{"id":17636,"date":"2026-10-01T11:02:30","date_gmt":"2026-10-01T09:02:30","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17636"},"modified":"2026-10-05T11:11:23","modified_gmt":"2026-10-05T09:11:23","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17636","title":{"rendered":"Ha da pass\u00e0 \u2018a nuttata"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Alfredo Pellecchia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La celebre battuta che conclude <em>Napoli Milionaria<\/em> diventa anche il titolo dello spettacolo che porta Leo alla sua consacrazione. \u201c<em>Ha da pass\u00e0 \u2018a nuttata\u201d<\/em> \u00e8 un interessante lavoro di composizione e scomposizione di Eduardo, lavoro sulle maggiori opere di questo maestro. Cos\u00ec scrive Leo, sul foglio di sala, in merito alla nascita di questo progetto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSin dai tempi del Teatro di Marigliano (anni Settanta) diretto da Perla Peragallo e da me, Perla ed io progettammo dei lavori sull\u2019opera di Eduardo, in special modo <em>Filumena Marturano<\/em>, per l\u2019interpretazione di Perla appunto. Cos\u00ec quando Toni Servillo, che dirige uno dei tre gruppi che costituiscono Teatri Uniti di Napoli, mi offr\u00ec qualche anno fa il suo interessamento produttivo e organizzativi perch\u00e9 affrontassi un lavoro su Eduardo De Filippo nell\u2019ambito delle sue ricerche sulla lingua e la cultura napoletana fui ben lieto di accettare\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le parole di Leo confermano un interessamento nei confronti di Eduardo costante, un avvicinarsi progressivo ai lavori del maestro, per giungere solo dopo molti anni al compimento di un opera summa dei lavori eduardiani. \u201c<em>Ha da passa a nuttata\u201d<\/em> \u00e8 un lavoro che solo un conoscitore attento del teatro di Eduardo poteva compiere. Lo spettacolo nasce dalla collaborazione di Leo De Berardinis e la compagnia Teatri Uniti, diretta da Toni Servillo, che pochi anni prima aveva portato in scena un monologo dal titolo <em>E\u2026<\/em> basato sulle poesie di Eduardo. Servillo si rivolge a Leo in occasione del festival di Santarcangelo nell\u2019estate del 1987 e condivide con lui l\u2019idea di creare un lavoro su Eduardo. Servillo come Leo De Berardinis intreccia con la tradizione un rapporto interessante sempre al limite tra la continuit\u00e0 e contrapposizione. L\u2019idea iniziale del lavoro era quella di concentrarsi su un unico testo chiuso, per Servillo era le <em>Voci di dentro<\/em> mentre per Leo il punto di riferimento era <em>Napoli milionaria<\/em> testo con il quale si era gi\u00e0 parzialmente confrontato e che riteneva il testo pi\u00f9 creativo e dalla lingua pi\u00f9 bella. Luca De Filippo diede la disponibilit\u00e0 per la riproduzioni di tutti i testi tranne di <em>Napoli milionaria<\/em>, poich\u00e9 i diritti dell\u2019 opera erano gi\u00e0 stati promessi a Mariano Rigillo. L\u2019impossibilit\u00e0 di portare in scena per intero <em>Napoli milionaria<\/em> diventa occasione artistica di creazione. Leo, infatti, struttura lo spettacolo intorno al tema del ritorno, sfrutta l\u2019ossatura del testo negato per compiere il proprio lavoro di composizione. Il tema dell\u2019attesa, del ritorno e della speranza di tempi migliori viene sintetizzato nel titolo di questo lavoro, <em>Ha da pass\u00e0 \u2018a nuttata<\/em> battuta proverbiale proprio di <em>Napoli milionaria.<\/em> All\u2019 interno di questa composizione i personaggi di Eduardo, le scene iconiche del suo teatro, appaiono come in sogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella prima parte in una scena completamente buia, dall\u2019atmosfera cupa e profondamente notturna emerge la sagoma e la voce di Gennaro Jovine che racconta la sua esperienza di guerra, la sua deportazione e infine il suo fortunato ritorno a casa. In una dimensione onirica tra sogno e incubo , Gennaro Jovine compare come sospeso in questa nera densit\u00e0 dalla quale emerge e nella quale \u00e8 destinato a scomparire. Esordisce in scena con il suo racconto