{"id":17628,"date":"2026-10-01T10:58:27","date_gmt":"2026-10-01T08:58:27","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17628"},"modified":"2026-10-05T11:10:02","modified_gmt":"2026-10-05T09:10:02","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17628","title":{"rendered":"Marigliano e la tradizione napoletana: King Lacreme Lear Napoletane"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Alfredo Pellecchia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abE tornammo nel sud, in un paese vicino Napoli, a Marigliano appunto. E qui cominciammo un esperienza nuova apparentemente ma in effetti conseguente il discorso iniziato a Roma, che gi\u00e0 nell\u2019uso del dialetto come fraseggio e connotazione geopolitica faceva prevedere uno sbocco simile\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A cavallo tra il 1970 e il 1971 Leo De Berardinis insieme a Perla Peragallo decidono di lasciare Roma e le cantine romane per spostarsi a Marigliano, un paese napoletano alle falde del Vesuvio. Qui il lavoro che portano avanti i due artisti \u00e8 totalizzante, arte e vita si fondono. Il coinvolgimento della comunit\u00e0 locale \u00e8 da subito parte integrante della scelta operata dai due. Sotto l\u2019etichetta di Teatro dell\u2019ignoranza battezzata da Gianni Manzella facciamo rientrare questo periodo artistico caratterizzato dalla voglia di confrontarsi, sperimentare e stravolgere le radici attraverso il popolo di Marigliano, con la loro cultura e le loro abitudini. In questo periodo di \u00abautoemarginazione\u00bb, i due artisti compiono un ripensamento della propria arte in relazione anche al nuovo pubblico, perlopi\u00f9 operaio e contadino, dell\u2019entroterra campano. C\u2019\u00e8 nel passaggio da Roma a Marigliano il desiderio di cambiare, ma alla base delle scelte operate dai due artisti non c\u2019\u00e8 una progettualit\u00e0 studiata \u201ca tavolino\u201d, tutto nasce in divenire filtrato e influenzato dall\u2019esperienza con la comunit\u00e0 locale come sottolinea Bartolucci:\u00ab[\u2026] non era chiaro ad alcuno che volessero fare, teatro di decentramento, fuga dalla capitale, voglia di isolarsi, ansia di mescolarsi, tutto sembrava senza senso e per sola irregolarit\u00e0. Una avventura poetica sembrava, a prima vista, una sovrabbondanza di superfluo\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote2sym\" id=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/sup>. Il passaggio da un universo legato al mondo borghese per approdare nei disagi del mondo operaio, contesto vivo e da indagare. Da un lato il rifiuto di un certo tipo di cultura ed estetica dell\u2019 teatro romano, dall\u2019altra l\u2019appropriazione della sottocultura della classe operaia mariglianese. Leo e Perla si stabiliscono presso la masseria <em>\u201cO Sentino\u201d<\/em> e cominciano la loro attivit\u00e0 cercando di stringere rapporti con la popolazione attraverso momenti di pura socialit\u00e0, come feste ed eventi locali. Da questo confronto nascono i primi lavori come <em>Compromesso storico a Marigliano<\/em> dove gli attori si inseriscono, in accordo con la chiesa locale, nella festa del paese e con essa si fondono. Questo episodio diventa la prima vera occasione che crea i presupposti per intessere un dialogo in qualche modo artistico con le persone del paese. Nel 1971 in occasione della festa patronale di San Sebastiano Leo e Perla decidono di creare una processione teatralizzata che parte dalla masseria e giunge in fine in piazza. L\u2019intervento dei due attori \u00e8 sconvolgente. L\u2019idea iniziale vedeva il coinvolgimento di una troupe televisiva della Rai per documentare l\u2019evento, successivamente venne coinvolto Alberto Grifi, che si occup\u00f2 della ripresa dell\u2019evento simulando la presenza della televisione. Nell\u2019organizzare la processione erano stati fatti dei provini alle persone del paese, ai bambini e ai frati. La processione sarebbe dovuta durare circa tre quarti d\u2019ora, ma ci fu una strabordante partecipazione da parte delle persone che il tutto dur\u00f2 cinque ore. Gli attori partirono su tre camion diversi: uno su cui c\u2019era Perla attaccata a un palo con le mani legate che ricordava la statua di San Sebastiano, su un altro camion c\u2019erano una ventina di bambini in una gabbia che urlavano e Leo aveva il ruolo del carnefice mentre recitava versi di Baudelaire, sul terzo camion una complesso napoletano cantava musiche popolari. La folla che segue la processione partecipa emotivamente a quanto accade e reagisce di pancia alle provocazioni dei due attori. Giunti alla chiesa Perla-San Sebastiano beve del latte e lo vomita andando verso l\u2019altare. L\u2019evento sconvolge la societ\u00e0 di Marigliano. L\u2019evento tocca a fondo la comunit\u00e0 che intesse un dialogo-scontro partendo da un linguaggio comune, quello della sacralit\u00e0 popolare. L\u2019operazione riuscita dei giovani artisti si inserisce nella cultura del luogo, attingendo ad essa, assorbendo e intrecciando elementi della cultura religiosa e contadina a quelli pi\u00f9 performativi e teatrali della compagnia. Tutto ci\u00f2 permette di poter vivere e approfondire una relazione con Marigliano. Avviene in questo contesto il recupero della napoletanit\u00e0, come appartenenza e intima relazione con gli ultimi, con il livello pi\u00f9 basso della societ\u00e0, attraverso tradizioni e miti ugualmente condivisi, in una visione di Napoli come un ideale Sud del mondo: \u00abla mia napoletanit\u00e0 era ed \u00e8 il Sud, l\u2019emarginazione, non Napoli. \u00c8 il sottoproletariato, i drogati, le mignotte. Allora dicevo che ero reazionario.