{"id":17468,"date":"2026-07-09T18:30:05","date_gmt":"2026-07-09T16:30:05","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17468"},"modified":"2026-07-09T18:30:05","modified_gmt":"2026-07-09T16:30:05","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17468","title":{"rendered":"La Coincidentia Oppositorum"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il sublime e il fecale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Exempla theatrica:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Festa al celeste e nubile santuario &#8211; Aquarium Ardent<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che viene detto il mio teatro \u00e8 un Corpo, prima ancora di essere un Pensiero. Un Corpo\/Pensiero o un Pensiero\/Corpo, a seconda che negli scritti scenici, nelle tante vite che ho provato a far palpitare-svilupparsi-morire nell&#8217;espace d&#8217;un soir, per tante soirs, sul mio scrittoio- palco, sulla mia tavola-stage, prevalga l&#8217;una o l&#8217;altra componente, la carne, il sangue, le viscere, o la riflessione, l&#8217;astratto, il concetto, il triste cogitare per forme-immagini-deliri-allucinazioni. . .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma separarli &#8211; avverto &#8211; tenerli distinti, al di l\u00e0 della mera esigenza pratico-analitica (come in queste righe), \u00e8 il pi\u00f9 grande arbitrio, la pi\u00f9 grande sciocchezza e ingiustizia, di lettura e di metodo, che si possa fare nei loro confronti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo punto di vista, il mio specifico scenico, ci\u00f2 che ho portato d&#8217;individuale tratto, all&#8217;interno del panorama teatrale italiano degli ultimi vent&#8217;anni, \u00e8 decisamente anti-cartesiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sostanza teatrale che mi perviene, che mi riguarda, \u00e8 una e due allo stesso tempo, come la signora Morli, di pirandelliana memoria, non una e due inconciliabili e incomunicabili per sempre, come vorrebbe Descartes. Il Corpo e il Pensiero in me, in me-teatro, sono facce, risvolti, versanti, di una sola e unica Realt\u00e0 o Sur-realt\u00e0 o Ir-realt\u00e0, in quanto che anche della dogmatica, assoluta Realt\u00e0 sono declinabili molteplici varianti, sfaccettature, crinali, solo che la si osservi o ci si disponga a viverla girandovi attorno, osservandola da tutte le angolature possibili. Se Corpo\/Pensiero allora sono, in sostanza, in me, la stessa &#8216;cosa&#8217;, esprimentesi spinozianamente secondo &#8216;modi&#8217; differenti, vorr\u00e0 pur dire che da qualche parte, in qualche &#8216;luogo&#8217;, in qualche abscondita, magari invisibile, ma pur esistente, &#8216;relatio&#8217;, essi coincideranno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che sia la ghiandola pineale del suddetto, immaginifico Herr Carthesius (lo chiamavo cos\u00ec gi\u00e0 ne La psychose paranoiaque parmi les Artistes, del 1983, a sottolineare nell&#8217;Herr il teutonico, nazi-filosofico dogmatismo pseudo-dubitante) o il &#8216;noumeno&#8217; kantiano o lo spirito assoluto di Hegel o lo psicoide di cui farnetica Jung, alla ricerca di un trait d&#8217;union tra mondo fenomenico e metafisica, da qualche parte questa &#8216;relatio&#8217;, questa &#8216;functio&#8217;, questo connettivo intra e super partes-categorie, c&#8217;\u00e8, agisce, vive ed \u00e8 da reperire, tangentare, esperire e, se possibile, praticare\/conoscere, onde riferirne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La coincidentia oppositorum &#8211; l&#8217;approdo al tratto comune di due (apparentemente) differenti realt\u00e0 &#8211; \u00e8 esattamente questo percorso che si fa praticando tutti i margini, i declivi, i confini, gli strapiombo che separano &#8216;ufficialmente&#8217; le cose tra loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 dunque, in qualche modo, ragionando e vivendo &#8216;per estremi&#8217;, superando i limiti, che ci \u00e8 dato, fortunosamente, d&#8217;intuire o percepire l&#8217;ossimoro, l&#8217;ibrido