di prigionia, e racconta con partecipazione gli attimi prima di essere catturato e messo sul treno per i campi di lavoro. L\u2019incapacit\u00e0 di descrivere il luogo da dove \u00e8 venuto e come questo sia fatto inserisce perfettamente questo monologo nella dimensione del sogno. Come se Gennaro Jovine fosse venuto fuori da un&#8217;altra dimensione, non terrena ma quella di un incubo. La prima battuta pronunciata da Gennaro Jovine ad aprire lo spettacolo \u00e8 questa:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNun \u2018o saccio. Io si ve voglio dicere add\u00f2 so\u2019 stato, effettivamente nun \u2018o ssaccio di\u2019\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote2sym\" id=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver concluso il suo racconto, Gennaro Jovine scompare nel buio, roboanti colpi di grancassa accompagnano il cambio di scena, dove per pochi istanti viene rievocato il tema del risveglio attraverso le battute di Concetta di <em>Natale in casa Cupiello<\/em> :<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a> \u00abLucari\u00e8, Lucari\u00e8\u2026 sc\u00e9tat songh\u2019 \u2018\u00e8 nnove!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lucari\u00e8, Lucari\u00e8\u2026 sc\u00e9tat songh\u2019 \u2018\u00e8 nnove!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lucari\u00e8, Lucari\u00e8\u2026 sc\u00e9tat songh\u2019 \u2018\u00e8 nnove!\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote3sym\" id=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un passaggio veloce quello di <em>Natale in casa Cupiello<\/em>, il tempo di evocare Luca Cupiello per poi tornare di nuovo a Gennaro Jovine. Con questa voce femminile legame con un altro mondo, a sancire la fine di un ipotetico sonno, a scandire il tempo e gli intervalli tra ci\u00f2 che \u00e8 incubo e ci\u00f2 che realt\u00e0. Due figure che sembrano fuori dal tempo, due padri \u201cfessi\u201d che parlano e raccontano di valori, storie che nessuno vuole ascoltare pi\u00f9. Da un lato il presepio di Luca, dall\u2019altro i racconti di guerra di Gennaro. L\u2019atmosfera \u00e8 quella del basso napoletano calato nelle atrocit\u00e0 della guerra, sotto i rumorosi bombardamenti evocati dai suoni forti della grancassa. Napoli, quelle narrata da Eduardo in <em>Napoli Milionaria<\/em>, ha perso l\u2019antica solidariet\u00e0 che contraddistingue il suo popolo, ormai si \u00e8 arrangiata ed \u00e8 sopravvissuta anche attraverso i pi\u00f9 loschi mestieri e sotterfugi. L\u2019interno familiare di Natale in casa Cupiello e il basso di Don Amalia, interno che apre le porte all\u2019esterno, luogo di vendita e trafficato da tutto il quartiere. La dimensione domestica come specchio della societ\u00e0 nell\u2019uno e nell\u2019altro caso. L\u2019accostamento di questi due personaggi non \u00e8 casuale come evidenzia Gianni Manzella:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abil passaggio dall\u2019ingenuit\u00e0 di Luca Cupiello alla consapevolezza di Gennaro Jovine. Quel desiderio di rinascita che sta dietro alle immagini del Natale si inscrive dentro un mondo in trasformazione anche violenta. Lo sfascio familiare diventa lo specchio della disgregazione sociale\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote4sym\" id=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 sicuramente nel lavoro di De Berardinis un intervallare in modo organico i frammenti delle due opere, le parole e i corpi dei due personaggi. Di questi due padri in conflitto con i figli, che narrano appunto un conflitto generazionale. Il presepio di Luca Cupiello come emblema di una ritualit\u00e0 familiare, l\u2019onest\u00e0 di Gennaro come valore sociale da difendere anche nella pi\u00f9 nera disperazione. Ma sorde sono le orecchie dei personaggi che ruotano attorno a questi padri, perch\u00e9 il loro operare \u00e8 fuori dal tempo. Sono padri a cui non ha senso dire tutto, non ha senso metterli a conoscenza dei fatti, tagliati fuori dalle questioni familiari, privati del loro ruolo di guida familiare. Dove le madri regolano e amministrano