[\u2026] Napoli non la conosco proprio. La conosco da un punto di vista mitico-familiare: mio padre era nato a Corso Garibaldi\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote3sym\" id=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/sup>. Leo ha vissuto la sua infanzia a Foggia, ma i suoi genitori sono di origine campana. Napoli, dunque, entra come simbolo del meridione, pi\u00f9 che come riferimento alla citt\u00e0 stessa, con la quale Leo ha solo un legame indiretto. A questi elementi si lega anche il recupero del dialetto dove la scelta si pone necessaria per poter comunicare attraverso una lingua pi\u00f9 vicina e sentita dagli operai, ma anche come scelta stilistica in relazione al suono e alla musicalit\u00e0 offerta da essa. In questa prospettiva De Berardinis negli anni di Marigliano definisce il suo teatro come \u00abun teatro di classe\u00bb che si trasforma in relazione e a contatto con la sottoclasse nella quale si inserisce. Dopo le prime esperienze in paese, Leo e Perla cominciano un filone legato alla comunione di sceneggiata napoletana e testi recuperati dalla cultura \u201calta\u201d, dai classici come Shakespeare andando a creare una trilogia legata al meridione che \u00e8 composta da <em>O zappatore<\/em>, <em>King Lacreme Lear napulitane<\/em> e <em>Sudd<\/em>. La sceneggiata ricca di sentimentalismo, retorica e melismi era un genere molto in voga negli anni \u201870 soprattutto per una fascia di popolazione che vedeva dei punti di riferimenti in queste opere e che riconosceva soltanto questo genere come Teatro. Le canzoni contribuivano poi a rendere questi lavori molto amati e diffusi, basti pensare a Mario Merola e la fama che ha raggiunto con alcune delle sue interpretazioni. Leo e Perla decidono di dedicarsi a questo genere per poter intavolare un discorso artistico con il popolo di Marigliano cercando di comunicare attraverso questo linguaggio comune. Gianni Manzella evidenzia come questa scelta sia volta a comprendere le radici popolari pi\u00f9 autentiche e a confrontare due culture diverse. Il napoletano dei Mariglianesi incontra i versi di Rimbaud, di Baudelaire. I testi e le musiche di Libero Bovio incontrano le note di jazz volute da Leo, i neon, i filmati proiettati. Il capovolgimento della sceneggiata provoca non pochi dissensi da parte della critica e colorate discussioni proprio con quel popolo che vede stravolto un suo cardine di riferimento. C\u2019\u00e8 appunto un incontro-scontro tra quello che accade in scena e quello che avviene fuori. Un incontro tra attori e non attori, tra pubblico e paesani, tra autore e popolazione. Partendo dell\u2019 esperienza vissuta a Marigliano per cogliere alcuni aspetti che faranno parte della poetica di Leo anche successivamente possiamo ritenere che De Berardinis intesse con la tradizione un rapporto particolare, capace di assorbire con rispetto le radici culturali ma allo stesso tempo di sperimentare gli stessi linguaggi in forme non canoniche. Nell\u2019esperienza di Marigliano possiamo cogliere tutti quegli elementi di una poetica che pesca dalla tradizione per poi rimasticarla ed evocare con essa un legame genetico lontano, alla luce dei pi\u00f9 variegati elementi scenici. Per Teatro dell\u2019ignoranza si intende una sorta di azzeramento da parte dei due attori rispetto a quanto fatto in precedenza e allo stesso tempo una ricostruzione e trasformazione attraverso il luogo e la zona scelta con uno scambio reciproco. Eliminazione delle drammaturgie tradizionali per approdare a linguaggio non convenzionale, a linguaggio ancora inesplorato. Ignoranza in relazione ad un teatro fatto e costruito con un tipo di classe, quella del sottoproletariato. Leo stesso specifica nel differenziare il passaggio dal periodo romano a quello di Marigliano:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab[\u2026] in pratica il passaggio da quello che chiamo il Teatro dell\u2019Errore, quando ancora avevo il problema di un testo da far esplodere, al Teatro Rozzo o dell\u2019Ignoranza dove ormai li [sic!] testo praticamente non esiste, ma esiste l\u2019alfabeto degli analfabeti da caricare di tutta la sua rabbia repressa o nascosta, da riscoprire nella sua furibonda ribellione fisiologica\u2026[\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote4sym\" id=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella stessa intervista pi\u00f9 avanti in merito al teatro di classe dice:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a> \u00abNon mi interessa il teatro popolare, io faccio un teatro di classe. [\u2026] Io mi inserisco nel gruppo, nella sottoclasse