{"id":17678,"date":"2026-10-01T11:37:10","date_gmt":"2026-10-01T09:37:10","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17678"},"modified":"2026-10-05T11:35:50","modified_gmt":"2026-10-05T09:35:50","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17678","title":{"rendered":"Per disgrazia ricevuta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Barbara D\u2019Andria<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 azzardato affermare che quando una grazia richiesta ad un Santo va oltre la &#8220;misura&#8221; del suo oggetto si traduce puntualmente in una disgrazia. Questo \u00e8 valido soprattutto nel caso in cui il Santo risponda al nome di San Gennaro. Santanelli, nei due tempi della commedia <em>Per disgrazia ricevuta<\/em>, analizza l&#8217;anima popolare e pagana della plebe napoletana per mettere in evidenza il rapporto viscerale che essi hanno con questa divinit\u00e0. Esiste, infatti, tra il patrono di Napoli e i suoi adoratori, una sorta di complicit\u00e0, di omert\u00e0, la quale autorizza sia l&#8217;uno che gli altri a scavalcare in pi\u00f9 di un caso lo steccato che un canonico misticismo interpone tra i due poli della fede. La quale in questo caso si configura piuttosto come una forma di arcaica ritualit\u00e0, un culto pagano che finisce per inglobare tutte le manifestazioni religiose, rappresentando la follia cattolica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Per disgrazia ricevuta<\/em> comprende due atti unici e indipendenti tra loro. Ritratto paradossale e grottesco di due diverse &#8220;tifose&#8221; di San Gennaro, la commedia d\u00e0 vita ad altrettante distinte situazioni, d&#8217;acchito contrastanti, ma ad un pi\u00f9 attento esame cucite a filo doppio dalla stessa familiarit\u00e0 fra il celeste e il terreno. Protagonista indiscussa \u00e8 la figura del Santo patrono di Napoli che nella prima situazione, vuoi a causa della veneranda et\u00e0, vuoi per lo sterminato numero dei suoi postulanti, incorre in qualche &#8220;errore&#8221; nel corso del suo ministero di &#8220;graziatore&#8221;. Vittime di questi clamorosi abbagli sono due devote convenute sotto il suo altare per contestargli la scarsa professionalit\u00e0 con cui ha esaudito i loro desideri. Lese nei loro diritti di fedelissime, le due donne, a turno, prima con garbo, poi con crescente aggressivit\u00e0, dichiarano di essere state rovinate dall&#8217;intervento celeste del Santo che esse avevano sollecitato in ogni maniera, dall&#8217;umile richiesta alla minacciosa pretesa. Dalla casuale vicinanza delle due donne emerge la condizione di &#8220;parentela&#8221; col proprio Santo che perde ogni carattere sacro per diventare un legame quotidiano e fraterno, non certamente esente da eccessi e pretese esasperanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, la scena diventa pretesto per una liberatoria e feroce confessione indirizzata ad una statua muta di cui, per\u00f2, si percepisce tutta la presenza fisica tesa a far emergere le grottesche ossessioni delle due protagoniste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo testo, <em>Il mio cuore nelle tue<\/em> <em>mani<\/em>, pur presentando sulla scena due madri, una accanto all&#8217;altra, si sviluppa alternando due monologhi che, come due rette parallele, non si incontrano, se non all&#8217;infinito. Santanelli contrappone due fedeli devote di San Gennaro completamente diverse tra loro: una popolana e una signora di origini piccolo borghesi che, nello stesso istante, danno libero sfogo alle loro ansie materne, colloquiando con il santo patrono di Napoli con il quale, anch&#8217;esse, intrattengono un rapporto di tipo familiare. La realt\u00e0 degradata di Napoli fa da sfondo alla diversa condizione sociale delle due donne che nel testo viene sottolineata dalla scelta linguistica: la signora confida al Santo le sue pene, parlando un italiano colloquiale e privo di inflessioni dialettali, mentre la popolana si esprime utilizzando il dialetto napoletano in tutte le sue sfumature pi\u00f9 colorite, un dialetto ricco di espressioni gergali e di locuzioni triviali che evidenzia la sua bassa estrazione. Santanelli pone l&#8217;una accanto all&#8217;altra