{"id":17634,"date":"2026-10-01T11:01:32","date_gmt":"2026-10-01T09:01:32","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17634"},"modified":"2026-10-05T11:11:04","modified_gmt":"2026-10-05T09:11:04","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17634","title":{"rendered":"Novecento e mille"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Alfredo Pellecchia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNel periodo di Marigliano, il lavoro di Perla Peragallo e mio si basava sulla conoscenza che avevamo degli attori della nostra Compagnia. Gli spettacoli venivano assemblati a partire dagli attori, dalle loro caratteristiche umane e sceniche, che a volte venivano anche contrastate. Non si sceglievano degli attori per un \u201ctesto\u201d, gli spettacoli erano degli organismi che possono contraddire, trasformare l\u2019ipotesi di partenza. Ma mentre per la trilogia shakesperiana la Compagnia si \u00e8 formata in tre anni in funzione di Shakespeare, per \u201cNovecento e Mille\u201d la cosa \u00e8 stata ribaltata: lo spettacolo \u00e8 in funzione della Compagnia. Ci\u00f2 \u00e8 possibile perch\u00e9 non avendo fatto per tre anni un teatro occasionale con attori occasionali, conosco le loro esigenze, posso articolare un discorso a partire da loro e da me.\u00bb<a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1987 Leo giunge al compimento di un lavoro intitolato <em>Novecento e Mille<\/em> che segna un punto d\u2019arrivo del lavoro condotto con Nuova Scena. In questo spettacolo l\u2019atmosfera di sogno-incubo pervade la scena insieme alla rievocazione degli artisti pi\u00f9 significativi per la carriera artistica di Leo, un suo personale sguardo sul Novecento come scrive egli stesso : \u00abNon vi \u00e8 presente tutto il Novecento, \u00e8 semmai un mio paradigma del Novecento con un forte accento sulla coincidenza di fine secolo e fine millennio [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote2sym\" id=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/sup>. Nel testo gli autori citati sono numerosi tra questi Pirandello e i suoi <em>Personaggi in cerca d\u2019autore<\/em>, Pasolini, le scene pi\u00f9 famose di Tot\u00f2, c\u2019\u00e8 Becket, c\u2019\u00e8 ovviamente Shakespeare. Prosa e poesia si alternano nella creazione di Leo, che mescola sapientemente tra di loro tutti questi autori. Tutto confluisce in una riflessione sul Novecento attraverso i mezzi teatrali come \u00abun flusso di coscienza teatrale\u00bb<a href=\"#sdfootnote3sym\" id=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>. Gli attori compaiono e scompaiono dalla scena come presenze solitarie \u201cmonadi\u201d che mai si scambiano battute tra di loro, se non per un momento in cui la scena si affolla di tutte queste presenze creando uno strano corto circuito, un buco, dove i personaggi di Godot possono incontrare quelli di Pirandello. Il sogno ad occhi aperti progettato da Leo comincia con una citazione al mito della caverna di Platone, dove le ombre e i riflessi si stagliano sulla scena. Gli attori si muovono lenti come spettri e emettono suoni soffocati, voci che alterano poesie di Eliot, frammenti di Artaud, di Borges, interventi da Ginsburg e persino i discorsi razzisti di Goebbels. Non manca il gusto del comico che squarcia il buio di questo Novecento, affidato a Leo-Tot\u00f2 che riprende momenti del variet\u00e0 come la canzone \u201ce Levat \u2018a cammesella\u201d o la scena dello scrivano tratta da <em>Miseria e Nobilit\u00e0.<\/em> I materiali scelti da Leo secondo l\u2019opinione di Franco Cordelli sono disposti su pi\u00f9 livelli: \u00ab il pi\u00f9 alto, il pi\u00f9 nobile (per ciascuno di noi quegli autori sono i grandi riconosciuti, i \u201cportatori di valori e senso\u201d); il pi\u00f9 popolare, il pi\u00f9 sdato o, se si preferisce, il pi\u00f9 scolastico; e infine, il pi\u00f9 personale, il pi\u00f9 ricco di pathos, il pi\u00f9 intriso di storia.\u00bb<a href=\"#sdfootnote4sym\" id=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a> I testi sono mescolati e lo stesso vale per le musiche che compongono l\u2019atmosfera sonora. Le tracce toccano vari registri dal jazz di Coltrane ai Quartetti di Beethoven fino alle canzoni della tradizione napoletana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo viaggio nel sogno incubo si conclude con Leo nei panni di Gennaro Jovine protagonista di <em>Napoli Milionaria<\/em> di Eduardo De Filippo. Qui il monologo dell\u2019ultimo atto della tragedia eduardiana conclude con la chiusa famosissima, l\u2019oscuro sogno di <em>Novecento e Mille<\/em>. \u201cDeve passare la nottata\u201d sul finire del monologo cede il posto per un attimo alla rievocazione della storia di Lenin, tratta da Majakovskij, per poi ritornare in dialetto e nella sua forma classica pronunciata da Leo, \u00abA da passa a nuttata\u00bb a concludere l\u2019opera. <em>Novecento e mille<\/em> mette in risalto un impianto registico quasi cinematografico che alterna tragico e comico con sensibilit\u00e0. Nel percorso artistico maturato da Leo, c\u2019\u00e8 sempre la presenza del comico, anche se questo \u00e8 calato in drammi e atmosfere cupe. Una predilezione per il tragicomico, per il riso amaro, dove al pubblico viene lasciato sempre un elemento nero a sigillare la narrazione. <em>Novecento e mille<\/em> \u00e8 l\u2019ultimo spettacolo nato in collaborazione con la Cooperativa Nuova Scena di Bologna, da qui in avanti Leo fonda un suo gruppo di ricerca chiamato Teatro di Leo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a> <a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Leo De Berardinis, <em>Novecento e Mille<\/em>, dall\u2019archivio Leo de Berardinis, DAR Unibo, colloc. 303 &#8211; 001.005.017<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a> <a href=\"#sdfootnote2anc\" id=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Leo De Berardinis, <em>Novecento e Mille<\/em>, dall\u2019archivio Leo de Berardinis, DAR Unibo, colloc. 303 &#8211; 001.005.017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote3anc\" id=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> <em>Ibidem<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote4anc\" id=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Franco Cordelli, <em>Leo, il cieco e il veggente,<\/em> in <em>Paese Sera<\/em>, 17 Gennaio 1987, dall\u2019archivio Leo de Berardinis, DAR Unibo, colloc. 303 &#8211; 001.005.017<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Alfredo Pellecchia \u00abNel periodo di Marigliano, il lavoro di Perla Peragallo e mio si basava sulla conoscenza che avevamo degli attori della nostra Compagnia. 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