{"id":17698,"date":"2026-10-01T11:46:09","date_gmt":"2026-10-01T09:46:09","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17698"},"modified":"2026-10-05T11:41:04","modified_gmt":"2026-10-05T09:41:04","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17698","title":{"rendered":"La serva del Principe: tradurre un classico della letteratura per la scena"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">di Antonia Lezza<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando ho letto <em>La serva del Principe<\/em> di Manlio Santanelli ho pensato, fatto insolito forse leggendo un testo drammaturgico, <em>all&#8217;Enciclopedia machiavelliana<\/em> in tre volumi, due di Lemmi, il terzo con tutte le Opere di Machiavelli, dell&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana Treccani. Ho pensato all&#8217;<em>Enciclopedia<\/em> perch\u00e9 la imponente opera, diretta da Gennaro Sasso, si propone, riuscendovi egregiamente, di distinguere quel che \u00e8 dell&#8217;autore del <em>Principe<\/em> e dei <em>Discorsi<\/em> e quel che definiamo il machiavellismo e tutte le interpretazioni e fraintendimenti dell&#8217;opera del grande autore fiorentino, senza tralasciare gli aspetti fondamentali della sua biografia, soprattutto l&#8217;ambiente culturale in cui Machiavelli si form\u00f2, inclusi i personaggi con i quali divise la vita e il lavoro della Cancelleria (Gennaro Sasso, <em>Niccol\u00f2 voce per voce<\/em>, \u00abIl Sole 24 ore\u00bb, 8 febbraio 2015). In effetti Machiavelli \u00e8 tra &#8220;i classici&#8221; della nostra letteratura quello che pi\u00f9 \u00e8 stato soggetto a interpretazioni diverse, quelle &#8220;filosofiche&#8221; e quelle &#8220;storico-letterarie&#8221;, secondo le quali da alcuni \u00e8 stato ritenuto un grande pensatore politico e interprete della storia italiana, da altri uno scrittore ambiguo e discontinuo. Tuttavia proprio la grandezza e la variet\u00e0 dell&#8217;opera di Machiavelli ha spinto i curatori dell&#8217;opera a dedicargli un progetto cos\u00ec importante come l&#8217;<em>Enciclopedia<\/em>, in cui il lettore \u00abtrover\u00e0, se italiano, come scrive Sasso, le ragioni, o alcune delle ragioni che all&#8217;Italia hanno tenacemente impedito di realizzare il compito che una volta Machiavelli le indic\u00f2: quello di far rinascere le cose morte\u00bb (ibidem). In tale direzione procede <em>La serva del Principe<\/em> di Manlio Santanelli, non a caso il primo quadro si apre con il <em>De tranquillitate animi<\/em> di Seneca e con l&#8217;affermazione da parte di Machiavelli che uomini come lui \u00abnon temono mai di favellare, dunque \u00e8 d&#8217;obbligo rivolgersi loro con l&#8217;adopero del presente\u00bb (M. Santanelli, <em>La serva del Principe<\/em>, p.22). A questa affermazione Berta, la serva, ribatte polemicamente dicendo: \u00abtutti codesti libri han finito per baruffarvi la mente [ &#8230; ] Ma capisco quanto basta. Che continuate a parlare con i morti, e io ci casco sempre come una pera maturata, per non dire marcia\u00bb. (<em>ibidem<\/em>) In riferimento proprio all&#8217;<em>Enciclopedia machiavelliana<\/em> possiamo affermare che <em>La serva del Principe<\/em> \u00e8 un testo colto, profondo, organico, che denota un&#8217;attenzione singolare per gli aspetti salienti del <em>Principe<\/em> di Machiavelli, un&#8217;opera che dimostra, da parte dell&#8217;autore, con esempi concreti, \u00abcome non v&#8217;\u00e8 Stato saldo se non v&#8217;\u00e8 un uomo in sulla villa, un uomo che ramazzi via ogni disordine, la qualsiasi beghetta che inquina la nostra societ\u00e0\u00bb (ivi, p.33). \u00c8 la battuta del personaggio dell&#8217;Uomo Nero che commissiona a Machiavelli proprio il testo del <em>Principe<\/em> in cambio di una borsa