due situazioni sociali, due ragioni, due punti di vista opposti che non si incontrano n\u00e9 si scontreranno mai se non nel cuore di quel Santo a cui esse si rivolgono nello stesso istante e che raccoglie le loro differenti preghiere e il comune amore di madre. La situazione paradossale in cui queste madri sono state collocate consente al drammaturgo di rivelare ancora una volta le contraddizioni di una citt\u00e0, Napoli, che non conosce mezze misure e che conduce i suoi abitanti a scelte di vita antitetiche e fatalmente avviluppate in una rete di tragici incontri. La degradazione della citt\u00e0 di Napoli \u00e8 la degradazione dei rapporti umani che si sviluppano all&#8217;ombra del malessere e della violenza, una violenza sempre in agguato da cui bisogna imparare a difendersi. Le difficolt\u00e0 ambientali e sociali che assumono contorni grotteschi nella citt\u00e0 partenopea, conducono i giovani figli delle due donne protagoniste di questo testo a scelte di vita in cui la strada che li accoglie per motivi diversi traccer\u00e0 per loro un percorso destinato ad intrecciarsi. Aurelio e Gennarino scelgono, rispettivamente, la via della giustizia e quella della delinquenza, la legge e lo scippo, il bando di concorso per arruolarsi nell&#8217;Arma dei Carabinieri e il contrabbando organizzato della camorra. E le rispettive madri seguono con apprensione il destino di un figlio temprato dalla necessit\u00e0 di sopravvivere, esposto per questo a pericoli di ogni genere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma che cosa deve fare un povero santo se nello stesso istante due devote gli chiedono un intervento da due punti di vista diametralmente opposti? Dubitare? Indagare su ci\u00f2 che \u00e8 giusto e ci\u00f2 che non lo \u00e8, come farebbe un giudice istruttore? Decidere secondo un codice imperscrutabile, rischiando che una delle due donne cambi santo protettore? In fondo si tratta pur sempre di due madri che esprimono una pena sincera e che meritano una certa dose di piet\u00e0. Due madri che chiedono la protezione del santo sui loro figli e i suoi benevoli &#8220;raggi miracolosi&#8221;, per trasformare i frutti di molte rinunce e degli ultimi risparmi, una pistola e un giubbotto antiproiettile, in strumenti di salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il teatro santanelliano non cerca la verit\u00e0, n\u00e9 offre giudizi o soluzioni sugli interrogativi che i personaggi pongono, Santanelli mette in scena l&#8217;impossibile che si concretizza nell&#8217;universo mentale dei suoi protagonisti e lascia allo spettatore, e in questo caso a San Gennaro, il compito di scegliere da quale parte porsi. La signora e la popolana sono vittime di un sistema di vita che obbliga a scelte estreme e antitetiche, pur di sopravvivere, un sistema che non concede mezze misure e che espone al pericolo e al sangue colui che decide da quale parte schierarsi. Le due frontiere della realt\u00e0, la giustizia e la delinquenza, non offrono alcun tipo di certezza ma solo &#8220;veleno&#8221; destinato a due madri devote che sperano di vedere i propri figli sistemati al pi\u00f9 presto e si rivolgono a colui che pu\u00f2 concedere grazie e salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Santanelli il teatro deve mettere a nudo l&#8217;assurdit\u00e0 del reale che ha le sue radici nel malessere e nel dramma esistenziale di personaggi che, attraverso il paradosso, cercano una via d&#8217;uscita al dolore, all&#8217;angoscia e al degrado in cui sono immerse. Le donne protagoniste dell&#8217;opera Per disgrazia ricevuta scelgono il soprannaturale come risoluzione ai loro problemi quotidiani e affettivi: San Gennaro diventa, quindi, la liberazione dell&#8217;irrazionale e il luogo in cui la realt\u00e0 e la perdita dell&#8217;io si intrecciano inesorabilmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Barbara D\u2019Andria Non \u00e8 azzardato affermare che quando una grazia richiesta ad un Santo va oltre la &#8220;misura&#8221; del suo oggetto si traduce puntualmente in una disgrazia. Questo \u00e8 valido soprattutto nel caso in cui il Santo risponda al nome di San Gennaro. 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