ontologico fondamentale, che \u00e8 al cuore, oscuro e profondo, del creato e di noi tutti, misere e minime, infinitamente inermi e limitate, particelle che in esso si dibattono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo che i creati, fenomenicamente, empiricamente, sono molti, cos\u00ec come molti sono i corpi e sono i pensieri &#8211; specchi, echi, rifrazioni di quell&#8217;unico-unificante Creato Primo, Creato Archetipo, che tutti &#8211; sbiadite sue copie, patetiche mimesi della sua irraggiungibile, inumana, perfezione &#8211; li costituisce. E, allora, un creato vale l&#8217;altro, per cominciare il viaggio estremo verso l&#8217;estremo della propria esperienza passio\/conoscitiva. Io ho cominciato da me, naturalmente. E poi, da me, il passo successivo \u00e8 stato quello di inserirmi nel creato particolar-soggettivo che naturalmente mi esprimeva, limitava, condizionava: la mia terra, il mio humus etnico-glossico-genetico: Napoli. E da Napoli, poi, &#8211; itinere per cerchi concentrici &#8211; spiraliformi &#8211; credo d&#8217;essermi avventurato per soglie, sconfini, slittamenti, frontiere, verso ci\u00f2 che Napoli inglobava e dotava di geografico-topologico senso: l&#8217;Italia, l&#8217;Europa, i continenti, i tropici, la terra, la galassia tutta e via dicendo: p\u00e0rdon: cosmologando. . .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, il viaggio in una &#8216;cosa&#8217; per conoscerla e ri-dirla, ri-esprimerla, \u00e8 un viaggio al limite &#8211; fino al limite &#8211; di tutto ci\u00f2 che la costituisce. In primis, nella sua materia, anche quando questa ha, od ostenta, i modi dell&#8217;immateria. Come il pensiero. O l&#8217;energia. Ma qualunque sia il modo, l&#8217;ontologica maniera, con cui una cosa si presenta ai nostri sensi, essa possiede purtuttavia una Lingua ed \u00e8 l&#8217;esperienza di questa, principalmente, che si fa, praticando il teatro. Per lingua, non intendo solo ci\u00f2 che si avvale di parole, ovviamente, ma anche ci\u00f2 che ci dice, senz&#8217;articolazione fonematica evidente, il corpo o il silenzio o il gesto, un&#8217;azione in quanto tale senza commento. L&#8217;esperienza della Lingua nel teatro \u00e8 esperienza-limite proprio in questo senso: nel senso che non pratica solo il chiaramente udibile o articolabile ma anche il rovescio, il risvolto di medaglia, il doppio, di quest&#8217;ultimo: l&#8217;assenza, l&#8217;azzeramento del suono, che, proprio, in quanto tale, \u00e8 inscindibile dall&#8217;immaginare o il rappresentarsi il suo gradiente, al massimo, il rumore; \u00e8 questa la prima esperienza ossimorica, la prima coppia, di opposizioni o di congiunzioni, la prima sizigia (aut-aut\/et-et) che ci viene incontro e che chiede di essere accolta, integrata, assimilata, e poi elaborata creativamente in modo personale. L&#8217;esperienza della Lingua a teatro \u00e8 materica e astratta, corporea e intangibile, a-sensica e sensicissima allo stesso tempo. Non si pu\u00f2 mai tentare di ri-darla, ri-ferirla, ri-esprimerla evidenziandone arbitrariamente solo un settore. L&#8217;uniteralit\u00e0 della Lingua \u00e8 operazione stolta, arida, incompleta, disonesta. Come per Lingua non intendiamo solo il pezzetto di carne che ci sbatte tra le gote e il palato e che tra l&#8217;altro ci serve per plurali funzioni, mangiare bere assaporare baciare&#8230;, ma altres\u00ec una realt\u00e0 complessissima che coingloba gli aspetti pi\u00f9 sofisticati e stratosferici della fonologia o la retorica, cos\u00ec non si pu\u00f2 a teatro ridurre la Lingua al suo parlato, al quantum battutale tra personaggi o figure veicolanti l&#8217;actio drammatica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Lingua \u00e8 metafora e lettera, organo e non organo, luogo e non luogo contemporaneamente. Centro e margine. Densit\u00e0 e alone. Compattezza, solidit\u00e0, perfino brutalit\u00e0 referenziale e al contempo suo sfragiamento, perdita, lutto, affondo. In quanto luogo evidenzia angoli, posture, orientamenti: nord\/sud, est\/ovest, baricentro\/periferia; oppure aggettivazioni tipo: cerebrale\/ventrale, spirituale\/fecale, mediale\/estremale; in quanto non luogo, gode a confondere, frammischiare, invertire qualsiasi indicazione concreta, ogni pertinenza\/competenza che potrebbe caratterizzarla come un &#8216;topos&#8217;, topos tra topoi, innumerevoli. Mi \u00e8 spesso accaduto di praticare drammaturgicamente, sia per iscritto che in scena, questo sconvolgimento d&#8217;assetti, questo capovolgimento totale di tratti, quest&#8217;ossimoro radicale &#8211; paradosso per cui una figura, una cosa, un concetto, \u00e8 all&#8217;unisono, se stessa e il suo esatto contrario &#8211; cui il &#8216;bios&#8217; stesso della Lingua, in tutta la sua polimorfia, allude. E di exempla potrei indicarne parecchi, ma penso bastino per tutti Festa al celeste e nubile santuario del 1984 (quindi pressoch\u00e9 all&#8217;inizio del mio percorso di ricerca) e Aquarium Ardent del 1997 (appena qualche anno fa). Esulando di necessit\u00e0 dalla narrazione del plot di questi due miei lavori &#8211; che per\u00f2 gi\u00e0 nei titoli evidenziano reciprocamente una marcatura ossimorica: celeste\/nubile (cio\u00e8 sacro\/profano e acquifero\/ardente, vale a dire estasi\/inferno) &#8211; soffermandoci solo sulle loro specifiche icone formali, direi che, nel primo caso stazionavo dalle parti del fecale, dell&#8217;universo infimo e basso &#8211; in un &#8216;basso&#8217; napoletano, del resto, si snodava la vicenda delle tre pie ed ereticissime sorelle zitelle &#8211; dell&#8217;ars scrib o de-scribendi, mentre nel secondo, quasi icastironicamente rispetto al primo lavoro, spaziavo nel sublime, nello stratosferico del poetico di Rimbaud, ma i rispettivi tratti distintivi e topici, nonch\u00e9 organici, alto\/basso, sublime\/fecale, altro non erano, non sono, che inputs, stazioni di partenza, trampolini di lancio per tentare poi, nel percorso globale dell&#8217;opera, di coniugarli, di fonderli, alchemizzarli con tutti i loro eventuali antagonisti o contrari. Per la verit\u00e0, in tutti i miei outcomes scenici, all&#8217;esterno come all&#8217;interno, macro o micro-scopicamente, a livello di mole o a livello di semplice molecola, tanto per esprimerci (al)chimicamente, ho cercato di evidenziare situazioni oppositive-coincidenti: ordini-disordini, linearit\u00e0\/ingarbugliamenti, sistematicit\u00e0\/eversioni, vale a dire naturali\/innaturali tracciati in cui le contraddizioni, gli escludentisi a priori, collidano o si rovescino, aspramente o armonicamente, gli uni negli altri, per tendere a darci un &#8216;tertium&#8217; da loro, una essenza\/qualit\u00e0 precipua, che, al contempo, conserva e distorce, mantiene e sfigura, le eredit\u00e0 ricevute dalla coppia sottoposta a &#8216;coniunctio&#8217;, a innesto, a reazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9, forse, null&#8217;altro ci chiede l&#8217;opera al nero dell&#8217;essere in scena, anzi: l&#8217;essere-scena: porsi, riconoscersi, nominarsi, sapersi, per poi de-porsi, ir-riconoscersi, de-nominarsi; ignorarsi, in poche parole, trasformarsi, trasfigurarsi, tra-dirsi, dove quel &#8216;dirsi&#8217; dopo il &#8216;tra&#8217;, non solo suggerisce (almeno) un&#8217;eclisse o una messa tra parentesi di ci\u00f2 che viene pomposamente definito soggetto, quasi un suggerimento a mettersi tra e non sopra le righe, ma anche, se non soprattutto, &#8220;un saggio silenzio affollato di nude parole&#8221;, per esprimere tutta la nostra inermit\u00e0 e impotenza dinanzi al mistero della vita, dell&#8217;esistenza (o della Sostanza), rispetto al ventaglio infinito delle sue possibilit\u00e0 (o dell&#8217;Apparire).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Enzo Moscato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sublime e il fecale Exempla theatrica: Festa al celeste e nubile santuario &#8211; Aquarium Ardent Quello che viene detto il mio teatro \u00e8 un Corpo, prima ancora di essere un Pensiero. 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