di denari. Questo primo quadro funge, per cos\u00ec dire, da prologo ponendo le basi dell&#8217;opera che sta per realizzarsi. I personaggi sono quattro: Machiavelli, Berta, Uomo Nero, Vitellozzo, ma \u00e8 evidente che drammaturgicamente il testo si basa sui primi due personaggi. Nel secondo quadro inizia la stesura vera e propria del testo tra non poche difficolt\u00e0 iniziali e incomincia anche il dialogo serrato tra il personaggio di Machiavelli e Berta, la Serva, che diventa il personaggio-chiave di questo magnifico testo. A lei Machiavelli spiega i passaggi pi\u00f9 significativi nel lavoro di stesura anzi, talvolta, \u00e8 proprio Berta che prende, per cos\u00ec dire, l&#8217;iniziativa come quando &#8211; stuzzicata da Machiavelli sull&#8217;opportunit\u00e0 di andare a Messa, in un giorno di festa &#8211; risponde che ha ben altre messe nel governo della casa e aggiunge con tono icastico: \u00ab&#8221;Noi imitiamo la natura che \u00e8 varia e mutevole&#8221;. Sono parole vostre, Messer Niccol\u00f2. &#8220;Et chi imita quella non pu\u00f2 essere ripreso&#8221;. Son sempre parole vostre\u00bb (ivi, p.41). Berta rivela, senza infingimenti, al suo padrone le sue riserve sull&#8217;operato del canonico mentre continua a fidare in Dio: \u00abUn Dio architetto del mondo. Se poi tale architetto, che ha da trafficare con l&#8217;universo mondo, nell&#8217;andare di furia appalta i lavori a giovani di bottega che dirazzano continua pur sempre ad essere Dio\u00bb. (ivi, p.43). La Serva e Machiavelli iniziano il loro dialogo serrato e discutono dell&#8217;opportunit\u00e0 di intraprendere un&#8217;opera come il Trattato che potrebbe &#8211; dice Berta &#8211; essere causa anche di interpretazioni ambigue e contrastanti come dimostra, appunto, l&#8217;ampia bibliografia critica machiavelliana soprattutto nel corso del ventesimo secolo, aspetto che l&#8217;Enciclopedia machiavelliana certamente non trascura. Berta \u00e8 una donna saggia e cauta. Riesce a esprimere, attraverso un linguaggio semplice, ricco di proverbi e modi di dire, le sue idee, ma soprattutto \u00e8 in grado di dialogare con Machiavelli, alla pari, poich\u00e9 \u00e8 stata una buona discepola del Maestro. Sa parlare perch\u00e9 sa ragionare sulle cose, con semplicit\u00e0 e intuito femminile, ma soprattutto riesce ad esprimere le sue idee sulla corruzione della Chiesa o sul rapporto di Machiavelli con Guicciardini; inoltre \u00e8 capace di suggerire al Maestro alcuni punti salienti del Trattato, a memoria, come quando dice: \u00abChiudete il pensiero con &#8230; che so &#8230; &#8220;Ma nelle repubbliche \u00e8 maggior vita, maggior odio, pi\u00f9 desiderio di vendetta, n\u00e9 gli lascia, n\u00e9 pu\u00f2 lasciare riposare, la memoria della antiqua libert\u00e0&#8221; [ &#8230; ]\u00bb. E Machiavelli risponde ammirato: \u00abBerta, come farei mancandomi il tuo ausilio, non so. Tu sei per me il traliccio che fa vigoreggiare la vite\u00bb (ivi, p. 81). E questo &#8211; credo &#8211; uno degli esempi pi\u00f9 significativi in cui appare nel testo il punto di vista dell&#8217;autore: affidare a una donna umile idee innovatrici. Il Principe \u00e8 spiegato partendo dal basso, dalle osservazioni o meglio dalle intuizioni di una donna del popolo. Santanelli, infatti, affida a Berta una responsabilit\u00e0 importante rispetto al Maestro; pertanto, lei sembra anticipare, se naturalmente contestualizziamo il testo, il ruolo che il personaggio femminile assume nel teatro di Goldoni, per esempio, di una serva che diventa dottoressa. A proposito della <em>Donna di garbo<\/em>, nella <em>Prima Lettera dell&#8217;Autore allo Stampatore<\/em> (1750), Goldoni replica alla possibile obiezione sull&#8217;eventualit\u00e0 che una figlia di una &#8220;miserabile