{"id":17703,"date":"2026-10-01T11:51:49","date_gmt":"2026-10-01T09:51:49","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17703"},"modified":"2026-10-05T11:41:31","modified_gmt":"2026-10-05T09:41:31","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17703","title":{"rendered":"Intervista a Manlio Santanelli(2)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Anna Fiorile<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">Rilasciata il 16 novembre 2022<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Partiamo parlando dell\u2019ironia, presente in ogni suo testo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Definirei l\u2019ironia il rovescio della stessa medaglia: da una parte la disperazione, dall\u2019altra l\u2019ironia, che si propone di esorcizzare la disperazione. Quanto alla presenza dell\u2019ironia nella mia vita, non posso dire se sia una disposizione naturale o se l\u2019ho cercata nella mia formazione nella letteratura, non solo teatrale ma principalmente narrativa, orientandomi verso autori che apprezzavo per questa loro capacit\u00e0 di sorridere anche nella disperazione. Del resto, anche facendo un paragone a noi vicino Guido Gozzano dice \u201cil mio cuore \u00e8 un monello giocondo che ride pur anco nel pianto\u201d; anche i crepuscolari perseguivano questo obiettivo dell\u2019ironia. \u00c8, secondo me, la capacit\u00e0 e l\u2019intenzione di vedere nella realt\u00e0 quello che non appare a prima vista ma un\u2019alternativa alla prima lettura, come un sottotesto della realt\u00e0. Ho sempre preso di mira non tanto il mondo reale quanto tutto quello che c\u2019\u00e8 oltre il mondo reale, una dimensione sconfinata, quella della fantasia insomma. Del resto, anche sul realismo bisognerebbe intendersi perch\u00e9 Marcel Proust sostiene che la realt\u00e0 non \u00e8 solo quella tangibile ma anche il pensiero \u00e8 una realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ironia si distingue dalla satira, che \u00e8 ideologicamente sempre impegnata, mordace, perversa, mentre l\u2019ironia \u00e8 superiore, si solleva dalla quotidianit\u00e0, dalla mediocrit\u00e0 del reale per guardare con una lente d\u2019ingrandimento quello che a occhio nudo difficilmente si vede. Per me \u00e8 una chiave di lettura della vita, che poi automaticamente si trasferisce nella scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Mi viene in mente in particolare \u201cLe tre verit\u00e0 di Cesira\u201d, visto l\u2019altra sera in video a Sala Ferrari, con la meravigliosa interpretazione di Gennaro Cannavacciuolo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le tre verit\u00e0 di Cesira \u00e8 un testo scritto proprio per un attore. Di solito io scrivo senza tener presente un attore concreto ma l\u2019attore come metafora del teatro, protagonista di una vicenda, senza il volto di un attore esistente. Invece in questo caso il testo nasce per Gennaro Cannavacciuolo, che lo sentiva molto, perch\u00e9 io glielo avevo proprio cucito addosso: un abito di sartoria per attore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Passiamo dal testo alla messinscena: ci sono testi non rappresentati come La serva del Principe\u2026 quali suggerimenti darebbe ad un regista che vuole mettere in scena un suo testo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A preambolo dir\u00f2 che \u201cLa serva del Principe\u201d non \u00e8 stata rappresentata in Italia, ma \u00e8 stata letta alla Sorbonne, dove evidentemente c\u2019\u00e8 un\u2019attenzione per la letteratura italiana superiore rispetto a quella che possiamo avere noi stessi verso i nostri capolavori. Detto questo, io penso che \u00e8 un testo che richiede un sacrificio da parte di chi lo mette in scena, sia come regista sia come attore, cio\u00e8 quello di mettersi a totale servizio della parola che, mai come nel Principe, sia sul versante della citazione (quando \u00e8 tratta dal capolavoro immortale del Machiavelli, considerato il testo che ha laicizzato la politica, che fino ad allora era ibridata con la religione), sia per i dialoghi che io ho dovuto inventare di sana pianta perch\u00e9, non essendoci registrazione di come si parlava nel Cinquecento ma solo libri scritti, \u00e8 chiaro che non potevo utilizzare una lingua letteraria ma ho dovuto invece inventare un toscano che si poteva parlare nel quotidiano, perch\u00e9 