{"id":17632,"date":"2026-10-01T11:00:45","date_gmt":"2026-10-01T09:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17632"},"modified":"2026-10-05T11:10:43","modified_gmt":"2026-10-05T09:10:43","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17632","title":{"rendered":"La Terza Vita di Leo. Novecento e Mille e Ha dda pass\u00e0 a nuttata"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Alfredo Pellecchia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esperienza teatrale di Leo si lega fortemente a quella umana rendendo dunque la scena luogo di vita che risente dei cambiamenti dell\u2019autore. I periodi precedenti come l\u2019esperienza romana prima e quella di Marigliano poi entrano e lasciano tracce attive nel lavoro di Leo. Lo stesso Leo riconosce fasi diverse del proprio percorso artistico e con questi instaura un rapporto di continuit\u00e0 e rottura. Assorbe elementi del passato come la presenza nella comunit\u00e0 di Marigliano per riscrivere tale rapporto alla luce di un contesto mutato. A Bologna le fasi precedenti arricchiscono il lavoro portando anche maggiore sicurezza e consapevolezza in De Berardinis. Meldolesi pone in evidenza questa capacit\u00e0 di De Berardinis di essere \u201cuomo di teatro\u201d nel senso inteso da Juovet e come l\u2019esperienza bolognese sia pregna dell\u2019intelligenza artistica maturata negli anni:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab [\u2026] questa figura, che il vissuto contestuale del nostro teatro potrebbe persino farci definire \u201cprotoantropologica\u201d, induce a supporre il suo fare un luogo di sempre nuovi incontri dell\u2019 attore e del regista. Leo a Bologna rest\u00f2 pi\u00f9 attore e divento pi\u00f9 regista. E non solo: si dispose a essere capito in continuit\u00e0 ulteriore con i suoi due passati.\u00bb<a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leo giunge a Bologna nel 1983 iniziando una collaborazione con la Cooperativa Nuova Scena. A spingere l\u2019artista ad accettare questo lavoro era la possibilit\u00e0 di avere a disposizione un gruppo di lavoro fisso che potesse approcciarsi in maniera approfondita e curiosa alla ricerca teatrale. Il lavoro mette in evidenza i limiti attoriali e tecnici e questo spinge Leo a dedicarsi alla pedagogia degli attori sviluppando un suo metodo di lavoro. In questa fase Leo decide di lavorare a testi shakespeariani come <em>L\u2019Amleto<\/em> e <em>la Tempesta<\/em> segnando una nuova fase del suo lavoro sia d\u2019attore che come regista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> MELDOLESI C., MALFITANO A., MARIALI L., <em>La terza vita di Leo: gli ultimi vent&#8217;anni del teatro di Leo de Berardinis a Bologna,<\/em> Corazzano, Titivillus, 2010.,, cit<em>.<\/em> p.49<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Alfredo Pellecchia L\u2019esperienza teatrale di Leo si lega fortemente a quella umana rendendo dunque la scena luogo di vita che risente dei cambiamenti dell\u2019autore. I periodi precedenti come l\u2019esperienza romana prima e quella di Marigliano poi entrano e lasciano tracce attive nel lavoro di Leo. 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