l\u2019economia della casa, dove sono responsabili e complici dei figli, e allo stesso tempo indirettamente colpevoli di ci\u00f2 che accade loro. Leo individua quel legame tra questi protagonisti, Luca Cupiello e Gennaro Jovine, come la stessa Anna Barsotti evidenzia nel processo di scrittura delle opere di Eduardo. C\u2019\u00e8 infatti seguendo il pensiero di Eduardo un disegno drammaturgico strutturato intorno ad alcuni temi e situazioni soprattutto nella stesura di queste due commedie. Anna Barsotti nella sua analisi di <em>Napoli Milionaria<\/em> scrive:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab I conflitti che daranno origine alle diverse situazioni drammatiche sempre pi\u00f9 tenderanno a risolversi nell\u2019opposizione primaria fra un protagonista, riconoscibile al di l\u00e0 dei suoi attributi locali, e tutti gli altri personaggi.[\u2026] Al punto che si pu\u00f2 individuare nel proseguo della drammaturgia eduardiana una ritornante situazione conflittuale (come in ogni grande teatro d\u2019autore): fra Individuo, legato ai valori ai quali non sa o non vuole rinunciare, e il Mondo degli Altri, che quei valori o ignora o rifiuta\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote5sym\" id=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leo evidentemente coglie questa lezione e pone in relazione scenica questi personaggi, alternando la loro comparsa. In questa atmosfera cupa in cui Leo immerge i personaggi resistono alcuni appuntamenti della quotidianit\u00e0 familiare e punti di riferimento della drammaturgia eduardiana: la lotta per un piatto di maccheroni, il furto dei panni dello zio, l\u2019immancabile rito del caff\u00e8 che \u00e8 presente in entrambi i risvegli. Leo recupera per intero l\u2019inizio di <em>Napoli Milionaria<\/em>, l\u2019opera comincia come tutti i risvegli di Eduardo con la richiesta di Amedeo di una tazza di caff\u00e8: \u00abSe po&#8217; av\u00e8 nu poco e\u2019caf\u00e8?\u00bb e il sonno-veglia di Gennaro Jovine. La conversazione si sposta poi al commercio e al traffico del caff\u00e8 poi esplodere nella lite del piatto \u00ab\u2019e maccarune\u00bb.Leo conclude la scena poco dopo l\u2019arrivo di Don Amalia, con il rimprovero di questa alla figlia e la richiesta di occuparsi del caff\u00e8. Nel buio per la seconda volta echeggia la chiamata di Concetta e il suo tentativo di svegliare Luca Cupiello .Questo breve intervallo ci riporta di nuovo nel basso di <em>Napoli Milionaria<\/em> dove attorno all\u2019immancabile caff\u00e8 Gennaro discute sul tema dell\u2019inflazione e del commercio e di come le guerre siano fatte \u00abPe\u2019 fa spar\u00ec \u2018a rrobba\u00bb. Ancora una volta Leo chiude la scena con la richiesta del caff\u00e8. Dal buio per la terza volta la voce di Concetta chiama Luca Cupiello che questa volta si sveglia per eseguire la pi\u00f9 iconica delle scene del teatro eduardiano. Dopo aver rievocato le due commedie, ecco che compare <em>Filumena Marturano<\/em> personaggio tanto amato da Leo sul quale aveva gi\u00e0 tentato di lavorare, come segnalato in precedenza. La Filumena di Leo \u00e8 una Filumena con voce maschile, quella appunto che parla attraverso la sua voce e il suo corpo. Il tentativo di De Berardinis \u00e8 quello di \u00abproiettare Eduardo nei suoi personaggi e questi nell\u2019attore che se ne fa interprete\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote6sym\" id=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a><\/sup>. Filumena verr\u00e0 interpretata nei primi due monologhi da Leo per poi essere interpretata da Vincenza Modica e riprendere suoni e tonalit\u00e0 femminili. La scena di <em>Natale in casa Cupiello<\/em> si chiude con la diatriba intorno alla zuppa di latte e al rapporto di complicit\u00e0 tra Concetta e Tommasino, madre e figlio. Al legame con i figli Leo lega il monologo di Filumena. Le battute ricche di pathos sono quelle del celebre monologo della madonna delle rose, con la voce simulata della madonna che risuona in questo buio della scena \u00abE figlie so\u2019 ffiglie\u00bb. Anche in questo caso