo perch\u00e9 la madre rappresenta un po\u2019 lo Stato e il figlio il cittadino. La madre \u00e8 denudata di tutti gli aspetti affettivi. \u00c8 la denuncia di un certo tipo di mater matuta, di madre ancestrale che tende a soffocare il figlio. Pu\u00f2 essere anche vista come Saturno al femminile che mangia i figli?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi quello che ha <em>Regina Madre<\/em> \u00e8 che non indugia mai al sentimentalismo, non appena si sta creando un minimo di confidenza, viene una battuta ironica e dissacrante che mette in fuga tutti i rischi di un climax consolaorio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte se torniamo indietro nel tempo il teatro era basato sulla famiglia che era contemporaneamente privata e pubblica. Il Palazzo reale, la Reggia e tutto quello che accadeva l\u00ec (il teatro classico Creonte, Antigone&#8230;erano tutte figure)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Nel suo teatro, la dinamica di coppia spesso diventa il luogo privilegiato in cui si manifesta la devianza individuale, il disagio, lo scarto rispetto alla norma. Le chiedo: si tratta solo di un espediente drammaturgico funzionale alla messa in scena del conflitto, oppure \u00e8 anche l\u2019espressione di una sua visione pi\u00f9 profonda e critica dei rapporti umani e delle convenzioni sociali?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: Direi la seconda! Io penso che in ogni relazione, parentale o amicale che sia ci sia sempre una ambiguit\u00e0 di fondo che all\u2019inizio fa apparire questi rapporti sereni, in pace con le convenzioni sociali e quindi normali; poi man mano questi rapporti mostrano la corda e deragliano verso lati oscuri dell\u2019anima, verso aspetti pi\u00f9 inconfessabili o comunque inesplorati e la drammaturgia \u00e8 lo strumento per partire dalla normalit\u00e0 per imboccare poi sentieri sempre pi\u00f9 impervi, difficili e scoscesi per portare poi a quello che in greco si chiamava <em>skandalon<\/em>, alla rivelazione di una identit\u00e0 fino a quel punto celata dietro le convenienze, le misure di cautela che ognuno di noi adopera pi\u00f9 o meno per difendere la propria sopravvivenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Viviamo in un\u2019epoca in cui la narrazione \u2013 e soprattutto l\u2019autonarrazione \u2013 sembra aver invaso ogni spazio, dalla rete ai media. In questo contesto di sovrabbondanza del racconto, che senso conserva per lei la parola a teatro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: il teatro a parer mio dovrebbe essere quello strumento che ti permette di superare la sfera individuale per affacciarti sul panorama dei rapporti sociali e impersonali in qualche modo. Liberare il teatro ti permette di distinguerti dalle convenienze del nostro tempo. Se vuoi evitare di cadere nella trappola dell\u2019autobiografismo. Il teatro, come lo sento io, \u00e8 questo superamento dell\u2019io, verso questa dimensione collettiva prima e poi se ha la forza necessaria, universale. \u00c8 molto facile prendere un pezzo della propria esistenza e metterlo per iscritto ma resta un diario. Invece tu devi comunque tener conto di come sei strutturato e non puoi che esprimerti in quella maniera, per\u00f2 quando parti da un dato biografico devi essere capace di farlo passare dall\u2019IO alle\u2026?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">e farlo diventare qualcosa di pi\u00f9 che non la elementare trasposizione di un evento o di un rapporto in un testo drammaturgico. Devi avere il coraggio di lasciare la boa o il trampolino o la riva a cui sei ancorato e affrontare la scrittura come se fosse un viaggio, un iter. Un viaggio che \u00e8 proficuo specialmente se non ci si \u00e8 posti una meta, perch\u00e9 la meta a parer mio \u00e8 limitativa. Io ad esempio non penso che si possa scrivere una testo facendo prima la scaletta di un testo drammaturgico perch\u00e9 nello scrivere c\u2019\u00e8 proprio una forza mitopoietica delle parole che ti fanno intravedere di volta in volta nuovi orizzonti e quindi il viaggio continua partendo da una base verso una meta che viene fuori nella scrittura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Che rapporto ha lei con Napoli?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: io la guardo con un occhio strabico. Per me \u00e8 \u2013 lo hanno detto in molti \u2013 una citt\u00e0 versipelle e poliedrica, dalle molte facce, ma all\u2019infinito, \u00e8 un poliedro dalle mille facce. Qualche volte l\u2019ho definita una citt\u00e0 hegeliana zoppa, nel senso che \u00e8 capace di porre la tesi, l\u2019antitesi ma non arriva mai alla sintesi o forse non vuole arrivare perch\u00e9 la sintesi la devono fare i napoletani, la deve fare ognuno. Non ti d\u00e0 la soluzione oggettiva e quindi esistono tante Napoli per quanti sono i napoletani. La napoletanit\u00e0 \u00e8 una condizione essenziale per chi \u00e8 nato a Napoli, quando questa condizione si fossilizza e si sclerotizza diventa napoletanismo e diventa maniera. Io ho scritto un testo che come pochi non potrebbe fare a meno di Napoli, il Baciamano. L\u00ec c\u2019\u00e8 Napoli, ma ci sta anche quello che definirei archetipo, il cannibalismo. \u00c8 una Napoli colta in un momento in cui sono cadute le barriere della civilt\u00e0 dove prevale l\u2019homo homini lupus, l\u2019aggressivit\u00e0 allo stato puro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A me ha sempre divertito fare della sociologia del napoletano e di Napoli, una <em>Sociologia fantastica.