{"id":17454,"date":"2026-07-09T18:20:32","date_gmt":"2026-07-09T16:20:32","guid":{"rendered":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17454"},"modified":"2026-07-09T18:20:32","modified_gmt":"2026-07-09T16:20:32","slug":"opera-1-3-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/?p=17454","title":{"rendered":"Le Doglianze degli Attori a Maschera"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>(Libero omaggio a Carlo Goldoni)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Note al testo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancorato saldamente a una scrupolosa, quanto fantasiosa, riscrittura\/reinvenzione scenica di uno dei testi ritenuti tra i minori e i meno rappresentabili di Carlo Goldoni, Il Moli\u00e8re del 1751, il lavoro di Moscato, mettendo a fuoco, dell&#8217;antico copione originale, l&#8217;ironica ma non superficiale intuizione psicologica dei personaggi; la coraggiosa tematica &#8211; al limite del sospetto d&#8217;incesto &#8211; della passione nutrita dal gi\u00e0 maturo Moli\u00e8re per la giovane figlia della sua storica amante, la Bejart; la dimensione drammaturgica, stupefacentemente &#8220;aperta&#8221; e antididascalica, quasi modernamente metateatrale (un commediografo famoso che indaga la vita intima di un altro celebre autore di teatro, senza malevolenza, ma anche senza alcuna ambiguit\u00e0 o reticenza o ipocrisia), tenta di restituirci la trascurata opera del Veneziano in tutta la sua viva e anti-illuministica incisitiv\u00e0. In tutta la sua leggiadra e maliziosa levit\u00e0 d&#8217;atmosfere, fatta di ritmiche battute a rima baciata, che pendono, qual graziosi fronzoli, da una (invece) ferrea struttura formale &#8220;a incastro&#8221; e &#8220;a rimando&#8221;, intessuta com&#8217;\u00e8 di riflettenti specchi animici, di finissimi doppi figurali, di significanze linguistiche, accese e meticce, pulsanti e musicali, nel cui mutevole fondo si nasconde, forse, l&#8217;autentica intenzione di Goldoni nello scrivere e dedicare il testo al suo insuperato maestro &#8220;in pectore&#8221; di Teatro: Jean Baptiste Poquelin, detto Moli\u00e8re, simbolo, egli medesimo, dell&#8217;essenza, semplice e profonda, del &#8220;fare&#8221; scena: dolore e necessit\u00e0 di maschera, trionfo e impopolarit\u00e0, libert\u00e0 e veleno, prigionia e mai vinto desiderio di un esilio, di una qualsivoglia e umanissima evasione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 o meno quello che, ancora oggi, sotto qualunque cielo, un qualsivoglia artista prova e ri-prova sulla propria (e trascurabile) pellaccia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A monte di questo mio ultimo lavoro, c&#8217;\u00e8, forse, una doppia considerazione da fare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;una relativa al testo, la ri-scrittura, che io stesso ho condotto su un antico copione di Goldoni, dedicato a Moli\u00e8re; l&#8217;altra, riguardante la messa in scena che, della suddetta ri-scrittura, vedr\u00e0 la sua prima nazionale alla Biennale di Venezia 2007. Le due cose non vanno di pari passo, e tenter\u00f2 di spiegarne il perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il testo di Goldoni-per-Moli\u00e8re (Il Moli\u00e8re), appunto, del 1751), da me ri-scritto e ri-battezzato come Le Doglianze degli attori a Maschera, sulla pagina si potrebbe definire alquanto &#8220;fedele&#8221; alla &#8220;partitura-per-rima&#8221; ideata dall&#8217;autore veneziano in omaggio al famoso collega francese, vissuto circa un secolo prima. Tranne, in vero, che per una pi\u00f9 accesa invenzione linguistica, tesa a dinamizzare e a velocizzare il sovente prolisso procedere drammaturgico goldoniano, la commedia &#8220;rielaborata&#8221; risulta sostanzialmente rispettata, sia nei suoi aspetti formali, sia nella trama (un anomalo &#8220;menage \u00e0 trois&#8221; tra Moli\u00e8re, la sua amante &#8220;storica&#8221;, Bejart e la di lei figlia &#8211; in realt\u00e0 sorella &#8211; Armande\/Guerrina, forse frutto incestuoso &#8211; per Goldoni e gli altri dell&#8217;epoca &#8211; della relazione tra i due. Il tutto calato nella Parigi di met\u00e0 XVII secolo, nell&#8217;esatto momento in cui, Moli\u00e8re, impedito dai &#8220;faux devots&#8221; nel mettere in scena il suo accusatorio Tartufo, fa di tutto per vincere meschinerie ed ipocriti ostacoli verso l&#8217;arte del teatro, da lui sentita essenzialmente come insopprimibile