ovviamente non si scrive come si parla. \u00c8 un dialogo di una certa confidenza in cui i protagonisti si scambiano una serie di tesori perch\u00e9 il Principe si abbevera a una parlata popolare, mentre la serva si arricchisce entrando in contatto con un mondo superiore al suo, cosa che poi costituisce il nocciolo duro della commedia, perch\u00e9 lei rester\u00e0 sempre una figura di mezzo, non sar\u00e0 pi\u00f9 capace di vivere in armonia col mondo da cui proviene ma nemmeno diventer\u00e0 un intellettuale. C\u2019\u00e8 comunque un osmosi, i due si fondono per dar vita a una terza dimensione, di mezzo, che prima non esisteva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne \u201cIl baciamano\u201d c\u2019\u00e8 l\u2019espressione di questa mia naturale curiosit\u00e0 per le ibridazioni linguistiche: l\u00ec addirittura i linguaggi sono tre: il linguaggio della janara che \u00e8 il napoletano popolare del \u2018700, la lingua preziosa del giacobino, espressione di una \u00e9lite intellettuale e c\u2019\u00e8 la favola che porta indietro linguisticamente a un tempo che potrebbe essere quello del Basile, un napoletano colto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ricorre la figura femminile bassa che si contamina con una figura maschile pi\u00f9 elevata<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, per\u00f2 diciamo che questa distinzione sociale non \u00e8 sempre vincente per coloro che appartengono ad una classe sociale superiore, specialmente nel caso degli uomini perch\u00e9 nel mio teatro faccio molta attenzione perch\u00e9 la figura maschile esca un po\u2019 malconcia nel confronto con quella femminile. Solitamente l\u2019eroe \u00e8 un maschio, laddove io sono pi\u00f9 portato a indagare il mondo femminile e a far venire fuori tutto quello che lo stesso mondo femminile certe volte non riesce a far emergere. Ad esempio, in uno degli ultimi testi che ho scritto, \u201cUna domanda di desiderio\u201d, lui fa la figura di un essere impacciato, maldestro ed \u00e8 in qualche modo l\u2019espressione dell\u2019uomo che resta alla superficie, laddove la donna va molto pi\u00f9 dentro le cose, forse perch\u00e9 creatrice, fonte della vita. Nel teatro ha quindi una capacit\u00e0 di penetrare nella realt\u00e0 superiore a quella dell\u2019uomo; anche Regina Madre in fondo \u00e8 molto pi\u00f9 agguerrita del figlio che \u00e8 un vinto, mentre la donna \u00e8 vincente nel mio teatro, anche se nello scontro tra una madre e un figlio non si pu\u00f2 dire che ci siano vincitori e vinti. La donna \u00e8 per\u00f2 pi\u00f9 acuta dell\u2019uomo, mentre l\u2019uomo accetta certi stereotipi, non riesce ad andare avanti. Tra l\u2019altro non l\u2019ho fatto con l\u2019intento di sperimentare un terreno nuovo, ci sono i precedenti degli autori nordici, scandinavi: Ibsen ha avuto il coraggio di mettere in scena con Nora in \u201cCasa di bambola\u201d una donna che lascia la famiglia per trovare se stessa, perch\u00e9 nella famiglia \u00e8 schiacciata. E questo \u00e8 accaduto un secolo prima che scrivessi io.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Qual \u00e8 il suo rapporto con la tradizione letteraria, europea e napoletana?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi lega alla tradizione la lingua, che per\u00f2 io ho poi maturato, elaborato in maniera personale, perch\u00e9 il mio napoletano non \u00e8 quello di Eduardo ma un altro tipo di napoletano, che appartiene pi\u00f9 alla lingua di Patroni Griffi, Moscato, Ruccello\u2026 Certamente quando venne fuori \u201cUscita d\u2019Emergenza\u201d io ebbi due lettori privilegiati: uno fu Camilleri il quale non comprese perch\u00e9 disse \u201cPotrebbe essere l\u2019ultimo Eduardo\u201d mentre con Eduardo non aveva niente a che fare, l\u2019altro fu Ugo Gregoretti che disse \u201cE\u2019 un Pinter napoletano\u201d . Anche in \u201cUscita d\u2019Emergenza\u201d ci sono un sacrestano e un suggeritore di teatro: sono gli ultimi, non un cardinale e un grande attore ma figure che sono al margine del grande rito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>E il rapporto con la drammaturgia coeva?