{"id":17606,"date":"2026-10-01T10:36:01","date_gmt":"2026-10-01T08:36:01","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17606"},"modified":"2026-10-05T11:01:49","modified_gmt":"2026-10-05T09:01:49","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-12-2-2-2-2-2-5-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17606","title":{"rendered":"La lingua"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:10px\">a cura di Vincenzo Albano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il celebre paradosso eduardiano, secondo il quale \u00abfare teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male\u00bb, conferma, anche per quanto riguarda la lingua, il carattere naturalistico della sua opera. Dialetto e \u201clingua\u201d, nelle sue commedie, si affiancano secondo modalit\u00e0 assolutamente credibili rispetto alla realt\u00e0 extrateatrale e pienamente funzionali alla volont\u00e0 di adottare un registro linguistico che fosse \u201cparlato\u201d e meno \u201cletterario\u201d possibile, dotato della stessa naturalezza e colloquialit\u00e0 del dialetto; di uso corrente, agile e spontaneo, adatto al dialogo familiare come alla scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIo scrivo per tutti: ricchi, poveri, operai, professionisti. Tutti, tutti! Belli, brutti, cattivi, buoni, egoisti\u2026 Quando il sipario si apre sul primo atto di una mia commedia, ogni spettatore deve potervi trovare una cosa che gli interessa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dialetto \u00e8 senza dubbio la sua prima spontanea opzione, quella dell\u2019apprendistato d\u2019autore su cui forger\u00e0 tutta la sua esperienza artistica, anche d\u2019attore. La recitazione lo aiuter\u00e0 nella scelta delle espressioni pi\u00f9 efficaci, adatte al comportamento di personaggi che dalla carta inizieranno a muoversi sul corpo dell\u2019attore. Del resto, all\u2019inizio, quello di Eduardo \u00e8 un teatro essenzialmente comico e non c\u2019\u00e8 modo di far ridere in una lingua non propria. L\u2019abitudine a un lavoro di adattamento non l\u2019abbandoner\u00e0 mai, neanche nell\u2019interpretare lavori di altri autori, che adatter\u00e0 non tanto in un vero dialetto napoletano, quanto in un italiano napoletanizzato. L\u2019uno o l\u2019altro che fosse, la lingua fu per lui tuttavia mai un fine, piuttosto il mezzo pi\u00f9 efficace per esprimere la realt\u00e0 che in un determinato momento sentiva di voler rappresentare. Il caso esemplare, per quanto estremo, del modo di parlare di Sik-Sik, protagonista dell\u2019omonimo lavoro, testimonia appunto della stretta connessione tra la lingua delle commedie e la realt\u00e0. La sua sgrammaticatura, ben lungi dall\u2019essere una invenzione espressionistica, \u00e8 invece la ripresa di un modo di comunicare tipico degli imbonitori da fiera. Sik Sik appartiene alla schiera di coloro che alterano il proprio linguaggio per fare bella figura, ma per ignoranza cadono in una serie di spropositi ed errori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la sua carriera Eduardo avrebbe continuato a modificare questa stessa lingua e ad adattarla alle proprie esigenze e a quelle della comunicazione con il pubblico, del quale rispetter\u00e0 sempre l\u2019autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIo credo che il linguaggio teatrale sia trattabile secondo il tipo di drammaturgia. C\u2019\u00e8 la commedia, il dramma, la tragedia, la farsa, il grottesco, la satira. Ci sono tanti linguaggi da usare in teatro che fanno sempre parte della lingua usuale, della lingua parlata. La lingua letteraria \u00e8 un\u2019altra cosa, ed io ritengo che sia sempre un carcere per il teatro. Bisogna adattare la lingua secondo il tema, il componimento e l\u2019ambiente che trattiamo. Non esiste un linguaggio unico per il teatro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima ancora di Eduardo, gi\u00e0 Scarpetta (in antitesi al teatro d\u2019Arte dei diversi Di Giacomo, Russo e Bovio, fortemente declinati a un monolinguismo lirico dialettale) avvertiva la necessit\u00e0 di cercare strade diverse. In una situazione sociale gi\u00e0 dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento caratterizzata dalla compresenza di italiano e dialetto, anche nel mondo della piccola borghesia e del popolo, gli apparivano inadeguati tanto l\u2019italiano letterario, ancora legato a un certo repertorio, quanto un dialetto altrettanto letterario, esente da compromissioni con la lingua, rivendicando sempre alle critiche mossegli l\u2019autorit\u00e0 del botteghino. Nei primi decenni del Novecento, anche il drammaturgo Roberto Bracco negher\u00e0 l\u2019esistenza di un solo modo di parlare e scrivere in napoletano, dichiarando senza equivoci che l\u2019intento di essere \u201crealisti\u201d avrebbe dovuto comportare un\u2019inevitabile deroga al monolinguismo dialettale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eduardo, con la sua \u201ccommedia napoletana\u201d, si inserisce perfettamente nel mezzo, tra la pochade scarpettiana e la vocazione lirico-drammatica del Teatro d\u2019Arte, avendo reso conciliabili, di fatto e nel tempo, due modi di fare teatro inizialmente antitetici. In particolare negli anni Trenta riusc\u00ec ad affrontare e superare le politiche antidialettali e xenofobe messe in atto dal regime fascista, che di fatto condizionavano la produzione teatrale con mancati finanziamenti o prese di posizione della critica connivente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A \u201ccondizionare\u201d la lingua delle sue commedie fu senza dubbio anche la possibilit\u00e0 di diffusione offerta dalla radio e dalla televisione. Eduardo colse le straordinarie opportunit\u00e0 offerte dai nuovi mezzi di comunicazione e rispetto ad essi fu ugualmente abile traduttore, come una ventina d\u2019anni prima per i periodici e, pi\u00f9 in generale, per il teatro edito. Non si trattava pi\u00f9 di consegnare un testo alla scrittura, ma di recitare in una lingua lievemente ritoccata nel lessico (e non dunque nella sintassi), simile a quella che l\u2019esperienza e il mestiere gli suggerivano durante le recite lontano da Napoli. La rielaborazione dei testi per la radio e la televisione ne avvalorava l\u2019originaria opzione linguistica, quella cio\u00e8 di un italiano parlato, con sfumature lessicali regionali, e dunque valido ed efficace anche su scala nazionale. Ecco che quando negli anni Settanta propone in tv le sue commedie o quelle di Eduardo e Vincenzo Scarpetta, in evidente sintonia con i gusti del pubblico, Eduardo sa bene che i suoi lavori rappresentano un evento televisivo, al di l\u00e0 delle eventuali difficolt\u00e0 di comprensione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo settant\u2019anni di palcoscenico, durante i quali aveva sempre cercato di andare incontro alle attese del pubblico, con il successo in televisione Eduardo finalmente otteneva che il pubblico si adeguasse a lui e alla sua lingua.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Vincenzo Albano Il celebre paradosso eduardiano, secondo il quale \u00abfare teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male\u00bb, conferma, anche per quanto riguarda la lingua, il carattere naturalistico della sua opera. 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