libert\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin qui, testo originale e sua riscrittura a firma mia. Altra cosa, invece, e alquanto radicalmente, di questa riscrittura, accade, se la consideriamo in quanto versione scenica, proposti con la mia regia, alla Biennale di Venezia. Qui infatti, e questo certamente in osservanza al principio del &#8220;tradimento&#8221; che \u00e8 sempre stato alla base del Teatro da me professato, risultano pressoch\u00e9 annullati, cio\u00e8 destituiti di senso e di significato, non solo la &#8220;relativa fedelt\u00e0&#8221; alla pagina dell&#8217;autore ri-visitato, ma anche qualsiasi traccia o residuo relativi al genere &#8220;commedia&#8221; e ai suoi autorevoli &#8220;padri&#8221; del passato (Goldoni, Moli\u00e8re, e quant&#8217;altri), che, per l&#8217;appunto, lungi dall&#8217;essere restituiti come furono, o come potremmo rimembrarli, oggi, con l&#8217;apporto di storia e di filologia, non son altri che miei distorti guizzi immaginari, ombratili di larve, miei fantasmi fatui, complici pre-testi, insomma, dell&#8217;estremizzante e tradente gioco scenico messo in campo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora, ci si chieder\u00e0: perch\u00e9 operare una ri-scrittura, che, almeno alla lettura, restituisce, o cerca di farlo, un&#8217;integrit\u00e0 dell&#8217;originale, per poi annullarla, minarla, frantumarla, considerevolmente, una volta che si \u00e8 di fronte alla sua versione scenica? La risposta a questa domanda \u00e8 complessa. Com&#8217;\u00e8 complessa, e mai semplificatoria, qualsiasi risposta ai tanti perch\u00e9 della scelta di una modalit\u00e0, piuttosto che un&#8217;altra, di rappresentazione, da parte di un regista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Posso provare a rispondere, ma sono conscio che non sar\u00f2 mai del tutto chiaro ed esaustivo a riguardo. Una possibile risposta pu\u00f2 venire senz&#8217;altro dal pericolo di noia. Dal tedio, derivante da una &#8220;routine&#8221;. E, spesso, la pratica del teatro, espone sensibilmente a questo rischio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essere sempre nell&#8217;obbedienza alla lettera, nell&#8217;esercizio canonico di determinate regole, senza alcun dubbio pu\u00f2 deprimere. E, allora: o ci si accomoda, passivizzandosi come attori-creatori, divenendo cos\u00ec spenti ingranaggi di un meccanismo che ci manipola; o si de-regola, si de-via, si rimette in discussione tutto, pur di sentirsi vivere, palpitare, agire, divertirsi, trasformarsi. In altri termini, si decide di stare nella &#8220;metafora&#8221;, non nella &#8220;lettera&#8221;. Nel consapevole &#8220;tradimento&#8221;, non nell&#8217;ortodossica, inerziante fedelt\u00e0 a dei codici prestabiliti. Ed \u00e8 questa la strada che ho scelto io per la scena: non solo tradire Goldoni (che, di suo, invero, aveva gi\u00e0 tradito il Moli\u00e8re &#8220;storico&#8221;), ma anche tradire me stesso, quel me stesso &#8211; traghettatore &#8211; parzialmente fedele di una ri-scrittura, di genere &#8220;classico-commediale&#8221;, del 1751. E, cos\u00ec, si \u00e8 forse evidenziata una seconda motivazione, o risposta, ai perch\u00e9 delle specifiche modalit\u00e0 di una versione scenica di un testo piuttosto che un&#8217;altra: la libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cio\u00e8, lasciare che un gioco, un gioco qualsivoglia, vada &#8220;naturalmente&#8221; per la sua strada, interagendo (colle sue regole di gioco) colle regole di un&#8217;altra cosa (che gioco poi tanto non \u00e8\u2026), e che \u00e8 la partitura scritta, il copione. Tra partitura scritta\/copione e gioco dell&#8217;attore, non deve esserci mai, a parer mio, assoluta corrispondenza, specularit\u00e0. Ma al contrario, e perch\u00e9 vi sia vitalit\u00e0, una sorta di estraneit\u00e0\/complicit\u00e0, di distanza\/contatto, agita a tratti, e in &#8220;dosi&#8221; possibilmente eguali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa interazione, da quest&#8217;alchemico intruglio-mbruglio-contaminazione-ibridazione &#8211; se veramente ci sono &#8211; nasce sempre un&#8217;entit\u00e0 diversa, che \u00e8 poi il &#8220;diverso&#8221;, il &#8220;differente&#8221;, l&#8217;altro, che si vede in scena. E quello che si vedr\u00e0 in scena &#8211; o confido che si veda &#8211; ne Le Doglianze degli Attori a Maschera \u00e8 proprio questo gioco di allontanamento-riavvicinamento, intermittente, fra parola dei &#8220;testi&#8221; (l&#8217;originale e il ri-scritto) e libera inventiva, libero tracciato dell&#8217;attore. Fra aggressione alla pagina e improvvisa tenerezza: sarcasmo e demenzialit\u00e0; cantabile ragionevolezza e insopportabile stonatura (deriva) del senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tutto senza preoccuparsi troppo di &#8220;ferire&#8221;, o, al contrario, ipocritamente accarezzare troppo, il &#8220;classico&#8221; o i &#8220;classici&#8221;, le paternit\u00e0 e le familiarit\u00e0, teatrali, di cui si sta &#8220;rendendo conto&#8221;. Parlando. O s-parlando. Blaterando. Cantando. Inveendo. Spesso, a ragione. Pi\u00f9 spesso ancora, e con divertimento, platealmente a torto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9, in fondo, ci\u00f2 che pi\u00f9 mi importa, ai fini dello spettacolo, \u00e8 che emerga il gioco &#8220;a scatole cinesi&#8221;, &#8220;a matrioska&#8221;, dei tre tradimenti al monte dell&#8217;operazione: quello gi\u00e0 di Goldoni su Moli\u00e8re; quello mio di trascrittore, su Goldoni: e, infine, quello degli attori, anzi: i guitti, compreso me, in relazione agli altri due precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pu\u00f2 darsi, non so, che, in questa &#8220;mmescafranc\u00e8sca&#8221; di sabotaggi testuali, di patetiche finte, storiche e filologiche, qualche &#8220;purista&#8221; della domenica, qualche erudito spulciatore di corrette enciclopedie, trovi &#8220;sua ragion&#8221; di bacchettarci, se \u00e8 alla ricerca del &#8220;peccato originale&#8221; commesso da noi &#8211; ultracorpi farseschi (napoletani, lombardi, veneti, variamente dialettal connotati), invadenti vilmente il sacrosanto corpo dell&#8217;italica commedia di costume; da noi, stafilococchi molesti; da noi, doglianti a maschera, senza maschera &#8211; provanti a rimettere su in piedi il rimosso guittume antico, il pre-riformato disordine, tanto alacremente fatto fuori dalle amene pi\u00e8ces di Goldoni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tant&#8217;\u00e8. Noi ci siamo divertiti. E non \u00e8 affar di poco, di fronte a tanto, evanescente polverone, che si inerpica tra i fumi delle demenziali esequie di cartacee sicurezze; tra improbabili strofette veneziane, coniugate ai gen\u00f2mi petitiani; tra l&#8217;incongruo anacronistico di &#8220;strisce&#8221; musicali (Rita Pavone, Nada, Di Capri, Modugno, i Righeira, Gabriella Ferri) e l&#8217;ancoraggio, cupo ma non tanto, al gondoloso richiamo &#8211; citazione della mahleriana\/viscontiana Morte a Venezia, o al &#8220;piccio&#8221; baroccante dell&#8217;ultima Dalida di Dix-huit ans. E dove qui e l\u00e0, uno svampito\/confuso Moli\u00e8re vela e dis-vela, a tratti, un silenzioso urlo ipocondriaco, dovuto non tanto al teatro, o a un poco credibile matrimonio con una squinternata Lolitella, quanto piuttosto a una sua &#8220;svista&#8221; esistenziale, a una sua &#8220;diversit\u00e0&#8221; stereotipata. Che non ha altro vero, a dirla schietta, che il mio proprio corpo stesso. E l&#8217;anima, ovviamente. Con tutto il necessario &#8220;sporco&#8221; e &#8220;non formalizzato&#8221; che ne consegue.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Enzo Moscato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Libero omaggio a Carlo Goldoni) Note al testo: Ancorato saldamente a una scrupolosa, quanto fantasiosa, riscrittura\/reinvenzione scenica di uno dei testi ritenuti tra i minori e i meno rappresentabili di Carlo Goldoni, Il Moli\u00e8re del 1751, il lavoro di Moscato, mettendo a fuoco, dell&#8217;antico copione originale, l&#8217;ironica ma non superficiale intuizione psicologica dei personaggi; la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[37],"class_list":["post-17454","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opere","tag-enzomoscato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17454","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17454"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17454\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17455,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17454\/revisions\/17455"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17454"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17454"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/teatronapoletano.centroictbc.unisa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17454"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}