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io vedo solo le cose che mi possono interessare. Continuo a frequentare il teatro europeo: Bernhard, Beckett&#8230;ma se posso dire quello che pi\u00f9 mi sollecita non \u00e8 il teatro ma la narrativa, da un po\u2019 di tempo infatti dedico pi\u00f9 attenzione alla pagina scritta, al racconto, al romanzo breve che non al teatro; perch\u00e9 non saprei ma credo di poter dire che ho tante commedie che non hanno visto la luce che non mi va di scriverne di nuove. Quello che mi d\u00e0 coraggio, vitalit\u00e0, voglia di raccontare ancora \u00e8 il successo che hanno le mie opere all\u2019estero, perch\u00e9 se dovessi fermarmi alla risposta del teatro italiano dovrei concludere che sono un po\u2019 al margine rispetto alle Istituzioni, ai Teatri Stabili. Questo non succedeva fino al 2000, quando non riuscivo a finire una commedia che me la tiravano dalle mani e andava in scena; sono andato in scena con i pi\u00f9 grossi attori italiani di quel momento: Isa Danieli, come napoletana, Milena Vukotic, che ha fatto una meravigliosa Regina Madre, italiana non tanto spostata sul versante napoletano, Sergio Fantoni, Marina Confalone\u2026 Alla fine del secolo scorso ancora c\u2019era un\u2019attenzione per la novit\u00e0, che ora \u00e8 quasi completamente finita perch\u00e9 la gente vuole rivedere, quasi avesse paura di confrontarsi con una novit\u00e0: questo \u00e8 un sintomo di vecchiaia mentale. La curiosit\u00e0 si \u00e8 spostata dal mondo dell\u2019arte, della cultura e della narrativa al mondo delle immagini, della televisione\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Scrittura teatrale e scrittura narrativa: quale differenza nel rapporto con la parola nello scrivere per il teatro e per la narrativa?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al San Ferdinando si presenter\u00e0, venerd\u00ec, un mio nuovo libro che si chiama \u201cVariazioni senza tema\u201d, dieci racconti uniti dal fatto che non c\u2019\u00e8 nessun filo conduttore, uniti dalla disunit\u00e0. Ci saranno anche delle illustrazioni e il linguaggio \u00e8 molto particolare perch\u00e9 adora parole che non appartengono alla tradizione ma sono inventate: cadere da un parapetto io dico capasottandare, neologismi che mi servono per dare un colore meno pallido alla scrittura. Utilizzare la forma verbale di un aggettivo: timido \u2013 timidare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra la scrittura teatrale e quella narrativa non c\u2019\u00e8 una distinzione vera e totale per\u00f2 c\u2019\u00e8 una sottigliezza di cui tenere conto: nella pagina narrativa non sento il bisogno del dialogo, preferendo la formula indiretta che mi permette di fare anche delle riflessioni perch\u00e9 non lascio i personaggi andare ma li controllo attraverso la formula indiretta; mentre nel teatro bisogna assolutamente usare il dialogo e ultimamente sento che il dialogo mi infastidisce. L\u2019ultimo testo che sto scrivendo, che s\u2019intitola \u201cI conti senza l\u2019oste\u201d, mi propone difficolt\u00e0 non di scrittura ma di ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>A teatro c\u2019\u00e8 bisogno del dialogo, invece la pagina d\u00e0 maggiore introspezione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Maggiore possibilit\u00e0 di riflessione, che a teatro vanno eliminate rigorosamente perch\u00e9 appesantiscono tremendamente la scena. Un teatro fatto di riflessioni \u00e8 un teatro noioso, pretenzioso e supponente. Il teatro \u00e8 fatto di battute che devono lasciare anche spazio al pubblico per completarle: \u00e8 molto importante il sottotesto. Quando sono presente a una messinscena consiglio al regista di buttare un po\u2019 via le battute perch\u00e9 detesto il teatro sottolineato, che si pone su un piedistallo. Io, pur essendo a conoscenza di tanti meccanismi per far ridere, evito assolutamente la risata grassa, quella del teatro che fa trecento repliche, che si rivela un collage di barzellette, di trovate comiche la trovata \u00e8 una cosa, l\u2019idea \u00e8 un\u2019altra. Quello \u00e8 un intrattenimento che \u00e8 la poesia del nostro tempo, di una societ\u00e0 che non vuole essere scomodata a pensare e riflettere, che non vuole fare la fatica di soffermarsi su quello che ha visto e quindi preferisce un intrattenimento semplice, laddove il teatro \u00e8 uno strumento di formazione, di educazione. Credo che una commedia \u00e8 valida se si esce dal teatro diversi da come si \u00e8 entrati, anche solo in minima parte, c\u2019\u00e8 qualche cosa che si