{"id":17480,"date":"2026-07-09T18:34:38","date_gmt":"2026-07-09T16:34:38","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17480"},"modified":"2026-07-09T18:34:38","modified_gmt":"2026-07-09T16:34:38","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-11","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17480","title":{"rendered":"Il passo furtivo del Grande Clandestino (per Antonio Neiwiller)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;e Budda, Confucio, Siddarta-Neiwiller, Neiwiller,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ottuplice sentiero grasso-radioso,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ottuplice anemic-berlin dada-cinema,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">teatro e vita, av-vita,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">titanic(i) foglietti controvento,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">tibetani, titanic(i) voti&#8230;&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Mal-d&#8217;-Haml\u00e9 statio d&#8217;eloquio quarta-bis, 1994)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni volta che col pensiero vado ad Antonio, a Tonino, a Totonno, a Toni Neiwiller (quanti diversi modi d&#8217;essere nello stesso nome, nella stessa lettera-fonte battesimale!), attorno a me, o nel cuore, non mi sento spirare il gelido frizzo, chillu ventariello, che si dice s&#8217;accompagni tanto spesso all&#8217;evocazione mentale o sentimentale di un estinto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sento affatto il vuoto gelato di un&#8217;assenza. La desolazione annichilente della scomparsa, della perdita. Ma, al contrario: provo esattamente, e sia pur per pochissimi istanti (dato l&#8217;incalzare sempre pi\u00f9 caotico e confuso del mio farmi divorare dal Teatro), la medesima e precisa sensazione (ed emozione) che mi catturava, quando lo incontravo o ci sentivamo per telefono. Una sensazione di calore e di allargamento progressivo di coscienza. Una gioia dell&#8217;anima, sottile, euforica. Un &#8220;ebbr\u00eco&#8221; (so che non esiste, nel vocabolario, questo termine, ma lo creo apposta per lui, per Antonio, per dare compiuta spiegazione di ci\u00f2 che voglio dire), un ebbr\u00eco penetrante ed eccitato, tipo i fremiti che assaltano i bambini, quando \u00e8 tempo di Natale, o quando si \u00e8 in prossimit\u00e0 delle sorprese dell&#8217;Epifania. Perch\u00e9 Antonio, cos\u00ec com&#8217;era fatto e cos\u00ec com&#8217;era concepita la sua vita come opera, la sua vita come artista, era propriamente questo: un bambino, un compagnello di giocate. Uno splendido e timido (nel gesto, nel sorriso) Grand&#8217;Infante, con cui potevi, una volta tanto, finalmente rilassarti, cedere, aprirti, abbandonarti, perch\u00e9, dinanzi a lui, &#8220;sentivi&#8221; che, con quell&#8217;infanzia sua, quella &#8220;creaturanza&#8221; semplice-complessa, francescana; quel suo modo, poetico e prospettico, di filtrarti la &#8220;pazzia&#8221;, la tolleranza, l&#8217;amore elementare; quel suo esempio di vita vissuta con immediatezza e profonda riflessione, senza filtri moralistici, senza censure dogmatizzanti, senza subdoli, meschini, ingelosimenti di &#8220;mestiere&#8221;, era essenzialmente il &#8220;doppio&#8221; non cresciuto e non omologato che cercavi; il &#8220;puer aeternus&#8221; che tenevi conculcato e maltrattato dentro te, e che con gli altri, spesso, stenta a venir fuori, o, seppur ne viene, perlopi\u00f9 ci\u00f2 accade nelle forme di penose ed avvilenti proiezioni, o in irrazionali, ghettizzanti pregiudizi, destinati a rafforzare lo squallore dell&#8217; &#8220;adulto&#8221; che c&#8217;\u00e8 in te, la tua &#8220;cazzimma&#8221; mascherata, le professionali e farisee &#8220;persone&#8221; che annullano gli istinti, i naturali impulsi &#8220;nell&#8217;essere, a seguire, ci\u00f2 che siamo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antonio, invece, a me pareva sempre lo spirito incarnato delle Feste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del Natale. Dell&#8217;Epifania. Di Pasqua, Pentecoste, Carnevale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In lui annusavo, quando parlavamo (e parlavamo, tra le altre cose, di cose di Teatro, che mai si sono, nel concreto, realizzate: ma che importava? Per noi, solo parlandone, si concretizzavano realmente, come succede, in fondo, alle fantasie infantili), in lui annusavo, ecco, assieme alle parole, ai verbi, ai tiri di respiro, misto a fumi di sigaro o toscano, l&#8217;aroma inebriante e dickensiano d&#8217;ogni utopia di Nascita e di Rinnovamento. Il