Leo intervalla questo monologo, con un\u2019altra scena tratta da <em>Filumena Marturano<\/em>, quella dell\u2019inizio del secondo atto. Scena pi\u00f9 brillante che ruota intorno, nuovamente, al rituale del caff\u00e8. Tutta la scena si articola intorno all\u2019equivoco verbale creato tra il caff\u00e8 e le esigenze di Don Domenico. Alfredo uomo al servizio di Don Domenico, chiede a Lucia una tazza di caff\u00e8, questa gliela nega perch\u00e9 destinata al padrone Domenico. Cos\u00ec al rientro di Don Domenico le preoccupazioni di questo ultimo si mescolano al insoddisfazione di Alfredo per il caff\u00e8 non bevuto. Franco Cordelli nel suo articolo su Paese Sera analizzando le scelte adoperate da Leo si sofferma su quest\u2019ultimo punto osservando come la scrittura scenica abbia tenuto in conto, in modo preciso e strutturale, il tema del caff\u00e8:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abL\u2019intero spettacolo, come gli ultimi suoi, \u00e8 immerso in un quasi buio. Ma in quasi tutti i pezzi antologizzati si parla del caff\u00e8. Come non pensare allora che a buio viene opposto buio? A nero viene opposto nero ? Ma quanto pudore, quanta sobriet\u00e0 nella scelta del semplice, elementare, umano caff\u00e8 come sostanza forte e come figura!\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote7sym\" id=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riguardo al buio che avvolge la scena Manzella sottolinea che, se pur cupa, scura, immersa in uno spazio vuoto e rimbombante questa non diventa luogo di malessere e di totale tristezza perch\u00e9 il tutto \u00e8 intervallato da scene dal tono pi\u00f9 farsesco, scene del repertorio eduardiano ricche di ironia che tendono a stemperare il nero della <em>nuttata<\/em>. La capacit\u00e0 di De Berardinis \u00e8 nell\u2019intervallare con abilit\u00e0 scene drammatiche a scene dal carattere pi\u00f9 comico. Tra questi esempi sembra chiaro l\u2019intento di utilizzare la scena di <em>Uomo e galantuomo<\/em> come intermezzo farsesco. Nel frammento utilizzato da Leo gli attori sono alle prese con le prove, dove l\u2019improvvisazione si alterna a giochi di parole ed equivoci. Il tutto mentre un pentola con il sugo \u00e8 gi\u00e0 sul fuoco, e la vera preoccupazione \u00e8 verso la fame pi\u00f9 che all\u2019arte. Questo momento \u00e8 un richiamo sicuramente all\u2019arte della famiglia De Filippo, alla loro vita di uomini-attori, indissolubilmente legate l\u2019una all\u2019altra. In conclusione, del primo atto Filumena Marturano racconta la sua infanzia nel basso napoletano e della povert\u00e0 che la costrinse ad andare via di casa per poi scomparire dalla scena e lasciare il posto al racconto straziante e sincero fatta da Gennaro Jovine ritornato dal lager. Il primo atto si conclude come era cominciato, con il racconto di Gennaro Jovine. Questo il frammento scelto da Leo De Berardinis in conclusione del primo atto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abChe sacrilegio, Ama\u2019\u2026 Paise distrutte, creature sperze, fucilazione\u2026 E quanta muorte\u2026 \u2018E lloro \u2018e nuoste\u2026 E qunate n\u2019aggio viste. \u2018E muorte so\u2019 tutte eguale\u2026 Chesta, Ama\u2019, nun \u00e8 guerra, \u00e8 n\u2019ata cosa\u2026 \u00c8 na cosa ca nun potimmo cap\u00ec nuie\u2026 \u2018A sta guerra cc\u00e0 se torna buone\u2026 Ca nun se vo\u2019 male a nisciuno\u2026 Nun facimmo male, Ama\u2019\u2026Nun facimmo male\u2026 \u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote8sym\" id=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Racconto di morte e di profonda compassione per le scene viste e vissute. Di nuovo il nero di una guerra che non \u00e8 finita, di un incubo ancora presente. Il secondo atto si apre con la scena della lettera di Pasqualino di <em>Natale in casa Cupiello<\/em> e con la geniale farsa dei Re magi che sulle note di \u00abTu scendi dalle stelle\u00bb suonate dagli zampognari, accompagnano l\u2019azione scenica e coprono di innocenza l\u2019aria di tensione che c\u2019\u00e8 in casa, del duello che avverr\u00e0 fuori