aggiunge al tuo bagaglio che ti fa essere un po\u2019 di pi\u00f9 di quello che eri prima che si aprisse il sipario. Una commedia come la intendo io non finisce mai come comincia ma \u00e8 una progressione verso l\u2019approfondimento, l\u2019incattivimento, l\u2019abbrutimento di una vicenda, ma non \u00e8 mai statica, \u00e8 sempre un\u2019evoluzione: la drammaturgia \u00e8 un eterno divenire, altrimenti i testi sono prigionieri del tempo in cui sono nati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Lei si occupa principalmente della scrittura dei testi, tuttavia quando questi vengono messi in scena possono verificarsi momenti di \u201ctradimento\u201d rispetto alle sue intenzioni\u2026penso al caso, ormai noto, del \u201cPulcinella\u201d con la regia di Maurizio Scaparro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io non amo fare le regie dei miei testi perch\u00e9 sono convinto che il teatro abbia bisogno di pi\u00f9 persone, di pi\u00f9 talenti che si devono aggregare e questo giova al successo di un\u2019opera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello del tradimento \u00e8 un rischio che bisogna correre. Nel caso del Pulcinella di Scaparro ci fu un \u201cricatto\u201d di Massimo Ranieri che non comprese che lo spettacolo doveva arricchirsi, non doveva essere solo una manifestazione della sua bravura ma doveva essere uno spettacolo corale. Ad esempio io avevo scritto tutta una scena di preparazione finch\u00e8 non entrava il protagonista \u201cAh, eccoti Fracanzano\u201d, che \u00e8 uno dei canoni del teatro che il protagonista non entra mai per prima ma viene \u201cangelizzato\u201d, da \u00e0nghelos, annunciato dagli altri comprimari; lui volle invece cominciare da solo in fondo al palcoscenico a cantare una canzone. E Scaparro che lo adorava gli lasci\u00f2 fare. Al finale lui fa una recita polemica in cui si vendica in qualche modo col Re di Francia, che considera un usurpatore e un tiranno, e dice alla compagnia di stare pronti perch\u00e9 le cose non andranno a finire bene; io concludevo la scena, quando lui faceva questa filippica contro il potere assoluto, con l\u2019entrata di tutta la compagnia vestita da pulcinellini, cosa che ho preso da un quadro del Veronese, ed \u00e8 una conclusione alta, anche figurativamente; lui invece volle finire da solo. Questo \u00e8 il rischio quando si ha a che fare con un\u2019alleanza fra l\u2019attore e il regista. Questo Pulcinella \u00e8 comunque andato in Francia, in America con una tournee in tutti gli Stati Uniti, quindi diciamo non lo considero un passo falso, solo una disavventura che \u00e8 poi tornata a mio favore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io sono molto pi\u00f9 conosciuto all\u2019estero che in Italia: quando sono stato all\u2019estero dicevano che gli italiani pi\u00f9 rappresentati erano Dario Fo e poi venivo io e la cosa mi riempiva di gioia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io ho ricevuto diciannove traduzioni diverse di Regina Madre, solo in Germania, perch\u00e9 quando a Monaco fecero la prima poi tutti gli altri lander che avevano il teatro regionale vollero fare Regina Madre. Fu lo spettacolo pi\u00f9 messo in scena, dopo La morte della fanciulla che ebbe 21 repliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Parliamo de Il Teatro cerca casa, iniziativa di teatro d\u2019appartamento ormai tanto consolidata<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il teatro gi\u00e0 nel Rinascimento veniva fatto nelle corti, quasi mai in pubblico, nel teatro ufficiale, ma nelle case nobiliari. Poi verso la fine del \u2018700, nell\u2019800 e anche nel \u2018900 esisteva un\u2019istituzione, specialmente a Napoli, c\u2019erano dei signori che facevano le periodiche, appuntamenti con amici in un salotto nel quale pianisti, violinisti, artisti di variet\u00e0 si esibivano per un pubblico di amici. Poi queste iniziative andarono scomparendo. Nel 2010-12 constatai che dei bravi attori si lamentavano che era il primo anno che non avevano scritture, proposte poco interessanti, allora a me e a mia moglie venne in testa di fare un teatro d\u2019appartamento che svolge due finalit\u00e0 importanti: d\u00e0 lavoro ad attori che non hanno un palcoscenico e permette di mettere insieme amici; del resto s\u2019era un po\u2019 persa la voglia di socializzare e questa