{"id":17462,"date":"2026-07-09T18:24:46","date_gmt":"2026-07-09T16:24:46","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17462"},"modified":"2026-07-09T18:24:46","modified_gmt":"2026-07-09T16:24:46","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17462","title":{"rendered":"Il Rapporto con i Maestri"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Tradizione, quella vera, misconosce la mera replicanza \u2013 l\u2019obbedienza, pedissequa e passiva, al e del proprio genoma \u2013 nei suoi eredi. La Tradizione, penso, si aspetta sempre da questi ultimi, o dai suoi supposti tali, un tralignamento, un de-regolare, uno s-confinare dalle sue regole, codicilli e limiti<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta che la drammaturgia di Enzo Moscato giunge a piena maturit\u00e0 e i concetti di filosofia e teatro risultano totalmente fusi, l\u2019autore torna a quei Maestri che hanno inciso sulla sua formazione sebbene rappresentati di quella tradizione di cui si era proclamato \u201corfano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 che tornare alla tradizione, Moscato scopre di avere con questa molti pi\u00f9 legami di quanto egli stesso credesse. Dopo diversi anni, come rispondendo a un\u2019esigenza cromosomica, egli sente il bisogno d\u2019intraprendere un viaggio animico verso quei padri mai incontrati. Scopre di avere in comune un genoma con Eduardo, Viviani, Petito fino a Basile; \u00e8 una scoperta molto affettuosa e graduale di collegamenti parentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla scia di questi Maestri Moscato compie il suo percorso teatrale ponendosi come artista trinitario, ovvero autore, regista e interprete. Una scelta che tuttavia non toglie centralit\u00e0 al testo scritto che permane nella sua funzione di elemento fondante dell\u2019evento teatrale attraverso la componente linguistica. Questo aspetto viene sottolineato da Stefania Maraucci:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">elemento di continuit\u00e0 tra questo particolarissimo drammaturgo e quei padri teatrali [\u2026] \u201crinnegati\u201d sul piano della teoria della scrittura, \u00e8 individuabile nella volont\u00e0 di non assumere la posizione di chi compone e poi se ne sta in disparte a valutare ci\u00f2 che di lui viene rappresentato, bens\u00ec quella di chi ordisce un tessuto linguistico frantumato, degradato, babelico, funzionale a una messinscena che all\u2019occorrenza sia capace, anche, di colmare le \u201cinsufficienze della pagina scritta, attraverso quella che lo stesso Moscato definisce appunto la \u201ccarne dell\u2019attore<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accade per\u00f2 che gli elementi della tradizione che Enzo Moscato ritrova nel suo genoma per una ragione che abbiamo definito quasi \u201cbiologica\u201d, vengano letti e rielaborati attraverso una conoscenza ed una sensibilit\u00e0 contemporanee. Si approda cio\u00e8 ad un momento di sintesi dove tradizione e filosofia s\u2019incontrano, generando aperture inusitate in cui l\u2019oggetto in discussione \u00e8 il teatro stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprendere a fondo questo aspetto della drammaturgia dello scrittore napoletano risulta illuminante il saggio da lui stesso scritto \u201cNostos. La nostalgia del ritorno nel teatro\/scrittura\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Qui Moscato afferma che il suo \u201cnostos\u201d \u2013 \u201cviaggio a ritroso verso il punto da cui, un giorno, ci si \u00e8 mossi\u201d \u2013 \u00e8 \u201cun partire e riandare continuamente al e dal proprio genoma\u201d, che il nostos permette l&#8217;individuazione del proprio esserci al mondo, che consente la conservazione di tutte le contraddizioni che ci caratterizzano, che attraverso il recupero della lontananza genera la riconquista di ci\u00f2 che giaceva o sembrava perduto. \u201c\u00c8 storia di un genere negato e poi riaffermato, in una nuova, non territoriale, non locale, ma cosmica coscienza d\u2019appartenenza\u201d dice Moscato<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il