scena. Il secondo atto di \u00ab<em>Ha da passa a nuttata<\/em>\u00bb utilizza molti frammenti e interi passaggi del secondo atto di <em>Napoli milionaria<\/em>, quel secondo atto pi\u00f9 amaro, pi\u00f9 riflessivo nei confronti dei danni e nelle ripercussioni che la guerra ha avuto sull\u2019uomo, su Napoli. E cos\u00ec Gennaro Jovine torna in una citt\u00e0, in una casa che non ha tempo per le sue storie, non ha voglia di racconti di guerra. Il taglio compiuto da Leo, che sottrare il monologo del ritorno dalla guerra all\u2019atmosfera familiare rendendolo un monologo frammentato nel primo atto, pone invece l\u2019accento sul incapacit\u00e0 delle persone che circondano la casa di ascoltare il povero reduce di guerra. Tutto si perde nel caotico vociare dei personaggi in scena e la preparazione di una festa per il ritorno di Gennaro Jovine, che stanco e sopraffatto dal indifferenza preferisce ritirarsi in camera. Gennaro torna in una casa che si \u00e8 arricchita con la guerra a discapito dei valori umani e di quella solidariet\u00e0 partenopea che ha sempre contraddistinto il popolo napoletano. Il motto \u00e8 \u00absi salvi chi pu\u00f2\u00bb. La potente narrazione fatta da Eduardo nel \u201845, anticipando quella che sarebbe stata la fine della guerra, suscit\u00f2 nel pubblico un incredibile commozione. In un intervista del 1959 Eduardo racconta cos\u00ec quel momento:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abArrivai al Terzo atto con sgomento. Recitavo e sentivo attorno a me un silenzio assoluto, terribile. Quando dissi l\u2019ultima battuta, la battuta finale \u201cDeve passare la nottata\u201d e scese il pesante velario, ci fu nu silenzio ancora per otto , dieci secondi. Poi scoppi\u00f2 un applauso furioso, e anche un pianto irrefrenabile\u2026 Tutti piangevano anche io piangevo [\u2026] io avevo detto il dolore di tutti\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote9sym\" id=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche anno dopo per\u00f2 in occasione del Festival di Spoleto, Eduardo sceglie di modificare il finale dello spettacolo, non pi\u00f9 con la proverbiale battuta \u00abHa da pass\u00e0 \u2018a nuttata\u00bb, ma con \u00abA guerra nun \u00e8 fernuta\u2026E nun \u00e8 fernuto niente\u00bb con accento decisamente pi\u00f9 sconfortante e amaro, dove viene abbandonato lo spiraglio di speranza che il mutare dei tempi probabilmente aveva deluso. Leo sceglie di percorrere una strada pi\u00f9 vicina alla seconda versione, senza eliminare del tutto gli elementi della prima. Il suo sembrerebbe un giudizio sulle sorti umane, un giudizio sulla situazione collettiva. Il mutamento delle situazioni, porta ad abbandonare la sensazione di fiducia di un mondo e di una generazione migliore. La guerra non \u00e8 finita e sembra destinata a non farlo mai, e l\u2019uomo non \u00e8 migliore, non \u00e8 uscito migliore dal conflitto. La lunga sequenza estratta dal secondo atto di <em>Napoli Milionaria<\/em> si conclude con il monologo di Gennaro Jovine e il suo confronto aperto con la moglie Amalia. Leo recupera per intero il monologo schietto di Gennaro, e lo chiude con la battuta \u00abHa da pass\u00e0 \u2018a nuttata\u00bb. L\u2019attesa della famiglia Jovine lascia spazio alla lacrime di gioia di Filumena Marturano e di suo marito Domenico. In scena la marcia finale in cui i due piangono di gioia e felicit\u00e0, scena di liberazione per una donna che non aveva mai potuto farlo, \u00e8 bello piangere dichiara Filumena. Domenico nel finale della commedia riprende la battuta di Filumena \u00ab\u2018E figlie so figlie\u00bb legando a s\u00e9 il senso di responsabilit\u00e0 filiale che \u00e8 stato monito di Filumena in tutta la narrazione. Domenico \u00e8 padre e accetta la sua condizione. Leo mette vicini in successione il finale di Napoli Milionaria a quello di Filumena Marturano, instaurando un insolita connessione tra Domenico e Gennaro, e tra Amalia e Filumena. Il legame tra i due finali si pu\u00f2 ricercare in quella liberazione data dalla sincerit\u00e0 e dalla verit\u00e0 mostrata davanti