iniziativa offriva uno spettacolo e la possibilit\u00e0 di stare insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei punti di forza de Il Teatro cerca casa consiste nella familiarit\u00e0 che si stabilisce tra l\u2019attore e il pubblico: con un contatto tanto stretto la comunicazione \u00e8 diretta e immediata, quindi le emozioni passano subito, non c\u2019\u00e8 bisogno di portare la voce, di alterare la propria phon\u00e8 che diventa quella quasi quotidiana, quindi il teatro acquista semplicit\u00e0 ed essenzialit\u00e0, ed essenziale diventa il testo perch\u00e9 senza un testo valido questa comunicazione non si crea. Al termine della recita poi c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che il pubblico si confronti con l\u2019attore, gli chieda qualcosa sulle scelte, sullo spettacolo, su come l\u2019ha messo in piedi, arrivando addirittura a sorpassare questa familiarit\u00e0 occasionale e chiedere se \u00e8 piaciuto l\u2019attore, il musicista e dove potr\u00e0 vederlo ancora, dove si esibir\u00e0. Quindi noi con Il teatro cerca casa facciamo un\u2019opera di promozione, non viene sottratto il pubblico al teatro tradizionale: spesso si organizza il luned\u00ec, almeno da noi, giorno di chiusura dei teatri, e molti spettatori si incuriosiscono talmente da segnarsi dove poter rivedere l\u2019artista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prossimit\u00e0 del pubblico all\u2019attore crea un\u2019atmosfera di silenzio, non vola una mosca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scelta nostra cade esclusivamente sulla validit\u00e0 del testo e l\u2019attore che lo recita, senza le luci e la scenografia: l\u2019attore deve entrare in questa dimensione familiare. Il teatro perde un po\u2019 di sacralit\u00e0 ma acquista tanta immediatezza nella comunicazione, che si traduce nell\u2019abbattimento di quella discrezione che solitamente c\u2019\u00e8 in teatro, dove solo pochi intimi vanno nei camerini a salutare l\u2019amico. Molto spesso questi spazi sono un trampolino di lancio per molti attori di minore chiamata: possiamo vantare che alcuni sono noti perch\u00e9 hanno fatto Il teatro cerca casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per gli attori \u00e8 una faticaccia perch\u00e9 la distanza solitamente tiene un po\u2019 al riparo, mentre qui c\u2019\u00e8 una prossimit\u00e0 che se per\u00f2 \u00e8 utilizzata nel verso giusto permette una comunicazione molto pi\u00f9 immediata e profonda, non solo nel tempo ma anche nello spazio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo proprio un cartellone, comunicato ai padroni di casa che possono scegliere gli spettacoli: siamo dei piccoli imprenditori senza scopo di lucro, perch\u00e9 il biglietto che si paga va tutto a favore dell\u2019attore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci siamo inventati questa cosa non per capriccio ma perch\u00e9 c\u2019\u00e8 stata veramente una congiura del caso, perch\u00e9 in quel momento il teatro cominciava a declinare verso l\u2019intrattenimento, allora abbiamo pensato di correre in aiuto di certi attori a cui non bastava partecipare a uno spettacolo di barzellette; avevano cos\u00ec la possibilit\u00e0 di proporre una riduzione di un racconto di Melville\u2026 riduzioni dalla letteratura. Si trattava di attori che avevano recitato in spazi non ufficiali, come cantine\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra iniziativa di cui possiamo considerarci abbastanza singolari \u00e8 la \u201cquinta di copertina\u201d: si sceglie un romanzo, contemporaneo o un classico, viene letto per 15 giorni, dopodich\u00e9 ci vediamo e ne parliamo e viene fuori una \u201cquinta di copertina\u201d: un libro non \u00e8 letto dalle persone nella stessa maniera ma ognuno utilizza il suo bagaglio culturale, una sua chiave di interpretazione: se siamo in venti escono fuori venti romanzi, venti versioni, venti critiche diverse. C\u2019\u00e8 chi si sofferma sul linguaggio, sui colori\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Anna Fiorile Rilasciata il 16 novembre 2022 Partiamo parlando dell\u2019ironia, presente in ogni suo testo Definirei l\u2019ironia il rovescio della stessa medaglia: da una parte la disperazione, dall\u2019altra l\u2019ironia, che si propone di esorcizzare la disperazione. 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