{"id":17472,"date":"2026-07-09T18:31:20","date_gmt":"2026-07-09T16:31:20","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17472"},"modified":"2026-07-09T18:31:20","modified_gmt":"2026-07-09T16:31:20","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-7","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17472","title":{"rendered":"Sull&#8217;uso liturgico della Scena"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiss\u00e0? Forse quel &#8216;terzo&#8217; che si raggiunge attraverso l&#8217;opera alchemica, l&#8217;opera al nero, del fare teatro, \u00e8 l&#8217;Anima, anzi: il fare Anima, come dice James Hillman. E che dunque la messa-in-scena \u00e8 per l&#8217;appunto un rito, una missa sacrale, rivolto al dio di tutte le lacerazioni, gli strappi, i traumi, i conflitti, i demoni, a che compia la grande magia della ricomposizione, dell&#8217;integrazione, di tutte le schegge dolorose, acuminate, perturbanti che siamo noi stessi e la caotica vita che ci congloba. La Scena, allora, sarebbe lo spazio di un manifestarsi liturgico e immanente, costellato di simboli, atti, passaggi, formule, icone: sangue, pane, vino, offertorio, introibo, esposizione, ostensione, transustanziazione, introiezione, comunione. In quanto rito, poi, essa raccoglie e fonda, nell&#8217;unificante &#8216;credo&#8217; comune, la mistica &#8216;religio&#8217;, gli svariati e spersi membri di un gregge che, proprio attraverso la &#8216;missa&#8217;, la condivisa offerta\/messaggio inviata al &#8216;teos&#8217;, una &#8216;koin\u00e9&#8217;, una collettivit\u00e0, una trib\u00f9, un&#8217;etn\u00eca, che rinuncia a farsi guerra al proprio interno, per amare ed adorare l&#8217;armonia, la bellezza, la simmetria e l&#8217;incastro di parti altrimenti scisse, dilacerate, distruttive. In questo senso, l&#8217;ostia fatta passare di bocca in bocca e ingoiata e digerita dai membri del gregge, non \u00e8 solo un astratto simbolo di adesione e fondazione, un vuoto segno immaginale d&#8217;obbedienza o passivit\u00e0, ma atto concreto, gesto intenzionale e corale che, per il teatro, sottolineerebbe, manco a dirlo, il valore fortissimamente orale (il rito va di bocca in bocca, di &#8216;ore in ore&#8217;, scansione materica-temporica della festa) del suo fondamento principe. Atto politico, inoltre, giacch\u00e9 il condividere e mangiare lo stesso simbolo\/cibo &#8211; la parola, il gesto, il canto, la danza &#8211; tenderebbe a credere e a sperare, oltre che darsi da fare per costruirlo, in un altro Regno, un altro Mondo, diverso e pi\u00f9 plurale, da quello in cui siamo chiamati a vivere\/non vivere oggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 per tutto questo che sulla Scena &#8211; su quest&#8217;ara sacra e tale proprio perch\u00e9 diversa, eretica, dissenziente &#8211; come minimo, si va scalzi, silenziosi, estatici, abbandonati, fiduciosi, inermi. Cos\u00ec come s&#8217;andrebbe al tempio, parrocchia, sinagoga, moschea, che si voglia. O al cimitero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del resto, sulla sostanziale anti-mondanit\u00e0 (e dunque liturgia pura) del teatro, del fare Anima\/Teatro, sulla sua numinosit\u00e0 e terribilit\u00e0 d&#8217;arche tipi e tab\u00f9 che affondano pi\u00f9 a fondo della cosiddetta Notte dei Tempi, non pochi grandi si sono soffermati. Uno per tutti, Genet, i cui toni polemici verso le moderne profanazioni laico-mercificanti della Scena, hanno assunto, com&#8217;\u00e8 noto, picchi di provocazione feroce, fino all&#8217;abbandono stesso della drammaturgia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era, infatti, Genet che, esasperando gli aspetti mistico-rituali insiti alla scena e quelli di setta orfico-estetica fatta d&#8217;attori e spettatori, proponeva per il futuro del teatro, addirittura la clandestinit\u00e0 eversivo-perseguitata e come luoghi di culto (?) le catacombe, i camposanti, gli ossavari, tutta la corte dei miracoli negletta del mefitico mondano che attualmente bazzica i foyers, con le sue meschine, insulse, vuote mode, e i corollari immondi dei suoi spettrali blablabla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma Genet, a sua volta, \u00e8 stato preceduto dai deliri di de Sade, che eleggeva a tal proposito i boudoirs o i manicomi e da quelli di Artaud, che faceva, invece pi\u00f9 radicalmente, piazza pulita d&#8217;ogni topologia per il lutto e l&#8217;ebbrezza del teatro, proponendo per esso il non-luogo puro, l&#8217;utopia assoluta di spazio e di tempo, da praticare insieme alla rifondazione originaria di tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano &#8211; vale a dire attualmente disumano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dico questo a segnalare &#8211; al di l\u00e0 di ogni eccesso &#8211; la necessit\u00e0, ancora viva, oggi, di sganciare il lavoro del teatro, l&#8217;opera corrosiva ed innovante del fare teatro, dalla sua banalizzazione e nullificazione consumistica, dalla sua deleteria collocazione al centro degli affari e del tornaconto capitalistico, che sempre pi\u00f9 tende ad omologarlo ai discounts, ai siti porno-evasivi, alle ASL, ai centri antistressing, alle pie opere del Niente. Per iniziare a pensarlo, invece, solo ai margini, ai limiti, agli angoli, gli spigoli e i confini fluttuanti e indefiniti delle cose; sul declivio di una parabola, o spirale, che tutto tocca e da niente si lascia catturare, orfana e magnifica nei suoi risvolti multipli di reale, immaginario simbolico &#8211; per dirla con Lacan; semplice e complessa, libera e necessitante, trascendente ed anima(le), cos\u00ec come la biologica e materica. Ossimorica, insomma. O terzica. O inter-mediale, eccetera, eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Enzo Moscato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiss\u00e0? Forse quel &#8216;terzo&#8217; che si raggiunge attraverso l&#8217;opera alchemica, l&#8217;opera al nero, del fare teatro, \u00e8 l&#8217;Anima, anzi: il fare Anima, come dice James Hillman. E che dunque la messa-in-scena \u00e8 per l&#8217;appunto un rito, una missa sacrale, rivolto al dio di tutte le lacerazioni, gli strappi, i traumi, i conflitti, i demoni, a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[37],"class_list":["post-17472","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opere","tag-enzomoscato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17472","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17472"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17472\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17473,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17472\/revisions\/17473"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17472"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17472"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17472"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}