agli occhi di Amalia. Il discorso sui figli pronunciato nelle ultime battute da Gennaro pu\u00f2 essere in relazione alla battuta pronunciata da Domenico che sigilla le responsabilit\u00e0 dei genitori verso i figli sia in negativo che in positivo. Mentre nel pianto si incontrano Amalia e Filumena. le lacrime di sconforto di Amalia si mescolano a quelle di gioia di Filumena, entrambe colte nel momento in cui son disarmate, non padrone della casa. Dove le protagoniste pi\u00f9 forti della drammaturgia eduardiana si lasciano alla debolezza emotiva, rompendo il loro stato di donne autoritarie e statuarie. Da questo intervallo di finali, C\u2019\u00e8 poi un frammento da \u201c<em>Gli esami non finiscono mai<\/em>\u201d dove viene evocato il funerale di Don Guglielmo Speranza, quasi a richiamare quello dello stesso Eduardo, coronato dalla battuta \u201cnon ha saputo morire\u201d, dove \u00e8 appena accennato il commiato. Morte simbolica, per gioco di parole, della stessa Speranza. Cos\u00ec da \u201c<em>Gli esami non finiscono mai<\/em>\u201d si passa alle parole di Alberto delle \u201c<em>Voci di dentro<\/em>\u201d. In una societ\u00e0 dove il sospetto \u00e8 all\u2019ordine del giorno ormai, la speranza di una societ\u00e0 migliore \u00e8 completamente svanita e l\u2019assassinio, persino l\u2019assassinio, pu\u00f2 essere tranquillamente messo nel bilancio familiare. Leo elimina dal monologo il richiamo alla situazione scenica della commedia da cui \u00e8 estratto, vengono meno le accuse verso gli altri personaggi, per diventare un discorso generale aperto al pubblico. Lo spettacolo si conclude con l\u2019intervento di Prospero tratto dalla traduzione della <em>Tempesta<\/em> di Shakespeare fatta da Eduardo. L\u2019incontro della lingua napoletana con il testo shakespeariano \u00e8 straordinario. Leo conclude questo lavoro con l\u2019ultimo lavoro di Eduardo, quello dal fascino linguistico maggiore, diverso da tutto il repertorio eduardiano, un testo che pone Eduardo davanti ad un classico di Shakespeare. In un operazione pi\u00f9 volte tentata da Leo, quella dell\u2019incontro della lingua napoletana con la drammaturgia shakespeariana. A questi due drammaturghi Leo ha dedicato gran parte del suo studio e dei suoi lavori. Con le opere di Shakespeare a lungo si \u00e8 confrontato e dialogato portando in scena molti testi classici come <em>Amleto<\/em>, <em>King Lear<\/em>, la stessa <em>Tempesta<\/em> qualche anno prima. Qui, dunque, nel finale dell\u2019opera l\u2019omaggio \u00e8 doppio, dove Eduardo e Shakespeare si incontrano per coronare l\u2019immaginario riferimento di Leo De Berardinis. <em>Ha da pass\u00e0 \u2018a nuttata<\/em> si conclude con questi versi:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPROSPERO. :<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026 e questo enorme globo,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">si\u2026 cu tutto quello che nce sta, fore e ddinto,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">sparisce cumm\u2019a lu spettacolo ch\u2019\u2019e visto<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">e ch\u2019\u00e8 sparito e ca nun lascia tracce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nuje simmo fatte cu la stoffa de li,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">suonne, e chest a vita nosta<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">da suonno \u00e8 circondata, suonno eterno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mo so stanco, scusate\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">scusate a\u2019 debulezza\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote10sym\" id=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il richiamo a Prospero, che proprio Eduardo aveva pensato per s\u00e9, come ruolo adatto ormai ad un vecchio stregone della scena come lui, conclude l\u2019incredibile composizione messa in atto da Leo De Berardinis. Leo conclude con l\u2019aggiunta di un\u2019ultima strofa, dove Prospero si conceda a causa della sua stanchezza. Un congedo, accompagnato dalla debolezza, che sembra