cominciamento dalla notte cupa, dalle stelle opache, dalla neve sporca e ammonticchiata lungo i marciapiedi degli &#8220;slums&#8221; metropolitani, eppure come resi sfavillanti, favolosi, &#8220;d&#8217;ammuina de&#8217; ccriature ca pigliano a sputazza, &#8216;e rrasche, pe rruggiada&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra queste creature, c&#8217;era lui, Antonio. Nonostante la sua mole, la sua forte complessione. E, in lui-creatura, rispecchiavo e rispettavo &#8220;veramente&#8221; me. Perch\u00e9 pur&#8217;io, nell&#8217;intimo, lo sono, creatura. E perci\u00f2 lo amavo molto: per prendere ad amarmi, ad accettarmi. Antonio, come me, adorava il debole, il senza-potere, l&#8217;ordinario, il quotidiano: tutto il sacro che \u00e8 nascosto dentro l&#8217;usuale, sotto l&#8217;abitudine. Spesso anche dentro il vizio, il male, le storture, le brutture. Come tutti gli umili-Grandi, come Dostoevskij, Poe, Nerval, Pessoa, lui aveva fede che \u00e8 solo da l\u00ec, dal grado zero, o quasi zero, della dignit\u00e0 e dell&#8217;inventiva dell&#8217;ente, tra la povert\u00e0, l&#8217;epilessia, l&#8217;odio, il vomito, le puzze, l&#8217;apatia (ricordiamo, per tutti, spettacoli come La fine del Titanic o La storia naturale infinita, dal fortissimo e sgradevole impatto emo-visivo), \u00e8 solo insomma dal caos &#8211; tutto in Ombra, non ancora attraversato dalle lame di luce del pensiero, della riflessione, del silenzio interiore, della pausa, che si pu\u00f2, forse, levare l&#8217;occhio virtuale del Trasformatore, del Grande Clandestino, che getta, non visto, la semenza gramignosa del rigore, della necessit\u00e0, la disciplina, legati all&#8217;Altro Sguardo, l&#8217;Altra Scena. E come tutti quelli che non hanno nulla da difendere, nemmeno la loro ingenuit\u00e0, nemmeno il loro candore, Antonio spesso era coraggiosissimo. Un provocatore autentico, aggressivo. Non mi posso mai dimenticare il giorno che all&#8217;Istituto Francese a Napoli, in un convegno critico-teatrale, in cui teneva banco, a &#8220;mastuggiorgio&#8221;, il vecchio Bartolucci che parlava (e senza metafora, letteralmente) di me e del mio teatro, come di un pericoloso caso di decadentismo deteriore, dell&#8217;infettivo rischio corruttivo che con me correvano le giovent\u00f9 teatrali napoletane, a darmi retta, a mettersi sulle mie tracce (e, per la cronaca, le giovent\u00f9 teatrali cui alludeva, erano, allora, i giovani esponenti degli appena formati &#8220;Teatri Uniti&#8221;, che, con Servillo in testa, s&#8217;apprestavano a mettere in scena il mio &#8211; decadentissimo &#8211; Partitura), non mi posso mai dimenticare, dicevo, e mai lo scorder\u00f2, finch\u00e9 campo, che mentre io tacevo, confuso e incapace di difendermi da una cos\u00ec stupida e a-critica presa di posizione, Antonio fu il solo ad alzarsi, a prendere il microfono, e a dire &#8211; rischiando l&#8217;anatema del Pontefice Massimo del teatro di sperimentazione in Italia &#8211; che lui (Bartolucci) di me, di Enzo Moscato, non aveva capito niente, proprio niente, nonostante tutta la sua pontificale competenza, perch\u00e9 io, Enzo Moscato, ero, a teatro, &#8220;miracolosamente simile a com&#8217;ero nella vita: dimesso e feroce, dimesso e feroce\u2026&#8221; (lo ripet\u00e8 cos\u00ec, due volte, mentre a me venivano le lacrime, per difetto di ferocia, in quel momento) e questo non permetteva &#8220;arte-fatte separazioni tra l&#8217;intimo e la scena, il sangue e la parola&#8221; e che cos\u00ec doveva andare &#8220;se si trattava di essere radicali, senza trucchi&#8221;.&gt;BR \/&gt; Di solito, io non conservo n\u00e9 trascivo parole di elogio, come anche di condanna, verso di me, ma queste qui, quelle di Antonio, me le trascrissi tali e quali, quella notte stessa, e le segnai perch\u00e9, una volta pronunciate, diedero pure a me, che fino ad allora ne ero stato ignaro, la consapevolezza forte di una posizione, nel teatro e nella vita, da tenere, difendere, custodire: quella della necessit\u00e0 di essere contro, di essere in guerra, di essere in dissenso apertamente, certe volte. Quella della costruzione &#8220;altrove&#8221; da dove stavano gli altri &#8211; in un &#8220;lontano&#8221;, in un &#8220;clandestino&#8221; incatturabile e incodificabile, fin dove era possibile &#8211; della mia propria Casa Scenica, delle mie proprie fondamenta d&#8217;invenzione e inscrizione di un Reale, diverso da quello che adorava e idolatrava l&#8217; &#8220;una sola Moltitudine&#8221;. Il Reale stesso di Antonio, insomma. Il suo &#8220;contro&#8221;, la sua guerra, la sua sfida.