per la quale faccio teatro e finisco col trasformare il mio modo di fare teatro e me stesso\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote5sym\" id=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partendo da queste riflessioni nascono i maggiori lavori teatrali prodotti nel periodo di Marigliano. Tra questi c\u2019\u00e8 sicuramente <em>King Lacreme Lear Napulitane<\/em>. Lavoro in continuit\u00e0 per certi aspetti con <em>O\u2019 Zappatore<\/em>, dal quale recupera certe tecniche e suggestioni maturate precedentemente per andare a creare un cortocircuito con il testo Shakesperiano King Lear. Lo spettacolo va in scena nell\u2019aprile del 1973 al Teatro dell\u2019Affratellamento di Firenze. La sceneggiata di Libero Bovio \u201cLacreme napulitane\u201d carica di melismi e brutalit\u00e0 dialogo con la poeticit\u00e0 e i toni elevati della tragedia di Re Lear. In scena tre velatini frammentano il palco in pi\u00f9 sezioni, formando \u201cmicrocosmi dalla differente costituzione\u201d. Su di essi vengono proiettate immagini. Riflettori azzurro chiaro illuminano la parte anteriore a ridosso della platea, la zona mediana \u00e8 bagnata da fari gialli, la zona di fondo \u00e8 colorata di viola ciclamino. Leo e Perla si trovano dietro il primo velatino dove sono sparsi una serie di oggetti che verranno usati durante la rappresentazione, tra cui delle torce. Nella zona di Perla si trova un pianoforte a coda che i due attori suoneranno producendo note dissonanti rispetto all\u2019orchestra. Nel secondo velatino si trovano Sebastiano e Gigino, due di quegli attori non attori, nati e formati proprio attraverso l\u2019esperienza di Marigliano, frutto di quell\u2019incontro tra professionisti e dilettanti. Sul fondo della scena quasi isolata l\u2019orchestra accompagna le azioni sceniche. \u00c8 l\u2019elemento sonoro a tenere insieme la molteplicit\u00e0 di tracce e frammenti di testi che caratterizzano la messa in scena. Riprendendo la recensioni di Italo Moscati che osserva su <em>Ricerca sperimentazione<\/em> riguardo ai caratteri delle due opere messe in relazione da Leo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u201dRe Lear\u201d questo \u201cRe Lear\u201d inizia del resto dalla conclusione di \u201cO\u2019Zappatore\u201d e si appoggia a una dialettica tra i \u201cmateriali\u201d diversi. Da un lato il testo scespiriano trasformato e ridotto con lo scopo di isolare quelle zone (in particolare il terzo atto) in cui giunge il momento degli incontri e delle confessioni: Lear, il Matto, il fedele Kent, Edgard perduti nella landa, sotto l\u2019uragano; dallo altro la sceneggiata con la sua tradizionale storia d\u2019amore e morte con il risvolto sociale dell\u2019emigrazione in terre lontane del protagonista, un padre che non ha compreso e maltrattato il figlio (analogia con Cordelia)\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote6sym\" id=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre a questi due testi lo spettacolo si compone di frasi tratte da Strindberg e Melville e allo stesso tempo le canzoni di Bovio si alternano al jazz, alla <em>Patetica<\/em> di \u010cajkovskij. Manzella parla di accumulazione linguistica per definire il carattere del opera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Teatro di Marigliano (Leo De Berardinis e Perla Peragallo<em>), Dal teatro come errore al teatro dell\u2019ignoranza<\/em>, in \u00abQuarta parete\u00bb, nn. 3-4, novembre 1977, p.110.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a> <a href=\"#sdfootnote2anc\" id=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Angelo Vassalli, <em>La Tentazione del Sud. Viaggio nel teatro di Leo e Perla da Roma a Marigliano<\/em>, Teatrino dei Fondi\/Titivillus Mostre Editoria, Corazzano (Pisa), 2018, cit. p. 116.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a><a><\/a><a><\/a> <a href=\"#sdfootnote3anc\" id=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Leo De Berardinis, in Rino Mele, <em>\u00abNapoli non la conosco\u00bb,<\/em> in La voce della Campania, 6 novembre 1977, dall\u2019archivio Leo De Berardinis DAR Unibo, colloc. 303 &#8211; 001.003.005.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote4anc\" id=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Leo de Berardinis, in \u201cCon me la sceneggiata diventa teatro di classe\u201d, a cura di Nico Garrone, in \u00abLa Repubblica\u00bb, 10 giugno 1976<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote5anc\" id=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> Leo de Berardinis, in \u201cCon me la sceneggiata diventa teatro di classe\u201d, a cura di Nico Garrone, in \u00abLa Repubblica\u00bb, 10 giugno 1976<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#sdfootnote6anc\" id=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> Italo Moscati, <em>Con Shakespeare a Marigliano<\/em>, in <em>Ricerca sperimentazione<\/em> cit., p. 120<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Alfredo Pellecchia \u00abE tornammo nel sud, in un paese vicino Napoli, a Marigliano appunto. 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