<\/em>&nbsp; La gestualit\u00e0 dei napoletani ha una sua spiegazione, quasi tutti gli antropologi lo riferiscono&nbsp; al fatto che i napoletani hanno dovuto subire tante invasioni e rapporti con gli stranieri, per cui la gestualit\u00e0 era necessaria per comunicare, non conoscendo la lingua e quindi era il primo approccio che avveniva con lo straniero invasore o di transito. Io, invece, nel contesto di una <em>antropologia culturale fantastica<\/em> applicata a Napoli, ho ragionato cos\u00ec: Napoli che \u00e8 una citt\u00e0 che si affaccia sul mare, il pericolo maggiore in mare \u00e8 il naufragio&#8230;quando un uomo naufraga e si afferra a un tronco, una vela o un relitto e vede in lontananza una nave, per chiedere aiuto agita le braccia per essere salvato, questa gestualit\u00e0 a mio avviso viene portata nel quotidiano, per cui anche al bar una persona gesticola per essere salvata da questo naufragio interiore &#8211;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Cosa pensa del cinema napoletano?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: Io non credo molto al Rinascimento del cinema napoletano perch\u00e9 mi pare che abbia sempre un limite ristretto, anche dal punto di vista dei cast, non ci sono pi\u00f9 gli attori straordinari del cinema degli anni \u201870 e \u201880. Inoltre c\u2019\u00e8 il fatto che mancano gli sceneggiatori, noi abbiamo avuto un periodo, da Zavattini in poi \u2013 lo stesso Flaiano era uno sceneggiatore ed era anche scrittore di romanzi &#8211; in cui ci sono stati sceneggiatori di prim\u2019ordine e anche grandi registi partecipavano alle sceneggiature. Poi piano piano questo mestiere \u00e8 passato a esprimersi principalmente nella commedia all\u2019italiana con dei film corretti e carini, ma niente di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>In questo momento sta scrivendo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: s\u00ec ma siccome ho un problema all\u2019occhio, non scrivo propriamente ma detto!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A premessa di tutto dico che il mio sforzo nella scrittura sta nell\u2019evitare di scrivere qualcosa che ho gi\u00e0 scritto o che non somigli troppo a quello che ho gi\u00e0 scritto. Quindi ogni volta che ho scritto un testo ho cercato di liberarmi del testo precedente per essere pronto a scrivere qualcosa di diverso e di nuovo infatti \u00e8 molto difficile trovare nelle ultime commedie rapporti di somiglianza nello sviluppo drammaturgico e negli accadimenti o negli esiti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sto scrivendo un testo il cui titolo \u00e8 <em>Cugine carnali<\/em> per due attrici, che \u00e8 la storia di due sbrindellate attricette che devono fare un numero su Elisabetta e Maria Stuarda che diventa occasione di comicit\u00e0. Entrambe hanno due \u201cisole\u201d all\u2019interno del testo in cui apprendiamo che una voleva essere una grande attrice e l\u2019altra una grande cantante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi devo portare a termine <em>I conti senza l\u2019oste<\/em>, la storia parte dalla visita di un rabbino all\u2019economo del Vaticano. Ha chiesto un\u2019udienza, la ottiene e si presenta con due trolley zeppi fino a diventare tondi. Comunica al Vaticano che bisogna regolare un conto sospeso, il conto dell\u2019Ultima Cena che nessuno ha pagato e ovviamente mostra anche tutti gli interessi del tempo. E la Santa Sede si vede consegnata una fattura di cinquanta zeri che non \u00e8 in grado di onorare. Alla fine questo debito \u2013 e anche il debitore \u2013 viene inglobato da uno sceicco che acquista tutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi ci sarebbe una cosa che \u00e8 un \u201cdialogo tra sordi\u201d il cui titolo \u00e8 appunto <em>Dialogo tra un missionario e un dimissionario<\/em>. Si incontrano un missionario e uno che sta dando le dimissioni e ognuno racconta il suo problema per\u00f2 sono battute che si incontrano nel non sense, perch\u00e9 non sono relazionate perch\u00e9 si incontrano senza un nesso logico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A breve dovrebbe uscire un libro, un romanzo che si chiama <em>Miranda<\/em>, ci saranno delle illustrazioni degli allievi dell\u2019Accademia delle Belle Arti, pubblicato da Kair\u00f2s Editore. Comincia con una serata in cui gli amici se ne vanno e la padrona di casa che ha organizzato l\u2019incontro, chiede a uno degli ospiti di restare perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una stretta simpatia, nell\u2019intimit\u00e0 che segue quest\u2019uomo cerca di accorciare le distanze e tra una tenerezza e l\u2019altra le sbottona il bottoncino della blusa e la donna risponde con una frase che apre tutti i possibili sviluppi e dice \u201c\u00e8 inutile che mi cerchi il seno, sono ovipara!