legame pi\u00f9 profondo e antico \u00e8 sicuramente quello con Raffaele Viviani, che costituisce un modello per la sonorit\u00e0 (la phon\u00e9), l\u2019alternanza di comico e tragico e per la rappresentazione della citt\u00e0 di Napoli, che non \u00e8 mai oleografica n\u00e9 manieristica. Quando Moscato nel 1982 scrive Signur\u00ec signur\u00ec\u2026, vi inserisce uno dei testi pi\u00f9 significativi del teatro di Viviani, \u2018O sapunariello. La scelta di questo testo di Viviani non \u00e8 una semplice citazione bens\u00ec una precisa scelta ideologica, ovvero l\u2019attenzione verso il disagio del povero straccivendolo che lamenta la miseria del suo lavoro. Ma in questo testo di Moscato, scritto agli albori della sua carriera teatrale, sono frequentissimi i richiami a Viviani, alla sua poetica e al ruolo della musica nei suoi testi. Il caf\u00e9 chantant, uno dei quadri in cui \u00e8 divisa l\u2019opera, \u00e8 un\u2019ampia digressione sulla tradizione canora e teatrale napoletana e riporta diversi testi della Canzone napoletana, tra i quali \u2018O guappo \u2018nnammurato di Viviani. La stessa divisione in quadri che caratterizza quest\u2019opera richiama formalmente I Dieci Comandamenti di Viviani. In particolare il quadro Vergine di Napoli in una breve didascalia recita: \u00abLuci d\u2019alba. Due spazzini (becchini, monatti) portano via la Vergine in piedi\u00bb<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, ebbene l\u2019alba ci riconduce ancora una volta al teatro di Raffaele Viviani, soprattutto ai suoi testi notturni. \u00c8 un testo poetico e realistico al tempo stesso, gremito di voci provenienti dal popolo ma anche di scene descrittive. Viviani ritorna in tutte quelle scene corali ed estremamente evocative, quella in cui ad esempio compaiono le venditrici (Nan\u00e0, Mar\u00ec, Rit\u00f9) e Moscato scrive nella didascalia:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre Nan\u00e0, Mar\u00ec e Rit\u00f9 espongono la loro mercanzia, entrano Nennella d\u2019a Cocaina, un acquaiolo, Giggino, Santulillo e Briggitella. Le battute di questi personaggi si intersecano e si sovrappongono<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma Enzo Moscato ufficializza l\u2019incontro con quest\u2019ultimo attraverso il testo Arena Olimpia (2000)<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, dal cui titolo gi\u00e0 \u00e8 chiaro l\u2019omaggio all\u2019autore, laddove Arena Olimpia era il nome del teatro di Napoli nel quale il drammaturgo si era esibito per anni. Il testo include due atti unici, La musica dei ciechi di Viviani e Mirabilia Circus di Moscato. I due testi sono presentati uno dopo l\u2019altro e, sebbene portatori di due visioni sceniche cronologicamente molto distanti tra loro, esprimono uno stile visionario convergente: guardare e dare opportuno rilievo all\u2019aspetto notturno ed onirico del teatro. \u00abDue modi di intendere e di vivere la scena\u00bb \u2013 scrive Moscato \u2013<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abcronologicamente e stilisticamente lontani tra loro, certo, eppure, come arcanamemnte consimili, provenienti dallo stesso genoma visionario e miranti allo stesso effetto: porre sguardo, dare giusta riflessione al lato notturno, onirico della \u201ccosa\u201d teatro, al comico\/puerile suo rovescio tragico, al sub-strato ritmico, canoro che sorregge da ogni dove il suo desolato pessimismo\u00bb<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Con questo testo Moscato omaggia Viviani innanzitutto tornando ad una scrittura maggiormente lineare, dove personaggi e trama sono, nuovamente, elementi fondativi del testo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arena Olimpia \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 interessante di tradinvenzione perch\u00e9 Moscato nella prima parte lascia il testo di Viviani cos\u00ec com\u2019\u00e8, \u201ccome un documento che non pu\u00f2 essere toccato n\u00e9 manomesso\u201d<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a> \u2013 scrive Antonia Lezza. A questo segue