richiamare proprio quell\u2019ultima apparizione di Eduardo ad un pubblico, quell\u2019ultimo discorso sul teatro pronunciato dal maestro a un mese dalla sua morte. Il riferimento \u00e8 alla notte del 15 settembre del 1984 a Taormina cos\u00ec come lo descrive Maurizio Giammusso nel suo libro:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abEntr\u00f2 il piccolo vecchio magro, in doppiopetto blu, con una sciarpa a quadri di lana contro l\u2019umidit\u00e0 della notte siciliana, e una scoppola nella mano [\u2026] Figura minuta, pelle e ossa. Volto tutto rughe e grandi occhiali. Passo lento, faticato. E quella voce: voce senza sorriso, voce senza domani, voce gi\u00e0 lontana nel tempo; una voce piena di echi per coloro che col cuore sapevano coglierli [\u2026] Quella voce era stanca, quella sera. Dietro i suoi toni fondi, dietro le pause misurate ad arte, dietro i silenzi dei quali punteggi\u00f2 le sue parole [\u2026] dietro quella voce c\u2019era il suono di un addio\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote11sym\" id=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 particolarmente interessante notare come la conclusione di <em>Ha da pass\u00e0 \u2018a nuttata<\/em> sia fissata nell\u2019incontro- concedo di Eduardo e Leo attraverso un testo di Shakespeare. A segnalare e sigillare in un certo senso anche il legame profondo e l\u2019interesse che entrambi hanno sempre avuto verso questo drammaturgo. Agostino Lombardo, autore del testo <em>Eduardo e Shakespeare. Parole di voce e non d\u2019inchiostro<\/em>, parla nel caso di Eduardo proprio di un rapporto costante verso le opere Shakespeariane come dimostrano i riferimenti espliciti nel caso di <em>La parte di Amleto<\/em>, sia quelli impliciti da ricercare in quegli insegnamenti e lezioni che impara da quest\u2019autore, come \u201cil teatro nel teatro\u201d. Rapporto con Shakespeare che nel caso di Eduardo giunge a compimento proprio con la traduzione in napoletana seicentesco della <em>Tempesta<\/em>. Negli ultimi anni di vita Eduardo aveva intensificato il proprio interesse verso questi testi dedicando il proprio tempo alla scrittura e rilettura di alcuni classici. Aveva inoltre basato molte delle sue lezione di drammaturgia alla Sapienza proprio partendo da questi riferimenti e in collaborazione con gli allievi dell\u2019 suo corso di drammaturgia aveva partorito alcuni scritti come <em>l\u2019erede di Shylock<\/em>, e progettava anche la scrittura di un <em>Amleto<\/em>. Per ci\u00f2 che riguarda Leo De Berardinis parlando di Shakespeare si giunge a parlare della quasi totalit\u00e0 del teatro prodotto da lui. La grande produzione di Leo ruota intorno ai temi Shakespeariani, dove i testi vengono attraversati con meticolosa attenzione. Leo compie un importante lavoro di ricerca, basato sullo studio della poesia, sull\u2019immersione dell\u2019attore nella foresta di parole che avvolgono e formano i capolavori shakespeariani e sulla riproduzione e ricerca della musicalit\u00e0 dei testi. Come sostiene Franco Vazzoler \u00abNell\u2019esigenza di essere attore-autore, Shakespeare rappresenta per Leo il paradigma del teatro, sia nella prassi (nel vario e continuo modulare i testi in occasioni diverse), sia nella riflessione[\u2026] \u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote12sym\" id=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a><\/sup> , esigenza che caratterizza l\u2019esperienza di Leo tanto da poter affermare in accordo con Marco De Marinis che: \u00abDire Leo [\u2026] si pu\u00f2 dire Leo-Shakespeare\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote13sym\" id=\"sdfootnote13anc\"><sup>13<\/sup><\/a><\/sup>. L\u2019intreccio che pone in relazione Shakespeare Eduardo \u00e8 da individuare sull\u2019inscindibile unit\u00e0 che lega la vita alla scena, esempi entrambi di autori-attori. \u00c8 in quest\u2019ultimo punto da ricercare proprio la linea comune che unisce Leo, Eduardo e Shakespeare. Non pu\u00f2 dunque mancare all\u2019interno di un suo spettacolo, persino in <em>Ha da pass\u00e0 \u2018a nuttata<\/em> un