\u201d. Viene fuori una realt\u00e0 che nessuno conosce perch\u00e9 tutti cercano di rimuoverla, di un ramo dell\u2019evoluzione in cui alcune donne non sono mammifere ma sono ovipare e allora si innesca un tentativo dei mammiferi di schiacciare e di sopraffare gli ovipari, per cui il razzismo metaforicamente diventa specismo. Non vi \u00e8 l\u2019odio per la razza, bens\u00ec quello per la specie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>mi parla del suo rapporto con i drammaturghi contemporanei?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: mi trovo molto solo, soprattutto nel modo di scrivere. Perch\u00e9 tutti gli altri scrivono storie, anche abbastanza interessanti, per carit\u00e0, ma che non vanno oltre la logica e la convenzione narrativa. Pu\u00f2 accadere che scrivano di rapporti deviati pure ma non deviati sul piano del naturismo, come ad esempio pu\u00f2 essere il romanzo <em>Miranda<\/em>, che \u00e8 una storia che mette proprio in discussione l\u2019evoluzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>in che modo si confronta con la crescente presenza delle nuove tecnologie e dell\u2019intelligenza artificiale? Sarebbe curioso di vedere un suo testo portato in scena da attori virtuali in ambienti digitali o con l\u2019ausilio dell\u2019intelligenza artificiale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: Ammetto di essere rimasto un po\u2019 indietro rispetto questi argomenti, ma ho l\u2019impressione che l\u2019uomo non potr\u00e0 mai scomparire. Certo, come tutte le invenzioni, sono rischiose, dipende dall\u2019utilizzo che se ne fa. Io non credo in un teatro fatto con degli avatar, non ci sar\u00e0 mai la sensibilit\u00e0 e la fascinazione che viene proprio dalla presenza in scena. Saranno dei prodotti freddi e liofilizzati. Non credo che possano trasmettere delle emozioni, trasmettono dati ma le emozioni appartengono alla sfera umana e nessun robot potr\u00e0 concepire e comunicarle.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto alla messa in scena sarei curioso, ma \u00e8 una curiosit\u00e0 che finisce l\u00ec perch\u00e9 anche in questo senso io credo molto nell\u2019incontro tra l\u2019autore e l\u2019attore in quanto esseri umani e la scintilla emozionale che si crea in questo incontro che con un avatar non pu\u00f2 avvenire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comunque come tutte le invenzioni mi piace ricordare una frase di Einstein che disse \u201cL\u2019uomo ha inventato la bomba atomica ma a nessun topo verrebbe in mente di inventare una trappola per topi\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Qual \u00e8 il suo stato d\u2019animo di drammaturgo che opera all\u2019interno del sistema teatrale italiano, con le sue logiche produttive, le sue dinamiche e le sue contraddizioni?<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli: Quello che ha caratterizzato nel bene e nel male la mia professione e il mio mestiere \u00e8 stata l\u2019incapacit\u00e0 di accettare condizionamenti. Io mi sono sempre difeso a rischio di operare una sorta di castrazione della mia professione ma ho cercato di tenerla sempre indipendente dalle macchinazioni economico-parentali che esistono all\u2019interno del mondo del teatro. Ho rifiutato sempre i tentativi fatti da alcuni produttori di chiedermi una parte dei diritti di autore perch\u00e9 il diritto d\u2019autore \u00e8 sacro, se non altro perch\u00e9 lo hanno istituito Giuseppe Verdi e Camillo Boito. L\u2019opera va tutelata e l\u2019autore dell\u2019opera allo stesso modo con una quota degli interessi che maturano. Questo chiaramente mi ha portato ad essere considerato una persona scomoda, ma io non posso sentirmi dire \u201cfacciamo questa commedia per\u00f2 tu devi lasciare al produttore il 3 per cento dei tuoi diritti\u201d questo l\u2019ho considerato sempre una sorta di pizzo, un modus operandi camorristico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">R. Petrosino: <em>Alla luce di quanto ci siamo detti, come sente che questa conversazione si inserisce nel suo percorso artistico o umano, ovvero come si pone nei confronti delle questioni affrontate?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Santanelli:&nbsp; Devo dire che sono cose abbastanza complicate, sulle quali io stesso non ho una posizione fissa e non voglio. Voglio che sia in movimento anche il mio rapporto con questi problemi che lei oggi mi ha posto, perch\u00e9 se raggiungessi un punto definito finirebbe per non interessarmi pi\u00f9 questo mestiere. L\u2019interesse nasce dal fatto che ogni volta ho l\u2019impressione di scoprire nuovi aspetti di questo mondo e di come lo guardo.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Rossella Petrosino Rilasciata il 21\/05\/2025 R. Petosino: L\u2019ambito entro il quale si svolge questa intervista \u00e8 quello dell\u2019aggiornamento del Sito Teatro Napoletano Unisa, realizzato nel 2011 &#8211; forse ricorder\u00e0 &#8211; e gi\u00e0 aggiornato nel 2021. 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