poi il suo testo inedito, Mirabilia Circus, in cui i personaggi sono diversi dal modello precedente ma l\u2019autore porta avanti la riflessione sul binomio cecit\u00e0\/veggenza. Ricordiamo che l\u2019atto unico di Viviani racconta di alcuni ciechi che sbarcano il lunario a Napoli chiedendo l\u2019obolo ai passanti, che essi rallegrano con la loro orchestrina e a dirigere \u00e8 Don Alfonso, l\u2019unico che vede da un occhio. In Mirabilia Circus assolutamente invece i personaggi sono diversi dal modello precedente, i ciechi non suonano umilmente ma, spinti dalla Zantragliosa, vengono bendati e fanno il gioco della Cicatella, che consiste nel colpire con le aste alcuni melloni precedentemente sistemati a terra. Anche in Viviani \u00e8 molto frequente il riferimento ai giochi popolari come quello della \u2018nzegna, da cui l\u2019omonima festa dei \u201cluciani\u201d, cio\u00e8 degli abitanti del quartiere di Mergellina<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. \u00c8 un testo in cui una miriade di voci invadono la scena, Antonia Lezza dice a tal proposito che una serie di battute di diversi personaggi si alternano in un \u201cconcentrato di voci\u201d<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. D\u2019altra parte appartiene a una ricca schiera di tesi corali, oltre il gi\u00e0 citato Signur\u00ec, signur\u00ec\u2026, troviamo Sull\u2019ordine e disordine dell\u2019ex macello pubblico (2000) e sicuramente Kinder- Traum Seminar (2002).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2012 Enzo Moscato affronta la storia e la tematica del rapporto con uno dei padri indiscussi della vicenda drammaturgica del Novecento, non solo partenopea, Eduardo De Filippo. Scrive T\u00e0-K\u00e0i-T\u00e0 (Eduardo per Eduardo), che incarna in modo emblematico il percorso di innesto del nuovo sull\u2019antico attraverso il confronto con l\u2019immagine del padre. Moscato rievoca la figura di Eduardo, lasciando che sia lui stesso a \u201craccontarsi\u201d e Mariano D\u2019Amora ci fa notare come per la prima volta nel contesto napoletano sia un drammaturgo ad omaggiare un altro drammaturgo<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Tenta una scrittura per frammenti che ricostruiscano l\u2019anima di Eduardo, in cui per\u00f2 \u00e8 predominante l\u2019interrogazione sul teatro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima parte del testo \u00e8 dedicata alla memoria di Luisella, la figlia scomparsa prematuramente, che nel testo appare in Devota Attrice ed \u00e8 lei stessa a parlare della figura paterna. Poi lo spettro di Eduardo si sdoppia in E1 ed E2 e ci parla della sua vita e della sua drammaturgia e Moscato scrivendo di Eduardo scrive anche di s\u00e9 e del suo teatro. Nel testo infatti \u00e8 presente una spiegazione in merito all\u2019uso del \u201cframmento\u201d che da un certo momento in poi diventa elemento importantissimo della sua drammaturgia:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E mi dir\u00f2 \u201cin frammenti\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 i vivi hanno gli organi e gli organi funzionano, ma so\u2019 tutti separati tra di loro. Ognuno fa capo a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza una logica precisa. Gli organi so\u2019 anarchici. Non hanno un duce o un capo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perci\u00f2 si contraddicono. Affermano e negano faccende differenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma in questo loro contraddirsi, ribeccarsi, scontrarsi, ci sta la verit\u00e0<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 chiaro da queste sue parole che Moscato affronta il rapporto con Eduardo mostrando sia nel linguaggio che nel pensiero la sua lontananza dai modelli teatrali del Padre\/Maestro, che l\u2019autore dichiara di non aver mai incontrato in modo diretto, non avendo mai avuto l\u2019occasione di lavorare con lui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il concetto di lontananza e prossimit\u00e0 dai suoi Padri che Moscato esprime in tutta la sua poetica \u00e8 qui racchiuso nelle affermazioni pronunciate da E.2: \u201cTengo, allora, na nutizia, grande e triste, a ve purt\u00e0: ca io so\u2019 vivo!