lavandaia&#8221; possa essere la sua <em>Donna di garbo<\/em> scrivendo: \u00abMa io replicherei francamente, che gli intelletti non si misurano dalla nascita n\u00e9 dal sangue, e che anco una femmina abbietta e vile, qualora ha il comodo di studiare, ed il talento disposto ad apprendere, pu\u00f2 erudirsi, pu\u00f2 farsi dotta, pu\u00f2 diventare una Dottoressa; il che suppongo io essere accaduto alla mia Rosaura, appunto per essere figlia d&#8217;una Lavandaia, che serviva d&#8217;imbiancature i Scolari e i Maestri della Universit\u00e0 di Pavia, alcuno de&#8217; quali, invaghito forse del bello spirito della Ragazza, la pu\u00f2 aver resa instrutta dei buoni principii, e chi ha talento passa facilmente di studio in istudio, e una scienza serve di scorta all&#8217;acquisto di un&#8217;altra\u00bb (Carlo Goldoni<em>, Lettera dell&#8217;autore allo stampatore<\/em>, Mantova, 1750, in Id., <em>Polemiche editoriali. Prefazioni e polemiche<\/em>, I, a cura di Roberta Turchi, Venezia, Marsilio, 2009, p.106). Come in un gioco di specchi, Santanelli-Machiavelli anticipa in qualche modo la Riforma goldoniana. Rosaura, Mirandolina e Corallina, con qualche differenza, certamente, riescono a porre il personaggio femminile al centro della scena, lasciando spazio al modello di un personaggio virtuoso. Queste donne somigliano a Berta: sanno esprimersi, sono sagge e riescono a operare delle scelte, anche talvolta delicate, in nome della propria dignit\u00e0 e del proprio ruolo all&#8217;interno della societ\u00e0. Il tutto in forma di dialogo. Quel dialogo cos\u00ec caro a Santanelli; direi, forse, che \u00e8 il connotato proprio della sua drammaturgia. Gli esempi in cui il dialogo \u00e8 la forma-scrittura adottata dal drammaturgo sono numerosi, dai pi\u00f9 noti <em>Uscita d&#8217;emergenza<\/em> e <em>Regina Madre<\/em> agli inediti <em>Per disgrazia ricevuta<\/em> e <em>Il chiodo fisso<\/em>. Ma il testo che \u00e8 concepito come un vero e proprio &#8220;dialogo classico&#8221; e che ricorda molto lo stile di Giuseppe Parini del <em>Dialogo sopra la Nobilt\u00e0<\/em> &#8211; a questo punto \u00e8 d&#8217;obbligo il riferimento a Foscolo soprattutto quando Berta allude alla figura del tiranno (p.46) &#8211; \u00e8, senza dubbio, <em>Il baciamano<\/em> che molto si avvicina a <em>La serva del Principe<\/em>, anche se l\u00ec Santanelli privilegia lo scarto tra due mondi, quello dei giacobini e quello dei lazzari, sullo scenario violento e cruento della Rivoluzione Napoletana del 1799. Nella <em>Serva del Principe<\/em>, invece, i toni sono pi\u00f9 pacati, c&#8217;\u00e8 un&#8217;alternanza di stile argomentativo e descrittivo, con momenti di forte ironia e pacato stile popolare, alternato a lunghe e circoscritte citazioni del Trattato, come \u00e8 ben evidente nella parte finale del testo. Qui il dialogo avviene tra il personaggio di Machiavelli che declama alcuni passaggi significativi del Trattato e Berta che non parla, ma compie una serie di azioni simboliche (entra con la brocca, sistema una coperta sulle spalle di Machiavelli &#8230; ), ma cosa ancor pi\u00f9 originale, lo assiste, per cos\u00ec dire, fino alla conclusione del testo e lo spinge a chiudere (\u00abSerrate il tutto con la voce &#8220;fine&#8221;\u00bb). A questo punto Machiavelli \u00abriprende a scrivere con furore\u00bb &#8211; recita la didascalia &#8211; diligentemente, le ultime righe del Trattato con la citazione dalla canzone <em>Italia mia<\/em> del Petrarca, mentre Berta affida &#8220;il broglio&#8221; al Cavaliere (Uomo Nero) che le consegna &#8211; come pattuito &#8211; il denaro, dopo qualche momento di forte tensione tra i due. Berta nel dare il denaro a Machiavelli lo elogia per il lavoro compiuto (\u00abE i popoli vi aggrazieranno