{"id":17684,"date":"2026-10-01T11:39:39","date_gmt":"2026-10-01T09:39:39","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17684"},"modified":"2026-10-05T11:37:06","modified_gmt":"2026-10-05T09:37:06","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17684","title":{"rendered":"Il chiodo fisso"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Barbara D\u2019Andria<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che cosa ci pu\u00f2 essere di pi\u00f9 rassicurante dell&#8217;immagine di una giovane madre colta nell&#8217;atto di cullare il proprio pargolo? Eppure, nel testo Il chiodo fisso, la sola a non essere rassicurata \u00e8 proprio la donna che, seduta presso la culla del suo neonato, fa della follia l&#8217;ancora di salvezza necessaria alla propria solitudine che minaccia di soffocarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scrittura di Santanelli, agile, fluida e surreale, procede in maniera graduale e inquietante sul filo teso di un delirio sempre pi\u00f9 frenetico che inizia il suo folle percorso da elementi quotidiani, legati ad alcune specialit\u00e0 culinarie elencate in apertura dalla protagonista. Dopo i primi momenti di ineffabile piacere, durante i quali la madre antepone ai &#8220;pi\u00f9 raffinati gusti del palato&#8221; l&#8217;incommensurabile gioia di stringere tra le braccia il frutto del proprio ventre, il suo pensiero entra in un gorgo di ipotesi sempre pi\u00f9 angosciose, tutte all&#8217;insegna degli ostacoli che potranno frapporsi tra lei e quello da lei inteso come il godimento di una propriet\u00e0 destinata, dalla terribile madre natura, a diventare sempre meno sua. Il futuro che apre le sue porte alla creatura inconsapevole del destino che in realt\u00e0 l&#8217;attende, diviene oggetto di una fantasiosa manipolazione da parte della donna: uno dopo l&#8217;altro, gli incidenti che minacceranno di privarla della vicinanza e, quindi, del possesso del figlio, vengono affrontati e risolti in chiave paradossale. L&#8217;eventualit\u00e0 che un giorno l&#8217;attenzione del figlio possa essere distolta da lei e catturata da altri interessi quali lo sport, la discoteca, il poker con gli amici e la possibilit\u00e0 che egli trascorra molte ore fuori casa lasciandola sola, si trasforma in vero e proprio terrore che la porter\u00e0 a mettere in atto una serie di brillanti espedienti per conservare un equilibrio familiare chiaramente illusorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La casa rappresenta per la donna un universo sicuro e protetto, in cui il figlio pu\u00f2 cercare di inventarsi una vita senza dover tagliare il cordone ombelicale, una sorta di grembo materno all&#8217;interno del quale potr\u00e0 crescere al riparo dai pericoli e dalle minacce che giungono dal mondo esterno. Ma l&#8217;effervescente mammina a tutto riesce a trovare un rimedio, a suo modo possibile, finch\u00e9 non si imbatte nell&#8217;amore, in &#8220;quell&#8217;amor che \u00e8 palpito dell&#8217;universo&#8221;, e contro il quale ogni arma, sia pur materna, \u00e8 destinata ad uscirne spuntata. A poco a poco Manlio Santanelli sposta la situazione sotto la luce livida e inquietante del paradosso da cui emerge il fantasma, l&#8217;ossessione, la follia, che trasformano la scena in un dramma: la donna ricorre ad un gesto inconsulto nell&#8217;illusione di neutralizzare le future insidie del sesso e dell&#8217;amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso <em>Il chiodo fisso<\/em> Santanelli intende rendere esplicito il progressivo abbandono da parte della protagonista della realt\u00e0 quotidiana interpretata come avversa e minacciosa. Il suo itinerario mentale, all&#8217;insegna dell&#8217;inutile fatica di rimanere nel perimetro della ragione, sfugge ad ogni controllo emotivo e razionale, per rivelare i profondi turbamenti psichici della donna che giungono a scatenare una follia latente e la conseguente distruzione di ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere posseduto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gioco linguistico, teso a cogliere le infinite ambiguit\u00e0 della mente, utilizza la chiave del grottesco e dell&#8217;umorismo nero per sottolineare, pi\u00f9 sensibilmente, la distanza tra il reale e il paradossale, tra il pensiero razionale e la follia, che trasforma ogni insidia in un&#8217;ossessione e ogni esperienza in una frattura per l&#8217;anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Barbara D\u2019Andria Che cosa ci pu\u00f2 essere di pi\u00f9 rassicurante dell&#8217;immagine di una giovane madre colta nell&#8217;atto di cullare il proprio pargolo? 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