rimando se pur breve al drammaturgo inglese; cos\u00ec la scrittura della <em>Tempesta<\/em> tradotta da Eduardo diventa l\u2019occasione perfetta per coronare un incontro ideale. Pochi anni prima di <em>Ha da pass\u00e0 \u2018a nuttata<\/em> nel periodo di collaborazione con Nuova Scena, Leo porta in scena una trilogia shakespeariana formata dall\u2019<em>Amleto<\/em> il <em>Lear<\/em> e infine <em>La Tempesta<\/em>. Il sipario di <em>Ha da pass\u00e0 \u2018a nuttata<\/em> si chiude in una conclusione\/omaggio, con Leo nei panni di Prospero con animo e voce di Eduardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a> <a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Tratto dal foglio di sala per il Festival di Spoleto del 1989, dall\u2019archivio Leo de Berardinis, DAR Unibo, colloc. 303 &#8211; 001.003.012.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a><a><\/a> <a href=\"#sdfootnote2anc\" id=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Dal copione di \u201c<em>Ha da passa a nuttata<\/em>\u201d, scrittura scenica di Leo de Bernardinis, dall\u2019archivio Leo de Berardinis, DAR Unibo, colloc. &nbsp;303 &#8211; 001.002.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote3anc\" id=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a> <a href=\"#sdfootnote4anc\" id=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Gianni Manzella, <em>La bellezza amara. Il teatro di Leo de Berardinis<\/em>, Pratiche Editrice, Parma, 1993, cit. p. 171.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote5anc\" id=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> Anna Barsotti, <em>Eduardo Drammaturgo. Fra mondo del teatro e teatro del mondo,<\/em> Bulzoni Editori, Roma, 1995, cit. p. 144.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote6anc\" id=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote7anc\" id=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> Franco Cordelli, <em>Nel quasi buio di Eduardo<\/em>, Paese sera, 3 Luglio 1989. dall\u2019archivio Leo de Berardinis, DAR Unibo, colloc. 303 &#8211; 001.003.012.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote8anc\" id=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> Dal copione di \u201c<em>Ha da passa a nuttata<\/em>\u201d, scrittura scenica di Leo de Bernardinis, dall\u2019archivio Leo de Berardinis, DAR Unibo, colloc. &nbsp;303 &#8211; 001.002.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a><a><\/a> <a href=\"#sdfootnote9anc\" id=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> Aggeo Savioli, <em>A CHE PUNTO \u00e8 LA NOTTE,<\/em> in <em>IL TEATRO DI EDUARDO 2<\/em> <em>otto capolavori che VideoRai e FonitCetra vi offrono in videocassetta,<\/em> dall\u2019archivio Leo de Berardinis, DAR Unibo, colloc. 303 &#8211; 001.003.012.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a><a><\/a> <a href=\"#sdfootnote10anc\" id=\"sdfootnote10sym\">10<\/a> Dal copione di \u201c<em>Ha da passa a nuttata<\/em>\u201d, scrittura scenica di Leo de Bernardinis, dall\u2019archivio Leo de Berardinis, DAR Unibo, colloc. &nbsp;303 &#8211; 001.002.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote11anc\" id=\"sdfootnote11sym\">11<\/a> Maurizio Giammusso, <em>Vita di Eduardo<\/em>, Elleu Multimedia, Roma, 2004, cit. p. 462.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote12anc\" id=\"sdfootnote12sym\">12<\/a> Franco Vazzoler, <em>Shakespeare alla luce del semaforo<\/em>, in <em>Leo De Berardinis oggi<\/em> a cura di Laura Mariani e Cristina Valenti, Culture teatrali 2019 n 28, Volo publisher srl, Firenze, 2019, cit. p 64.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote13anc\" id=\"sdfootnote13sym\">13<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Alfredo Pellecchia La celebre battuta che conclude Napoli Milionaria diventa anche il titolo dello spettacolo che porta Leo alla sua consacrazione. \u201cHa da pass\u00e0 \u2018a nuttata\u201d \u00e8 un interessante lavoro di composizione e scomposizione di Eduardo, lavoro sulle maggiori opere di questo maestro. 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