per li insegnamenti a loro esponti\u00bb), mentre lo scrittore le esprime tutta la sua gratitudine per averlo sostenuto in un lavoro cos\u00ec impegnativo, le bacia la mano e si addormenta. Machiavelli bacia la mano, con un gesto ossequioso e gentile, a Berta alla quale, precedentemente, aveva chiesto, vedendola turbata, se l&#8217;amasse e la donna aveva risposto affermativamente. A lei Machiavelli aveva detto con tono fermo: \u00abChe, per il mio come per il tuo bene, io posso elargirti soltanto una grande affezione\u00bb (ivi, p.89) e alle resistenze di lei aveva detto con piglio severo che allora era costretto a chiederle di lasciare la casa. Berta disperata aveva accettato la posizione del Maestro e s&#8217;era rassegnata all&#8217;evidenza \u00abPer quel che m&#8217;attiene, quetatevi: sapr\u00f2 farmi andare per il verso giusto la vostra &#8216;grande affezione&#8217;\u00bb (ivi, p.90). Precedentemente, sollecitata dal Maestro, che era stanco dopo ore di lavoro a tavolino e desiderava addormentarsi, aveva raccontato un&#8217;altra storia, una novella, cos\u00ec la definisce Berta, quella del marito uccellato, il cui incipit suona cos\u00ec: \u00abC&#8217;era una volta un frate di nome Timoteo\u00bb. <em>\u00c8 La mandragola!<\/em> Il racconto (la favola) produce un effetto rassicurante su Machiavelli che rimane immerso in un sonno meraviglioso, tanto da spingere Berta ad allontanarsi, badando a non fare rumore. A questo punto, rimasto solo, Machiavelli, sporgendosi dal letto, si poggia sul comodino per annotare su un foglio \u00abMesser Nicia &#8230; Mandragola &#8230; \u00bb: anche in questo caso Berta gli ha fornito uno spunto per scrivere. Santanelli affida la chiusa a Berta, a una serva, che ha avuto, incredibilmente, il privilegio di raccontare &#8220;la istoria del componimento de &#8220;<em>Il Principe<\/em>&#8220;: \u00abQuesta \u00e8 la istoria del componimento de <em>Il Principe<\/em>, a segnatura di messer Niccol\u00f2 Machiavelli, contata da me, Berta, che l&#8217;ho governato nel mentre inchiostrava foglio dopo foglio. Avete per intero la podest\u00e0 di credermi o non credermi. (fa un passo avanti) In tutta fidanza, alle volte io stessa non ci farei Muzio Scevola\u00bb (ivi, p.107). \u00c8 questa l&#8217;ironia di Santanelli, uno dei punti forti della sua scrittura teatrale che deve emergere soprattutto nel caso delle traduzioni delle sue opere &#8211; come ha scritto il drammaturgo recentemente: \u00abNon mi resta che scegliere traduttori di cui conosco le capacit\u00e0, e soprattutto una pari disposizione d&#8217;animo a interpretare il reale attraverso quella chiave di lettura. Ma, visto che la prudenza non \u00e8 mai troppa, da un po&#8217; di tempo credo di aver trovato la panacea a tutti i possibili rischi di essere frainteso. \u00c8 un rimedio di una banalit\u00e0 disarmante, e tuttavia mi rammarico di non averlo preso in considerazione fin dall&#8217;inizio della mia professione. Che faccio? Nel caso di una battuta ironica (e dunque potenziale vittima di una inesatta interpretazione), inserisco dopo il nome del personaggio che la pronunzia una bella didascalia tra parentesi: (IRONICO)\u00bb. (M. Santanelli, <em>&#8220;Tradurre&#8221; l&#8217;ironia<\/em>, in <em>Antologia Teatrale<\/em>, a cura di A. Lezza et alii, Napoli, Liguori, 2015, p. 270). L&#8217;ironia \u00e8 la caratteristica principale e una costante della sua scrittura drammaturgica &#8211; un esempio per tutti \u00e8 quel vero gioiello che \u00e8 <em>Le tre verit\u00e0 di Cesira<\/em> &#8211; ma anche della scrittura creativa come si riscontra nei <em>Racconti mancini<\/em> (Napoli, Guida editori, 2007) e nel pi\u00f9 recente <em>Religiose, militari e piedi difficili<\/em> (Napoli, Giammarino editore, 2015). Ma