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Estetico e politico e ideologico conflitto aperto, che, in Neiwiller, \u00e8 noto, comincia dal linguaggio, dai segni. Dalla radicalit\u00e0 di un segno preso alla sua origine, al suo &#8220;rizoma&#8221; appunto, nel grappolo medesimo delle sue virtuali e mandaliche valenze plurime: disegno, narrazione, pittura, scultura, teatro, poesia, saggistica, ma come segni conservati tutti, custoditi tutti, mai effratti, ma divisi, uno dall&#8217;altro, nella sola, nell&#8217;unica placenta del gesto espressivo-concreto, sia esso frase, battuta, macchia di colore su foglio, o arcano geroglifico-gramma che l&#8217;attore va a danzare al centro del poligono di quinte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E questo cogliere all&#8217;origine, questa radicalit\u00e0 di semina e raccolto di una sola pianta rizomatica dell&#8217;Essere (molto vicina al pensiero di Artaud, per un verso, e al Marx dei Manoscritti, dall&#8217;altro), Antonio per\u00f2 la concepiva e la praticava innanzitutto nell&#8217;intimit\u00e0 e nella clandestinit\u00e0 del suo semplice privato (&#8220;Questa dolce, inquieta e necessaria intimit\u00e0 va custodita, con semplicit\u00e0 e rigore&#8221;, Quaderno verde, 1992), come un vecchio e saggio cinese antico, o un secolare fanciullo-sacerdos di un&#8217; &#8220;Ecclesia Puerorum&#8221;, ancora da fondare, ancora da inventare, prima dell&#8217;avvento della fine dell&#8217;episteme-Uomo, seguendo la visione-apocalisse del &#8220;contaminato&#8221; Foucault. E in questo, nell&#8217;elementare, umile esercizio del provarsi e soffrire nella vita vissuta, nel comune, ordinario processo d&#8217;analisi della propria durata d&#8217;uomo, prim&#8217;ancora che d&#8217;artista (anzi: non si dava autentica creazione senz&#8217;autentico uomo, per lui; non si dava salto all&#8217;approdo estetico senza prima passare attraverso tutte le ferite, tutte le ferite\/stimmate della propria accettazione di un destino, d&#8217;uomo-destino) consisteva e risplendeva la gran luce del suo intelletto, della sua genialit\u00e0 di trascrittore e mediatore elettivo dei segni del Profondo sulla scena. E da questo, del resto, dalla medesima semplicit\u00e0-solarit\u00e0 fatta tormento e cilizio della mente, da questa carne familiare eppure trattata, nello scavo, nell&#8217;indagine, come fosse corpo altrui, estraneo ammasso di muscoli e di nervi, fino a renderlo leggero, privo di volume, pronto a levitare come un mistico ectoplasma, sacra ed in-sacra entit\u00e0 subtilis, un po&#8217; alchemica e un po&#8217; gnostica, venne fuori poi, a me, l&#8217;idea di scrivergli un Loyola, carico d&#8217;interpellanze carnali-metafisiche, e a lui, per simmetria, quella di materializzarmi in un Diario del Ladro, tratto da Genet, che doveva avere non solo il mio sorriso, ma &#8220;il riflesso di quello di tutte le canaglie volte al santo&#8221;, come me, e come lui, senza saperlo. Cose mai scritte, e lo si sa, purtroppo. Eppure scritte ancora, e sempre, con l&#8217;inchiostro dell&#8217;Assenza che lui ha fatto gocciolare sui suoi passi vivi, un po&#8217; esitanti, sempre sulla soglia del furtivo. E i furtivi siamo noi, adesso, che quei passi cogliamo, eppure, stentiamo a ricalcarli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Enzo Moscato, 5 marzo 1996<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;e Budda, Confucio, Siddarta-Neiwiller, Neiwiller, ottuplice sentiero grasso-radioso, ottuplice anemic-berlin dada-cinema, teatro e vita, av-vita, titanic(i) foglietti controvento, tibetani, titanic(i) voti&#8230;&#8221; (Mal-d&#8217;-Haml\u00e9 statio d&#8217;eloquio quarta-bis, 1994) Ogni volta che col pensiero vado ad Antonio, a Tonino, a Totonno, a Toni Neiwiller (quanti diversi modi d&#8217;essere nello stesso nome, nella stessa lettera-fonte battesimale!), attorno a me, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[37],"class_list":["post-17480","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opere","tag-enzomoscato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17480","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17480"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17480\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17481,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17480\/revisions\/17481"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17480"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17480"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17480"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}