\u201d<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a> e poi pi\u00f9 avanti \u201cCos\u00ec, ragionando, na nutizia, tengo, grande e triste a ve d\u00e0: so\u2019 muorto!\u201d<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. T\u00e0-K\u00e0i-T\u00e0 riprende il titolo dal film che Pasolini, prima del suo assassinio, si apprestava a realizzare sulla vita di San Paolo con la partecipazione dello stesso Eduardo e \u2013 scrive Lezza nell\u2019illuminante saggio introduttivo al volume \u2013 \u00e8 un sogno, una visione, che parte proprio \u201cdal valore semiotico che la morte del poeta sta a significare: morte della libert\u00e0 di espressione, morte dell\u2019anima!\u201d<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[16]<\/a>. Ma oltre allo scrittore friulano in questo testo si incontrano altri artisti di epoche diverse: Byron, Ruccello, Majakovskij, Cocteau e Pirandello. Questi sguardi diversi in dialogo con il fantasma di Eduardo, sono parte essenziale di un pi\u00f9 discorso sulle radici culturali.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E.Moscato, Una strana quadriga di testi, in Orfani veleni, Milano, Ubulibri, 2007, p.9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il barocco degradato di una scrittura mutante, in Hystrio, n.3, 2006, p.61.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cfr. E. Moscato, Nostos. La nostalgia del ritorno nel Teatro\/Scrittura, in Antologia teatrale, (a cura di) A. Lezza, A. Acanfora, C. Lucia, Napoli, Liguori Editore, 2015, p. 259.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ivi, p. 261.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E. Moscato, Signur\u00ec, signur\u00ec\u2026, in Orfani veleni, Milano, Ubulibri, 2007, p. 47.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ivi, p. 70.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lo spettacolo debutta a Benevento nell\u2019ambito del Festival Citt\u00e0 Spettacolo il 9 settembre 2000. Regia: Moscato. Cast:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tonino Taiuti, Cristina Donadio, Roberto del Gaudio, Milva Marigliano, Ciro Pellegrino, Salvatore Misticone e Anna Redi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E. Moscato, Arena Olimpia, Arena Olimpia : La Musica dei ciechi di R. Viviani, Mirabilia Circus di E. Moscato \/ regia di Enzo Moscato, Napoli, Guida, 2001, p.7.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A. Lezza, Un esempio di tradinvenzione: Mirabilia Circus di Moscato, in Mondes narratifs et normatifs entre la parole et l\u2019image, M\u00e9langes offerts \u00e0 Gius Gargiulo,Firenze, Parigi, Porto Allegre, Edizioni Classi, 2021, p. 101.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a>&nbsp;&nbsp; Cfr. G. Davico Bonino, A. Lezza, P. Scial\u00f2 (a cura di), Teatro, di R. Viviani, vol. III, Napoli, Guida, 1988,&nbsp; p.44.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a>&nbsp;&nbsp; A. Lezza, Un esempio di tradinvenzione, cit., p. 102.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0\u00a0 M. D\u2019Amora, La drammaturgia di Enzo Moscato. La scena come spazio dell\u2019io, della memoria, dell\u2019artificio illusorio, Napoli, Guida Editori, 2019, p. 110.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a>&nbsp;&nbsp; E. Moscato, T\u00e0-k\u00e0i-T\u00e0 (Eduardo per Eduardo), A. Lezza (a cura di), Roma, Editoria &amp; Spettacolo, 2020, p. 30.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a>&nbsp;&nbsp; Ivi, p.30.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[15]<\/a>&nbsp;&nbsp; Ivi, p.48.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[16]<\/a>&nbsp;&nbsp; A. Lezza, Introduzione a T\u00e0 \u2013k\u00e0i- T\u00e0, cit. p. 10.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Tradizione, quella vera, misconosce la mera replicanza \u2013 l\u2019obbedienza, pedissequa e passiva, al e del proprio genoma \u2013 nei suoi eredi. 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