la cifra stilistica della <em>Serva del Principe<\/em> \u00e8 riconducibile, soprattutto, alla lingua, una lingua, per cos\u00ec dire inventata, originale e funzionale, che denota un&#8217;attenzione e un impegno da parte dell&#8217;autore veramente singolari. Santanelli adotta nel testo una serie di lemmi e verbazioni degne di nota, quasi tutte &#8211; e questo \u00e8 veramente singolare &#8211; rubricate nei vocabolari della lingua italiana. Alcuni risalgono a testi letterari di classici italiani come Boccaccio, ma anche questo \u00e8 singolare, ad autori come Manzoni, Verga, Fogazzaro e Carducci. Il drammaturgo ricorre anche al lessico specifico, a linguaggi settoriali, come nel caso di &#8220;trafagliolo&#8221;, che \u00e8 termine usato in botanica. Numerosi sono i proverbi e i modi di dire, propri della parlata popolare e della lingua d&#8217;uso, in contrapposizione &#8211; con evidente tono ironico &#8211; al latino, a quello delle citazioni dalle opere che Machiavelli utilizza nei suoi testi da Seneca a Cicerone. Per i proverbi spiccano: a<em>) Chi comencia con lo zoppo, dopo un anno cionca e zoppica<\/em>; b<em>) Anche la regina abbisogn\u00f2 della sua vicina<\/em>; c) <em>\u00c8 noto di molto che chi ben comincia \u00e8 a mezzo dell&#8217;opra<\/em>; cos\u00ec i modi dire (<em>Io sono di grana doppia o Filava come seta nelle mani di un Pratese<\/em>; <em>Noi giochiamo a cencio molle<\/em> o ancora <em>Parlate a bolla<\/em>. Non mancano metafore e similitudini (<em>Siete un falcone, io una povera Tortorella<\/em>, oppure <em>Il suo s\u00ec risuon\u00f2 come squallore di buccina<\/em>). \u00c8 costante l&#8217;utilizzo di parole in senso figurato (<em>L&#8217;Italia una ribollita di Stati<\/em>) o sono frequenti espressioni della parlata popolare, con tono onomatopeico (<em>Le gambe mi fanno lappe lappe<\/em>), dialettismi (<em>bastantemente bene<\/em>) o storpiature (<em>Letargisce e cuculiate<\/em>). I verbi, in particolare, confermano un&#8217;attenzione indiscutibile alla lingua (spappagallare, insatanarsi, uccellar, sorbonare, almanaccare, imbalordire, bulinare, sberrettare), come i lemmi sinale, bulvers\u00eco, grommole; i diminutivi (donnocola e desinaruzzi) e i composti (bacia tonache). L&#8217;avverbio <em>postutto<\/em> ricorre pi\u00f9 di una volta, come il verbo <em>tr\u00e8molo<\/em>. Insomma a ciascun personaggio Santanelli attribuisce una specificit\u00e0 linguistica, passando da un registro all&#8217;altro, ma senza giochi verbali, n\u00e9 banali contrasti espressivi, anzi nel testo, dall&#8217;inizio alla fine, c&#8217;\u00e8 un&#8217;armonia espressiva, una musicalit\u00e0 di fondo che rende il testo ricco e originale. Infine c&#8217;\u00e8 un luogo del testo &#8211; e qui il riferimento a Basile <em>de Lo Cunto de li Cunti<\/em> \u00e8 d&#8217;obbligo &#8211; in cui Machiavelli e Vitellozzo si cimentano in una specie di gara parolibera, citando una sequela di giochi di carte, di quelli che si praticavano nelle cantine, allegramente, davanti a un buon bicchiere di vino. \u00c8 questo uno dei momenti pi\u00f9 vivaci della pi\u00e8ce in cui appare in tutta la sua completezza non solo l&#8217;originalit\u00e0 della scrittura di Santanelli, ma anche la forza della sua lingua teatrale che \u00e8 condizione indispensabile per la messinscena di un testo teatrale scritto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonia Lezza Quando ho letto La serva del Principe di Manlio Santanelli ho pensato, fatto insolito forse leggendo un testo drammaturgico, all&#8217;Enciclopedia machiavelliana in tre volumi, due di Lemmi, il terzo con tutte le Opere di Machiavelli, dell&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana Treccani. 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