{"id":17626,"date":"2026-10-01T10:57:40","date_gmt":"2026-10-01T08:57:40","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17626"},"modified":"2026-10-05T11:09:37","modified_gmt":"2026-10-05T09:09:37","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17626","title":{"rendered":"L\u2019incontro con Carmelo Bene e il Teatro come errore"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Alfredo Pellecchia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leo e Perla partecipano al Convegno di Ivrea ma dall\u2019incontro emergono le distanze degli artisti presenti su molti dei temi e dei concetti avanzati oltre ad una difficolt\u00e0 oggettiva nel riunire in maniera teorica e sotto un&#8217;unica etichetta di Nuovo Teatro tutte le componenti vitali e innovative del teatro indipendente. Le esperienze maturate nel decennio risentono di forti individualismi e di talenti \u201corgogliosamente solitari\u201d che con difficolt\u00e0 si riconoscono appartenenti ad un unico movimento. Ad unire queste diverse realt\u00e0 sembra essere solo il desiderio di cambiare il sistema teatrale allontanandosi dal\u2019 istituzione alla ricerca di una propria indipendenza artistica fuori dai circuiti ufficiali. Tra gli scontri e i dibatti maturati in quei giorni alcuni gruppi si legano tra di loro per condivisione di idee e posizioni. Da tale contesto nasce l\u2019unione tra Carmelo Bene e Leo De Berardinis, oltre che con Quartucci e Ricci. Come racconta lo stesso Leo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab[\u2026] doveva essere un modo per conoscersi, per esempio io non conoscevo affatto Carmelo Bene, lo conoscevo di nome e in quel periodo avevo visto soltanto un suo spettacolo [\u2026] in effetti ci scegliemmo tra di noi: Carlo Quartucci, Carmelo Bene, Mario Ricci, io e Perla. [\u2026] Quindi il Convegno di Ivrea fu importante pi\u00f9 che altro perch\u00e9 fece il punto della situazione in termini reali [\u2026] ci scegliemmo in quattro, per noi gli altri non facevano n\u00e9 teatro n\u00e9 Nuovo Teatro, tutti gli altri quindi non mi interessavano.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leo de Berardinis, in Memorie e utopie, cit., pp. 1-2<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato pi\u00f9 importante del Convegno sembra essere la nascita del legame tra la formazione Berardinis- Peregallo e Carmelo Bene. Tra loro nasce infatti il desiderio di collaborare e mettere su un progetto nuovo. La scelta ricade sul <em>Don Chisciotte<\/em> di Cervantes. Questo progetto nato per essere un film vede come protagonisti e fulcro del lavoro i fratelli De Filippo, Eduardo e Peppino. C\u2019era un certo desiderio da parte di Carmelo Bene di tentare una sorta di riappacificazione tra i due fratelli. Il lavoro dura circa un mese, in cui Carmelo e Leo si incontrano costantemente per scegliere le parti del testo, studiare la messa in scena. Don Chisciotte sarebbe stato Eduardo, Sancho il fratello Peppino. Questo lavoro diventa occasione per entrare in contatto diretto con Eduardo, nel tentativo di convincerlo a partecipare al progetto che l\u2019avrebbe visto coinvolto insieme al fratello. Se da principio Eduardo si mostr\u00f2 riluttante in seguito accett\u00f2. Lo stesso fece il fratello Peppino. Il progetto, nonostante avesse un produttore, non venne portato avanti, a causa della scarsa vendibilit\u00e0 che avrebbe avuto. Fallito il progetto iniziale i due artisti decidono di fare una trasposizione teatrale della sceneggiatura. Lo spettacolo debutta al Teatro Club Carmelo Bene il 25 Ottobre 1968. Il lavoro \u00e8 ridotto all\u2019essenziale, sulla scena due leggi e due microfoni utilizzati da Carmelo nei panni di Don Chisciotte e da Leo nelle vesti di Sancho. Oltre al microfono Leo ha uno strumento musicale amplificato, una chitarra con solo due corde, con la quale accompagna i suoi interventi. Insieme ai due attori in scena sullo sfondo c\u2019\u00e8 Perla Peragallo davanti ad un altro leggio. Fuori dal perimetro c\u2019\u00e8 Lydia Mancinelli. In primo piano c\u2019erano tre parati di fondo decorate con carta stagnola. Un odore molto forte di disinfettante pervade la scena e richiama un contesto ospedaliero gi\u00e0 segnalato visivamente dalle bende che avvolgono gli attori. La scena cosparsa di vetri rotti, che rendeva difficili e crepitanti i movimenti degli attori, oltre ad avere un richiamo letterario a uno dei personaggi di Cervantes \u00e8 allo stesso tempo legato alla scelta poetica di frammentazione del testo. Infatti la sceneggiatura inziale era stata divisa in due parti e in accordo tra i due attori ciascuno avrebbe dovuto improvvisare parti di testo. Carmelo con pezzi di armature e incerottato si fa narratore, mentre Leo a torso nudo si fa servitore del Don Chisciotte creando suoni e contrasti vocali. Gianni Manzella nel suo testo La bellezza amara cos\u00ec riporta in merito al rapporto in scena tra i due attori:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSe le due voci, le due parti, talora si sovrapponevano e si confondevano, andava anche chiarendosi la differenza reciproca. Era infatti soprattutto Bene a entrare dentro il racconto, facendosi coinvolgere nella scena che egli stesso contribuiva a disegnare, recitando insomma: con tutto quel che di furioso e di appassionato, di tragico e di disperato si pu\u00f2 intendere nel termine. Portando cos\u00ec a corrispondere il personaggio con lo stesso autore, Di contro si ergeva la lettura \u201cfredda\u201d di Leo, una vera e propria contrapposizione jazzistica della sua voce-suono a quella dell\u2019altro. Distaccato, estraneo a quel che produceva la scena, recitava a sua volta ma senza mai farsi coinvolgere per intero.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gianni Manzella, La bellezza amara, cit. , p. 37<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019incontro scenico tra i due attori \u00e8 improvvisato, libero e musicale da qui la definizione proposta da Leo di \u201clettura concerto\u201d, un occasione di confronto tra due poetiche ben definite. I due mondi e i due temperamenti si impastano con difficolt\u00e0 tra loro e il progetto resta l\u2019unica collaborazione tra i due. Lo stesso <em>Don Chisciotte<\/em> non riscuote successo ne di pubblico ne da parte della critica. A questo insuccesso segue una stagione di crisi e di allontanamento dal teatro che coincide con l\u2019avvento del \u201968 e di tutti i fermenti politici e culturali che tale stagione porta con s\u00e9. Inizia in questo periodo una riflessione sul teatro vissuto come errore, di un rapporto con il pubblico percepito lontano e in contrasto con quelle che sono le proposte artistiche di Leo. Il pubblico non recepisce e dunque i due attori decidono di richiudersi e isolarsi, allontanarsi dalla scena ormai inutile se non c\u2019\u00e8 dialogo. Secondo la posizione rabbiosa dei due attori pu\u00f2 bastare uno schermo a sostituire la loro presenza in scena come testimonianza delle proprie idee. Partendo da questa riflessioni Leo e Perla cominciano a lavorare al film <em>Charlie Parker<\/em>, il lavoro prende come riferimento l\u2019esperienza del jazzista americano nella quale i due attori si rispecchiano per l\u2019isolamento culturale e la tragica condizione di artisti. Il lavoro con la macchina da presa diventa occasione di sperimentazione di nuove tecniche, inoltre c\u2019\u00e8 un forte impianto teatrale che caratterizza il lavoro stesso. <em>Charlie Parker<\/em> \u00e8 caratterizzato da un forte desiderio di distacco dal mondo esterno, un sensazione di \u201clavaggio\u201d. Il senso di chiusura porta alla maturazione di nuove scelte, compiuto l\u2019ultimo passo quello del registrato, Leo e Perla decidono di andare via da Roma per recarsi a Marigliano. Dalla chiusura totale ripartire solo attraverso una nuova apertura. Portare al Sud quanto imparato e appreso negli anni, mettere a frutto con una nuova realt\u00e0 quello che l\u2019artista ha elaborato. Un emigrazione al contrario. Tornare al Sud, nella periferia industriale di Marigliano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Alfredo Pellecchia Leo e Perla partecipano al Convegno di Ivrea ma dall\u2019incontro emergono le distanze degli artisti presenti su molti dei temi e dei concetti avanzati oltre ad una difficolt\u00e0 oggettiva nel riunire in maniera teorica e sotto un&#8217;unica etichetta di Nuovo Teatro tutte le componenti vitali e innovative del teatro indipendente. 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